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La brocca

la seconda parte di meditazione sulla Samaritana

Ma la Samaritana gli disse: “Come mai tu, che sei Giudeo, chiedi da bere a me, che sono una donna samaritana? ”. I Giudei infatti non mantengono buone relazioni con i Samaritani.

La donna si irrigidisce, pensa ad un abbordaggio.

Ha perfettamente ragione: stiamo per assistere ad un lungo corteggiamento da parte di Dio.

Nella cultura africana il pozzo è il luogo dell’incontro, della comunicazione, della chiacchiera. Nella Bibbia il pozzo è il luogo per eccellenza del corteggiamento: ad un pozzo Giacobbe incontra Rachele, la sua futura sposa (Gen 29,9), ad un pozzo il fuggiasco Mosè, principe d’Egitto, incontra la sua futura sposa, Zippora, figlia di Ietro, sacerdote di Madan (Es 2,10.22)!

Ma qui lo sposo è stanco, non muscoloso e bello; timido, non coraggioso e sfrontato.

La donna è stupita e scocciata, si mette sulle difensive, Due sono le ragioni del suo stupore: un maschio ha l’impudenza di rivolgerle la parola e questo maschio è pure ebreo!

Nessun uomo poteva rivolgere la parola ad una donna fuori dalle mura domestiche. Se un marito incontrava sua moglie al mercato era opportuno non salutarla!

Gli ebrei e i samaritani, poi, vivevano in pessime relazioni.

Dopo la caduta del Regno del nord, avvenuta ad opera degli Assiri nel 722 a.C. una parte della popolazione si mischiò con l’invasore, dando origine al popolo di Samaria che veniva perciò visto dalla gente del sud, dagli abitanti di Gerusalemme come meticci idolatri.

I samaritani venivano chiamati gentilmente “i cani di Samaria” e tale odio era contraccambiato al punto da rendere pericoloso, per un ebreo l’attraversamento di villaggi samaritani.

La domanda che rivolge a Gesù è un chiaro “altolà”: stai al tuo posto, che vuoi da me?

(Questo brano lo faccio spesso meditare ai catechisti e ai genitori: Gesù parte da una situazione di svantaggio assoluto ma senza irrigidirsi, con la sola forza delle parole riuscirà a portarla a scoprire la fede!)

Gesù le rispose: “Se tu conoscessi il dono di Dio e chi è colui che ti dice: “Dammi da bere! ”, tu stessa gliene avresti chiesto ed egli ti avrebbe dato acqua viva”.

Gesù non coglie la provocazione e ribatte con eleganza; è come se dicesse: “Che importa chi siamo? Le diversità uomo-donna, ebreo-samaritana? Siamo entrambi assetati, la sete ci accomuna. Ma io posso darti dell’acqua viva!”

Acqua  viva: per la donna è acqua di sorgente, non acqua stagnante di pozzo, per Gesù è l’acqua della fede. La donna ancora non conosce il dono di Dio, né chi è veramente lo straniero che le parla. Dio, spesso, ci è accanto senza che i nostri occhi interiori riescano veramente a riconoscerlo.

Gli disse la donna: “Signore, tu non hai un mezzo per attingere e il pozzo è profondo; da dove hai dunque quest’acqua viva? Sei tu forse più grande del nostro padre Giacobbe, che ci diede questo pozzo e ne bevve lui con i suoi figli e il suo gregge? ”.

“Chi ti credi di essere?” ribadisce la donna. È ancora tutta sulle difensive, per la seconda volte pone una domanda provocatoria. Questo straniero promette dell’acqua di sorgente quando il grandissimo Giacobbe potè donare solo acqua di pozzo. Chi si crede di essere?

Rispose Gesù: “Chiunque beve di quest’acqua avrà di nuovo sete; ma chi beve dell’acqua che io gli darò, non avrà mai più sete, anzi, l’acqua che io gli darò diventerà in lui sorgente di acqua che zampilla per la vita eterna”.

