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Giù le maschere

Siamo ormai alla domenica di Carnevale, quest’anno molto avanti, avendo la Pasqua “alta” a fine aprile. Un po’ ovunque, in questi ultimi giorni, si allestiscono delle sfilate o delle feste in maschera. Anche dalle mie parti si festeggia: è molto sentito il carnevale della valle del Gran san Bernardo, la Coumba Freida. Le maschere rappresentano l’armata napoleonica che attraversò questi luoghi per invadere l’Italia:  buontemponi vestiti con coloratissime divise da ufficiale corrono per il paese facendo solletico ai passanti con delle code di crine.

Fra pochi giorni inizierà la Quaresima, con l’austero gesto dell’imposizione delle ceneri. Un momento forte in cui ci ricorderemo chi siamo veramente, cosa è essenziale nella vita. Se ci ricordassimo più spesso che siamo solo polvere! Quanti meno litigi, meno giri di testa, meno mal di pancia ci prenderemmo! Come Gesù nel deserto siamo invitati a sederci a riflettere: siamo contenti di quello che siamo diventati? Possiamo fare qualcosa che possa rendere la nostra vita più autentica? Abbiamo capito quale percorso fare per realizzare il progetto di Dio su di noi?

 

Saremo invitati a togliere le maschere. Quelle di carnevale, certo. Ma soprattutto le altre, quelle che facciamo fatica a togliere: la maschera che indossiamo in ufficio, in casa, a volte, purtroppo, anche con Dio. ci comportiamo come gli altri si aspettano che ci comportiamo, ci adeguiamo, a volte passivamente, al giudizio degli altri.

Il vangelo resta una bella scuola di autenticità: seguendo il Nazareno, impariamo chi siamo in profondità.

La verità vi farà liberi, ammonisce Gesù.

Category: Diario personale

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53 comments

  1. Mah, io dico che mascherarsi a Carnevale è un po’ come togliersi la maschera di tutti i giorni.

    In effetti ci si maschera di chi si vorrebbe o essere o si detesta.

    Il mascherarsi non credo proprio sia un vezzo: basta vedere i bambini che indossano gli abiti di chi più amano o vorrebbero essere.

    E di quel bambino non ce ne siamo mai liberati.

    Insomma, per poche ore è probabile siamo tutti veri, autentici nel manifestare i nostri desideri.

    😀

  2. ciao paolo..ciao a tutti
    pensando al carnevale(di cui da poco ho scoperto l’etimologia che vuol dire carnelevare,riferendosi alla quaresima, penso)non ho molti ricordi piacevoli,nella mia vita l’ho sempre vissuta da spettatrice, visto che non mi potevo permettere nessuna maschera nè tantomeno un costume,a parte quello che mi fece mia nonna con un vestito vecchio:bellissimo!!!!ancora lo ricordo…ma non è proprio in questo discorso che volevo entrare…mi faccio prendere la mano… il mio rapporto con questo periodo è legato alla quaresima;ho “scoperto”,da pochi anni per l’asattezza 7,che è questo il periodo più bello ,più intenso, più vicino a Dio, magari con tanto silenzio, cercato con tanta fatica,perchè la vita convulsa ti porta solo confusione e nel rumore non puoi ascoltare lo Spirito Santo,che fa una gran fatica per farti sentire che ti stà vicino…si ben venga la fine del carnevale ,anche se qualcuno pensa il contrario ,visto le feste e divertimenti che si accavallano per far divertire tutti a tutti i costi (nel vero senso della parola considerato i prezzi!!!)io da parte mia auguro a tutti buon silenzio!!!!e buona quaresima

    1. La parola carnevale deriva dal latino e significa “assenza di carne”, ad indicare la quaresima che vieta di mangiare la carne rossa al venerdì.
      Ma la sua origine è molto più antica: sia i greci che i romani avevano delle feste in cui si ribaltavano i ruoli. E credo sia bello che questo avvenga, d’ogni tanto! Mi preoccupa molto di più, come scritto nel blog, le tante maschere che non togliamo mai…

      1. grazie paolo sei prezioso per noi tutti ma credo fortemente che sei prezioso soprattutto per il Signore…il tuo impegno illumina le nostre menti e il nostro cuore….pace e bene fratello

  3. p.s.per paolo…. non sapevo dei buontemponi che fanno il solletico ai passanti….sensa dubbio è meglio delle bastonate che danno a Viareggio!!!!

  4. Quante cose ci spieghi Paolo…non sapevo il significato della parola carnevale.Io desidererei che x quaresima ci fosse pace in tutto il mondo. Grazie, ciao a tutti buona quaresima!!!

  5. “Saremo invitati a togliere le maschere. Quelle di carnevale, certo. Ma soprattutto le altre, quelle che facciamo fatica a togliere: la maschera che indossiamo in ufficio, in casa, a volte, purtroppo, anche con Dio. ci comportiamo come gli altri si aspettano che ci comportiamo, ci adeguiamo, a volte passivamente, al giudizio degli altri.”

    Quando ero bambina, mascherarmi non mi divertiva. A otto anni avevo già chiesto a mia mamma di non preoccuparsene, senza rimpianti.
    Ma era così bello essere bambini, liberi perfino di non mascherarsi.

    Oggi, quando vado a Messa la domenica, non metto praticamente mai il vestito della festa, ma ci vado più libera e comoda possibile.
    Non per mancanza di rispetto verso il Signore né per dissacrare la festività, ma perché è l’ultimo baluardo di autenticità apparente che riesco a preservare nel quotidiano. E magari qualcuno penserà pure che si tratta di una maschera!

