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Pornocrazia

E’ una riflessione che ho fatto, qualche giorno fa con un amico, mettendo insieme alcune notizie che negli ultimi mesi hanno riempito la nostra cronaca. L’accusa di violenza sessuale (!) rivolta al potentissimo Strauss-Kahn, le vicende da film erotico di serie “B” del nostro premier, la dilagante pornografia servita a domicilio ai nostri pc (leggo da un’inchiesta seria il 9% delle studentesse americane hanno girato un film porno e la parola “sex” resta ancora la più digitata sui motori di ricerca dai maschi in ufficio) ci dicono chiaramente che la questione sessuale in occidente è ben lontana dall’essere vissuta con serenità. Se persone potenti e ricche sono travolte dai propri istinti sessuali, in una sorta di gioco al massacro, di delirio di onnipotenza, di non accettazione dell’invecchiamento significa che la relazione uomo/donna e il ruolo della sessualità fanno ancora i conti con le tenebre che portiamo in noi stessi.

In tutte le culture la sessualità è stata vista come taboo, cioè come una forza misteriosa e potente che può farci compiere pazzie, perciò va controllata. Tutte le culture hanno definito i contorni dell’uso della sessualità, per evitare scontri tribali, per evitare guerre inutili (chiedetelo alla città di Troia e alla signorina Elena!) e una delle teorie che mi affascinano sul ruolo della donna è la stretta protezione, da parte del clan, del preziosissimo dono della fecondità (una donna può generare 10/12 volte nella vita, va protetta!) rispetto all’uomo, capace di generare migliaia di volte e, perciò, sostituibile (e allora mandiamo lui a fare la guerra!).

Alcuni studiosi riflettono sul fatto che la porneia è il primo gradino della manifestazione dell’amore, è il gesto del neonato che cerca il seno della madre per sfamarsi. Se questo è un istinto naturale nel neonato, diventa inquietante ritrovarlo nell’adulto che usa l’altro per soddisfare un bisogno! La relazione diventa, in questo caso, un incontro di solitudini che, consenzienti, usano dell’altro e si fanno usare. La visione biblica, da sempre, pone la sessualità in un orizzonte di progetto, di rispetto, di dono reciproco, per convertire anche l’istinto, per dargli un indirizzo, un altrove di riferimento.

La preoccupazione del risvolto sociale della sessualità ha incrociato, ovviamente, anche la riflessione biblica e cristiana. Ma la cosa straordinaria è il fatto  che la Bibbia fornisce delle chiavi di interpretazione che integrano e superano una visione “tribale” della sessualità, conferendole nuova forza. Spesso la Chiesa è stata accusata di sessuofobia e bisogna ammettere che il rapporto fra sessualità e religione cristiana ha avuto dei momenti di vera tensione.

La rivoluzione sessuale in occidente ha voluto liberare la sessualità da ogni vincolo morale e religioso, finendo col proporre una visione della sessualità slegata dalla funzione riproduttiva del sesso. Se questo ha avuto degli effetti benefici sul ruolo della donna e anche sulla riflessione della Chiesa che ha accentuato il significato di manifestazione del bene nel rapporto sessuale, accanto a quello riproduttivo, il grande danno che ha portato questa visione è la “cosificazione” del gesto sessuale che diventa uno dei tanti linguaggi che possiamo usare per comunicare con l’altro.

Oggi, però, la società fa i conti con un’anarchia che umilia la donna e la funzione del sesso. Liberata dall’opprimente morale cattolica, la società rischia di ridurre la sessualità a manipolazione dell’individuo (qualcuno l’ha brutalmente definita una masturbazione assistita!) o, peggio, a manifestazione di potere (ka velina seducente, il vecchio miliardario bavoso).

E così, da ridere, ci ritroviamo a dover rispolverare ciò che di equilibrato e giusto deriva dalla visione biblica dell’uomo e dell’amore, per ridare un’anima ad una visione dell’uomo e della donna sempre più povera.

Per non diventare una pornocrazia.

Category: Pensieri

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52 comments

  1. “Oggi, però, la società fa i conti con un’anarchia che umilia la donna … … perchè, l’uomo invece?

    L’uomo non viene umiliato?
    Il “maschio” che si lascia irretire (molto facilmente) non viene umiliato?

    Non è umiliante confondere amare con sesso e viceversa?

    In questa situazione a tinte forti, tutti sono umiliati, uomini e donne.
    Ma si arriva addirittura alla sessoterapia se è per quello …

    Si sta giocando, per convenienza, al ribasso fino a ridurre il tutto ad un diritto e – ahimè – per qualcuno il tutto è avvallato dalla frase-convinzione-convincente “Ma ci ha fatto Lui così, quindi tutto è lecito”.

  2. “La rivoluzione sessuale in occidente ha voluto liberare la sessualità da ogni vincolo morale e religioso, finendo col proporre una visione della sessualità slegata dalla funzione riproduttiva del sesso” scrive Paolo. Devo confessare che non ci trovo niente di strano nel fatto che sia slegata dalla funzione riproduttiva . Trovo invece indispensabile che sia rispettosa dell’altro, della sua volonta’,della sua eta’,della sua innocenza, della sua maturita’ anche sessuale. Ho due figli molto amati ma non volevo ne’ potevo averne di piu’

  3. Oggigiorno mancano i valori della famiglia e della coppia. Proprio oggi parlando con una mia amica, mi raccontava di un suo collega sposato che ci provava con lei. Queste situazioni, purtroppo accadono abbastanza spesso. La colpa non è dell’uomo o della donna e di tutti e due che ci stanno al “gioco”.

  4. sto leggendo il libro della giornalista marida lombardo pijola: lo facciamo a skuola dove traccia la storia di una ragazzina di terza media fa sesso con coetanei (dalla seconda di copertina del libro) Giocano al fast sex: sesso occasionale, divorato come un cheeseburger, in fretta, più o meno avidamente, ignorando che resterà sullo stomaco, che non andrà mai giù. Lo fanno sul web, nelle discoteche, soprattutto nelle scuole.
    È un rito trendy. Si fa. È un esorcismo collettivo.
    Serve per ammortizzare la vertigine del vuoto, tenere a bada la noia, segnalarsi, disperdersi in una sostanza liquida, lasciarsi andare alla deriva per forza d’inerzia, senza scegliere.
    Così i quasi bimbi vendono e comprano corpi per pochi euro, per una ricarica, per un aiuto nei compiti, per una scommessa, per realizzare un filmato da caricare in Rete.
    Rincorrono compulsivamente le iperboli di tutti i loro desideri: denaro e successo. Il corpo femminile è un oggetto di carne da sfruttare.

    Sono sconvolta vendersi per pochi euro (anche e solo ) per una ricarica telefonicaaaaaaaa! per una maglietta, un telefonino nuovo??? io dico cose da matti a soli 10 anni, a 12 anni??? e’ folle….e la cosa peggiore è che queste cose succedono a SCUOLAAAAAA non ci sto, non voglio starci!!! bambine con perizomi e pantaloni a vita bassa, con toppini in corpi dove il seno è appena nato… insomma c’è anche questo e purtroppo se ci sono famiglie che incoraggiano le figlie a diventare “veline” per forza poi ci troviamo adulti che considerano la donna un oggetto e il sesso solo un potere da esercitare…
    Ci sono degli errori che si stanno facendo sulle giovani generazioni se poi ci adulti che vedono i porno con bambini in casa!!! (da maestra mi è capitato che piccoli di terza elementare facevano i giochi di mamma e papà in televisione)

    Forse tante cose della Chiesa sulla sessualità coniugale ancora non la capisco del tutto … ma … vi trovo una serenità e bellezza che è tutta da scoprire…

  5. Per una bella riflessione basterebbe fermarsi al titolo e chiedersi ma che fine ha fatto il prefisso demo? ovvero il popolo, la gente, o meglio ancora l’uomo, il bipede dotato di cervello, dove è finito? E’ proprio così difficile non farsi trascinare dalle mode e prendere decisioni consapevoli in maniera autonoma? Ci indignano le notizie sempre più tristi che riceviamo per i comportamenti che vanno dal capo del Fondo monetario al collega sul posto di lavoro, ma noi che facciamo?
    Tempo fa (nel paleolitico) in uno dei miei primi ritiri un sacerdote spiegò in maniera trasparente il concetto di peccato sociale, allora ovviamente non essendoci tale inquinamento morale ci si riferiva alla compartecipazione ai peccati che causano le ingiustizie nel mondo: la fame, la guerra, l’inquinamento ecc ecc. per dire che anche di quelli ogni tanto sarebbe bene che ognuno chiedesse perdono per la sua parte. Anche solo perchè esaminando la mia coscienza mi rendo conto che, senza arrivare a finire sui giornali, anche io contribuisco a creare questo contesto. Basta pensare al linguaggio quotidiano. Fate questo esperimento: prendete un treno, un metrò, un tram, chiudete gli occhi e aprite le orecchie, sentirete frasi con più riferimenti a parti anatomiche (in parcondicio) usate come virgole, senza motivo, solo come intercalare. E’ solo un esempio ma significativo come la febbre quando ci segnala una malattia endemica. E allora, che fare a parte indignarsi (e meno male che lo si fa ancora)? Esattamente come per i comportamenti etici di chi cerca di non essere coinvolto con la guerra e sceglie acquisti solidali, iniziamo ad avere comportamenti etici per riscoprire con gli altri la bellezza della vita, il rispetto della creatura che ho davanti. Siamo tutti in evoluzione per diventare trasparenza di Dio, possiamo aiutarci vicendevolmente ma l’unica persona che possiamo cambiare è quella che vediamo allo specchio ogni mattina. Scegliendo. Abbiamo a disposizione per questo circa 24 ore ogni giorno.
    Tutti i giorni.