Nuovamente Gesù non raccoglie la provocazione e osa di più: siamo entrambi assetati, ma io posso darti un’acqua che estinguerà per sempre il tuo desiderio. Giacobbe è riuscito a spegnere la sete della gola, io ti darò un’acqua che estingue la sete di felicità che alberga nel tuo cuore, un’acqua che zampilla per l’eternità.

Gesù suscita in lei il desiderio di un’acqua più profonda.

“Signore, gli disse la donna, dammi di quest’acqua, perché non abbia più sete e non continui a venire qui ad attingere acqua”.

Il clima sta migliorando: la donna non risponde più con una domanda, né mette in discussione le intenzioni di quest’uomo. Ora chiede: i confini tra acqua reale e acqua spirituale in lei sono ancora ambigui, ma intuisce che c’è qualcosa di strano e di grande in quanto questo sconosciuto le sta dicendo.

Le disse: “Và a chiamare tuo marito e poi ritorna qui”.

“Vai a chiamare tuo marito!”, lo sposo chiede ragione alla sposa delle sue precedenti esperienze e lei reagisce male! Scopriamo la ragione del fatto che la samaritana va a far acqua a mezzogiorno: semplicemente non vuole incontrare nessuno. Cinque mariti: in Israele solo il maschio può ripudiare; la samaritana è stata sedotta e abbandonata cinque volte! Esiste un dolore più grande? Ora la donna convive con un uomo: probabilmente ustionata dalle precedenti esperienze, sceglie il giudizio della gente al rischio di un ennesima delusione.

È una donna segnata dal dolore, irrigidita, ferita. Capiamo la sua ostilità: abituata ai troppi pettegolezzi, non sa che chi le sta di fronte la conosce nel profondo, senza giudicarla.

Gesù impone un cambio di registro inatteso: per avere l’acqua che disseta per sempre deve guardarsi dentro, riconoscere che finora ha attinto a cisterne screpolate, che si è dissetata ad acqua salata.

Gesù chiede autenticità, verità: solo il nostro vero “io” può incontrare il vero Dio.

La donna è spiazzata, il fiato le manca: come fa quest’uomo a conoscerla così tanto? Perché le chiede del marito? Forse vuole conoscerlo?

Rispose la donna: “Non ho marito”. Le disse Gesù: “Hai detto bene “non ho marito”; infatti hai avuto cinque mariti e quello che hai ora non è tuo marito; in questo hai detto il vero”.

“Non ho marito”. La donna è onesta, non mente, accetta la sfida di questo sconosciuto, si mette in gioco. Dove vuole arrivare? Perché le chiede del marito? Come fa a sapere?

La risposta di Gesù è un capolavoro: lui sa, conosce.

Conosce il dolore della donna, conosce le sue cocenti delusioni, sa.

Non è un problema morale, Gesù non la accusa, la invita solo a prendere coscienza della propria fragilità affettiva. Non solo: in un momento così delicato sottolinea il positivo: “hai detto bene…”, nel caos interiore di questa povera donna Gesù coglie una positività: è onesta, trasparente, non mente.

È in un contesto di fragilità che avviene la chiamata.

Dio non chiama i giusti, ma i peccatori,

non i sazi, ma gli affamati.

Gli replicò la donna: “Signore, vedo che tu sei un profeta. I nostri padri hanno adorato Dio sopra questo monte e voi dite che è Gerusalemme il luogo in cui bisogna adorare”.

La Samaritana è frastornata, prende tempo. Non se ne va, è incuriosita dall’atteggiamento pieno di rispetto e di calore dello straniero. Prende tempo, deve capire. E la butta sul religioso.

Quante volte succede anche a me! Alla fine di una cena, in un incontro fugace, inizia la discussione su temi di religione.

Fatico, lo confesso, e col passare degli anni peggioro: non ho nessuna voglia di discutere su temi di religione.

Ho voglia di parlare della mia esperienza, di ascoltare, di guardarci dentro. Ma sciacquarsi la bocca di temi astratti no, grazie.