    In una società in cui ognuno di noi ha una parte da recitare, anche il mio pseudonimo mi riporta alla maschera che mi hanno cucito/mi sono cucita.
    Paradossalmente, proprio la Quaresima coincide per me, da qualche anno, con il periodo in cui vorrei strapparmela, e non ci riesco.
    Nel lavoro e nei rapporti sociali in altri contesti, sono questi più di altri i giorni in cui, nell’anno, mi sono chieste continue e assillanti repliche per le quali devo essere sempre pronta, sempre in maschera, sempre a dimostrare di poter superare me stessa… con alterni esiti, a volte, è evidente 😉

    Ma sono sicura che mi sta intorno mi vedesse anche solo un attimo senza maschera, non mi riconoscerebbe più, e mi tirerebbe scema fino a fartela indossare ancora.
    Così come sono altrettanto certa che chi mi conosce e tiene a me, è in grado di guardare oltre la maschera, come io cerco di fare con le persone a cui tengo (ma sono meno brava di loro, lo ammetto).

    I ritiri di silenzio rappresentano il momento in cui ho sperimentato che le maschere cadono. Davvero.
    E, nonostante tutto, fa bene guardarsi dentro, e anche guardare negli occhi gli altri che si guardano dentro!!!

  6. Per Loretta da Livorno

    Anch’io sono come te: non vedo l’ora che arrivi il mercoledì delle ceneri, per avere, finalmente, un po di silenzio!

    1. per lopez80..sai che mi sono persa la ceneri?l’ho aspettato tanto e poi sono dovuta partire per la provincia di como dove c’è il rito ambrosiano e la ceneri sono nella prima domenica di quaresima cioè domani…già ma io sono ritornata a livorno… forse mi piace anche l’attesa di questo evento così importante per i crisiani…comunque non posso cambiare gli eventi

      le maschere , le maschere sono più importanti :a volte s’incollano al tuo viso e il tempo per toglierle è troppo lungo…pace e bene fratelli

      1. chiedo scusa… proprio adesso ho finito di vedere il video di paolo e ho appreso che le ceneri per il rito ambrosiano sono prima del nostro mercoledì e non la prima di quresima ….

  7. “La verità vi farà liberi”: MI PIACE!

    Carnevale: prima della Quaresima ultima possibiltà di assaporare la vacuità dei divertimenti delle orge delle trasgressioni tutte e solo umane esorcizzando paure e desideri.
    Provarsi e fingersi in altri ruoli e aspetti, mostrarsi e osare di essere e sentirsi diversi, quasi una catarsi, una purificazione… ok, va bene…
    … se anche questo può servire per tornare poi con più consapevolezza, per chi di noi lo vuole davvero, a quello che realmente siamo: polvere e sentimenti.(infiniti)

    E nei prossimi giorni, nella conversione continua… degli anni…. ancora una volta il silenzio, la preghiera, l’elemosina e il digiuno ci accompagneranno mentre prepariamo e camminiamo verso la nostra Pasqua.

    Le maschere: io non ne ho più molte ormai, anni fa ho lasciato anche le ultime tracce di fard e di eyeliner che mi erano rimaste! Le ho lasciate in fondo ad uno specchio che non mi serve più.
    E non è solo una battuta.
    Sono abbastanza semplice naturale spontanea e lineare. Anche se a volte sembro strana e complessa, forse perché mi adeguo poco a quello che ci si aspetterebbe da me, e perché cerco in me l’originalità di quello che Dio ha voluto pensando a me, e perché chiedo a Dio di aiutarmi a realizzare il suo progetto in me.

    E mi sento molto Vera e neanche questa è una facile battuta sul mio vero nome (e sul mio modo talvolta poco ortodosso – per il mondo – di pormi di fronte alle cose.)
    Anch’io soffro per quelli che le maschere le tengono tutto l’anno.
    A volte è più faticoso tenerle che toglierle.

    “La verità vi farà liberi…”

  8. E’ vero che spesso dobbiamo portare maschere che gli altri ci fanno portare. Portiamo maschere positive e anche maschere negative. Per poter andare d’accordo con i vicini , in famiglia, tra amici occorre a volte essere diplomatici anche se dentro c’è la voglia di resistere o di litigare: si dice buon viso a cattiva sorte. Poi ci sono le maschere più cupe, più buie : quelle dell’indifferenza , dell’egoismo , della cattiviveria….
    Possiamo bleffare con il nostro prossimo ma non possiamo bleffare con Dio: Lui vede nell’intimo di ognuno di noi.
    La sua Parola ci interpella, ci provoca ci chiede delle scelte molto coraggiose: togliere le nostere maschere più nere.
    Alcune le togliamo , altre facciamo fatica … Mi piace il salmo 138 : Signore , tu mi scruti e mi conosci, tu conosci quando mi siedo e quando mi alzo , intendi da lontano i miei pensieri, osservi il mio cammino e il mio riposo, ti sono note tutte le mie vie….
    E’ davvero sorprendente che quando ci mettiamo davanti a Dio, alla sua Parola le nostre maschere cadono una ad una …

  9. @ Paolo
    “ci comportiamo come gli altri si aspettano che ci comportiamo, ci adeguiamo, a volte passivamente, al giudizio degli altri”

    mi è venuta in mente Eva, quando dopo che Adamo la chiama diverse volte “questa qua”, e la descrive come lui presuppone che sia, anche se non è così! lei non dice nulla…
    Tu avevi sottolineato questo fatto in modo negativo, e io fin’ora l’avevo lasciata lì, Eva, con un punto interrogativo, che vagava in cerca di risposta nella mia mente.
    Oggi mi sembra di aver capito cosa ci fosse di sbagliato nel suo accettare quello che diceva Adamo di lei, senza ribattere: non dire nulla significava che le stava bene, che accettava la maschera che le veniva cucita addosso, che si sarebbe comportata di conseguenza.
    Adamo sbaglia non riconoscendo a Dio il fatto di avergliela creata e portata, lui fa come se fosse cosa sua, parte di lui, e crede per questo di sapere tutto di lei.

