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Pastore bello

Il guardiano gli apre e le pecore ascoltano la sua voce: egli chiama le sue pecore, ciascuna per nome, e le conduce fuori. E quando ha spinto fuori tutte le sue pecore, cammina davanti a esse, e le pecore lo seguono perché conoscono la sua voce. Un estraneo invece non lo seguiranno, ma fuggiranno via da lui, perché non conoscono la voce degli estranei».

Il vangelo di oggi si spiazza, è un enigma quello proposto da Gesù. Di solito pensiamo a lui come il pastore che esce a cercare la pecora smarrita. Oggi, invece, il pastore entra nel recinto e fa uscire le pecore ad una ad una, chiamandole per nome. Il termine che usa Giovanni non indica un recinto qualunque, un ovile, ma il recinto sacro che circonda il tempio. Gesù fa uscire le sue pecore, anzi, le caccia a pedate come lascia intendere l’evangelista, le fa fuggire dal recinto della schiavitù interiore. Le caccia fuori dal recinto in cui i mercenari le hanno rinchiuse.

Il recinto di una religiosità che opprime, invece di liberare, che umilia invece di far crescere. Una religiosità piccina che tratta le persone da pecoroni e non da figli.

Il recinto di un mondo che abusa di noi, che ci schiaccia e ci tratta come delle pecore da tosare o da mungere.

Il recinto delle nostra false certezze, dei nostri giri di testa, delle nostre paranoie.

Ci conosce per nome, il Maestro, sa esattamente chi siamo, l’unico che sa davvero chi siamo in profondità. Prima di Pasqua abbiamo udito il grido di Gesù che chiedeva a Lazzaro e a noi di venire fuori, così oggi il Pastore bello, ci chiede di uscire da tutte le ristrettezze umane e religiose in cui abitiamo, per diventare liberi, seguendolo.

Category: Parole

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102 comments

  1. @ don Sandro,
    il tuo intervento mi ha profondamente colpito. Soprattutto quando affermi che il mondo ci chiede di essere “Lievito .. o Luce… o Sale … Segno di Unità del Genere umano…”.
    Questo è un bel compito, caro don! A cui certamente ci chiama Cristo, come negarlo! Eppure per me rappresenta un bel problema, un bel recinto da cui fuggire! Già, proprio così. Spiego.
    Credo che forse noi cattolici ci prendiamo un po’ troppo sul serio e che, purtroppo, ciò avvenga nei nostri confronti anche da chi è lontano dalla Chiesa e la guarda con (diciamo…) diffidenza. Io soprattutto vivo con grande difficoltà l’abisso che c’è tra il voler essere un vero seguace di Cristo e le mille incoerenze che scorgo in me ogni giorno. Sono stato lontano dalla Chiesa anche perché giudicavo Lei troppo distante da me a causa dei difficilissimi insegnamenti da abbracciare. Vedevo nel mio peccato l’impossibilità di seguire Cristo ed in quello altrui – soprattutto se di preti – la conferma della falsità del mondo cattolico.
    La vergogna del peccato ed il volere ma non potere essere “Lievito .. o Luce… o Sale … Segno di Unità del Genere umano…” mi hanno condizionato come credente e paradossalmente hanno rappresentato le assi del mio recinto spirituale! Sembra assurdo ma l’impossibilità di essere “Lievito .. o Luce… o Sale … Segno di Unità del Genere umano…”, il rendermi conto di non poter seguire Cristo con onestà e limpidezza, mi ha portato ad allontanarmi dalla Chiesa e da Dio, a fare spallucce ad un compito impossibile: essere coerenti! Sì, è questo il problema che mi ha affannato a lungo: il non accettare di non essere uno specchiato testimone del Vangelo! Chi giudica i cattolici, poi, vuole in essi una limpidissima testimonianza di Dio, che è inumana. Li pretende santi perché fin troppo frequentemente ne è implacabile il giudizio sul prossimo. È come se obiettassero: “Chiedete a noi di essere santi e voi, invece, non lo siete!”. Nei cattolici ogni peccato forse raddoppia, nei preti, poi, triplica!
    Poi, invece, scopro che Gesù ci vuole santi ma ci ama peccatori. Forse l’essere “Lievito .. o Luce… o Sale … Segno di Unità del Genere umano…” significa anche accettare di non esserlo sempre. L’ammettere in sé e, soprattutto, negli altri le contraddizioni e le incoerenze tipiche della nostra condizione è, secondo me, una bella prova di fede, nel prossimo ed in Dio. È, forse, la chiave per uscire dallo steccato del voler apparire bravi discepoli ma solo di facciata.
    A mio avviso, la più bella dimostrazione dell’essere “Lievito .. o Luce… o Sale … Segno di Unità del Genere umano…” è stata Pietro che ha saputo guardare in faccia il proprio peccato ed accettarlo. Così – rendendosi conto di non essere quel esempio di perfezione che avrebbe voluto – è riuscito a comprendere veramente il Suo maestro ed a diventare Pietro. Seguire Gesù per me è anche scoprirsi e sapersi peccatori: forse quello che manca alla mia religiosità è quel rapporto realistico con la mia stessa natura, con i limiti e con le storture che la caratterizzano. Gesù ci invita a guardare il peccato – i nostri difetti e soprattutto quelli degli altri – in modo diverso, ammettendo che vi sia anche in coloro nei quali non dovrebbe proprio esserci.
    Accettarsi realisticamente non significa arrendersi al peccato – per carità! Per me vuole dire solo iniziare un cammino vero e di fede partendo proprio da quella consapevolezza che né io né l’altro abbiamo virtù specchiate. Il resto lo farà Dio, come è successo a Pietro. Penso che essere “Lievito .. o Luce… o Sale … Segno di Unità del Genere umano…” possa anche consistere nel vivere più serenamente le contraddizioni, affidandosi a Dio.
    Ovviamente io non sono un teologo e neppure un esegeta, ma solo un peccatore…