La Samaritana pone a Gesù uno strano quesito: i samaritani avevano costruito un Tempio sul monte Garizim, in aperta sfida ai fratelli ebrei che il Tempio l’avevano ricostruito a Gerusalemme: dove bisogna adorare Dio?

Gesù le dice: “Credimi, donna, è giunto il momento in cui né su questo monte, né in Gerusalemme adorerete il Padre. Voi adorate quel che non conoscete, noi adoriamo quello che conosciamo, perché la salvezza viene dai Giudei. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”.

Gesù, ancora una volta, accetta la domanda con immensa pazienza: Dio si è rivelato al popolo di Israele, è al popolo di Israele che ha rivelato il suo volto. Ma è giunto il tempo in cui Dio cerca degli adoratori in spirito e verità, non più legati ad un luogo specifico.

Mentre Gesù parla il tempio sul monte Garizim non esiste più da tempo. Comunque, se fosse esistito, questa donna non avrebbe potuto entrarvi, perché pubblica peccatrice.

Così come mai avrebbe potuto mettere piede nel nuovo Tempio di Gerusalemme…

È un’esclusa, una tagliata fuori la Samaritana.

Gesù le sta dicendo che Dio la vuole incontrare nel suo cuore, che lei può diventare il Tempio che accoglie l’immensità di Dio.

La donna ora vacilla, si scioglie.

È dunque così bello quello che sta dicendo questo profeta?

Dio la ama davvero? Malgrado tutto?

Gli rispose la donna: “So che deve venire il Messia (cioè il Cristo): quando egli verrà, ci annunzierà ogni cosa”.

Forse sì, chissà. Verrà il Messia, capiremo tutto meglio.

Le disse Gesù: “Sono io, che ti parlo”.

Gesù scopre le carte, la donna è pronta ad accoglierlo. Il suo cuore è gonfio d’attesa, la sete immensa che arroventa la sua vita la fa esplodere. Il Messia verrà. No: il Messia è qui e ti parla.

Di più: Giovanni osa, come altrove; potremmo tradurre la risposta di Gesù:

“Io Sono parla con te!”

“Io Sono”, il nome impronunciabile di Dio.

Dio ti sta parlando, lo sposo è qui con te.

La protagonista nel Vangelo di Giovanni non è forse la Parola? Gesù non è forse la Parola che Dio dona all’umanità?

Ora tutto è chiaro: Dio desidera dissetare la Samaritana, colmare il suo cuore.

(…) La donna intanto lasciò la brocca, andò in città e disse alla gente: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto. Che sia forse il Messia? ”. Uscirono allora dalla città e andavano da lui. (…)

La brocca resta: ormai la donna ha scoperto l’inaudito, che le importa?

Corre al villaggio e chiama la gente che fuggiva, urla la sua esperienza.

La sua vergogna, il suo timore, diventa oggetto di annuncio, ciò che temeva diventa lo strumento per condurre la gente al Messia.

Anche le nostre povertà, anche i nostri limiti possono diventare trampolino per l’annuncio del Vangelo. La donna ora è libera: libera dal giudizio degli altri, libera dalle sue precedenti esperienze: ora è amata, ha trovato lo sposo!

Molti Samaritani di quella città credettero in lui per le parole della donna che dichiarava: “Mi ha detto tutto quello che ho fatto”. E quando i Samaritani giunsero da lui, lo pregarono di fermarsi con loro ed egli vi rimase due giorni. Molti di più credettero per la sua parola e dicevano alla donna: “Non è più per la tua parola che noi crediamo; ma perché noi stessi abbiamo udito e sappiamo che questi è veramente il salvatore del mondo”.

Nessuno converte nessuno: è Dio che converte, è lui che cambia i cuori.

Possiamo parlare del Signore, indicarlo, invitare le persone a conoscerlo, ma fino a quando la fede non diventa adesione personale, incontro cuore a cuore, non possiamo ancora dirci discepoli.

