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Custodire

E Adonai Elohim plasmò ha’adam, polvere (tirata) fuori di ha’damah

E soffiò nelle sue narici un alito di vita

E l’umano (ha’adam) divenne un essere vivente. (Gn 2,7)

Nel secondo capitolo della Genesi un nuovo autore, che chiama Dio Adonai e non più Elohim, ripete il racconto della Creazione con una variante significativa. Pur avendo creato il mondo, gli alberi non portano frutto perché non esiste né acqua né giardiniere per coltivarlo. L’acqua permetterà a Dio di plasmare l’uomo e all’uomo di fare il giardiniere. Vi leggo una circolarità della Creazione: ognuno riveste un ruolo, esiste un profondo legame fra ogni essere vivente. Fermiamoci un attimo al gioco di parole della creazione dell’uomo fra umano e humus (2,7)

L’uomo condivide con i vegetali e gli animali il fatto di provenire dall’humus.

Con gli animali il fatto di essere plasmato.

Ma solo lui viene dalla polvere, segno della morte: ha consapevolezza della sua fine.

Solo lui riceve l’alito di vita, che abbiamo già trovato: è la parola che Dio ha usato (nishmat), nella Creazione, la stessa che l’uomo userà per chiamare (possedere, conoscere) gli animali (2,20). Di nuovo la parola è protagonista: dona vita, fa conoscere.

L’uomo è al vertice della creazione: proviene dalla stessa terra, ma è molto diverso dai vegetali e dagli animali: ha autocoscienza del proprio destino, e partecipa della parola/respiro/soffio/alito che proviene direttamente da Dio.

Dare il nome agli animali significa esercitare il mite dominio su cui abbiamo riflettuto nel posto riguardante la Creazione, Adonai aiuta l’uomo a prendere coscienza del suo ruolo, assume una funzione educativa, didattica, l’uomo, apprendista, impara da Dio a dominare conoscendo, usando la parola, senza violenza.

Ora l’uomo è chiamato a coltivare il giardino (dal verbo “custodire”, un luogo recintato, da proteggere, splendido), più precisamente a lavorare/coltivare (ma lo stesso verbo significa anche “onorare”) e a custodirlo. È un ruolo di sostegno, di supporto, nuovamente un dominio limitato, che mette al centro la relazione, non il potere.

(in realtà i verbi coltivare e custodire sono al femminile. Forse è l’umanità da custodire)

Questa prima, lunga riflessione, ci porta ad approfondire alcuni temi.

La Bibbia (e i cristiani) credono nel rapporto di assoluta reciprocità fra uomo e creato. Esiste un’ecologia biblica che pone il creato al centro ma l’uomo al centro del creato, come giardiniere e custode. Due eccessi vanno evitati: uno sterile ecologismo e un’indifferenza criminale che sta uccidendo il mondo.

Ma, all’interno del creato, esiste una gerarchia di valori. Da questo brano la teologia medioevale autorizza l’uso della caccia per nutrirsi (non per sport!), ma in un complesso regime di reciproca dignità e rispetto. La Bibbia è lontana dal panteismo (dio è contenuto in ogni vivente) ma vuole ricondurre all’origine la scintilla di vita presente in ogni vivente.

Il credente è, perciò, un ecologista globale.

Il rapporto con il Creato (da frate Francesco in avanti), ci permette di scrutare l’impronta di Dio. Nel Creato l’uomo è interrogato con forza sulla sua natura e il suo destino.

Category: Parole

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36 comments

  1. Ho appena trascorso una due giorni di spiritualità con alcuni giovani della diocesi di appartenza Adria-Rovigo sul tema “Tu sei bellezza” il cui filo conduttore è stato il posare lo sguardo sul voltio di Cristo a partire da alcune immagini della nostra arte.
    @Paolo
    Mi ricollego subito a quanto ha iscritto tu Paolo, per dire che tutta la creazione è intrisa ddell’immagine del suo Creatore. Con Cristo è stata ricreata.
    Ogni coda che c’è è bella perchè porta l’impronta di Dio e di Cristo. Quanto spesso non ci soffermiamo a posare lo sguardo su una cosa sola al giorno e ringraziare il Signore per avercela creata e donata. Quanti immagini scorrono ogni giorno davanti ai nostri occhi da internet alla tv e perdiamo così lo sguardo della contemplazione.
    Se riacquistassimo un po’ di più uno sguardo contemplativo in ciò che ci circonda forse ci accorgeremo di più della loro ricchezza e bellezza, una bellezza da salvagaurdare.