    1. Condivido l’impostazione del tuo intervento . Precedentemente , se ricordo bene– ma seguo poco il blog– mi sembra vi fosse un altro atteggiamento mentale.
      Sottolineo alcune cose da te dette.
      °°°Tra l’essere e il voler esser c’è sempre un bel cammino da fare!
      Era anche un problema x san Paolo come risulta dalle sue Lettere.
      °°° Il mio peccato e l’incapacità di esser quello che Dio vorrebbe da me.. è sempre qualcosa che fa soffrire!!Ma non dovrebbe comunque portarci alla disperazione.
      °°° E’ anche vero che quanto appena detto non dovrebbe esser motivo di critica eccessiva da parte di coloro che magari son cristiani- perchè battezzati- ma si son , un po’ ipocriticamente , defilati e , troppo comodo! si sono tirati fuori , cosiderandosi ” non praticanti”…( ovviamente scandalizzati dai comportamento della Chiesa che poi la si identifica – erroneamente- con i preti , vescovi , Papa.)
      — La coerenza dovrebbe esser di tutti, cristiani o non , praticanti o meno
      °°°Ma alla fine rimane vero quello che dice spesso Paolo ” ..non è la coerenza che salva , ma la MISERICORDIA di Dio” .
      — D’accordo con te: accettarsi non è comunque arrendersi al peccato…. ma esser troppi intransigenti ( normanente più con gli altri che con se stessi) non so se sia il cammino più veloce x arrivare alla santità …( potrebbe anche essere.) ma non so.
      un abbraccio a tutti e buona domenica .

  2. Dio non ama il peccato e neppure lo ammette! riesce a perdonare lì dove gli altri non riescono, questo si; ma Lui dice: “vai e non peccare più”.
    Pietro si è pentito amaramente! E’ dopo il pentimento che non gli dava pace, che Gesù, dopo avergli chiesto conferma dell’amore per ben tre volte, lo stesso numero di volte del rinnegamento, lo ha abbracciato e Gli ha detto: “pasci le mie pecorelle”.
    Le mie pecorelle dice Gesù, non le tue! E’ attraverso di Lui che esse devono passare; il Guardiano apre la porta, ma è Gesù che devono seguire per giungere ai pascoli, alla Vita quella vera.