Category: Parole

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40 comments

  1. C’è un solo pericolo assoluto nella vita di tutti: la passività.
    Tutto questo brano, invece, parla di attività e di opposizione decisa, della samaritana che è evidente ed in Gesù che è meno evidente, ma si oppone all’opposizione.

    Due atteggiamenti attivi che rivelano le intenzioni e solo sulla parola, nessun fatto concreto, ma solo sulla parola ed una parola liberante per la samaritana, rivelante per Gesù che dimostra chi è e cosa vuole …. DARE e non PRENDERE come tutti hanno fatto con la Samaritana e come tutti facciamo.

  2. che bello questo passo del vangelo… Gesù ti piglia per quello che sei… Gesù ti abbraccia ti fa dono dell’acqua viva a te che avevi sete … il mio cuore trova pace in questo passo… sono donna, samaritana, ho avuto 5 mariti, convivo con uno che non mi è marito ma Gesù mi vuole lo stesso… proprio me aspettava al pozzo! il mio cuore ha proprio bisogno di acqua è arido, sporco e l’acqua lava tutto e poi mi ristora…
    Grazie Gesù per tutti i pozzi che metti sulla mia strada!

    samaritanamentemolly

  3. Un bellissimo incontro… E’ l’incontro d’Amore.
    Un Dio che non giudica, un Dio che mostra la Sua fedeltà, tutto il Suo volerci in comunione con Lui…
    Vuole dissetare la mia sete, mi offre una nuova vita.
    Grazie Paolo per avermi aiutato a vivere in pieno questo passo del Vangelo.

    PS: è la prima volta che scrivo un commento 🙂
    Ciao Paolo!!!

  4. @davide … visto che è la prima volta che commenti … bé … direi che “la rete si fa sempre più gonfia di pesci” no?

    (anche perchè i pesci sanno – da parenti stretti – che si sta benissimo in quella rete che …. toh! … anziché essere la solita rete che porta la morte ai pesci, questa qui porta la vita)

    😀 😀 😀

  5. Bello questo brano del vangelo, spiegato molto bene, come tu solo sai fare, grazie don Paolo. Li leggo tutti i post, ma crivo solo all’inizio x averli sulla posta eletr…..Ciao a te e a tutti i cercatori di DIO.

  6. Bello il commento sulla rete che ci…intrappola x darci vita e non morte! Quanto in tutti noi si nasconde la Samaritana! Anch’io mi sono detta tante volte: il mio Dio si adora qui e in nessun altro posto. Falso! il mio Dio viene da me, solo x me e vuole proprio me, la parte luminosa e quella oscura, la parte arida, per guarirla dalle screpolature che il deserto ha procurato…per rendermi recettiva a dissetarmi con acqua limpida. Che meraviglia!

  7. Cari amici, Paolo ha già detto molto e bene.

    Io ho solo un piccolo contributo al brano.
    Contributo che nasce da una traduzione (quella corrente) che non mi convinse fin dalla prima volta che mi ci imbattei.

    Era/è un brano in cui Gesù esordisce con un imperativo “dammi!” e prosegue con un “Lei non sa chi sono io!”
    Insomma non è che me lo rende molto simpatico, questa traduzione, il Signore!

    Due piccole osservazioni:

    Il “Dammi da bere” è corretta traduzione letterale del testo sia greco che latino … però quella contrazione del complemento di termine al verbo rende il tutto molto draconiano.
    Sono molto più dolci gli orginali :
    “Da a me da bere” !
    Ecco .. questa è già una traduzione che a mio avviso sposa meglio quello che probabilmente è avvenuto nei pressi di quel pozzo.
    Un viandante stanco, provato dalla fatica ed arso dalla sete … che chiede (come chiederebbe qualsiasi mendicante anche oggi) “da anche a me un po’ da bere” … insomma quell’imperativo in realtà nei testi antichi nasconde una supplica, un perfavore …