    Credo che riconoscere prima di tutto con noi stessi che siamo polvere che il Signore ha plasmato e continua ancora a plasmare, quindi essergli grati per questo, sia un buon antitodo alle maschere. E come dici tu il Vangelo è una bella scuola di autenticità.
    Fin da quando ricordo anch’io ho portato delle maschere, prima da bambina, credendo che comportandomi come i miei si aspettavano da me mi avrebbero accettata, poi crescendo ancora altre maschere, elemosinando amore e ricevendo tutt’altro, sminuendo quella che in realtà ero…
    Ora credo di non indossare più certe maschere, sono grata al Signore di aver continuato ad inseguirmi, per dirmi che valevo molto per Lui, e che quindi non avevo più bisogno di essere quella che non sono, per cercare finalmente chi veramente sono, per capire quello che Lui ha in mente per me, e mi fido, perchè chi meglio di Lui può sapere chi sono, visto che mi ha fatta?

  10. Ma nella fede, per favore, togliamoci le maschere.
    Niente belle mascherine, davanti a Dio.
    (Paolo Curtaz)

    Quando ero bambina, mascherarmi non mi divertiva (ww)

    “La verità vi farà liberi”: MI PIACE!(Vera)

    La sua Parola ci interpella, ci provoca ci chiede delle scelte molto coraggiose: togliere le nostere maschere più nere.
    Alcune le togliamo , altre facciamo fatica (Tizi)

    per dirmi che valevo molto per Lui, e che quindi non avevo più bisogno di essere quella che non sono, per cercare finalmente chi veramente sono, per capire quello che Lui ha in mente per me, e mi fido, perchè chi meglio di Lui può sapere chi sono, visto che mi ha fatta?(Laura)

    Io desidererei che x quaresima ci fosse pace in tutto il mondo (Jenny)

    Che bello ragazzi! “Un cuor solo ed un’anima sola”:

    mi ritrovo in ciascuno di voi e a questo punto vorrei aggiungere:

    “Giù le maschere”:

    Spogliamoci dell’uomo vecchio e rivestiamo l’uomo nuovo, rivestiamoci di Cristo.

    Buon Carnevale a chi lo sente, e buona Quaresima a noi Cristiani.

  11. Veniamo dal sonoro risciacquo del discorso della montagna e, a mio parere, la maschera più fastidiosa, appiccicosa e dura da togliere è quella del “Signore, Signore…..” proposto dal Vangelo di questa domenica prima dell’inizio della Quaresima. Si tratta dell’endemica e quotidiana frattura fra la fede che proclamiamo e la vita che viviamo. Una frattura che purtroppo si allarga sempre di più. Si tratta dell’incertezza nelle scelte anche piccole della vita quotidiana e che ci riportano drasticamente all’inizio del discorso della montagna: “La vostra luce risplenda davanti agli uomini perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli” (Mt 5,12). Come persone si tratta dell’incapacità di scegliere, di schierarsi, soprattutto quando si tratta di stare dalla parte dei poveri e degli ultimi. Come Chiesa, la difficoltà ormai evidente nel proferire parole vive ed efficaci che aiutino gli uomini, le donne, i giovani di questo tempo a vivere la Fede, la Speranza e la Carità.
    Giù le maschere sul serio, quindi, facciamo vedere chi siamo veramente!

  12. Per mauro

    Mi ritrovo anche in te:

    è vero! è bruttissimo quel “Signore, Signore…” quando siamo davanti a Dio, e poi,….basta che Dio si volti un attimo per continuare ad essere ciò che realmente siamo.

    Una domanda: “ma Dio, poi, si volta realmente? o piuttosto continua a guardarci, nonostante tutto, con tenerezza, per vedere se, finalmente, le nostre maschere sono cadute?”

  13. “Come persone si tratta dell’incapacità di scegliere, di schierarsi, soprattutto quando si tratta di stare dalla parte dei poveri e degli ultimi…”
    Mauro le tue parole sono i miei pensieri!!!. Non sai quante volte mi sono chiesta e mi sto ancora chiedendo: “ma cosa aspetti a deciderti, cosa ancora il Signore deve fare perchè tu riesca finalmente a svegliarti dal tuo torpore, perchè la tua fede non sia più tiepida e paurosa ma forte, sicura e soprattutto concreta…”
    qual è la mia maschera più difficile da togliere? credo sia proprio quella della “paura di fidarsi” ciecamente di Lui. Ti faccio un esempio: nell’ambiente in cui lavoro a volte vorrei provare a dare quell’amore che sento crescere dentro di me, ma poi mi blocco perchè spesso sono stata fraintesa,giudicata, respinta, ignorata talvolta derisa… Poi mi guardo intorno, nel mio quartiere, nella mia città, in parrocchia e scopro un mondo di povertà reale pieno di necessità concrete, di bisogno di attenzioni, di amore…e allora mi dico:” forse tu Gesù mi stai chiedendo di lasciare QUEL mondo per permetterti di agire attraverso di me in QUESTO…”
    ma ecco le mille maschere che ancora indosso come scusa per non cambiare: non ho tempo… e poi lo stipendio…magari tra qualche anno…non sono capace…ma no, forse ho capito male,…in fondo un pò di beneficenza, qualche sorriso, una vita onesta non possono bastare?
    voglio vivere questo tempo di quaresima profondamente, voglio scoprire dentro di me chi sono veramente, voglio chiedere al Signore la forza di liberare il mio cuore da tutto ciò che mi impedisce di accogliere il suo Spirito…

    1. è vero, la povertà accanto a noi ci interroga. Dobbiamo però affrontarla con intelligenza, non sull’onda dell’emotività. San Bernardo di Chiaravalle scriveva: la scienza senza amore gonfia, ma l’amore senza scienza ferisce. Oggi aiutare chi veramente è in difficoltà è un’arte. Perciò sempre meglio fare rete, appoggiarsi a chi, seriamente, si occupa delle marginalità (volontariato, Caritas..)

  14. milena tu dici:

    ma poi mi blocco perchè spesso sono stata fraintesa,giudicata, respinta, ignorata talvolta derisa….

    Qual’è il problema?

    Secondo te, per Gesù è stata una passeggiata?