  3. Oggi leggendo il Cantico dei Cantici dal quale traggo ispirazione sia per l’arte che per la preghiera mi ha colpito molto un versetto che trovo in relazione con il “Pastore Bello”
    Non badate se sono brunetta:
    mi ha abbronzata il sole.
    I figli di mia madre si sono adirati con me;
    mi hanno posto a guardia delle vigne,
    ma la mia, la mia vigna non ho custodito. Ct 1,6
    Alcuni hanno pensato che si alludesse ad un rapporto prematrimoniale della fanciulla e che questo avesse destato l’ira dei fratelli.
    Oggi lo Spirito mi dice:
    La Sposa che ricerca lo Sposo prima di ogni altra cosa, smuove l’ira dei fratelli. L’attivismo, il lavoro, i servizi, la pastoralità frenetica, il correre avanti e indietro, l’incensare le statue, il trasportare statue da una parte all’altra, il raccogliere denaro casa per casa, il fare “opere”, l’essere operatori manuali nella vigna, – non desta l’ira di nessuno. L’ira dei fratelli comincia nel momento che, prima della “guardia” della vigna, si colloca lo Sposo. I fratelli sono gelosi e irosi nei confronti di colei che ha messo il Signore al primo posto, di colei che ha scelto una preghiera fatta di complicità, sguardi, parole sussurrate, i fratelli sono arrabbiati con colei che lascia tutto per andare prima dal Signore.
    L’uscita dal recinto del nostro fare, fare, fare, per andare prima da Lui affinchè ci insegni ad essere, desta molto spesso l’ira di qualche fratello. Non di qualche cugino o di qualche estraneo, bensì di qualche fratello. Uscire dai recinti è una vera e propria battaglia spirituale, andare prima dal Signore e poi nella vigna comporta delle ire altrui.

  4. Vorrei fare una precisazione. Quando ho scritto “lo Spirito mi dice” non l’ho scritto nello stile veggente carismatica, tanto per evitare equivoci, l’ho scritto come essere umano pensante che come tutti gli esseri umani pensanti può ricevere dallo Spirito delle ispirazioni. Poi il discernimento spetta ad altri

    1. grazie Edda! Quanto mi ha edificata questo scritto! Noi tutti siamo assetati di verità e quando un pò di questa verità arriva ci sentiamo rigenerati. Grazie Edda! Lo salvo con nome

    2. Solo per correttezza e precisione,
      (altri miei limiti?! è il mio carattere: lo so, abbiate pazienza!)
      è vero Edda che il copia e incolla fa tanti scherzi,
      ho ri-letto adesso l’omelia che ci hai proposto,
      in realtà l’avevo già letta: è stata scritta da don Marco Pedron
      (Omelia del 13-04-2008) e la trovate qui:
      http://www.lachiesa.it/calendario/Detailed/20110515.shtml
      La porta del tempo presente
      Questo vangelo descrive ciò che il Signore Risorto era per i primi cristiani:
      la vita vera e abbondante. Il Risorto era la porta per una vita profonda, piena, …

  5. Ieri leggendo un quotidiano locale ho trovato un articolo con questo titolo: “Vaticano, palla al piede del paese”.

    Non capisco. Rimango turbato, soprattutto perché chi scrive è un cristiano e per la frequenza di questi articoli.
    Allora mi chiedo, ma cosa vogliamo da questa chiesa se la chiesa siamo anche noi?

    Invece di ringraziare Dio che ci ha mandato questo papa che da grande teologo conserva e illumina la Parola lo critichiamo perché “fa” solo il teologo …
    Nell’ islam la libera interpretazione ha portato al fondamentalismo con tutto ciò che ne consegue …
    Noi cristiani siamo sempre pronti a criticare gli altri, sempre in prima linea come dice il vangelo a guardare la pagliuzza che sta nell’occhio del mio fratello, e non accorgermi della trave che sta nel mio occhio …
    Come dice Don Sandro “…e intanto il mondo ci chiede di esser … Lievito .. o Luce… o Sale … Segno di Unità del Genere umano… e noi litighiamo …” ma noi (io per primo) facciamo ciò che Dio vuole da noi per la sua chiesa? Siamo responsabili del nostro compito (di amare prima di tutto)?
    Mi accorgo io per primo di non essere tanto coerente …. Piuttosto in molte occasioni mi sembra di essere il fariseo di turno.
    Allora preghiamo. Preghiamo sia da soli che in comunità. Perché la comunità in cui viviamo è la famiglia che per prima ci è stata affidata. Compreso il nostro parroco. Santo o non santo. Se santo ringraziamo Dio, se qualche volta cade preghiamo per lui e per noi. Che ne abbiamo di salvarci da soli (sperando di salvarci) se gli altri che incontriamo tutti i giorni non si salvano?
    Facciamo il nostro compito in prima persona non delegando gli altri. Sulla croce è salito Gesù in persona non ha delegato a Pietro o ad un altro apostolo.
    Preghiamo perché veramente sia fatta la Sua volontà per noi e per la sua chiesa.
    Pregiamo perché ci faccia accettare tutte le situazioni anche quella più dolorosa.
    Mi sono accorto che cercando “solo” Gesù e non Gesù con la sua croce (tutto il vangelo) ho trovato solo la croce, semplicemente un pezzo di legno.