    Arriviamo al “lei non sa chi sono io!”
    Anche questa traduzione ai miei occhi era un po infelice:
    “Se tu conoscessi …. se tu sapessi … saresti tu a chiedere etc etc”
    La traduzione corrente omette (e sarebbe bello capire il perchè) una parolina presente sia nel testo greco (AN, che esprime possibilità, quando non dubbio) sia nel testo latino (FORSITAN, che molto più chiaramente diviene proprio avverbio: FORSE).
    La traduzione suona quindi così:
    ” se tu conoscessi il dono di Dio (il dono che Dio sta facendo agli uomini= suo Figlio) e se tu conoscessi chi è colui che dice a te : Da a me da bere! Tu, forse, avresti chiesto a lui ed egli ti avrebbe donato acqua viva (in greco la traduzione corretta sarebbe al aprticipio presente : vivente!)

    Ecco senza quel forse … senza quel piccolo dubbio .. che io mi immagino sussurato da Gesù … forse con lo sguardo perso sulle mura della città, forse parlando più a se che alla Samaritana, forse usando quel “tu” in maniera impersonale, ma pensando all’manità … ecco … senza quella piccola ombra di dubbio di Gesù che è l’estremo tributo alla libertà umana … questo brano tradotto come lo leggiamo a mio avviso perde molto.

    Segnalo che il verbo “chiedere” della prima parte attributio dalla Samaritana a Gesù (perchè chiedi a me …. tu che sei giudeo) è diverso da quello che usa Gesù nella seconda parte per la Samaritana… Gesù usa il verbo “petere” … che indica non solo una richiesta… ma proprio una petizione, una supplica!

    Bòn … per il resto Paolo dixit!
    🙂

    Salùt
    Janus

  8. Ma è giunto il momento, ed è questo, in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; perché il Padre cerca tali adoratori. Dio è spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità”.
    Gesù le sta dicendo che Dio la vuole incontrare nel suo cuore, che lei può diventare il Tempio che accoglie l’immensità di Dio.
    Dio la ama davvero, Malgrado tutto.
    Ormai la donna ha scoperto l’inaudito.
    Dio ti sta parlando, lo sposo è qui con te.
    La sua vergogna, il suo timore, diventa oggetto di annuncio, ciò che temeva diventa lo strumento per condurre la gente al Messia.
    Fino a quando la fede non diventa adesione personale, incontro cuore a cuore, non possiamo ancora dirci discepoli.
    E solo allora avremo la Luce, la Grazia e la Sapienza.

  9. Paolo: “La sua vergogna, il suo timore, diventa oggetto di annuncio, ciò che temeva diventa lo strumento per condurre la gente al Messia.

    Anche le nostre povertà, anche i nostri limiti possono diventare trampolino per l’annuncio del Vangelo. La donna ora è libera: libera dal giudizio degli altri, libera dalle sue precedenti esperienze: ora è amata, ha trovato lo sposo!”

    Credo che questo sia molto vero, e mi fa venire in mente:
    2Cor 12,10
    Perciò mi compiaccio nelle mie debolezze, negli oltraggi, nelle difficoltà, nelle persecuzioni, nelle angosce sofferte per Cristo: infatti quando sono debole, è allora che sono forte.

    Vera

  10. Mah!
    Mi metto nei panni della samaritana (quella che rimasta sulla difensiva e ha mandato a quel paese il tizio che – secondo lei – stava “attaccando bottone” e non questa che ha capito tutto).
    Ecco mi metto nei panni di quell’altra e mi dico:
    “Se avessi avuto un po’ di fiducia (fede) grande come un granello di senape in quell’uomo, avrei visto l’amore (Gloria) di Dio ed avrei spostato, solo con questo piccolo granello di Fede, quel masso che sta sopra il mio cuore e lo avrei buttato nel pozzo … in modo tale che tutta l’acqua di vita uscisse dal buio e nascondimento e venisse agli occhi di tutti (Luce)… e allora avrei detto a Janus ‘non ti fidare di quello che sentono le tue orecchie, ma fidati di quello che senti in te e sulla tua pelle, perchè è a te che si rivolge’.