    1. Pa tu dici: “Siamo tutti in evoluzione per diventare trasparenza di Dio, possiamo aiutarci vicendevolmente ma l’unica persona che possiamo cambiare è quella che vediamo allo specchio ogni mattina. Scegliendo. Abbiamo a disposizione per questo circa 24 ore ogni giorno.
      Tutti i giorni.”

      io per stasera ringrazio te per aver detto queste parole e sono d’accordo.

      dirò altro domani.
      buonanotte a tutti quelli che non stanno guadando al TV italiana! e passano di qua, piuttosto…

      1. Ho scritto “guadando” senza la erre, lapsus!!!
        ed è quello che intendevo dire profondamente: attraversare il fiume continuo di immagini della TV senza venirne travolti, non dico bagnati, che sarebbe impossibile, ma senza essere sommersi da storie emozioni e vicende improponibili… e poi dopo averle assorbite respirate vissute anche a livello inconscio e subliminale, ci lamentiamo di come vanno le cose!!!, (e attenzione a ciò che accade spesso soprattutto la sera, quando siamo stanchi, più indifesi, o ceniamo… e soprattutto attenti in certi momenti della giornata…)

  6. Il “peccato sociale” mi turba, perchè mi chiedo sempre quale sia il mio contributo.
    Io come Molly faccio l’insegnante elementare e vedo le mie bambine di 5° già atteggiarsi e vestirsi da veline (incoraggiate dalle madri), ma i maschietti non sono da meno: chi può (perchè belloccio) si traveste da “figo” e chi non può fa disegni osè.
    Come educatrice sono allibita e disperata: le mie parole non servono a niente se alle spalle i bambini non hanno famiglie equilibrate che trasmettono loro dei valori sani.
    Famiglie così ce ne sono, ma sempre meno.
    Stiamo vivendo in un clima da fine impero: alla caduta di Roma è seguito il Medio Evo con una rinascita spirituale (S.Francesco,…); non so cosa ci aspetta, ma sono convinta che andrà così.

    Dicono che alla caduta dell’impero romano abbia contribuito l’inizio del diffondersi del cristianesimo… allora coraggio, siamo lievito e cerchiamo di rievangelizzare questa nostra società per quel poco che siamo in grado di fare.

    Un abbraccio e buona giornata a tutti

    1. Non per fare “l’avvocato del diavolo”, ma a proposito di vestitini da bambine-veline, avete mai fatto un giro nei negozi e guardato cosa offrono? A voler trovare qualcosa di decente si fa una fatica! Ho due figli maschi, ma se avessi delle bambine mi sarebbe difficile vestirle, credo…

      1. E’ vero Laura, io dovrei prendermi qual’cosa x il battesimo di Evan ( mio nipotino) perchè a Caltagirone è caldo, ma non trovo niente di serio, e allora? Vado con i mie cari pantaloni e polo bianca. Ciao e grazie a tutti

        1. Mi sembra che il problema del vestire sia relativo. La mia riflessione verteva sul fatto che la sessualità, forza misteriosa e redenta, è in difficoltà nel suo significato autentico e che noi cristiani forse abbiamo qualcosa di dire di bello!

          1. Sì, Paolo lo abbiamo, ma non trova il plauso che merita, è fastidioso, limitante e … obsoleto per molti.

            Ma ho qualche dubbio sul “redenta” altrimenti Gesù avrebbe fatto esperienze simili e invece … (a parte i deliri di Brown)

            Quindi c’è qualcosa che non torna.

          2. Paolo cosa possiamo dire di bello? Hai ragione che il vestire è relativo, ma quando vedi certe cose……. beh non dico altro…..è anche vero che l’abito non fa il monaco….ma scusami quando vedi donne, nonne che si vede il fondo schiena……. ciao a tutti

          3. Jenni, ma che dici?
            Non è assolutamente vero quello che dici, proprio per nulla.

            E non vivo sulle montagne o in un eremo o in un convento.

            Anzi direi che certi negozi di abbigliamento “alternativo” è necessario andarlo a cercare … Basta farsi tutto Cso Buenos Aires a Milano per rendersene conto.
            Di quei negozi ce ne saranno 2 o 3 non di più … ed il resto lo si deve andare a cercare (o almeno credo).

            Comunque, giusto per prendere spunto da un missionario con una risposta secca a chi discuteva sul suo abito non adatto al Vaticano, che aveva Gesù addosso al momento della crocifissione?

            Non è quello che si vede che è guasto, ma come si vede.

  7. Uomo donna sessuati diversi e complementari
    Insieme possono procreare e, non solo in questo, essere simili a Dio.
    E l’atto sessuale è puro bello piacevole per tutti, finalmente siamo tutti d’accordo!,
    MA non è disgiunto, secondo me, dalla possibilitàdi procreare in un’ottica di fede in Dio.

    Anche se so che ognuno di noi, come accade per tutte le cose…
    adatta pure questo aspetto della sua vita
    alla capacità della sua fede del momento… della sua situazione fisica e spirituale del momento…

    E’ importante, rendersi conto che noi donne, siamo diverse dagli uomini, nel corpo: durante tutta la nostra esistenza, fin da bambine!, nelle percezioni, nel sentire, nel vivere, nell’affrontare le cose tutte della vita…
    (e così pure nel parcheggiare o nel cercare le calze nei cassetti… e non scherzo, è vero!!!)
    Io non vorrei essere uomo, mai… anche se avverto in me molti aspetti “maschili” e mi piacciono sempre benedico Dio di avermi creata donna!
    Mi piace ciò che sento in me simile alle altre donne e mi incuriosisce quello che è diverso da noi, uomo, e che insieme completa la nostra umanità, la parte propriamente maschile.
    Oggi piace dire che Dio è mamma e papa insieme, ok, allora questo per me vuol dire che possiamo riscoprire ciascuno la parte dominante del suo proprio sesso, ma anche la propria parte latente del sesso opposto.
    Io donna riscopro la parte maschile di me per conoscere anche gli uomini e capirli.
    E decidere che mi piace essere donna!!!
    E capirci tutti insieme.

    Anche per me è interessante vedere come la donna sia stata “protetta” perché capace di generare, e come per questo sia stata e sia ancora “usata”… pure oggi.
    Dovunque e dappertutto.
    In differenti modi la donna è spesso qualcuno da usare…
    Quello che mi sconvolge davvero è che spesso lei accetti che ciò accada in certi termini…

    Io sono convinta che come per tutte le altre faccende umane, affetti, amicizia, amore…
    anche per il sesso che procrea (e qui la situazione diventa più delicata perché entrano in gioco componenti e fattori umani di varia delicata natura… anche istintiva e primordiale!!!…) per tutto insomma, se non c’è Dio all’inizio e alla fine di tutto e Dio forza e coesione dutante tutto…
    tutto viene snaturato e perso…
    Snaturato e Perso, così la sessualità senza Dio diventa:
    – pallida ombra di se stessa, quando va ancora bene…
    – caricatura di se stessa, in altri casi;
    – forzatura, dovere, fastidio,
    – seduzione finalizzata al potere
    – costrizione, peccato, e prigione individuale e collettiva
    – ….

    tutto tranne che l’incontro gioioso e piacevole di uomo e donna
    l’umanità che si ama e si dona e si completa d’amore in Dio.

  8. Mah, a me pare si stia un po’ esagerando vedendo il male a tutti i costi dove non c’è e non vederlo per nulla dove c’è.

    Dire, ad esempio, che è difficile trovare degli abiti “normali” è decisamente falso, basta guardarsi in giro.

    Confondere prostituzione con pornocrazia è grave a mio avviso perchè la seconda non è detto sfoci nella prima.

    Dipingere la donna come “vittima” sempre e comunque è molto falso e questo lo si vede bene anche nel Vangelo a proposito di Giovanni il Battista.

    Pensare che tutto vada bene in un matrimonio è altrettanto falso perchè esiste anche la pornografia matrimoniale che, però, pare sia lecito (per amore si può tutto) e senza tradimenti di sorta.

    Dipingere come piacevole l’atto sessuale … bé è assurdo perchè è un piacere così potente che stordisce, tanto potente che molte persone perdono proprio la testa e dimenticano tutto.

    Trattare questo argomento mettendo sul tavolo poche argomentazioni piuttosto perbeniste non credo possa essere bene. E’ un argomento vasto e profondo che ha a che fare anche con una sfera di insoddisfazione affettiva o di sindrome da dominatori che tutti abbiamo, da incapacità ad uscire dal mucchio.

    Infine, il comando di Dio Creatore di dominare la natura si riferiva soprattutto (credo e penso) a questo perchè (e nessuno si giri dall’altra parte) la pulsione è veramente potente. Se, quindi, non si offre una qualcosa, un valore più potente di questo (la coscienza del bene) allora è partita persa dall’inizio.

    Siamo spirito e corpo, 50 e 50, mai scindere queste due dimensioni altrimenti il corpo impone di suo spirito.

    Detto questo, mi tolgo.