    1. Ciao Enrico,
      Solo al volo: L’Islam non prevede la libera interpretazione del Corano
      e ciò che tu chiami “fondamentalismo” e forse esiste solo per le nostre categorie occidentali,
      è composto da mille (e una) cose diverse.

      Stiamo andando ancora fuori tema.

      1. Ciao Vera, mi scuso se sono andato fuori tema.
        Il fatto di non mettere al primo posto Dio ma di far prevalere il nostro io, personalmente lo considero alla base per non permettere a Cristo di parlarci e quindi di tirarmi fuori dal mio “recinto”.

  6. Già Isaia, circa duecento anni prima, ispirato dallo Spirito ha detto queste parole:

    Isaia 53,6-7: Noi tutti eravamo smarriti come pecore,ognuno di noi seguiva la propria via;
    ma il SIGNORE ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti.
    Maltrattato, si lasciò umiliare
    e non aprì la bocca.
    Come l’agnello condotto al mattatoio,
    come la pecora muta davanti a chi la tosa,
    egli non aprì la bocca.

    E successivamente,sempre ispirato dallo Spirito, Giovanni:

    Apocalisse 7,17: L’Agnello sarà il loro Pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita.

    L’Agnello immolato, è il Pastore che guida il gregge.
    Ci sono due similitudini e un contrasto: come può, un Agnello che fa parte del gregge, Egli Stesso essere Pastore e guidare il gregge?

    Per me, l’Agnello è segno della sottomissione e dell’obbedienza totale, che riesce, con la Sua umiltà e con il Suo Amore, ad essere esempio per i suoi stessi compagni, il gregge, e a guidarli alle Acque della Vita.
    Ciascuno di noi dunque, sull’esempio dell’Agnello e del Pastore, nostro Signore Gesù Cristo, può essere Agnello e Pastore per i compagni, e guidarli, facendoli passare attraverso la Porta del Recinto, alle acque della Vita.

    Giuditta, quando dici “oggi lo Spirito mi dice”, secondo me, non sbagli; lo Spirito del Signore, come è successo con Isaia, Giovanni e tanti altri, se vuole, apre il nostro cuore, parla e si fa sentire.

    Buona Domenica a tutti, nel Signore nostro Gesù Cristo!

  7. Giuditta: “Uscire dai recinti è una vera e propria battaglia spirituale, andare prima dal Signore e poi nella vigna comporta delle ire altrui.”

    Si, è vero! Ma la battaglia spirituale tenace e costante, combattuta fino alla fine, prima o poi, porterà i fratelli a credere alla Santità di colei, della Sposa, che si spende, solo ed esclusivamente, per il Suo Sposo; ed allora… cesserà l’ira e inizierà la sequela.

  8. Enrico: ” Che ne abbiamo di salvarci da soli (sperando di salvarci) se gli altri che incontriamo tutti i giorni non si salvano?”

    Si, Enrico, sono d’accordo con te!

    Se sei Figlio di Dio, hanno detto a Gesù, salva Te Stesso!

    Ma Gesù non voleva salvare Se Stesso, Lui era già salvo; voleva salvare il MONDO INTERO, compresi i peccatori, e per i suoi carnefici dice: “Padre, perdona loro perchè non sanno quello che fanno”.