    E avrei detto a @Vera, che sì, è proprio nell’errore (nostro) che si manifesta la potenza di Dio nella testimonianza, perchè anche gli errori, i peccati sono “sgabello ai piedi di Dio” …

    Avrei detto questo … perchè mi ricordo benissimo la differenza che fa, la Parola di Gesù sentita nelle orecchie e nella testa e – invece – una Parola di Gesù che risuona in noi, in tutto il nostro essere … e mica succede al “pozzo di Giacobbe” (una Messa qualsiasi in cui si legge questa pericope), ma succede quando meno ce lo si aspetta, mentre si vaga – il più delle volte – sotto il sole cocente della colpa o dello sgomento, in un deserto senza domande e risposte … con un atteggiamento che si rifiuta l’altro come “usurpatore della propria sonnolenza” …

    Ecco direi così … Ci vediamo al “pozzo” allora … e ci faremo tutti una bella doccia con tutti i sassoni che stanno sul nostro cuore e che tutti insieme butteremo dentro ascoltando questo “rompiscatole” di Gesù che non ci permette di sonnecchiare.

    ciao ciao … @janus, sta’ calmo è!!! Non mi “tirare” …

  11. bella JANUS! che fonte di sapere che sei … grazie per la condivisione… anche io mi chiedo come mai i testi vengano un po’ stravolti visto che poi cambiano quasi di senso (mah!) Ho sul mio frigorifero di casa la “traduzione” dal greco della resurrezione di Gesu’ e ti assicuro che e’ tutta un’altra cosa!!!
    Scusate le chiacchiere: ci vediamo tutti al pozzo?

  12. Ué, @Vera, guarda che il “compiacersi” non significa un “Oh bé, sono così e così ci rimango …”, quasi uno scrollarsi da dosso i propri innegabili limiti, ma – al contrario – è il dire “sono contento di brutto se i miei limiti vengono manifestati agli occhi altrui. Sono contento se mi accorgo che non sono migliore di altri perchè – se ancora uno sbaglio non l’ho fatto, non significa che mai lo farò. Sono contento che si veda cosa ha mai fatto il Signore di me in una specie di “prima della cura” e “dopo la cura”.
    Ecco credo significhi questo, ma sono certissima che anche tu la vedi così.

    N’est-pas, Paolò?

  13. Ciao Lidia, come vedi ho riportato le parole di San Paolo che più avanti dice:
    2Cor 12,7
    Per questo, affinché io non monti in superbia, è stata data alla mia carne una spina, un inviato di Satana per percuotermi, perché io non monti in superbia.
    ………
    Io non mi compiaccio delle mie debolezze, per inciso, molte le ho già superate con l’aiuto di Dio, e tante voglio e posso ancora superarle vivendo pregando convertendomi affidandomi a Dio.
    Credo poi che sia abbastanza difficile compiacersi delle proprie debolezze, dei propri peccati.

    Nella Notte di Pasqua noi cantiamo: O certe necessarium Adae peccatum, quod Christi morte deletum est! O felix culpa, quae talem ac tantum meruit habere redemptorem!
    O peccato di Adamo, certo necessario, che è stato cancellato con la morte di Cristo! O felice colpa, alla quale fu concesso di avere tale e tanto redentore!
    (Ognuno si scelga la propria traduzione!….)

    Felice colpa….: Io me le ripeto spesso queste parole, perché mi aiutano a dare la giusta prospettiva alle cose: a volte il peccato ci mette nella verità su noi stessi, nella morte, perché possiamo risorgere con Cristo.
    Perché rimaniamo nella Verità, perché non montiamo in superbia, come san Paolo.

    Se non morissimo, prima, non potremmo risorgere, dopo.
    Sempre con umiltà.
    Da creature redente, ma pur sempre creature, quali siamo.

    Umiltà. Occorre tanta umiltà.
    Che vuol dire conoscersi e riconoscere quello che si è realmente,
    nel bene e nel male.
    Nelle debolezze ma anche nelle cose buone che ognuno di noi è capace di fare.
    Con semplicità.