  9. “Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne”. Genesi 2,24

    L’Amore Casto e Sponsale è cosa gradita a Dio.
    Anche Gesù, se vogliamo, ha lasciato Suo Padre e Sua Madre, per unirsi alla sua moglie, la Sposa per eccellenza che è la Chiesa.
    Eva è nata dal costato di Adamo, e la Chiesa è nata da Costato di Cristo.
    Pertanto, i Cristiani, battezzati in Cristo, per mezzo dello Spirito Santo, sono uniti a Lui in una sola Carne; ed ecco che l’Uomo, lascerà Suo Padre e Sua Madre e si unirà a Sua Moglie e i Due saranno una sola Carne.
    Cristo era, è, sarà fedele alla sua Sposa!
    La sua Sposa invece……..?

    Lucia, tu dici che gli educatori non possono nulla se non c’è la famiglia alle spalle; io sinceramente non sono molto convinta di questo; i bambini, i giovani, anche gli adulti hanno bisogno di attenzioni e di modelli da seguire, e questi modelli, a volte, non sono sempre i genitori, anzi………;e poi, nel momento in cui crediamo che i nostri insegnamenti non sono ascoltati, al tempo opportuno daranno il loro frutto; perciò bisogna perseverare senza scoraggiarsi mai.
    Tu dici ancora:
    alla caduta di Roma è seguito il Medio Evo con una rinascita spirituale (S.Francesco,…); non so cosa ci aspetta, ma sono convinta che andrà così.
    Non so perchè, ma anch’io sono convinta che, piacendo a Dio, ci sarà una rinascita Spirituale.
    Speriamo che a Dio piaccia!

    Preghiere di castità.

    Lo so, castità è una parola che non piace molto, neppure ai Cristiani (= di Cristo), ma a me, radicata in Cristo, piace; e credetemi, non è difficile neppure praticarla, basta volerlo.

  10. Giusto oggi, una mia collega mi ha raccontato della figlia militare tra militari quasi tutti uomini, che non va in piscina per non scandalizzare i colleghi o meglio per non far nascere in loro desideri sconvenienti.
    Gli insegnamenti di una madre che non si è mai scoraggiata, ad una figlia inizialmente ribelle e restia all’uso di un abbigliamento adeguato, hanno portato il loro frutto al momento buono.

    Sempre oggi, ho avuto modo di parlare con un ragazzo di 15 o 16 anni, anche lui apparentemente ribelle ed incerto sulle sue scelte scolastiche, al quale alla fine del discorso ho detto che, qualunque fosse stata la sua decisione, non avrebbe dovuto mai dimenticare Dio.
    La risposta mi ha lasciato sorpreso e stupito: “Lo so” mi ha detto, “Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. In quel momento il mio spirito ha esultato di gioia!

    Forse, questo secondo episodio esce un pò fuori tema, ma ho voluto raccontarvelo per dire che i bambini e i giovani hanno un piccolo seme già piantato dentro di loro, basta curarlo, avere la pazienza che cresca e ne uscirà fuori una bellissima pianta

  11. Quando nacque il cristianesimo si dovette confrontare con culture molto più libertine della nostra e i primi discepoli dovettero “inventarsi” un nuovo modo di vivere il rapporto di coppia fra cristiani. Siamo chiamati a vivere qui e adesso, proponendo una visione della coppia, della sessualità innovativa e diversa (che oltrepassi le cose acquisite dalle culture!). Il fatto, Lidia, che la storia ci consegni un Gesù celibe non ha nulla a che fare con il valore dell’esperienza affettiva. Gesù sceglie alcune cose, altre le subisce (è maschio e non femmina, è ebreo e non greco… ciò non significa che può parlare solo di cose da maschio ebreo!), ma di tutto fornisce un orizzonte!

    1. Grazie Paolo, ma proprio qui sta il punto, proprio sull’affetività.
      Noi agganciamo affettibità a sessualità (nel senso di atti sessuali perchè il termine indica molto di più), come se la prima è inscindibile dalla seconda, addirittura la prima è LIMITATA7PARZIALE senza la seconda.
      Questa è la falsità.
      La Chiesa non indica ad una suora di NON-AMARE (sarebbe assurdo ed impossibile), ma indica ed impone la castità, ma la castità non è antagonista dell’affettività.
      Amare particolarmente una persona in questo modo casto è – credo nella linea di Dio, ma fare spazio alla concupiscenza (perchè di questo si tratta) in qualche modo interrompe l’amare.
      Per i coniugi è lo stesso e lo spessore di una coppia cristiana sta proprio in questo amarsi castamente, anche se – per promesse matrimoniali – la sessualità diventa possibilità di procreare. Ripeto “possibilità” e non certezza.

      L’argomento che stiamo trattando ha a che fare con la concupiscenza che non si esprime solo con il sesso, ma con tutto ciò che si desidera e si DEVE ottenere.

      Affibiare questa concupiscenza al maschile è un grosso errore perchè anche la donna nella stessa misura dell’uomo anche se con modi più sottili è colpevole di questo.

      La sessualità è semplice biologia che si mette in moto per strani input, come tutti gli animali d’altra parte. E’ inevitabile, non si può eliminare, ma si può dominare.

      Come persone umane possiamo scegliere, ma un’affettività piegata a tutti i costi alla sessualità diventa passione fisica e non più spirituale (o meglio diciamo che è spirituale, ma sappiamo che non è vero).

      La caduta del senso dell’affettività, la pretesa di essere i padroni del nostro corpo (per cui ne facciamo quello che vogliamo … ma alla fine facciamo quello che vuole il corpo) dà un senso di libertà immensa che è destinata poi ad un crollo devastante.

      Il mondo d’oggi vive in questa situazione di scissione in sè stessi che porta ad una unione totalmente nella corporeità.

      La sessualità, però e lo ripeto, è semplice biologia, non incanalare questa forza, non dominarla e lasciarsi dominare diventa vizio … anche nel matrimonio.

      La buona sessualità, il rapporto di coppia si basa sull’affettività, ma anche sulla castità che nelle coppie non si deve intendere come ASTINENZA perenne.

  12. Ciao a tutti, mi chiamo Marida , vi leggo da un pò, ma è la prima volta che intervengo.

    Sono sposata, ho una fiiglia di 16 anni e un figlio di 12 e una corretta visione della sessualità è un argomento che mi sta molto a cuore.

    Dal Talmud:” Dio trasse la donna dalla costola dell’uomo, non dalla testa perchè non gli fosse superiore, non dai piedi perchè non gli fosse inferiore, ma da una costola perchè fosse più vicino al suo cuore.”

    Sono convinta che le Scritture ci indichino quindi una ricerca di comunione, di amore e di complementarietà fra uomo e donna.

    Fa male vedere che nel mondo non è così, c’è solo un sesso- consumismo io uso l’altro e l’altro usa me per ottenere piacere, punto.

    Nellla scuola superiore di mia figlia hanno invitato gli studenti ad un colloquio in un consultorio spiegando loro che potevano parlare con un operatore per qualsiasi problema riguardante il sesso e non era necessario che i genitori ne venissero informati, hanno spiegato l’uso del preservativo per impedire il contrarre di malattie e le gravidanze indesiderate.
    Sono rimasta allibita e molto delusa, a mio avviso la scuola poteva collocare il discorso in un contesto di affettività, di valorizzzione della femminilità e della mascolinità coinvolgendo eventualmente i vari insegnanti di più discipline : filosofia, religione, scienze.

    Da parte mia ho tentato due strade: ho proposto al preside un corso tenuto da una educatrice specializzata che attraverso la drammatizzazione proponeva agli studenti un percorso di conoscenza di se dal punto di vista sia fisico che spirituale.
    Ma la proposta non è stata accettata dal collegio docenti.
    L’altra strada è stata personale con un dialogo molto intenso con mia figlia sul valore dell’incontro sessuale come dono totale e di sè e accoglienza dell’altro, fatto per amore, all’interno di un progetto di vita insieme.
    Le ho chiesto anche di leggere un articolo di Lucia Bellaspiga su Avvenire e sapete qual è stato il suo commento?
    “Voi adulti volete solo che noi giovani aspettiamo a fare sesso” (sigh)

    Alla notizia che mia figlia aveva il ragazzo una conoscente mi ha invitato a portarla da un ginecologo per una visita, perchè non si sa mai!
    In un liceo di Roma hanno sperimentato un distributore automatico di preservativi gratuito, ci manca che glieli facciamo trovare sui banchi belli incartati con un fiocchettino…
    In Inghilterra le sedicenni usano l’aborto come anticoncezionale e in Spagna si prevede di rendere libero accesso all’aborto alle minori di sedici anni.

    In che mondo viviamo? Conta solo il consumo? Il piacere? l’apparenza?

    Io ho 44 anni, ma i valori ai quali mi ispiro: che ho ricevuto dalla mia famiglia e dalgli insegnamenti della chiesa sembrano ormai appertenre al giurassico… Mi devo rassegnare???

  13. ciao a tutti. Marida,io non sento che non ci dobbiamo rassegnare, che nostro dovere di cristiani è “non temere” , che dobbiamo contribuire a piantare un seme nel cuore di questa società, con la testimonianza, con la preghiera, con la nostra vita e i nostri pensieri. Al futuro penserà il Signore, non è nelle nostre mani.
    Dopo 25 anni ringrazio Dio del mio matrimonio, perchè devo a LUI la mia felicità: mi ha fatto capire il valore della sessualità, mi ha fatto vivere l’amore per mio marito come un riflesso del Suo amore per la Chiesa (noi tutti).Ciao a tutti

  14. MARIDA, antonina, ben arrivate!

    No, MARIDA, ha ragione Antonina, non bisogna mai rassegnarsi, nel nostro piccolo, dobbiamo lavorare per la Vigna del Signore: ci sarà più gioia in cielo per un peccatore convertito……..
    Noi non possiamo convertire tutti insieme, ma uno alla volta si.
    Cominciamo sempre da uno, uno diventerà due, due diventerà quattro e via di seguito…….Hai presente la riproduzione delle cellule?