    Quando ami, ami a tutti i costi: ami chi ti respinge, ami chi ti giudica, ami chi ti fraintende, ami chi ti ignora, ami chi ti deride, vai controcorrente, non ti importa di nulla, ami e basta.

    E poi, non credo tu abbia bisogno di lasciare il lavoro, se ne hai necessità, o che tu faccia grandi imprese per dimostrare al mondo l’amore che senti crescere in te; dona tutta te stessa a tutti, senza legarti a niente e a nessuno, senza preferenze di persone, sia che essi siano ricchi (a volte i ricchi sono i più miseri), sia che siano poveri.

    Non devi aver paura di fidarti!

    In fin dei conti questa vita prima o poi dovrà finire, e se credi, ne inizierà una nuova, una vita senza fine, la cosiddetta Vita Eterna; come vuoi che sia per te? decidi tu, tutto dipende da come vivi ora.

    Gesù ci ha detto delle cose nel Vangelo, ma sono certa, perchè non lo trovo da nessuna parte, non ha mai obbligato nessuno, ha avvertito, questo si, ma noi, non abbiamo il libero arbitrio?

    “Ama e fà quello che vuoi” diceva Sant’Agostino (amore non inteso come libertinaggio).

    L’Amore quello vero, quello Universale, non ha mai fatto male a nessuno, anzi…

  15. Quante volte mi sono interpellata sulle tante maschere che indosso e che non riesco e non posso levare.
    Non posso levarle davanti agli uominiche, ovviamente, non capirebbero, ma davanti a Dio sì!
    Davanti a Dio mi sento incapace, inadeguata, fragile, vigliacca, traditrice, insomma tutto il contrario di quello che Lui mi chiama ad essere…. ma per la prima volta in tanti anni di quaresima capisco che è proprio questo il punto da cui devo partire: io mi riconosco per quel che sono e Gli tendo le braccia perchè mi tiri su vicino a Lui; finalmente ho capito che da sola non ce la faccio (che fatica toglierselo dalla testa), che solo Lui, se vuole, può trasformarmi in quella che non sono e darmi la forza e il coraggio per fare ciò che non oso.

    Buona Quaresima a tutti.
    Un abbraccio virtuale di tutto cuore.

  16. Scusate!
    Nell’ansia di essere concisa, come è stato richiesto da alcuni, non ho precisato il perchè non possiamo levare certe “maschere” davanti agli uomini.
    Come moglie, madre, insegnante, figlia di una donna molto anziana, ho l’obbligo di avere una certa maschera che coincide con il mio ruolo nei loro confronti a seconda dei loro bisogni… non sono maschere negative, ma necessarie; sono pur sempre maschere, perchè il più delle volte mi sento una bambina impaurita da un mondo più grande di lei.
    Le maschere di cui parla Paolo probabilmente son tutt’altro, ma devo ancora imparare a riconoscerle in me stessa. Prego affinchè il tempo di quaresima mi aiuti in questo.

    1. Anch’io, nel commento di qualche giorno fa, mi riferivo a questo genere di maschere, naturalmente.
      Le maschere del ruolo, che fanno assumere atteggiamenti di volta in volta diversi, a volte congeniali con il proprio modo di essere, a volte meno.

  17. Lucia1,
    cosa significa che davanti agli uomini non possiamo togliere certe maschere?
    In più, confermi questo dicendo che davanti ai tuoi non puoi essere te stessa.
    Essere se stessi significa dare con sincerità, con affetto, con amore; perchè gli uomini non riuscirebbero a capire questo?
    Inoltre affermi “davanti a Dio mi sento incapace, inadeguata, fragile, vigliacca, traditrice”
    Allora le maschere che indossi sono per riguardo agli uomini?
    E’ una facciata per dimostrare agli altri di essere migliore di quello che in effetti sei?
    A questo punto, forse, dovresti decidere chi davvero vorresti essere.
    Scusa il mio modo di parlare, ma io a volte non riesco a non essere diretta.

    1. Immaginavo che non sarei riuscita a spiegarmi.
      Intendevo dire che non posso star sempre a piagnucolare sulla mia fragilità e i miei limiti con le persone che mi stanno accanto: devo mostrarmi forte, anche se non lo sono, per dare sicurezza ai miei piccoli scolari; devo essere serena e accogliente con mio marito e le mie figlie, anche se sono depressa, non posso scaricare sulle loro spalle le mie difficoltà; devo ascoltare con pazienza i discorsi di mia madre, anche se sono sempre gli stessi, senza perdere la pazienza e mandarla al diavolo; l’ho fatto per tanti anni e intorno a me c’era un clima mortifero.
      Ho smesso di guardare i miei limiti (di lucidare la mia croce, come dice Paolo)e ho cercato di vedere come potevo andare incontro ai bisogni di chi mi sta accanto.
      Non mi interessa che gli altri mi credano migliore di quel sono, io so solo che faccio fatica a camminare sulla strada di Cristo, ma che non riesco a fare a meno di farlo; che faccio tanta fatica ad essere discepola e Lui lo sa.

      Spero di essermi spiegata, se non ci sono riuscita, ti pregherei di credermi sulla parola che intendevo un’altra cosa da quanto tu hai capito.

      Chiedo scusa a tutti per le troppe precisazioni.

  18. Lucia1
    le tue, allora, non sono maschere; tu ogni giorno prendi la tua croce e segui Cristo, e sono certa, come tu dici, che Lui lo sa.

    Ti chiedo umilmente scusa per aver frainteso.