  2. Etty Hillesum, uscendo dalla baracca del campo di concentramento,da dove non uscirà viva, si commuove alla vista dell’arcobaleno. La forza dll e bellezza anche per una ebrea.

  3. Quindi …
    l’uomo ha in sè la coscienza dell’ordine delle cose con il compito di mantenere tale ordine e di ri-portarlo
    ad iniziare da sè stesso.

    Fino ad un certo punto anche noi stessi siamo “creato” a cui è stato – poi – insufflato lo Spirito di Dio.
    Quindi … questo mite dominare, custodire, coltivare, proteggere inizia proprio sulla nostra natura e solo così, poi, avremo il senso primo di ordine delle cose create che è un senso di affetto.

    E, senza questo amore il custodire, coltivare, dominare mirerà solo al possedere, sfruttare, violare.

    Forse è questo che ci sfugge ed è forse questo che fa compiere tanti danni.

  4. MarcoCo e Lidia mi hanno fatto balzare alla mente il comandamento di Gesù: ama il prossimo tuo come te stesso.
    Tutto e tutti mi sono prossimo, di tutto e tutti devo prendermi cura e custodirli, ma se non so farlo con me stesso come posso farlo con il creato intero?
    Dobbiamo “custodire” il giardino, ma per farlo dobbiamo “custodire” noi stessi e gli altri: non esiste una cosa che debba essere privilegiata sulle altre, ma tutto va vissuto in armonia.

    Buona giornata a tutti

  5. Non sono molto bravo, comunque cercherò di esprimere il mio piccolo pensiero.

    Sono stato attratto dalla frase “Il Creato al Centro e l’uomo al centro del creato” :

    – il creato (il giardino) potrebbe essere Dio, e l’uomo posto al centro del cuore e del pensiero di Dio, custodito e irrorato dalla grazia, dalla bontà dalla misericordia dalla comunione e dalla pienezza;

    – il creato (sempre il giardino) potrebbe essere l’uomo che pone al centro della sua vita Dio e cerca di custodirne la parola, il pensiero,la volontà, conformandosi a Lui nella grazia, nella bontà, nella misericordia per poter quindi giungere ad una comunione piena con Lui.