    Bello Antonina ciò che tu dici, possa, il Signore nostro Dio, Benedire te, tutta la tua famiglia e naturalmente noi tutti sua Chiesa..

  15. Una volta mi recai in centro per un aperitivo con un mio carissimo amico. Mi ricordo che lui incominciò a parlarmi della sua fidanzata di allora e della sua insoddisfazione nei suoi riguardi. Lui era un tipo che cambiava in continuazione ragazza, sempre infatuato della prossima più che dell’attuale. La sua storia sentimentale era alquanto travagliata. Un paio di rapporti più importanti e manciate di avventurette. Il suo problema – mi confidò – non era tanto nel non voler creare una famiglia tradizionale (anzi… gli piaceva l’idea di avere un giorno dei bambini) ma quello di non trovare la persona giusta con cui “fare coppia”: ora era intelligente ma fisicamente non era un gran che, un’altra volta era carina ma poco brillante; insomma, mancava sempre qualcosa! Anche quando – a suo dire – era fidanzatissimo, lo potevi incontrare il venerdì sera in qualche locale, sempre in cerca di qualcosa d’altro, di un nuovo incontro.
    Mentre lo ascoltavo mi rendevo conto di quanto la nostra generazione abbia dovuto cedere al supposto mito della “libertà sessuale”. Lo dico non calandomi nei panni di un improbabile bacchettone o castigatore di costumi – visto che fino all’altro ieri era anche il mio stile di vita – ma testimoniando una mia personale acquisita consapevolezza.
    Non vorrei generalizzare troppo ma credo che la mia generazione viva il sesso sempre più in maniera schizofrenica. Alla ricerca di un rapporto affettivo stabile spesso si preferisce vivere emozioni forti, ma brevi e perciò senza futuro. Rapporti fugaci, intimità asservite al solo piacere e sempre più difficili da condividere in modo esclusivo. Il nostro corpo viene consensualmente invaso da tanti estranei e non è più capace di intimità. Molti di noi hanno vissuto per anni di rapporti fugaci, di conquiste esaltanti, diventando sempre più incapaci di tenerezze, di affetti radicati, di sentimenti forti. L’esclusività su cui si dovrebbe fondare un rapporto di coppia, condizione per una profonda intesa col partner, lascia in molti di noi il posto al susseguirsi spasmodico di tante, forse troppe, conoscenze fugaci. La nostra libertà sessuale ci ha reso schiavi di ricerche senza fine: ci immaginiamo e vogliamo un’anima gemella che esiste solo nei nostri sogni, somma di qualità notate in tanti incontri diversi che creano in noi fantasiose chimere, tali da renderci impossibile incontrare quella vera, con pregi e difetti. Non siamo più capaci di venirci incontro, di trovarci, per poi arrivare ad un momento della nostra vita in cui dolorosamente ci rendiamo conto di non avere mai amato veramente, ma solo goduto. Così ci sentiamo soli ed avvertiamo quanto la nostra vita sia orfana di una parte importante. È – secondo me – assolutamente efficace l’espressione “masturbazione assistita” che Paolo nel suo post associa a questi rapporti “mordi e fuggi”. In realtà in quegli amplessi non c’è nessun incontro con l’altro, nessuna comunione di sentimenti ma solo un esercizio fisico per ottenere piacere egoistico. Non mi ero mai fermato a pensare quanto una sessualità così vissuta fosse in realtà tanto vicino all’autoerotismo, almeno a livello mentale!
    Nella mia esperienza ho notato quanto sia difficile parlare in famiglia di amore e di sesso. Spesso sono considerarti argomenti di natura personale da lasciare alla libera ricerca di ognuno. Se non vi è un dialogo schietto in famiglia il vuoto sulla relativa educazione è lasciato ad altri soggetti e, nel caso di adolescenti, spesso addirittura a coetanei. Se – come è giusto che sia – ci preoccupiamo che siano trasmessi certi valori, che quella visione della vita fondata sui sentimenti e sull’importanza di una sessualità rispettosa della propria dignità non vada perduta, non possiamo non interessarci su in che modo ciò che riteniamo giusto venga testimoniato a coloro della cui educazione dobbiamo occuparci. Ma in famiglia non sempre è facile comunicare: il rapporto tra genitori e figli risente sempre più di un rilevante gap generazionale che condiziona lo stesso modo di intendersi e di comunicare. Il linguaggio tra genitori e figli rimane spesso, in relazione a temi di natura intima e personale, alquanto superficiale data l’impossibilità di ragionare ed esprimersi per categorie di valori omogenee e condivise. Ecco, allora, che i figli cercano altrove quella comunicazione diretta ed immediata che non riescono ad instaurare con i propri genitori, con tutte le incognite riguardo a chi darà loro risposte e quali saranno!
    Sono rimasto molto colpito da quanto ci ha raccontato Marida sulla obiezione della figlia: “voi adulti volete solo che noi giovani aspettiamo a fare sesso”. Per un attimo sono ritornato ragazzo, adolescente, anch’io con la stessa sensazione che gli adulti volessero sempre sottrarmi qualcosa, con l’inquietudine di essere privato della mia libertà. Non capivo le loro ragioni e perciò mi sentivo tarpare le ali, specie confrontandomi con i miei coetanei, avanti anni luce rispetto a me nella tanto agognata indipendenza. A questa obiezione dobbiamo opporre risposte comprensibili e convincenti!
    Nella mia diocesi si parla ai giovani, agli adolescenti, di sessualità: suor Roberta Vinerba tiene periodicamente catechesi sul tema dal titolo “Se questo è amore”. Parla ai giovani, con il loro linguaggio, di un modo di affrontare l’affettività mettendo al primo posto i sentimenti e senza demonizzare la naturale fisicità.
    Forse anche raccontandoci ai nostri figli, parlandogli delle nostre stesse esperienze o di quelle che comunque conosciamo, possiamo testimoniare efficacemente i pericoli di utilizzare il nostro corpo senza collegarlo al cuore ed al cervello!
    Quello che spero è di riuscire ad istaurare con i miei figli un dialogo franco anche su questi argomenti ma per affrontarli dovrò prima di tutto essere credibile. Non potrò fermarmi a risposte fondate sul senso comune ma dovrò ricercare – prima di tutto per me stesso – il senso ed il valore di un’affettività responsabile. Su questo tema la Chiesa, nel suo millenario magistero, si è espressa in modo chiaro e convincente. Solo che quello che superficialmente risulta più evidente sono solo atteggiamenti, pruderie, preconcetti che, sebbene siano a volte presenti ancora oggi, non possono di certo riassumere ciò che da essa viene insegnato sul significato dell’aspettare l’altro per ritrovarsi anche nella fisicità.
    Sarebbe anche un bel tema per un libro (magari scritto da Paolo!) che parli di sessualità ad adolescenti e genitori, affinché possano comunicare tra di loro nella stessa lingua e così capirsi: quella dell’amore e del rispetto.

  16. Poiché il mio commento sarà un po’ lungo lo divido in due parti:
    Prima parte:
    Paolo tu ci chiedi se è possibile oggi proporre una visione della coppia, della sessualità innovativa e diversa, e secondo me questo si può fare certo, partendo ognuno dalla propria Conversione:
    Parafraso e cito dall’HUMANAE VITAE:
    Secondo la dottrina cristiana che richiama le norme della legge naturale, ogni atto matrimoniale deve rimanere aperto alla trasmissione della vita.
    … per la sua intima struttura, l’atto coniugale, mentre unisce con profondissimo vincolo gli sposi, li rende atti alla generazione di nuove vite, secondo leggi iscritte nell’essere stesso dell’uomo e della donna.
    … un atto di amore reciproco, che pregiudichi la disponibilità a trasmettere la vita che Dio creatore di tutte le cose secondo particolari leggi vi ha immesso, è in contraddizione sia con il disegno divino, a norma del quale è costituito il coniugio, sia con il volere dell’Autore della vita umana. Usare di questo dono divino distruggendo, anche soltanto parzialmente, il suo significato e la sua finalità è contraddire alla natura dell’uomo come a quella della donna e del loro più intimo rapporto, e perciò è contraddire anche al piano di Dio e alla sua santa volontà. Usufruire invece del dono dell’amore coniugale rispettando le leggi del processo generativo, significa riconoscersi non arbitri delle sorgenti della vita umana, ma piuttosto ministri del disegno stabilito dal creatore. Infatti, come sul suo corpo in generale l’uomo non ha un dominio illimitato, così non lo ha, con particolare ragione, sulle sue facoltà generative in quanto tali, a motivo della loro ordinazione intrinseca a suscitare la vita, di cui Dio è principio.

    interrompo solo per esclamare: “che bellissime parole di libertà!”
    Né, a giustificazione degli atti coniugali resi intenzionalmente infecondi, si possono invocare, come valide ragioni: che bisogna scegliere quel male che sembri meno grave o il fatto che tali atti costituirebbero un tutto con gli atti fecondi che furono posti o poi seguiranno, e quindi ne condividerebbero l’unica e identica bontà morale…
    È quindi errore pensare che un atto coniugale, reso volutamente infecondo, e perciò intrinsecamente non onesto, possa essere coonestato dall’insieme di una vita coniugale feconda…
    A questo insegnamento della chiesa sulla morale coniugale, si obietta oggi, che è prerogativa dell’intelligenza umana dominare le energie offerte dalla natura irrazionale e orientarle verso un fine conforme al bene dell’uomo. Ora, alcuni si chiedono: nel caso presente, non è forse razionale, in circostanze così complesse, ricorrere al controllo artificiale delle nascite, se con ciò si ottiene l’armonia e la quiete della famiglia e migliori condizioni per l’educazione dei figli già nati? A questo quesito occorre rispondere con chiarezza: la chiesa è la prima a elogiare e a raccomandare l’intervento dell’intelligenza in un’opera che così da vicino associa la creatura ragionevole al suo creatore, ma afferma che ciò si deve fare nel rispetto dell’ordine da Dio stabilito.