  19. Per anni ho portato la maschera della figlia brava, della sorella che ti appoggia, dell’amica sempre disponibile … insomma ora so anche il perche’ per farmi voler bene (siamo mendicanti d’amore!) ho sempre fatto quello che gli altri volevano che io facessi … che scema vero? pero’ quando ti trovi detro una vita non tua fai i salti mortali per vivere due vite quella tua e quella che vogliono gli altri… ho pregato molto che il Signore mi liberasse da me stessa e poi cosi’ e’ stato… quando penso alle maschere a questo penso… alle mie… ma una volta buttata giu’ la prima cadono tutte le altre e sei libera … e non le rimetterai mai mai mai piu’ … e ti liberi per sempre… da te stessa! ce ne vuole di tempo per scartavetrare i muri che hai messo su ma il profumo dell’autenticita’: io sono preziosa agli occhi di Dio… e mai piu’ mi vendero’ alle maschere che mi vengono proposte… oggi sono forse anche un po’ troppo schietta ma che fantastico potere e’ la verita’…

    discorso un po’ misterioso ma so che qualcuno lo capira’ …
    mascheratamentemolly

    1. non sei scema ….anch’io l’ho fatto per anni:mendicare l’amore,essere come gli altri ti vorrebbero….perchè nessuno mi ha amato, perchè le persone a cui mi riferisco,erano vasi vuoti …non conoscevano l’amore di Dio…ecco perchè non sapevano amare

  20. Quant’è difficile togliere una maschema, buttarla giù, quando diviene stile di vita… Leggendo i vari commenti mi sono un po’ ritrovata, quando anch’io cercavo di essere almeno in quaresima quella che ero e non quella che gli altri volevano che io fossi, oggi non so, mi rivedo come il rimanzo di Pirandello: “Il fu Mattia Pascal” e mi chiedo chissà se riuscirò a ritrovare la mia vera identità. Quando la maschera diventa parte di te non sai più chi sei realmente neppure dinnanzi a Dio.

  21. uno nessuno e centomila personaggi in cerca di qualcosa che ci faccia (infine)diventare noi stessi!!!
    un incipit diverso ogni mattina davanti allo specchio o al caffé… come molti libri da leggere… o da scrivere… sulle lavagne (sporche), pergamene (da raschiare) o .doc (da salvare!) che siamo…

    le maschere: forze evocatrici di allusioni facili, troppe!, in letteratura, nella tradizione teatrale più antica greca e latina, nella commedia dell’arte… nelle nostre ricche tradizioni regionali.
    Nella storia degli uomini.
    Le maschere…
    ne ho una piccolina da anni, come portachiave, presa in un fine settimana a Venezia, forse mi è rimasta solo questa, di maschera, (! e capirete che non voglio perderla assieme alle chiavi di casa!!!)

    quelle che qua e là qualcuno ha chiamato maschere, se sono tentativi di stare accanto alle persone rendendosi comprensibili e vicini a tutti, amando ciascuno dove questi è, (e amando sé stessi per primi) io non credo siano maschere.
    Se parlo per gradi con mio figlio non mi metto maschere, se mi rivolgo ad ognuno nel linguaggio con cui posso essere capita o se assumo l’atteggiamento migliore per ascoltare tutti, non ho maschere!

    La maschera è quando mi vergogno di me e di ciò in cui credo realmente, quando ho paura di agire e di essere giudicata, quando mi mostro diversa perché non voglio espormi, o voglio vendermi meglio o voglio sembrare chi non sono.
    maschera come peccato?!
    La maschera è finzione è uno stereotipo, protegge separa o scherma. E’ sempre bugiarda.
    Le maschere sono spesso convenzioni codificate nelle nostre varie culture umane.

    E mi piace stasera ripensare e scoprire come Gesù abbia capovolto gran parte delle nostre umane convenzioni codificate. (già da allora e per sempre)
    Gesù, la verità che ci fa liberi.

  22. Ho un dubbio che mi assilla: secondo voi, Gesù aveva una maschera? Faceva i miracoli e raccomandava di non dire niente; i demoni lo riconoscevano e Lui intimava loro di tacere; a Pietro, Giacomo e Giovanni disse di tacere riguardo alla Trasfigurazione sul monte Tabor. Perchè questo silenzio e questo nascondersi? Perchè non dire apertamente che era il figlio di Dio? Si vergognava forse della sua condizione?

    Chi può e chi vuole mi risponda per favore.

    1. Silenzio e nascondimento non sono le principali caratteristiche del portare maschere.
      ….
      Gesù vero Dio e vero uomo (GLORIA SEMPRE A LUI!) NON aveva maschere, Angelo. Aveva una missione! salvarci e redimerci, e ci parlava e ci parla sempre nei modi in cui era, ed è, opportuno farlo.

      Come fare a rispondere in poche parole a quello che chiedi!?… hai mai letto Gesù Zero e L’ultimo sì di Paolo Curtaz?
      Bene, ti consiglio di farlo. Lì troverai molte risposte a molte domande su Gesù.

      Poi torna qui a risponderti da solo.
      Buona giornata! (e lascia assillare in silenzio i dubbi che assillano: leggi e prega, e lo Spirito Santo ti apra alle intuizioni che sciolgono e dubbi e domande…)

    2. No, nessuna maschera! Il cosiddetto “segreto messianico”, il fatto cioè che, in Marco, Gesù chiede di non svelare la sua identità, le sue guarigioni, è per evitare di essere frainteso. Gesù, lo vedremo domenica, fugge un messianismo fatto di spettacolari miracoli, non vuole fare il guru, e, perciò, usa poco i miracoli e tende a legarli alle parole che dice. Mi intriga il fatto che sia Marco a parlarne. Dietro di lui c’è Pietro che gli suggerisce cosa scrivere. E Pietro sa bene cosa significa professare che Gesù è Messia… senza capire cosa voglia dire! Come se dicesse: non professate che Gesù è Messia prima di averlo riconosciuto come tale sotto la croce…Proprio la croce toglie il velo (ricordi?): ecco il vero volto di DIo, non le maschere che gli mettiamo addosso.

  23. Angelo, ancora per te: ho appena ascoltato l’omelia di Paolo per l’inizio della quaresima, la trovi su questa pagina, molto interessante per le domande che fai, ascoltala anche tu.
    (E grazie Paolo)

  24. Grazie Vera, grazie Paolo,

    da solo non ci sarei mai arrivato; a volte mi sento così povero di contenuti chè sento il bisogno di un aiuto, un supporto per continuare a crescere che con Paolo e con tutti voi ho trovato.