  6. Sul tema del rapporto tra l’uomo e le altre creature del Creato ricordo ciò che mi è accaduto una mattina di quindici anni fa a Roma, città in cui mi trovavo a svolgere il mio anno di leva presso il Primo Reparto Mobile della Polizia di Stato. Ero appena smontato dal turno di notte di vigilanza all’ambasciata israeliana insieme ad altri tre disgraziati come me. Stipati dentro la Fiat Uno di servizio stavamo tornando in caserma quando all’altezza di Villa Borghese notammo delle persone che ci facevano segno di fermarci. Ci fermammo. Fummo avvicinati da tre di loro, di cui una alquanto anziana. Erano preoccupati per un cagnolino, un cucciolo di Labrador – se non ricordo male – che avevano trovato tremante per il freddo vicino alla fermata dell’autobus. La vecchietta in particolare me la ricordo visibilmente accorata per quella minuta creatura che sembrava essere stata abbandonata in quel luogo. In realtà non lo era: ci accorgemmo quasi subito che in una panchina lì vicino giaceva esanime un giovane, credo sulla ventina. Lo scuotemmo con decisione. Era in catalessi e capimmo subito che era sotto l’effetto di qualche sostanza. Chiedemmo spiegazioni ai tre ma a quelle persone del ragazzo non interessava molto, quasi fosse invisibile ai loro occhi. Per loro il problema principale era il cagnolino che tremava dal freddo. “È un tossico” – ci ribatteva la vecchietta. Già, una persona di cui diffidare – pensai – la cui sorte non può certo interessare a chi spesso si trova a camminare per strada con la paura di essere rapinata da “uno come lui”. Chiamammo l’ambulanza mentre il giovane, lentamente, si riprendeva. Capimmo che il cagnolino era il suo. I tre diventarono sempre più ansiosi per la sorte dell’animale: “portatelo al caldo!” – ci dicevano con insistenza. Nessuna parola sul tossico. La sua era una vita di serie b, anche meno importante di quella dell’innocente cagnolino! Dal canto suo il ragazzo, ormai in sé, ci supplicava di non togliergli il suo piccolo amico. Riuscimmo a convincere l’autista dell’ambulanza a portarsi dietro anche il cagnolino, nascosto dentro l’abitacolo vicino al posto del conducente. Né i miei sentimenti verso quel ragazzo erano meglio disposti, visto che fremevo per tornare in caserma per la paura di perdere il terno che di lì a poco mi avrebbe riportato a casa per il giorno di riposo. Di quel ragazzo e del suo cagnolino francamente m’interessava ben poco: l’importante era tornare a casa dai miei e dalla fidanzata.
    Andando ancora più indietro negli anni mi viene in mente la mia vicina di casa dove abitavo da ragazzo. Amava moltissimo gli animali, i suoi – ne aveva diversi tra cani e gatti – e quelli randagi a cui non lesinava mai il cibo. Nei davanzali delle finestre del suo appartamento al primo piano c’erano sempre briciole per i passerotti. Era una donna che aveva visto dolorosamente cadere una dopo l’altra tutte le relazioni con gli altri ed ogni affetto: un amore finito male, una lite col fratello, i genitori venuti a mancare. Era sola. Sola contro tutti, sola contro i vicini di casa verso cui si scagliava per ogni minima sciocchezza in furibonde riunioni condominiali. Sola contro noi bambini scalmanati che giocavamo a palla sotto le sue finestre. Quel suo vuoto nel cuore era colmato da quegli altri affetti, dai suoi animali che riempivano lo spazio lasciato libero da relazioni difficili e sfortunate. L’inferno sono gli altri, sosteneva il filosofo esistenzialista Jean-Paul Sartre, e lei lo sapeva bene! Per gli altri quelle sua sofferenze erano invisibili. Erano evidenti solo il suo caratteraccio ed il suo (esagerato) amore per gli animali! Quale sorpresa è stata per me l’avvicinarmi sempre di più a lei negli anni. Crescendo ho iniziato a rapportarmi con lei in maniera diversa: prima semplici e fugaci saluti per le scale, poi conversazioni ed incontri sempre più prolungati. Così alle lamentele ed alle reciproche incomprensioni si sono sostituiti piacevoli momenti di incontro che mi hanno fatto conoscere una dolcezza inimmaginabile. Un tesoro nascosto. Un giorno mi ha addirittura invitato a casa sua – tempio inaccessibile per i più – per mostrarmi le foto della sua infanzia e dei suoi animali. Ancora mi commuove il ricordo di quell’invito, per lei una rara apertura del cuore verso l’altro, e del cui dono ho avuto il grandissimo privilegio.
    Mi rendo conto che molto spesso alle difficoltà dei rapporti con l’altro è preferibile sostituire delle relazioni più semplici, quelle appunto con gli animali. Loro non ci tradiscono, non ci fanno torti e chiedono poco in cambio. La nostra società ci porta ad accettare sempre più spesso scorciatoie, anche nei rapporti, percorrendo le quali rischiamo, però, di perdere il senso di noi stessi e di noi con l’altro.
    È vero l’uomo è al centro del Creato, ma non da solo! Non è come singolo che si rapporta con le meraviglie operate da Dio, ma come essere relazionale, come coppia. Adonai Elohim creò la donna perché non era bene che l’uomo fosse solo. A loro come duo congiunto è stata affidata la cura del Giardino.
    Ci completiamo nell’altro: è nella relazione degli uomini tra loro ed insieme con il Creato che il disegno di Dio si compie. Ho paura che stiamo perdendo questa reciprocità tra uomo e Creato perché stiamo dimenticando quella tra uomo e uomo, sostituendola con altre relazioni, più semplici, più facili, meno dolorose ma che ci sviano. Credo che sia necessario mettere al centro del Creato l’uomo, l’uomo insieme all’altro, l’uomo come relazione. Solo così avremo la capacità di farci Sue vere creature e custodi di tutto il Creato, ambiente ed animali compresi.

    P.S. Chiedo a tutti umilmente scusa per l’imbarazzante lunghezza di questo mio commento!

    1. Sconcertante!
      Un amico missionario, quando viene in Italia dice che vorrebbe che i suoi poveri fossero cani, almeno avrebbero di che mangiare!
      Siamo solidali con ogni animale, a partire dagli uomini!

    2. Grazie Stefano,
      la tua testimonianza è stata molto efficace ed illuminante.
      Il tuo commento era perfetto e per niente “imbarazzantemente lungo”: ci mediterò sopra ampiamente.