    Vera: vi chiedo di fare un passo indietro su “l’ordine da Dio stabilito”: andate e ritrovarlo nella Creazione dell’Uomo e della Donna!, andate alla riscoperta della meraviglia che Dio ha pensato per la Relazione tra un Uomo e una Donna Facce (davvero) diverse dell’Umanità chiamata a diventare simile a Lui, e magari andate a rileggere come se ne è parlato in altri Post di questo stesso Blog… io, ogni volta, mi sento piccina piccina quando penso alle cose straordinarie che Dio ha preparato per noi Uomo-e-Donna e ascolto i discorsi oziosi e volgari, gli Unici discorsi che sappiamo fare sulla sessualità… che non si conclude solo nel rapporto sessuale tra un uomo e una donna ma nel vedere la vita e viverla in maniera diversa eppure vicini…
    L’Humanae vitae continua dicendo che Si può anche temere che l’uomo, abituandosi all’uso delle pratiche anticoncezionali, finisca per perdere il rispetto della donna e, senza più curarsi del suo equilibrio fisico e psicologico, arrivi a considerarla come semplice strumento di godimento egoistico e non più come la sua compagna, rispettata e amata. e con questo mi fermo con le citazioni!, chi vuole la vada a rileggere:
    http://www.vatican.va/holy_father/paul_vi/encyclicals/documents/hf_p-vi_enc_25071968_humanae-vitae_it.html

  17. Seconda parte:
    Ora: a parte il fatto che il male che l’uomo fa alla donna è un male che l’uomo fa anche a sé stesso (!)… io voglio sottolineare che il problema, secondo me, non nasce esattamente quando la nostra società distingue e separa nella sessualità ciò che dà piacere e godimento da ciò che procrea.
    Il vero problema non si pone quando l’atto di creare viene disgiunto dalll’atto sessuale in sé, semmai il vero problema viene così alla luce: perché non è detto che prima, quando fare l’amore e rischiare di procreare erano la stessa cosa, tra uomo e donna le cose andavano meglio… anzi…. anzi.
    —-
    Il vero problema c’era già: ed è quello di sempre: ci fidiamo o no di Dio? e del suo progetto su noi? crediamo che se un figlio deve nascere, nascerà!? Indipendentemente da quello che facciamo per impedirlo… crediamo che se non deve nascere non nascerà… crediamo che Dio è l’autore della vita, nostra e di chi ci sta intorno e siamo suoi, suoi, tutti?! E siamo figli e Lui sa cosa è bene per noi, e ci ha creati e fatti in modo tale che le donne partoriscano e si prendano cura (di tutti) e gli uomini, almeno in certi periodi.. si occupino del resto… poi si fa insieme/b> tento altro resto…

    Mi vien quasi da sorridere quando mio figlio mi chiede come mai molti grandi uomini del passato filosofi scienziati esploratori umanisti erano appunto …. UOMINI! e ancora oggi mi chiedo quante donne in Italia abbiamo in parlamento o nelle professioni che contano. E così racconto a mio figlio di quando alle donne è stato concesso di studiare… di votare… di decidere della propria vita… anche se, non ancora, pienamente e dovunque…

    Perché se dopo il femminismo e l’emancipazione femminile siamo stati soltanto in grado, almeno in Italia, di mettere la donna nella condizione terribile di lavorare in casa e fuori casa (quando e come riesce… e di essere sottoposta a stress, sensi di colpa, ricatti, umiliazioni) lavoro doppio, triplo, turni che non finiscono mai e di dover essere belle (cosa vuol dire?) e seducenti… e nello stesso tempo bisogna che facciamo pure qualche figlio… con tutto quello che la maternità comporta per il nostro corpo e la nostra psiche, e diventare madri è un’iniziazione. e solo chi l’ha vissuta capisce pienamente di cosa sto parlando… (come parlare di vestiti o di capelli… forse ci si capisce solo tra donne, saranno segreti da harem!? pensate qui un sorriso!)

    Allora quello che sembra un problema (la separazione fra sessopiacere e sessoprocreazione) io credo possa per la donna e per l’uomo diventare un’opportunità.

    La donna, che era costretta a subire suo malgrado la sua stessa natura di donna (custode fattrice datrice di vita, destinata alla cura e alla maternità e al dolore sempre più o meno presente nella sua vita femminile) oggi è libera di accettare la sua natura e riunire coscientemente in sé ciò che la società separa, sessopiacere e sessoprocreazione, fidandosi di Dio e sulla base del progetto che Dio ha per lei stessa e per/con il suo uomo, e di offrirla al suo uomo con gioia, con consapevolezza, come dono prezioso e unico come manifestazione di dono di sé più alta che ci sia perché unisce corpo anima volontà istinto e ancora consapevolezza in una combinazione unica e alla luce della Parola di Vita di Dio per noi. E lui, l’uomo, riceve un tesoro di cui prendersi cura a sua volta…

    Ho parlato da donna come sono, e da donna mi chiedo ancora: la nostra specificità femminile che si manifesta nella Cura appunto, che risvolti psicologici ha? E’ per questo che noi siamo, dicono, più empatiche più emotive, più attente agli altri? e questo forse ci limita maggiormente facendoci soffrire di più e ponendoci in situazioni di dipendenza affettiva o ci rende alla lunga più forti e in grado di resistere maggiormente alla sofferenza?

    E ancora: io penso anche ad una sessualità, essere uomini e donne in senso più ampio, come un nuovo modo di intendere i rapporti tra le persone tutte… diverso da quello che si è storicizzato nelle varie culture e in tutte e ne vediamo le degenerazioni…

    Io sono affascinata dalla libertà di Gesù che ha riunito intorno a sè uomini e donne (e ricordate la condizione della donna in Palestina ai tempi di Gesù!) e penso sempre a queste persone che vivevano nelle prime comunità cristiane… e mi meraviglio della novità che questo poteva suscitare intorno a loro; e penso ai mariti e alle mogli, alla Comunione tra di loro, unica, privilegiata e poi al dono-servizio di loro stessi Coppia dentro la Comunità più ampia… e questo mi piace.
    ——————————————————————————–
    Dio-Trinità relazione, uomo-donna relazione, chiesa-Gesù relazione

  18. P.S.
    poi si fa insieme tanto altro resto e non ho chiuso il grassetto e non intendevo enfatizzare proprio tutto!!!
    ma va bene lo stesso… vero?!

  19. Caro Paolo,
    a questo punto, dopo aver letto tutti i commenti del post, mi rendo conto che su questo argomento noi cristiani, io per prima, abbiamo poche idee e un po’ confuse.
    Trovo che essendo stato l’argomento tabù per molti secoli, adesso ci troviamo un po’ impastoiati ognuno nella propria visione ed esperienza personale.
    Nella comunità parrocchiale si parla poco o niente di come vivere la propria sessualità coniugale, se non per proclami e stereotipi
    Io stessa non sono mai riuscita a parlare con nessuno della mia sessualità, nè con le amiche, nè con il mio direttore spirituale (troppo il pudore) e non ho ben chiaro se ciò che vivo lo faccio cristianamente.
    Cerchiamo però di non demonizzare la sessualità, vedendola come una cosa separata dal nostro essere uomini e donne: se Dio ci ha creato maschi e femmine a Sua immagine e somiglianza, significa che anche questa è una cosa TOB (bella, buona, divina, armoniosa).
    Dio poi ci ha donato il Cantico dei Cantici che è un’inno alla sessualità coniugale (e non certo alla castità)…..
    Come dicevo, idee poche e confuse le mie…
    Nel mio matrimonio abbiamo cercato sempre di viverla come un’espressione corporea dell’amore che ci lega, cioè rispettando i tempi e le difficoltà dell’altro, come momento di reincontro e pacificazione dopo le burrasche, come accoglienza-unione di colui/colei che mi completa (non solo fisicamente)…

    Ho molta difficoltà ad approfondire qui l’argomento così delicato, ma forse sarebbe il caso di evitare posizioni assolutistiche che possono risultare un po’ radicali e poco utili al proseguo della discussione.

    Un abbraccio a tutti

  20. Lucia, castità non significa astinenza.
    Credo sia questa la novità cristiana che ingloba (ovviamente) anche la castità.

    Non credo però sia un argomento che ci trova confusi per un retaggio storico e perbenista, ma molto più semplicemente è sempre un discorso aperto che non ha un età per concludersi; è una costante ricerca del meglio, è una crescità (spiirituale e psichica a cui si sotto mette il corpo).

  21. La sessualità non è semplice biologia da trattare nel capitolo sull’apparato riproduttivo a pag. 50 e durante l’adolescenza!!!
    e nemmeno essa è sola concupiscenza o affettività.