    Possa il Signore donarvi la forza, il coraggio e soprattutto la Sua Benedizione per continuare ad aiutare i fratelli.

    1. Sai Angelo, mi piace il Blog per questo: Paolo ci dà tanto e lo sappiamo tutti, ed è per questo che siamo qui!! e poi… tutti noi abbiamo da dare qualcosa: fossero anche solo domande! e tutti da imparare (!) e insieme camminare “a piccoli passi” come si diceva qualche Post fa e “in cordata… verso il Paradiso!”
      Buon pomeriggio

      P.S.
      in un libro per bambini che ho letto qualche tempo fa c’era un piccolo alieno che si inchinava quando gli veniva fatta una domanda “profonda”, perché – diceva – le domande portano sempre più in là
      mentre le risposte sono il tratto di strada già compiuto… Comunque il libro aveva di bello solo questo: l’inchino davanti alle domande che fanno crescere.

      ciao

  25. Si, è vero angelo, anch’io da quando leggo Paolo e tutti voi ho incominciato a capire molte cose.

    Io mi nascondo dietro un carattere forte e battagliero, come avete potuto notare dal mio intervento, ma in effetti, pensandoci bene, è solo una maschera (una crosta) per non dire al mondo che sono remissiva.

    Però con voi mi sono resa conto che l’Amore è ciò che conta di più nella vita e di conseguenza voglio togliere la maschera, voglio essere quella che sono; non sarà facile ma ci provo.

    Grazie a te Paolo e a tutti.

  26. Qualche volta mi capita di ripensare a mia nonna materna, alla cara nonna Maria. Mi viene ancora un groppo in gola per la nostalgia che ho di lei. Tuttora rimpiango i suoi gnocchi fatti in casa con le patate rosse di Colfiorito; rivivo con la mente i pranzetti che mi preparava quando qualche volta andavo da lei a mangiare. Lei e mio nonno Raffaele si davano tanto da fare per accogliere degnamente il loro amato nipote, tanto più che nonna negli ultimi quindici anni della sua vita aveva perso l’uso della mano destra a causa di un’operazione al tunnel carpale non andata a buon fine. È stata una presenza costante ed amorevole nella mia vita.
    Nell’estate del 1996 nonna iniziò ad avere una febbriciattola che non passava mai ed una tosse persistente. Durante il suo soggiorno a Montecatini, dove si recava ogni anno con il nonno per le cure termali, il medico del luogo le suggerì, vista la situazione, di fare una lastra. Tornò a casa da quella vacanza spaventatissima. Mi ricordo le sue preoccupazioni, le sue angosce per una sensazione indefinibile di precarietà. E noi tutti a minimizzare, quasi a voler allontanare lo spettro dei nostri più cupi timori per lei. Furono i miei ad andare a ritirare i risultati dalle lastre dal radiologo, un amico di papà. Una macchia sul polmone destro; rivedo ancora davanti a me i loro volti cupi al ritorno dallo studio medico. Venne ricoverata, seppure per breve tempo. La situazione all’inizio non era chiara. Si viveva un po’ nell’incertezza, ma i nostri timori si rivelarono ben presto fondati: un tumore al polmone con metastasi ossee. Un disastro. Tentare qualsiasi cura sarebbe stato ormai solo un inutile calvario! Questa fu la sentenza definitiva e senza appello. Decidemmo tutti noi, con mio nonno, di non dirle nulla. Indossammo anche noi delle maschere, fingemmo con lei una tranquillità che in realtà esisteva solo in apparenza. Una scelta, la nostra, certamente motivata dalle condizioni di nonna, già sofferente da tempo per un esaurimento. Un silenzio scelto per preservarla dalle ansie figlie della consapevolezza di stare per morire. Ma forse anche una maschera per salvare noi stessi, per non vedere chi amavamo così tanto struggersi per la paura; un efficace travestimento per non sapere noi supportare e sopportare quell’ulteriore sofferenza. Una scelta, quella maschera di normalità, che tutt’ora mi mette a disagio sia come nipote che come credente. Avrei voluto avere il coraggio di affrontare a viso aperto quella situazione con lei, con quella fede, che allora tra l’altro non avevo e che oggi vacilla. Noi famigliari gli abbiamo, così, offerto una speranza, un sollievo, per evitare che la paura la devastasse e che fosse costretta a combattere una pericolosa battaglia che, probabilmente, l’avrebbe inesorabilmente schiacciata. Abbiamo indossato su di noi una maschera di normalità che, con il tempo, la tragicità delle sue condizioni ha fatto cadere miseramente. Tante volte ho visto riaffiorare il dolore: in mia madre quando tornava a casa stremata e piena di angoscia dopo una giornata passata al suo capezzale, nella caparbietà di mio nonno che la rimpinzava di cibo perché così – pensava lui – si sarebbe rimessa e nell’ulcera di mio papà, catapultato suo malgrado in una situazione difficile da gestire, lui che è sempre stato in prima linea a parlare con i medici ed a cercare di contenere l’incapacità del suocero di comprendere e gestire quella situazione così difficile per un uomo anziano che, come lui, cocciutamente non si rassegnava all’idea dell’ineluttabilità del destino della moglie.
    La mia maschera, purtroppo, era fra tutte quella piena di meschinità: un’ostentata normalità ed una falsa serenità con cui difendere me stesso dal dolore. Così, di fronte alla sofferenza la preparazione della tesi di laurea diventava per me una comoda scusa per stare lontano. Mi nascondevo dentro la biblioteca della facoltà, cercavo la compagnia spensierata degli amici per scansare quella tragedia che mi opprimeva. Ecco allora la maschera più pesante, quella che ancora oggi mi pesa nel cuore: la ricerca di una finta spensieratezza, il rifiuto di quella situazione, concretizzatosi nei sabati sera passati con gli amici in pizzeria e poi in discoteca. E la domenica da mia nonna, cogliendo ogni occasione per svicolare, per uscire da quella situazione. Durante la settimana ero il primo ad offrirmi per andare a prendere le medicine in farmacia o dal medico per le impegnative, oltre che per cambiare le bombole d’ossigeno.
    Non sempre però era possibile fuggire. Ancora rivedo me e mia nonna una mattina soli in casa sua. Io e lei eravamo in cucina per il pranzo. Io la imboccavo, lei era ormai senza forze ed inappetente. Io indossavo la consueta maschera di normalità. Lei mi guardava, quasi senza espressione. Ad un tratto mi fissò sconfortata e mi disse con un filo di voce che per lei era finita. Ne era consapevole. Io la guardai e per un momento calai quella mia maschera. Sentivo una pena infinita e credo che ciò fosse visibile nell’espressione del mio volto. Non ebbi il coraggio di dirle nulla. La accarezzai soltanto e presi dal piatto una cucchiaiata di minestra. Lei mi guardò e mi fece segno con la mano che non voleva più niente da mangiare. Posai il cucchiaio nel piatto e sentii il mio cuore andare definitivamente in pezzi: quello fu il momento in cui ebbi chiaramente la consapevolezza che l’avrei presto persa. Avrei voluto piangere ed abbracciarla per cercare, cosi, di non farla andare via. Invece, rimisi la maschera e cominciai a dirle le solite cose, le solite frasi piene di falso ottimismo: “Dai nonnina, presto andrà meglio… non ti abbattere… non dire queste cose, neppure per scherzo”.
    Uscii da casa sua con un’angoscia ed una pena indescrivibili. Non avevo fede, non avevo speranza, conoscevo solo la paura nascosta dietro la mia maschera, quella che di lì a poco averi indossato di nuovo nell’ennesima serata in discoteca con gli amici.