    3. Grazie per la tua testimonianza, Stefano, che solleva una questione che trovo interessante.
      Premetto di essere cresciuta in un contesto familiare che non mi ha mai portato – ahimé, forse – ad alcuna confidenza con gli animali, e chi mi conosce sa che, nel rapportarmi con un qualunque cagnolino, mi tengo rispettosamente a distanza di sicurezza e altrettanta ne pretendo.
      Devo comunque dire che nella mia famiglia sono presenti molteplici esempi di attenzione all’altro e che sono cresciuta nel solco di questo.
      Ho sempre pensato a una malintesa gerarchia uomo-animale in cui l’ultimo degli uomini viene prima del più bell’animale.
      Eppure, qui a Legalandia dove vivo ormai da più di metà della mia vita, ho riscontrato molte volte quello che dici tu… l’attenzione – a volte maniacale – verso gli animali domestici da parte di persone che potrebbero avere anche parecchio tempo e risorse da dedicare agli altri, ai bisognosi, ai deboli, ai disabili.
      Quando ho provato a confrontarmi con loro a questo proposito, la risposta che ho più spesso ricevuto è stata: “Lo faccio perché sono sicuramente migliori gli animali che certi cristiani.”
      Al di là di ogni considerazione di priorità – se mai ce ne fosse una – tra uomo e animale, evidentemente “certi cristiani”, me per prima, non proiettiamo su chi ci circonda un’immagine bella di Cristo e dell’altro.
      E lo spingiamo a rifugiarsi su qualcuno che non delude mai, senza far capire che chi non delude mai è Cristo, non un cagnolino!

  7. Il Post è di quelli che mi piacciono di più.
    Non il panteismo né lo sterile ecologismo o l’indifferenza criminale – MA l’ecologia cristiana – che mi piacerebbe vedere approfondita da te Paolo anche più spesso in queste pagine, perché ho molto bisogno di capire meglio e più a fondo il nostro essere animali, la nostra relazione col Creato, pure noi parte della Creazione, ma con un “soffio” in più…
    (creazione che geme anch’essa e attende la Fine e la Gloria anche se con diversa “consapevolezza”, io credo, rispetto a noi)

    uno di questi giorni diventerò vegetariana… ma intanto

    ora rifletto sul racconto di Stefano davvero sconcertante.

    Eppure per molti è così: gli animali prima e meglio che/degli uomini

    Ho avuto tanti dubbi prima di prendere in casa con me la mia gattina, come vi ho già detto…. perché con tutte le persone che hanno bisogno di tutto nel mondo mi sembrava uno spreco usare risorse per trattare gli animali meglio di come non siano trattati i poveri dell’amico missionario di Paolo.

    E voi Stefano e Paolo adesso riaccendete i miei antichi dubbi.

    Così mi chiedo allora: dove e qual è il giusto mezzo stavolta?
    gerarchie, priorità, e poi custodia e cura… ma concretamente?!…
    Mi vengono in mente queste parole tra Gesù e una donna:
    Ed egli le rispondeva: “Lascia prima che si sazino i figli, perché non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini”. Ma lei gli replicò: “Signore, anche i cagnolini sotto la tavola mangiano le briciole dei figli”.

    allora possiamo preoccupiamoci che i TUTTI i figli siano sazi e poi dare anche ai cagnolini… ma nel concreto cosa e come fare?

    comprare i croccantini per i nostrigatti (e cani ecc ), per i gatti del quartiere, ecc…
    e magari poi facendo la spesa magari decidere di dare ogni volta una piccola quota di denaro ai poveri?! come se fosse parte normale della spesa?

    e chi ha esperienza di animali a casa sua come vive tutto questo?! altre volte ho tentato di chiedere pure a voi a riguardo…

    (mi auguro, Paolo di non andare fuori tema con questi discorsi, tu riportaci dentro se occorre..)
    Grazie a tutti

  8. mi correggo:
    “allora possiamo preoccuparci che TUTTI i figli siano sazi e poi dare anche ai cagnolini… ma nel concreto cosa e come fare?”

    però adesso continuo a riflettere sul resto, in generale, peché la nostra Terra ha bisogno che noi riflettiamo e che agiamo infine con Cura e Custodia per noi e per tutto ciò che ci circonda.

  9. Io ho detto uomo, ma in effetti volevo dire tutta l’umanità e l’intera creazione.

    Pertanto, rispondendo a Vera, secondo me, gli animali,le piante e tutto il creato dovrebbero essere trattati e custoditi con la stessa umana carità.