    La sessualità è il modo che ognuno ha di stare al mondo.
    Attraverso il nostro essere sessuati, uomini o donne, realizziamo la nostra umanità secondo il progetto di Dio.
    Usando anche qui della libertà di auto-realizzarci e decidere cosa fare di noi.
    progettiamo con Dio o da soli?
    amiamo con Dio o da soli?
    ognuno seguendo il suo carisma, laici e consacrati.
    Se di castità si parla nel matrimonio, e nella vita, essa è intesa come capacità di esercitare la possibilità di scegliere e di controllare i propri istinti perché l’amore, TUTTO l’amore, è anche volontà responsabile dono consapevole e decisione di amare, oltre che gioia e piacere grazie a Dio!

    buona giornata

  22. “Alcuni studiosi riflettono sul fatto che la porneia è il primo gradino della manifestazione dell’amore, è il gesto del neonato che cerca il seno della madre per sfamarsi. Se questo è un istinto naturale nel neonato, diventa inquietante ritrovarlo nell’adulto che usa l’altro per soddisfare un bisogno! La relazione diventa, in questo caso, un incontro di solitudini che, consenzienti, usano dell’altro e si fanno usare. La visione biblica, da sempre, pone la sessualità in un orizzonte di progetto, di rispetto, di dono reciproco, per convertire anche l’istinto, per dargli un indirizzo, un altrove di riferimento.”

    Riflettevo sulla differenza uomo-donna
    parlo da donna-madre-moglie: forse noi donne siamo avvantaggiate rispetto alla “porneia”, vivendo la maternità e quindi questo primo istinto in modo più profondo.
    E mi chiedevo se quindi non abbiamo anche una responsabilità in più rispetto agli uomini nei confronti di qualcosa che viviamo più profondamente e in maniera forse più completa. Credo che abbiamo una visione più completa dell’amore rispetto agli uomini, e magari anche il compito di “svezzarli” in un certo senso, come con i bambini…
    Mi chiedo anche: il dono di sè che diventa anche un acconsentire e accettare l’altro che è ancora nella fase “porneia”, fino a che punto è “giusto”? E’ anche questo farsi usare?
    Se rivolgo il mio sguardo verso il Signore vedo il Suo donarsi completamente…aspettando e amandoci Lui per primo

  23. In effetti ragazze (e gli uomini?) sono stranito dalle poche cose scritte (ovvio, è tema personalissimo e delicato, ma siamo davvero privi di parole e concetti!). Mi permetto di trascrivere una pagina di un mio libro che prova a dire alcune cose (scusate l’auto-citazione!)

    Proviamo a riflettere su alcune intuizioni che provengono direttamente dalla Scrittura:

    la sessualità è invenzione di Dio, ed è una gran bella trovata.
    La visione della sessualità nel Primo Testamento è infarcita di regole di ordine morale, tipiche di una civiltà patriarcale e nomade, e di intuizioni straordinarie. I nostri progenitori che esultano e vogliono essere una cosa sola, il nome dell’essere umano declinato in genere maschile e femminile, la forza e la consolazione derivanti dal vivere insieme, l’uso (splendido!) del verbo “conoscere” per indicare il rapporto sessuale sono tutti percorsi che, nella Bibbia, parlano dell’estrema e assoluta positività della sessualità umana.

    Ho scoperto che in molti dialetti, tra cui il mio valdostano (il patois), per indicare che due giovani sono fidanzati si dice “se predzon”, si parlano. L’inizio di un rapporto d’amore è basato sulla conoscenza reciproca!

    In italiano abbiamo una sola parola per indicare l’amore. I greci, invece, hanno quattro parole per indicare l’amore. Cito una bellissima riflessione di un confratello di Milano, don Luigi Pozzoli:
    “La prima parola per parlare d’amore è la “porneia”, che indica l’istinto del lattante ad attaccarsi al seno della madre. È una pulsione bella, naturale, forte, ma esclusivamente basata sulla soddisfazione di un proprio bisogno. È normale in un neonato, sconcertante in un cinquantenne che ama per consumare, per usare. Sant’Agostino diceva: “Tu dici di amare. Ma che amore è il tuo? È quello del cacciatore per i tordi e le quaglie. Li ama, certo, ma per mangiarli”

    La seconda parola per parlare d’amore è “eros”, la passione, la pulsione, l’unirsi all’altro, il fondersi, l’attrarsi. Alla “porneia” si aggiunge un’anima, si mettono le ali (il dio eros è rappresentato come un putto alato), in noi c’è l’animale e l’angelo, e questo crea qualche guaio.

    Dopo l’eros c’è la “philia”, l’amore tra amici, l’intesa, la complicità, l’affetto. È un amore di scambio, è aiutare l’altro ad andare verso il meglio di sé.

    L’ultima parola è l’“agape”, ed è una parola che ha inventato il cristianesimo. Nasce quando gli uomini fanno l’esperienza dell’amore gratuito, inatteso, sopra la natura, è l’amore condiviso con Dio, donato ai fratelli, solo Dio ce ne può far dono. Lo vedo realizzato quando ci sono persone capaci di amare i propri nemici.”

    In una coppia devono essere presenti tutti e quattro questi elementi, perché tutti sono essenziali.
    Ma se uno di questi diventa predominante e cancella gli altri, cominciano i guai.

    La “porneia”, ad esempio, se non diventa erotismo e dono di sé, finisce con l’usare l’altro, col renderlo oggetto. Temo che il nostro tempo stia inesorabilmente scivolando nella pornocrazia. La crescita della libertà sessuale, in questi anni, non è coincisa con la crescita della persona, ma del suo egoismo: i nostri rapporti affettivi sono sempre più interessati.
    Gesù, lo vedremo, ci dirà che la vita è dono di sé, che la vita è abbandonarsi all’altro.

    La sessualità è linguaggio di verità
    La sessualità è il linguaggio più intimo ed autentico che una persona possa vivere.
    Il corpo non mente mai, e se anche impara a mentire (ad esempio chi è costretto alla prostituzione), diventa sincero solo con alcune persone a cui dare il cuore.
    (Seguivo sul satellite un programma sulla biografia della pornostar Moana Pozzi, morta giovane per una malattia fulminante. Il figlio segreto, da lei avuto a diciotto anni, intervistato, raccontava di come Moana venisse a trovare lui, bambino, vestita con una tuta da ginnastica, finalmente se stessa, svestiti i tristi panni di femme fatale…)

    Una delle impressioni che uno sguardo adulto ha rispetto alle tante immagini pornografiche che passano in televisione è proprio un profondo senso di disagio di fronte alla falsità che esprimono.
    Questi corpi che si offrono allo sguardo disperato e disperante degli spettatori recitano una tragica parte e il corpo diventa strumento logoro e discutibile per affermare la propria identità, per chiedere attenzione, per cercare affetto.
    (Nello splendido film “Se mi lasci ti cancello”, titolo che non rende la forza del film, il protagonista accusa la propria donna dicendo: “Ti porti a letto chiunque perché è l’unico modo che hai di farti amare!”)

    La Scrittura dice: il tuo corpo dica la verità.
    (Mi piace che la Scrittura raggiunga con duemila anni di anticipo le stesse conclusioni di cento anni di storia della psicanalisi…).

    Mi sono innamorato di te, ti desidero, ti stimo, voglio costruire la mia vita con te.
    Il nostro corpo, le nostre carezze dicono attenzione, tensione ideale, rispetto; manifestano affetto, bene profondo.
    Il nostro corpo, le nostre carezze vivono la fragilità dell’essere, cercano di più, si superano, vogliono la vita, possono diventare vita, dare vita ad un altro essere umano.
    Questa è la verità del nostro corpo.
    Questo è, come dice una gradevole espressione di oggi, “fare” l’amore, cioè costruirlo, renderlo efficace, renderlo gesto e armonia.
    Non “fare” nel senso di “usare” come una piacevole attività sportiva, ma “fare” perché è fondamentale nella costruzione del bene comune.

    Se non è così, si rischia di usare l’altro, e tutto diventa discutibile.

    Dici la verità col tuo corpo solo se c’è un progetto, una maturazione.
    Prudenza, allora. Se non c’è verità nei gesti, rischiamo di dirci delle bugie, di dire: “Sei tutto per me” e pensare invece: “Vediamo se funziona”; dire: “Con te voglio vivere e costruire la vita”, e di fatto affermare: “Se trovo qualcuno di meglio, ti saluto”.
    È un discorso duro, lo so, ma onesto.
    La Chiesa continua a dire una cosa bellissima: usa il tuo corpo solo quando c’è una maturazione, un progetto, quando sei pronto ad amare l’altro tanto da sposarlo.

    Facile a dirsi, a farsi un po’ meno.
    Oggi le coppie non si sposano quando si amano, quando maturano la voglia di donarsi, quando sono cresciute e pronte.
    Oggi ci si sposa quando si trova casa, un lavoro, quando si finisce la laurea e il master, quando si sta insieme da “fidanzati” per troppo tempo e allora o ci si sposa o ci si separa (autentico!).
    A complicare la vita c’è anche una certa refrattarietà a lasciare il nido dei genitori (comodissimo!) per iniziare la famosa avventura nella giungla.
    Insomma: parlare di prudenza nell’ambito della sessualità è fuori moda, ma mi sento di proporlo con forza a chi si ama teneramente.