    1. Caro Stefano pericoloso per le persone sensibili… tu tocchi il cuore di tutti ogni volta che intervieni.
      Adesso poi, che si sente tanto dolore ancora intatto, lì, fermo nelle tue parole… sei ancora più diretto e sferzante.

      Sembra che il dolore ti sia cresciuto ancora di più addosso col tempo. (e chi ha mai detto che il tempo piuttosto lo attenua?! sono altre le cose che lo mandano via, la rimozione i meccanismi vari con cui ci difendiamo per non sentirlo) ti capisco.
      Ho vissuto qualcosa di simile quando sono morte delle persone a me care.
      E quando ripenso ad alcuni precisi momenti… la sola cosa che posso fare è pregare, (come dicevo ad un’amica proprio ieri, in certi momenti la sola cosa che mi aiuta è silenzio e preghiera e lacrime e poi ricominciare da capo silenzio preghiera e lacrime, e ancora e ancora… fino a che resta solo la preghiera.) Oggi devo dire che il dolore è molto sanato, quasi guarito, e sto meglio. La preghiera però è rimasta e non dimentico l’eterno riposo per tutti i miei-nostri cari tutti i giorni.

      Per quanto mi riguarda io vorrei saperlo se sto per morire. Anche ora ci sono persone che stanno per morire e io lo so e loro no!, ma non le conosco direttamente e sono lontane da me: io insisto coi parenti perché glielo dicano… ma… Ecco, ripeto che quando toccherà a me io voglio potermi preparare, voglio avere il diritto di guardare la mia paura e la mia speranza o quello che la mia realtà mi darà da vivere.
      Voglio vivere la mia ultima ora nella consapevolezza che sto desiderando inseguendo e toccando ogni tanto e sempre più spesso nel resto della mia vita. Voglio provare la mia fede nell’ultima ora.
      Io ti chiedo Stefano, e scusami se lo faccio, di perdonare te stesso e la tua maschera di allora. (Se maschera era). Di perdonare tutte le persone che hanno vissuto con te il vostro dramma. Appunto, come su un palcoscenico: falle sfilare e perdonale ad una ad una. Io credo che il tuo dolore di allora, accettato e riassorbito oggi col perdono di te a voi tutti, può diventare adesso prezioso per la tua crescita e per la comprensione della tua vita.

  27. E così abbiamo toccato il tema del fine vita.. C’è un testo che trovo bellissimo, fa parte del libro Oceano Mare di Baricco. Ecco come vorrei essere accompagnata alla fine, senza maschere:
    “quanto sarebbe bello che, per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi. E qualcuno – un padre, un amore, qualcuno – capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume – immaginarlo, inventarlo – e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio.
    Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Farebbe dolce la vita, qualunque vita.
    E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente, si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare.
    Farsi “ferire”, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente, umano.
    Basterebbe la fantasia di qualcuno – un padre, un amore, qualcuno.
    Lui saprebbe inventarla una strada.. una strada da qui al mare”

    Senza maschere.

  28. Stefano, la tua storia è molto toccante e rievoca episodi che ciascuno di noi bene o male ha vissuto.

    Sono convinto però che la tua, e soprattutto quella dei tuoi cari, non era una maschera, ma un voler dire: nonnina cara, non vogliamo caricarti dell’ulteriore pensiero di dover morire.
    Anche se, la morte, vista da coloro che hanno fede, non è altro che rinascita; e stai tranquillo, che nonna Maria, ormai è viva, ti guarda, sorride e prega per te.

    Prega anche tu per lei! ne avrai molti benefici.

  29. Mi succede sempre…
    ogni anno mi stupisco, poi ri-capisco sempre il perché e mi piace:
    mi riferisco (Rosario) ai misteri gloriosi di oggi mercoledì… delle ceneri.
    verrebbero spontanei quelli dolorosi… ma iniziando il cammino verso la Pasqua… hanno più senso quelli della GLORIA!

    Buona Quaresima a tutti.