    1. d’accordissimo
      Solo vedendo in ogni creatura la luce del Padre portiamo rispetto e vediamo oltre.
      Il cristiano diventa un ecologista globale, perché vede l’armonia profonda della Creazione in ogni cosa…

  10. A proposito di acqua…
    Qualche tempo fa ero con delle amiche che incontro ogni tanto, e una di loro aveva portato da offrirci la sacred healing water, l’acqua sacra pura… e ci ha spiegato come si può ri-produrre perché tutti ne possano bere e rigenerarsi…
    ammirevoli – dal punto di vista umano! – gli sforzi che le persone compiono per aiutarsi a star bene.
    Non vi racconto i procedimenti per moltiplicare questo tipo di acqua, vi dico solo che le prime sue gocce
    provengono dagli angoli più sacri puri e spirituali del pianeta… ecc ecc e sembra che i cristalli che questa acqua forma siano bellissimi e perfetti… e arrivo al libro che un’altra amica aveva con sé, un libro interessante, di un giapponese, Masaru Emoto, secondo cui l’acqua ha la capacità di memorizzare le informazioni che riceve dall’ambiente dando forma a cristalli diversi per ogni tipo di “messaggio”.
    Secondo Masaru Emotu dunque, l’acqua sottoposta alle vibrazioni di parole e pensieri positivi forma dei cristalli
    bellissimi, simili a quelli della neve, l’acqua sottoposta alle vibrazioni di parole e pensieri negativi reagisce creando strutture amorfe e prive di armonia.

    Ora io non voglio esprimere giudizi di alcun genere, e nemmeno andare fuori tema del Post… ma parlando qui di

    Ecologia Globale e Cristiana mi sono venute in mente alcune cose: il nostro corpo è composto da acqua in altissima
    percentuale: se è vero quello che afferma questo studioso giapponese, cosa ci succede quando qualcuno ci dice
    soltanto”stupido?” o ci tratta male? o quando qualcuno si arrabbia con noi? o noi stessi ci arrabbiamo con altri?
    o c’è malumore nell’aria o mancanza di ARMONIA?!
    cosa succede all’acqua che è in noi? che brutti cristalli formerà?!!

    Inutile dirvi che io NON ho bevuto l’acqua delle mie amiche e che mi guardo bene dalle mode New Age!!!, la MIA ACQUA è e resta quella che Gesù ha offerto alla Samaritana…

    ma alcune riflessioni sull’acqua mi sono sembrate salutari…
    soprattutto il pensiero che dicendo o pensando male di qualcuno io posso “danneggiarlo” nel profondo.

    e ringraziando Costanza per il suo link … ve ne rigiro un altro http://www.contrattoacqua.it/public/journal/
    relativo ad un portale utilissimo pieno di altri link e informazioni sull’acqua bene comune dell’umanità.
    che dobbiamo usar bene proteggere custodire e lasciare ai nostri figli….
    (Comitato Italiano Contratto Mondiale sull’acqua – ONLUS)

    1. “ma alcune riflessioni sull’acqua mi sono sembrate salutari…soprattutto il pensiero che dicendo o pensando male di qualcuno io posso “danneggiarlo” nel profondo.”

      Pensa alle parole BENEDIRE e MALEDIRE, leggendoti mi sono venute in mente, dire bene o dire male di qualcuno ha una “forza” di cui a volte non ci rendiamo conto!

  11. E Dio disse: Sia il firmamento in mezzo all’acqua, e divida acqua da acqua….

    “divida acqua da acqua”
    cosa vuol dire divida acqua da acqua?

    Non so voi ma io la vedo in questa maniera:

    l’acqua celeste, al di sopra del firmamento, è l’acqua viva dello Spirito di Dio che aleggia sopra l’acqua scura dell’abisso, delle tenebre, del male al di sotto del firmamento.

    Anche il nostro corpo è formato dall’acqua celeste che è lo spirito,da custodire e preservare, e dall’acqua scura, corporea, legata al materiale, da lasciare andare.

    1. Quali sono queste acque al di sopra e al di sotto della distesa?
      Ecco una mia visione.
      Le acque in alto sarebbero l’espressione dell’inconosciuto divino, il mondo “in alto” in conoscibile nella sua essenza, ma che si lascia conoscere tramite le sue energie incerate nella relazione con il mondo “in basso”, il mondo creato; quando l’Uomo compie le proprie acque in basso, i suoi cieli interiori, queste acque diventano asciutto, una “terra nuova” che è conoscenza e partecipazione del mondo divino.

      La frontiera che essa determina tra le due acque si sposta a seconda del compimento dell’Uomo. Quando il Figlio cresce, la terra nuova offre nuova luce e le acque arretrano il loro confine (emerge terra nuova).

    1. Ciao Costanza,
      io non avevo osato proporre il link direttamente… ma vedo che tu sei più “coraggiosa” di me!

      Grazie!!!