    Mi viene in aiuto l’affermazione di alcune coppie adulte che mi onorano della loro amicizia e che sostengono che quando, nel fidanzamento, prevale il linguaggio della sessualità, quasi sempre gli altri linguaggi passano in secondo piano e la conoscenza si inaridisce.
    Quando poi, a causa del calo del desiderio, stiamo insieme da quindici anni e il linguaggio del corpo passa in secondo piano, non sappiamo più come dialogare, perché non sappiamo più comunicare in altro modo e la vita di coppia diventa una penitenza…
    Faccio sempre sorridere i miei ventenni iper-eccitati quando dico loro che uno dei problemi dei trentacinquenni è di essersi stufati di fare l’amore…

    Un profilo alto della sessualità, una spinta verso la castità.
    Ecco cosa dice la Scrittura: Dio ha inventato la sessualità per potersi dire e dare cose splendide, per costruire comunione, per “fare”, costruire l’amore, per dare vita e imparare a donarsi.
    Questa tensione è profonda, costante, dura tutta la vita, e la Chiesa la chiama “castità”.
    La castità è questa tensione ideale, questo fare l’amore costruendo davvero l’amore, questo allontanarsi dalla “porneia”, dall’usare l’altro, per dire il vero nell’unione di corpi.

    Non posso fare l’amore con te se non ti rispetto, se non ho stima di te, se non parliamo da mesi, se ci siamo rassegnati ai nostri difetti.
    Non posso fare l’amore con te se davvero non desidero costruire vita con te, se non sono disposto a far diventare fecondo il bene che ci vogliamo.
    Ci scambieremo delle coccole, sarà magari anche piacevole, ci daremo del piacere, ma non costruiremo l’amore.

    La Scrittura pensa così della sessualità, ne ha una visione così bella da proporla solo ad altissimo profilo.

    La sessualità, ci dice l’esperienza cristiana, è finalizzata a dirsi il proprio bene ed è aperta alla vita.
    Quando ci facciamo le coccole siamo chiamati davvero a “fare” l’amore, a costruirlo: dopo un rapporto intenso ci saremo detti di più e meglio quanto ci vogliamo bene, e avremo ancora più voglia di vivere (al punto da desiderare un bambino!).

    Allora
    Allora, se la sessualità è il linguaggio del bene e della fecondità, la tensione verso la castità del cuore durerà tutta la vita.

    Mi piace quando qualche marito si viene a confessare e mi dice: “Sai, alcune volte è prevalsa la “porneia” nel nostro rapporto, mi sembra di avere usato mia moglie, di esserle passato sopra, ne chiedo perdono”.
    Mi piace quando qualche moglie si viene a confessare e mi dice: “Sai, a volte ho ceduto controvoglia alle pressioni di mio marito, mi sembra di non avere più passione, mi sembra di avere assolto al dovere coniugale, una cosa terribile, ne chiedo perdono”.

    Maschi e femmine sono splendidamente diversi, anche nel modo di sentire e di vivere la propria sessualità, così come il modo di vivere il lavoro o lo sport o la famiglia.
    Occorre tenerne conto, occorre farci attenzione.
    Come sarebbe auspicabile un’educazione sessuale permanente che insegnasse agli adolescenti a conoscere e rispettare le diversità, a cogliere le peculiarità della femminilità e della mascolinità, che non si accontentasse di insegnare tecniche (!) di contraccezione…

    Consigli alle coppie sulla sessualità
    Vivere in armonia col proprio corpo non è facile, evangelizzare la propria sessualità è faticoso.
    La sessualità può produrre morte interiore, dice il libro di Tobia; per questa ragione Tobia e Sara la riempiono di preghiera, perché vogliono unirsi come due santi, con tutto il bene e l’assoluto che Dio ha messo loro nel cuore…

    La Scrittura si pone al di fuori del dualismo che contrappone sessuofobia a pornografia, entra nel cuore, scruta le anime, ci riconduce a verità.
    A me piace questo progetto, lo percepisco come vero in me.
    In questi anni di cammino con le coppie, ho visto alcuni atteggiamenti che possono affievolire la passione e il desiderio. Mi permetto di consigliare alcune riflessioni semiserie.

    L’amore non coltivato muore, anche nella sessualità
    Quanto è vero questo! Se ci si abitua al fatto di stare insieme, di conoscersi, si finisce col trascurarsi: non ci si desidera più, ci si ignora, non si fa più l’amore, non si desidera più farlo, se lo si fa lo si fa controvoglia, rassegnati.

    Coppie che leggete queste righe: coltivate la vostra sessualità!
    Vorrei rasserenare gli animi: Dio non è un guardone.
    Il confine tra eros e porneia è nel vostro cuore, vigilate su questo, siate onesti e adulti nel giudicare la trasparenza della vostra passione.
    Ma, ciò detto, siate gioiosi e giocosi nel dirvi il vostro bene, fantasiosi e splendidi.

    Voi mogli: coltivate la splendida arte femminile del pudore, del non dirsi e non darsi mai completamente, di sapere dare uno sguardo, una carezza, un sorriso ammiccante che faccia infuocare la passione di vostro marito. Anche se avete dei figli, non rinunciate al momento dell’intimità e della coccola, magari organizzata per stare finalmente da soli.

    Voi mariti: corteggiate le vostre mogli, sempre. Non date per scontato tutto (“lei sa che la amo!”), lasciate che la passione diventi cortesia, attenzione, complimento.
    Se non fate voi i complimenti a vostra moglie, li farà qualcun altro, statene certi.
    (Ho un amico esperto nel sedurre donne quarantenni in crisi d’identità, sposate e con figli, piene di buoni propositi. Ottiene risultati strepitosi, dal suo discutibile punto di vista).

    Per entrambi: curate il vostro aspetto, non abbassate mai la guardia, non impigritevi né rassegnatevi al vostro corpo che invecchia. Curate (cattolicamente) il vostro corpo e il vostro vestito, la vostra igiene e il vostro aspetto!

    Quando faccio le “due giorni” con le coppie, a questo punto smorzo la tensione emotiva accumulata dando due preziosi consigli:
    Mogli! Capisco che d’inverno fa freddo ma, credetemi, il pigiamone felpato con gli orsetti tanto comodo è capace di stroncare la libido di un ergastolano!
    Mariti! Va bene che in casa si sta comodi, ma passeggiare in canottiera se proprio non siete Brad Pitt, con i calzini, strascicando le ciabatte, è un colpo di grazia all’erotismo!

    Amatevi teneramente, voi che vi amate.
    “Fate” l’amore amandovi, ditevi così il vostro bene, testimoniate così che volete vivere insieme, donare e donarvi vita, anche dopo trent’anni di matrimonio.
    Che sia questa la (semplice) sorgente della fedeltà?

    Cito un grandissimo attore americano, il bellissimo Paul Newman, sogno segreto di molte generazioni di donne, uno dei pochissimi, a Hollywood, ad avere sposato e amato un’unica donna.
    Quando, al compimento degli ottant’anni, gli è stato chiesto se non avesse mai tradito sua moglie, ha risposto:
    “Perché mai avrei dovuto nutrirmi per strada di un hot dog unto, quando a casa mi aspettava una succulenta bistecca alla brace?”.
    Grandioso.

    Non siate ingenui nella vostra sessualità
    Se la passione erotica è il motore di molte vite, se davvero è una forza primigenia da orientare, occorre non essere ingenui su questo tema, né superficiali. Ci vuole tutta la vita per imparare ad amare una persona, anche fisicamente.
    Sorrido tristemente quando vedo nei media un approccio alla sessualità adolescenziale e superficiale: amarsi non è garantire una prestazione fisica, è un’armonia che esprime un bene profondo. Far bene l’amore non è una questione di cronometro o di muscoli, ma di cuore e di testa. E di dono di sé.

    Meglio le scorciatoie, a volte.
    Meglio un rapporto di porneia, meglio uno sguardo disimpegnato, meglio e meno faticoso un approccio egocentrico alla sessualità: qui sta il nostro punto debole.
    Coltivare la propria tenerezza, la propria seduzione, la propria sensualità è fondamentale, ma non sufficiente.

    Il nostro cuore e il nostro corpo sono segnati dal peccato, occorre esserne coscienti.
    Meglio non aprire quelle porte che potrebbero fare entrare aria gelida sul nostro rapporto.
    Lasciate perdere la pornografia e le chat line, non siate ingenui nell’accogliere un complimento del vostro collega. La prudenza invita a stoppare sul nascere queste tentazioni che possono portare a gravi fratture interiori e a conseguenze dolorose.

    1. grazie Paolo di questo libro ,ma anche di tutti gli altri naturalmente,solo che questo è a regola d’arte …da difficile è diventato semplice spiegare il sesso a persone adulte ,coppie

      sei un gran pozzo..dove molti vogliono attingere grazie

      pace e bene fratello

    2. La tua catechesi è assolutamente condivisibile,ma, ed è importante bisogna confrntarsi con l’io profondo. l’argomento è spinosissimo un’equazione senza soluzione: Dio ha fatto un dono all’uomo incommensurabile il libero arbitrio. Da qualunque parte tu vuoi leggere il problema sesso, sessualità, pornografia,avrai sempre a che fare con lui, il libero arbitrio complicato da tutto una serie di impulsi connaturati all’esistenza della vita e alla sua perpetuazione.Siamo stati fatti ad immagine di Dio solo esteriormente?

  24. Le cose che hai scritto sono un tesoro prezioso da assaporare e meditare lentamente.
    Sarà difficile aggiungere qualcosa.
    Grazie, Paolo, di tutto cuore.