  9. Ma …
    1)”uscire dai recinti” potrebbe anche essere disperdersi attirati da altro
    2)se il “recinto” come dice Paolo è il simbolo del “recinto sacro=tempio” potrebbe anche essere che è la sensazione delle pecore di essere “costrette” ed impossibilitate ad uscire da questo recinto soffocante. Quindi potrebbe anche significare:
    a) subire i limiti che Dio pone (Decalogo)
    b) subire i limiti che la Chiesa pone
    c) esclusione del “faccio quello che voglio”

    Uscire da questa sensazione di essere limitati è una questine di PASSARE PER GESU’, che è la PORTA di questo recinto, dopo di che (cito il Vangelo in questione)
    “se uno entra attraverso di me, sarà salvato;
    entrerà e uscirà
    e troverà pascolo.

    Non è esegesi o teologia azzardata, è solo quello che leggo e vego …

  10. Mi conforta sapere che Gesù mi conosce e mi chiama per nome. E’ una voce sottile che entra nel mio cuore in vario modo. In particolare con la Parola. E’ una voce che chiama e ti indirizza verso quel posto preparato fin dall’origine dei tempi. Un posto che già oggi sono chiamato ad occupare nella mia comunità. Ma se non ascolto la voce del Pastore occuperò altri posti che non sanno di servizio alla chiesa.
    Che il Signore ci condeda di ascoltare sempre la sua voce per lasciarci guidare ai pascoli della vita eterna.

  11. “Il recinto di un mondo che abusa di noi, che ci schiaccia e ci tratta come delle pecore da tosare o da mungere.”

    Quanto è vero Paolo! E quanto è difficile restare pronti, svegli, fiduciosi senza farsi prendere dallo sconforto…
    Quando l’altro giorno ho sentito le parole di quella mamma che ha perso la sua bambina in un modo così atroce e assurdo, che diceva “può accadere ad ognuno di noi!”
    Certo che può succedere, perchè viviamo in un modo schifoso, ci lasciamo vivere, schiacciare, usare, tosare, mungere…
    E mi sento impotente davanti a mio figlio adolescente che mette tutte le sue energie e il suo cuore nel crearsi un’immagine, con la palestra, con lo sport. Mi sento impotente e triste quando (proprio stamattina) sento mio figlio dire che la religione non serve…
    Ma no!!! Gesù serve eccome, per capire cosa è la vita, per capire cosa ci stiamo a fare.
    Sento tutta la responsabilità di essere cristiana, madre, moglie, e tutta l’amarezza di non riuscire a dire quello che vivo, chi è per me Gesù proprio a loro.
    Non posso imporgli di credere, nemmeno Lui lo fa!
    Quello che mi resta è combattere ogni giorno con me stessa, nelle scelte, sapendo che ho vicino Chi sa quali sono quelle giuste, meglio di me, affidarmi a Lui che mi conosce bene. E seguirLo.
    Quello che posso fare è vivere, pregando di non perdere la speranza che sento dentro di me nonostante tutto, e sperare anche per loro, al loro posto in un certo senso, rimanere “viva” perchè so che se mollo e mi do per vinta, mollo anche loro, che sono la mia famiglia non per caso…

    1. Laura, non è x consolarti, ma ci sono pure io nelle tue stesse condizioni, ( e chissà quanti)? Non ci resta che pregare ed avere fiducia in LUI. Ciao a tutti

  12. Da cercatori di Dio, passando attraverso la Porta del recinto, diventiamo Portatori di Dio! Portatori del Signore nostro Gesù Cristo!

  13. Quello che so è che la ricerca di Dio è l’unico filo rosso che intesse tutta la mia vita, molte altre cose sono importanti, molte che lo sembravano sono scomparse, ma tutti i disegni della trama si sorreggono su quest’unico filo continuo. Sento (nel senso che so per esperienza, non per ragionamento) che la fede è cosa per uomini e donne liberi, ovvero che abbiano accettato e perciò superato i loro limiti; richiede essenzialità, sobrietà, non tanto nello spogliarsi delle ‘cose’ quanto nello spogliarsi di sovrastrutture, idee preconcette (su di me, su Dio), problemi. Cercare Dio è scoprire la gioia di essere limitati, appartenenti ad un luogo, un sesso, un tempo precisi; per ma ha significato ad esempio imparare ad amare una città difficile e comlplessa come Napoli, scoprendo che l’essere qui adesso risponde ad un percorso di crescita mia ed è il luogo nel quale posso fare qualcosa.

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Article by: Paolo

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