      (per il bene comune e in cordata…)

      1. abbiamo in vista un referendum fondamentale per dare uno stop alla mercificazione dell’acqua…e quello che soprattutto mi muove è pensare che uno stop in Italia può significare un bambino in meno che muore di sete in uno dei tanti disperati sud del mondo…anche per un solo bambino vale portare a votare 25 milioni di persone

        1. Uno dei miei migliori difetti è non guardare la TV,
          così non so cosa sta succedendo
          in Italia a proposito del Referendum,
          Costanza, ci sei?,
          ne vogliamo parlare?
          vogliamo ricordare a tutti di votare?

          l’acqua bene comune l’acqua servizio
          l’acqua creatura di Dio per l’umanità.

          http://www.acquabenecomune.org/

  12. Si è entrati nel discorso dell’acqua…

    All’inizio tutta la terra era ricoperta di acqua, poi Dio separò le acque dalla terra, poi la terra produsse germogli etc etc…
    Quindi tutte le cose si sono create lentamente.
    In quasi tutte le culture l’acqua è simbolo di qualcosa di nascosto, di inconscio…che contiene vita!
    Nel mare c’è tanta vita, ci sono i pesci anche se non si vedono… basta pescarli! (mi viene in mente anche la frase “vi farò pescatori di uomini”).
    La Genesi ci invita dunque a uscire dall’acqua, a trovare l’asciutto, a trovare chi sono e a darmi un Nome.

    Permettetemi come sempre qualche riflessione sul testo ebraico.
    “All’inizio Dio creò i Cieli e terra” oltre a essere qualcosa di esteriore,i cieli e la terra sono interni a noi.
    I “cieli” (šamaiym in ebraico) sono legati alle “acque” (maiym).
    La “terra” (‘ereş) invece indica essenzialmente l’ “asciutto” .
    Non voglio farla troppo lunga, dico solo che la parola ‘ereş (“terra”) ha come base le parole ‘or (“luce”) e şade (“arpione”).
    Cioè…la “terra” è l’immagine che si crea dall’arpione che trae l’incompiuto alla luce per portarlo al compiuto.

    Le acque cosa sono dunque? L’infinità! Il simbolo di ciò che non si conosce, di ciò che non può essere afferrato, sia perché inconoscibile, sia perché non ancora conosciuto ma chiamato a esserlo.

    Il discorso poi sarebbe molto più lungo….
    C’è un altro racconto nella Bibbia che parla dell’acqua: il diluvio.
    La gente viveva nella superficialità. Era un’umanità che aveva bisogno di riscoprire l’uomo e il Dio che lo abita (il Figlio dell’Uomo presente in ognuno di noi).

    Butto lì un altro passaggio.. il popolo ebraico che si “immerge” nelle acque del Mar Rosso per “riscoprirsi”.

      1. Massa e Meriba….la samaritana al pozzo….il battesimo di Gesù….le nozze di Cana.

        Tanti episodi parlano dell’acqua, tutti ci riconducono alla nostra sete di verità

  13. Un vecchio libro a cui sono molto affezionata ha come titolo “Come fare cose con le parole”… e così sto ancora riflettendo sulla forza che le parole possiedono (anche quelle nostre, di tutti i giorni: parole dette parlate scritte gridate sussurrate pregate ignorate mentite ecc) e, anche con la stoltezza della predicazione… sull’Efficacia che ha soprattutto La Parola (che non torna al Padre senza aver compiuto ciò per cui è stata mandata): Paolo “Di nuovo la parola è protagonista: dona vita, fa conoscere.”

    e rifletto pure su: “nel rapporto di assoluta reciprocità fra uomo e creato”

    e sul “mite dominio”, (che bella immagine questa del mite dominio, anche un po’ natalizia, con bambini e fiere che passeggiano insieme…)

    ed è bellissimo tutto questo per me! vorrei viverlo. concretamente. lavorare e custodire il giardino senza dominio senza sfruttamento in relazione di reciprocità… e allora… dove metto gli spazzolini di plastica le bottiglie di sapone liquido, e gli accendini… andranno pure a finire da qualche parte, vero?!
    e i detersivi che versiamo nei nostri scarichi… pure quelli…
    e di imballaggio in imballaggio molto reciprocamente, ci imballeremo tutti…

    …se non ci fermiamo a riflettere:
    1-che non sempre è stato così, 2-che ci hanno abituati a che sia così 3-che possiamo fare in modo che sia diverso…

    …ma le cose che più mi danno fastidio e non sopporto sono cose come gli OGM, e gli animali (poveri!!!) riempiti di antibiotici ammassati supernutriti (male)e uccisi (peggio)…
    e per oggi mi fermo. promesso.

  14. Ecologia cristiana… mi torna in mente Teillard De Chardin, di cui non ho letto niente, ma molto ho sentito parlare.
    Qualcuno sa consiglirmi qualche titolo di suoi libri (però non troppo imegnativi per i miei scarsi neuroni)?