  30. A Fonte Colombo (convento francescano) sul percorso che porta ad un anfratto nella roccia dove S.Francesco amava ritirarsi, c’è un piccolo ossario sulla cui sommità c’è scritto:” Fui ciò che tu sei, sarai ciò che io sono”.Non è da commentare c’è solo da farne tesoro,forse non domani nè fra due giorni neppure fra cento anni, ma il nostro giorno verrà e fra noi eruditi propangandisti della Parola quanti sono già pronti, ora, subito?

  31. A me a parlare di maschere viene in mente la prima pagina del “Folle” di Gibran… ” Per la prima volta il sole baciò il mio volto nudo e gridai: Benedetti siano i ladri che rubarono le mie maschere” Per noi non è così semplice, dobbiamo togliercele da soli, ma toglierle davvero tutte, per arrivare a mostrare l’immagine che Dio aveva nel crearci. Altrimenti togliere la maschera (la mia è abbastanza da superdonna) per mostrarne una, un’altra maschera, più brutta non so se abbia senso (non siate come gli ipocriti che si sfigurano la faccia…) Quindi, per quanto posso penso che cercherò di tenere quelle almeno decenti, di maschere, e buttare quelle brutte, in questa quaresima finchè non potrò permettermi di toglierle tutte, e farmi baciare il volto nudo dal sole…
    Buona quaresima, un abbraccio

    1. Ciao Edda, mi piace quello che dici! aggiungo solo che oltre a mostrare l’immagine di Dio togliendoci le maschere, noi possiamo anche “completare” con Dio IN NOI l’immagine che Lui ha pensato per noi!

      e allora – io mi diverto a modellare a volte – pensate a un bel pezzo di creta… forse rappresenta una maschera, una di quelle decenti da cui possiamo partire… fra quelle che abbiamo… ma lo si lima qua e là, si toglie, si aggiunge, si liscia si “sente” sotto le mani sporche e creative… e alla fine vien sempre fuori qualcosa di unico e bello!
      !Che anche Noi possiamo continuare a modellarci in questa quaresima a Sua immagine!

  32. Edda, mantenere, o togliere, la maschera da superdonna, questo non ha senso.

    Il vero senso, sarebbe togliere la maschera, qualunque essa sia, per diventare veri; belli o brutti non importa ma non finti.

    Tanto, se crediamo, Dio conosce il nostro vero io; e allora?

    1. Conosco una preghiera da quandoo ero ragazza..non so di chi sia, la riporto a memoria:
      “Tutte le volte che avrai la disperazione nell’anima, e continuera a sorridere, e a parlare agli altri di speranza. Tutte le volte che avrai la morte nell’anima, e continuerai a sorridere, e a parlare agli altri di vita. Tutte le volte che avrai l’anima piombata nel buio, e continuerai a sorridere e a parlare agli altri di luce. Tutte le volte che ti sentirai il vuoto e la solitudine nell’anima e continurai a sorridere e a parlare agli altri d’amore, e ad amare concretamente, ti sembrerà di recitare una commedia, di non vivere nella verità….”
      Certo che sarebbe meglio avere amore, vita, luce che escono da soli senza il minimo sforzo, con naturalezza, ma se non è così a me non sembra il caso di andare a tediare il prossimo con musi lunghi e piagnistei…. anche se questo è il mio viso senza quella che credo sia una maschera. Prima preferisco essere sicura di togliere tutta la sabbia che ricopre il pozzo, prima di offrire a qualcuno che ha sete della sabbia….

      1. Mi piace molto l’immagine usata da santa Teresina: se siamo colmi di Dio, poco importa se siamo dei bicchierini o delle pinte. SE la nostra è una vita piccolina, senza grandi possibilità, l’essenziale è che sia vissuta, alla luce di Dio, nella pienezza. Non ti scoraggiare

      2. Ti capisco e condivido la tua fatica!
        A me sapere che le mie difficoltà sono le stesse che affrontano altre persone aiuta molto, mi fa sentire meno sola, il peso diventa un poco più leggero…. ti auguro possa essere così anche per te.
        Un abbraccio fraterno stretto stretto

  33. E’ vero, belli o brutti, nella gioia o nel dolore, nella fatica o nel riposo, basta che Dio sia nella nostra barca, e si va a gonfie vele.
    Edda, possa Dio, donarti l’amore, la vita, la luce da donare con naturalezza; possa Dio far sgorgare, da quel pozzo ricoperto di sabbia, l’acqua viva da portare a coloro che hanno fame e sete d’amore, ed inconsciamente fame e sete di Dio.

  34. Credo che in questi giorni, prima di tutto, dobbiamo sentire forte il dovere di non prescindere mai dall’immane tragedia che ha colpito il Giappone. È un imperativo per noi che crediamo nell’incarnazione di Dio perché, in primo luogo, “la comunità dei cristiani si sente realmente e intimamente solidale con il genere umano e con la sua storia” (Gaudium et Spes n.1 Concilio Vaticano II). Poi, anche se così lontano da noi, le migliaia di “persone” che hanno incontrato la morte e, ancor di più, le centinaia di migliaia che sono state solamente accarezzate da essa e che, in una manciata di secondi, sono stati privati di tutto ciò che rendeva la loro vita degna di essere vissuta, sono portatori di un messaggio fondamentale per la nostra Fede. Essi diventano una decisiva chiave di lettura per la nostra Quaresima e per la quotidiana battaglia con i demoni e le tenebre che ci impediscono di vedere la “luce”.
    L’incontro con queste “tragedie” ci aiuta a relativizzare anche il demone più duro da sconfiggere e banalizzare le lotte quotidiane per le quali arriviamo anche ad amareggiare le nostre esistenze. Noi che abbiamo gli strumenti della Fede non possiamo permetterci di oscurare la nostra vita.
    Solamente guardando costantemente all’umanità che soffre delle pene veramente indicibili, vicina o lontana che sia, possiamo riuscire a sconfiggere i nostri banalissimi malanni.

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Article by: Paolo

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