  25. Grazie Paolo, quello che scrivi mi piace molto e apprezzo la semplicità e la spontaneità con cui lo esponi.

    Grazie ad Antonina che mi esorta a non rassegnarmi, grazie a Stefano che condivide la sua esperienza e grazie a tutte e a tutti perchè non avete paura di esporvi e mi state arricchendo moltissimo con le vostre riflessioni.

  26. Paolo nella nostra parrocchia IN COPPIA CON DIO lo regaliamo a fine corso dei fidanzati…
    Grazie per averlo scritto…
    ciao Franca

  27. Domanda da avvocata del diavolo:
    “ma se la sessualità è una gran invenzione di Dio perchè bloccarla e proporre l’astinenza come scelta alternativa (vd. Vangelo su eunuchi ecc.)?

    Qualcosa non mi quadra ancora.

    Se per capriccio divino un bel giorno all’improvviso la sessualità (intesa come è intesa come rapporto fisico) diventasse sofferenza anziché piacere, vorrei proprio vedere se continuerebbe ad essere “dono” e così gettonata.

    Un’altra cosa: per il neonato la suzione al seno del latte non è un piacere sessuale, semplicemente è una necessita estrema di fame ed è il ritrovare lo stesso ambiente (il corpo della mamma) molto ben conosciuto per 9 mesi. Per un neonato aver fame e sonno significa essere in procinto di morire.
    E’ una affermazione scientifica contestata da molti (e molto di parte) quella della sessualità del neonato all’atto della suzione.

    1. Cara Lidia, tutto è dono di Dio anche la nostra libertà. Quello che ci fa male a noi e a Dio è nostro peccato, l’utilizzo errato dei doni di Dio.
      Sia la sessualità che la sofferenza se vissuta da soli e non donata a cosa serve?
      L’astinenza o meglio castità forse è un modo per governare il nostro io. Il Curato D’Ars”educava” il proprio “cadavere” con un menù a base di patate.
      Non penso che se la sessualità se ben vissuta nel rispetto del nostro partner sia vista male da Dio, anzi …

    2. Cara Lidia,
      vorrei almeno provare a dare delle risposte sensate alle tue domande da avvocata…
      ma (secondo me, sia chiaro) queste son poste in un modo tale che la mia diventa un’impresa ardua!

      quindi mi fermo pure io
      ma dopo aver dato un consiglio
      a te a me a tutti:
      se qualcosa non ci torna, fermiamoci e riflettiamo, per favore!
      O accettiamo che a volte qualcosa possa non tornarci.
      E’ solo un consiglio, con umiltà.

      E grazie ancora a te Paolo,
      ancora una volta sei riuscito a mandare in crisi decine di noi bravi cristiani…
      solo per aver proposto un tema così delicato e importante come quello della sessualità.
      Io credo che a tutti farebbe un gran bene non solo studiare e riprendere in mano Bibbia e Vangeli,
      (in questi tempi difficili di molta informazione disponibile ma di poca conoscenza profonda)
      ma anche studiare e rileggere un po’ di sana psicologia, psicanalisi,
      un po’ di sano pensiero del 900,
      non ci chiedo di rileggerci l’Edipo, o altre tragedie …
      No! ne abbiamo già troppe di nostre… o così mi sembra…

  28. Era solo l’obiezione che spesso viene portata, soprattutto dai giovani.

    Non era una mia obiezione, ma ho solo riportato.

  29. che dire? è gia stato detto molto e chiaro da Paolo…vorrei solo aggiungere che il confine tra sessualità e pornografia secondo me è l’amore e con l’amore un rapporto amoroso non può essere banale come fare sesso con il primo che capita; cosa che oggi accade sempre più spesso e fra giovanissimi ( 11o12 anni ,calcoli scaturiti nelle ultime ricerche mirate)il che è anche peggio….si bruciano tutta quella tenerezza che inizia tra due persone fino a scaturire nel desiderio dell’ altro ..ma nella dolcezza, consapevolezza e la vera certezza della frase :”per sempre”….
    in linea con la fede ,certo non fa mai male sapere i nostri confini religiosi…

    sono 40 anni che sono sposata e c’è sempre dolcezza tra noi, anche nel bere il caffè ,dopo cena…
    certo sono fortunata ma è stato un” lavoro di fino” tutti i giorni.

    mia figlia non è stata così fortunata ed ha sofferto di più ,non solo perchè ha trovato un uomo violento a cattivo d’animo,basti pensare che la mia nipotina non lo vede da due anni …sensa sapere perchè, ma anche perchè teneva noi come esempio…..

    scusate la lunghezza…..

    pace e bene fratelli …con amore

  30. Paolo, mentre ti leggevo mi risuonavano nella testa queste parole di San Paolo:

    Voi, mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato la Chiesa…
    Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa
    (Ef 5,25; Ef 5,32)
    E’ vero, noi oggi cerchiamo di capire con studi, trattati e cose varie ciò che Dio aveva dettato circa 2000 anni fa; e dici bene quando affermi : ” Far bene l’amore non è una questione di cronometro o di muscoli, ma di cuore e di testa. E di dono di sé.”

    Sono un pò meno d’accordo su: “Mogli! Capisco che d’inverno fa freddo ma, credetemi, il pigiamone felpato con gli orsetti tanto comodo è capace di stroncare la libido di un ergastolano!
    Mariti! Va bene che in casa si sta comodi, ma passeggiare in canottiera se proprio non siete Brad Pitt, con i calzini, strascicando le ciabatte, è un colpo di grazia all’erotismo!”
    Perchè quando ami sinceramente il pigiamone o la canottiera non li vedi neppure, tendi solo a guardare cosa c’è negli occhi nel cuore nella mente…..e come tu dici: è sempre una questione di cuore e di testa.

    Amatevi teneramente, voi che vi amate

    ringraziando continuamente per ogni cosa Dio Padre, nel nome del Signore nostro Gesù Cristo; sottomettendovi gli uni agli altri nel timore di Cristo.(Ef 5, 20-21)

    Grazie di tutto e Benedizioni, dal Signore nostro Gesù Cristo, per te e per tutti.

  31. Non è per essere scontata, in fondo cosa c’è da dire se non stare in silenzio, e siccome seguo le tue omelie da quattro anni, credo di capire perchè non ne parli. Però speravo davvero di trovare almeno qui qualche riflessione che mi aiutasse a riappacificarmi con quello che è successo a Genova. Ci ho provato, in fondo credo di conoscere gli argomenti. Ma mi viene su, dallo stomaco, e non riesco ancora a metabolizzarlo. Non è che potresti darmi uno spunto di speranza? Almeno per convincermi che è proprio da lì che questa volta dovrebbe partire il perdono, quanto meno richiesto al Padre, perchè lo perdoni Lui, visto che io non ci riesco. Vorrei tanto vivere in questo modo la Pentecoste di domani.

    1. Non ho voluto parlare di un evento così drammatico mentre ancora si sta indagando. Bisogna lasciare il tempo alla magistratura di capire le responsabilita’ che, col passare del tempo, sono meglio definite. Resta indubbio che ci troviamo davanti ad una situazione sconcertante, di tenebra profonda. Insieme allo stordimento, secondo me, occorre pregare per questo prete travolto dall’ombra, dopo avere pregato per le presunte vittime delle sue azioni. Occorre interrogassi, e la Chiesa lo sta facendo timidamente, sul sistema formativo dei e preti.

  32. Anche se con ritardo, grazie per la risposta. Grazie per aver detto che occorre pregare per lui ‘dopo’ aver pregato per le presunte vitttime. E’ quello che avevo bisogno di sentire. Certo, preghiamo anche per lui, perchè ritrovi la luce. Grazie.

  33. Si nota sempre di più la difficoltà di vivere nella società odierna la sessualità. Tale difficoltà persisteva ance nei tempi remoti ma forse aveva un suo equilibrio che caso per caso va analizzato. Tornando a oggi, considero che siamo davanti si a un problema di sempre ma in particolare a una sfida di ognuno singolarmente. Parlo qui riferendomi al singolo cristiano al compito di rispondere alla vita in Cristo sia come testimonianza ma come vita vissuto felicemente e credibile da proporre agli altri. Non ci sono dubbi che il Signore ci indica la via della continenza in tutti gli aspetti e la nostra realizzazione all’interno di un progetto di salvezza e per dare un esempio mi rifaccio a un indicazione di Serafino di Sarov. Parliamo di un asceta che alla sua volta riporta un insegnamento di uno starez riguardo alla castità legata alla vita nello Spirito. Cioè, colui che avesse dentro di se lo Spirito Santo questi lo plasma in tal maniera che il monaco può soggiacere vicino a una fanciulla senza provare attrazione alcuna. Ebbene l’esempio e molto arduo ma la possibilità di essere trasformati dal di dentro dalla Spirito è una possibilità per tutti. Dunque chi sa se dedicando un po di tempo allo Spirito non avremo uno sguardo più normale riguardo alla donna?

  34. La vita affettiva e sessuale continua ad essere una difficoltà per la società odierna. Penso che questa difficoltà c’è sempre stato e nel futuro rimarrà tale per la componente personale che richiede la sua realizzazione. Ognuno è chiamato a realizzare se steso in armonia, ovvero, secondo la via della Vita in Cristo. Vivere nel rispetto e vivere felici è questa la via in Cristo ed è questa la testimonianza più verace.

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Article by: Paolo

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