    Un abbraccio e buona giornata a tutti

  15. Mi inserisco brevemente (anche se non ho certo il dono della sintesi!) sul discorso dell’acqua, tema che è stato da ultimo affrontato da alcuni di voi. Quattro anni fa una coppia, conosciuta durante il corso prematrimoniale, mi ha raccontato di un’esperienza vissuta durante un viaggio in Africa – non ricordo il posto esatto. Mi dissero che mentre erano là, un giorno decisero di affittare un fuoristrada per fare un breve Safari. Ben presto, però, si allontanarono inopinatamente dall’itinerario suggerito dalle guide turistiche (quello cioè che evita accuratamente i posti dove si può toccare con mano la povertà diffusa di quei popoli) e, come prevedibile, si persero. Il caso (ma io non ci credo molto alle coincidenze!) volle che arrivassero in un villaggio di poche capanne molto malmesse. Decisero di chiedere informazioni, sperando di incontrare qualcuno che conoscesse almeno un po’ del loro inglese stentato. Scesero dal fuoristrada e si imbatterono in una madre – a loro ricordo di età indefinibile – seduta per terra e con in braccio un bambino che sembrava dormisse.
    Mentre i miei due amici mi raccontavano tutto ciò, ebbi l’impressione che fossero colti da un grande disagio nel ricordare quel fatto. Parlavano intervallando tra loro i ricordi e completando l’una le parole dell’altro. Ebbi la sensazione che quel comune ricordo avesse smosso in ognuno di loro le stesse corde interiori.
    Continuando il racconto, mi descrissero l’estrema magrezza di quella donna e l’enormità dei suoi occhi che sembravano quasi uscire da quel viso innaturalmente emaciato a causa degli evidenti stenti. Era quella – mi immaginai mentre i due parlavano – la rappresentazione perfetta della povertà. La donna, visti i due stranieri, avrà creduto – pensai – di trovarsi di fronte ad un dono della provvidenza!
    Il racconto continuò: la poverina incominciò a chiedere con insistenza: “water, water!”. Acqua per lei e per la creatura che teneva in braccio. I due mi raccontarono di essere rimasti paralizzati da quella supplica disperata. Mi immagino quale convulsa ondata di sentimenti possa mai averli assaliti in quel frangente. Io stesso, mentre ascoltavo il loro racconto, percepivo l’accelerazione del mio cuore impressionato. “Water, water”, continuava disperatamente la donna – quasi percepivo quella straziante intonazione dalle parole emozionate di chi raccontava. I miei amici, però, avevano solo una tanica di acqua per combattere il caldo tremendo di quella giornata e l’enorme paura di averne bisogno di tutta quanta nel caso in cui non fossero riusciti a trovare la strada per tornare in albergo. Compassione e paura: due acerrimi nemici tra loro. Ebbe, alla fine, il sopravvento la paura e i due se ne andarono via con tutta la loro acqua da quello straziante spettacolo. Mi dissero – e testimonio i loro occhi inumidirsi mentre parlavano – che quella decisione dettata dal timore e dalla necessità di non trovarsi senza l’essenziale in quel luogo selvaggio li faceva soffrire ancora allora, a distanza di tempo.
    Come biasimarli. Probabilmente io avrei fatto lo stesso; avrei preferito essere vinto dalla paura che avere il coraggio di una carità che richiedeva il pagamento di un caro prezzo all’incertezza. Forse è anche in nome della paura che l’umanità compie scelte che danneggiano la natura e l’uomo; forse è per la paura che si assetano ed affamano popoli e si inquina la terra. Temiamo che il nostro benessere scompaia improvvisamente. Forse è la paura di diventare come quelli che hanno fame e sete che ci rende indifferenti alle loro sofferenze. Dal canto mio ho sempre pensato che l’uomo che si appropria delle risorse della terra per sfruttarle a danno del prossimo sia in grande peccato. Ma è proprio quella stessa paura che in troppe occasioni mi paralizza a rendermi purtroppo complice di quel grave delitto!

  16. Caro Stefano, io voglio fare subito delle distinzioni:
    è legittima la paura di non avere il necessario per vivere.
    e lavoriamo tutti sodo per procurarcelo.
    Ma in che modo noi stabiliamo quale e cosa è il necessario per noi stessi?
    Fin dove qualcosa è necessaria e dove comincia invece il superfluo?
    In una situazione coem quella di cui parli, l’acqua diventa vitale e necessaria.
    Ma ci sono bisogni e bisogni, ora per me può essere necessario avere 100, o 1000 euro al giorno, a molti altri basta molto meno. (che lo vogliano o no!) Io voglio acqua corrente combustibili carta gas energia elettrica ecc … tutto in abbondanza e per me queste sono cose necessarie, e gli altri? Io inquino anche per chi queste cose non le ha e non le usa. Devo mangiare ciliege pesche angurie e arance tutto l’anno e per me è necessario… viaggiare, andare in vacanza e non posso farne a meno. Ma perché tutto questo mi è diventato necessario?
    Perché sono inserita in un mondo che funziona così! ma non mi piace. ma non è sempre stato così!

    Certo che in ogni epoca ci sono stati gli status symbol e non è di quelli che parlo! Io sono convinta che per ogni mio spreco ci sia dall’altra parte del pianeta qualcuno che soffre una mancanza: è questione di equilibrio…
    ma lo standard di “benessere” che richiede il nostro vivere quotidiano di oggi è diventato davvero troppo dannoso per il pianeta intero e impoverisce sempre di più i più poveri!
    Bisogna rimetterlo in discussione. O inventare nuovi modi di produrre di dismettere e di usare le cose. E’ necessaria una nuova economia, una vera ecologia cristiana e uomini più attenti al contesto di reciprocità, e al futuro, del pianeta. Non voglio però essere pessimista, magari uomini nuovi ci sono già tra di noi, tra i nostri figli e speriamo che sappiamo rimediare ai danni che altre generazioni hanno fatto…

    Secondo me, Stefano, non è solo la paura di diventare come i poveri che muove le persone, quanto i bisogni male indotti, i pregiudizi, il sistema economico che crea i SUOI bisogni. L’ignoranza e la poca riflessione su noi stessi e una cultura che tratta le cose come se ci fosse poca relazione tra di esse, come quando vai dal dottore per un problema e tu diventi solo quel problema e ti danno medicine solo per quello danneggiando altre parti di te con gli effetti collaterali… ma chi se ne frega!!! tanto poi te ne daranno altre di medicine…

    Il punto è che se butto un papera di plastica o una lattina in mare, queste prima o poi approderanno su qualche spiaggia: siamo tutti qui, animali tra gli animali col nostro “soffio” in più da risvegliare…. contagiati o contagiabili da tutto.

    soprattutto dalla mancanza di qualcosa di serio su cui fondare la nostra vita.
    qualcosa che non ha paura di nulla e che non ha bisogno di nulla, se non di Dio.

  17. Questa sera, mentre facevo la spesa al supermercato, ripetevo tra me e me: “Dar da mangiare agli affamati, dar da bere agli assetati” (non avevo ancora letto il commento di Stefano).

    Io avrei dato la mia acqua alla donna e al suo bambino.

    “Sul monte, il Signore vede e provvede”.

  18. …arrivo tardi,ma è qche giorno che mi sto dedicando ai post “vecchi”,come mi suggeriva Paolo,sull’AT.
    mi viene solo da dire che l’amore per il Creato,e il rispetto della Natura,va educato. è vero che la bellezza incanta sempre,ma oltre alla bellezza,poi,c’è l’azione,c’è la conservazione di un patrimonio che ci è stato dato,e che possiamo-addirittura!-rendere migliore.
    sono cresciuta in un paesino di montagna,a 1000m in provincia di Bg,dove l’esempio dei miei nonni mi ha insegnato,nel profondo,che la Natura va anche un pò domata.infinitamente bella,selvaggia…..ma con poco da offrire a chi deve trarne sostentamento.a chi deve strappare miseri campi e orti,o pascoli per gli animali,ad un terreno che tira al cielo,all’eterna pendenza delle sue vallate e cime.
    la Natura allora prende un suo ordine,una sua bellezza”umana” se curata proprio come un giardino.i boschi respirano di più,se tenuti puliti.ci sono meno incendi,meno frane.meno carestie.
    il Signore ha creato tutto questo perchè noi ce ne occupassimo,con infinito rispetto,e con determinazione,perchè il “domare ” la natura,è la metafora della vita di ognuno…lavoro,fatica,sudore, creatività(perchè no?)…e alla fine,il respiro dell’anima,quando ci accorgiamo cosa siamo capaci di fare,e quanta fiducia abbiamo ricevuto gratuitamente,perchè questa Terra ci è stata data in “gestione” e in prestito dalle generazioni future.
    questa cosa va insegnata,a chi purtroppo non ha la possibilità di fare esperienza della natura.(una volta,un bambino di Milano,villeggiante al mio paesello, esclamò,sorpresissimo:”mamma,guarda!!una pecora!!”….beh,amici,era un vitello in realtà…!)…appassioniamo i bambini alla bellezza della Natura!!

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Article by: Paolo

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