    Vera

  14. @Vera … ah ecco, ma sai quell’inciso mio, era perchè troppe volte vedo (anche su di me tranquilla) un adagiarsi passivo sui propri limiti, una scusa – quasi – per non …

    Tutto qui, solo per avvertire che – forse e per esperienza diretta – può anche succedere una cosa che non va bene … stando al Vangelo – ovviamente – e non a me.

    Ma … tralasciando questo punto è da un po’ che mi chiedo – sconsolata – cosa possiamo mai fare noi che non conosciamo Greco o – peggio ancora – aramaico.

    Sentirsi dire “il testo in greco è tutta un’altra cosa”, onestamente mi lascia molto sconfortata, quasi ingannata visto che le varie traduzioni – evidentemente – sono tutte sotto l’influsso di interpretazioni umane.

    Quindi, che fare? Che possiamo fare se non avvertire in noi quelle strane intuizioni che ci portano ad “intendere” certe parole di Gesù in modo diverso da come il Magistero insegna o come le traduzioni indicano? Nulla, ovviamente delle intuizioni va ad escludere o ad annullare il Magiistero della Chiesa e l’esegesi ufficiale, ma di certo è sempre un “di più”. Non lo so, io continuo ad essere sconcertata su questa cosa … non so voi, ma io ci rimango male ogni volta.

    Detto questo ed in questo senso, a proposito di questa pericope evangelica della samaritana, non so perchè ma mi sono venuti un po’ di dubbi.
    Sì insomma, va bene che Gesù doveva dire alla donna che “conosceva” la sua vita, va bene che doveva rivelarsi, ma perchè proprio sul marito? Perchè proprio su questa figura umana?
    Ed ecco il mio “e se fosse” prendendo spunto da ciò che spesso si dice con il detto “sposare una causa”.

    E se questo “marito” non fosse proprio una persona fisica? E se fosse invece un progetto di vita, un fine, uno scopo, un valore da cercare?
    E se questa donna avesse seguito 5 percorsi, 5 cause a cui aveva dato fiducia e che poi si sono rivelate fatue e vuote al punto che la 6° volta non si è più fidata?
    E se fosse questa l’aridità della donna, il suo senso di vergogna perchè non crede più a nulla, il suo nascondersi perchè non si sente più parte di una comunità umana che a lei pare falsa e costruita?
    Se fosse questo il “fantomatico” marito?

    Qualcosa fa pensare a questo e sono proprio le parole di Gesù (che pare non c’entrino nulla con il discorso precedente) del “vai e torna qui con tuo marito” … E da quando i mariti, a quell’epoca, andavano a prendere l’acqua?

    Il “marito” potrebbe essere allora l’immagine umana di uno scopo, che lei ha vissuto come un tradimento (forse) … ci ha provato e riprovato, ma è stato un fallimento dopo l’altro …

    Ecco allora Gesù che le dice “Va’ e torna qui con quello scopo che cerchi e che – non trovandolo – ti fa sentire arida ed inaridita.

    Nulla di che, come si può vedere, ma è un dubbio che mi è sorto.
    …. E se qualcuno ha luce, per carità, illumini e non la tenga sotto il tavolo.

  15. No, Lidia, non credo sia come tu dici;

    Gesù conosce il cuore e anche i pensieri; vuole solo far capire alla donna che non deve temere nè per il passato, nè per il presente e tantomeno per il futuro; Lui le offre l’acqua viva che le cambierà la vita, e così è stato.
    Non ci sono nè doppi sensi, nè macchinazioni nelle parole, nei gesti e nei pensieri di Gesù; Lui è stato chiamato a continuare l’Opera di Dio, ne ha ricevuto il Testimone e si affida al Padre, al momento, e attimo per attimo ,e si fida di Lui, perchè sa che non potrà mai essere deluso; non si affida invece agli uomini, ma si fida, perchè è di essi che ha bisogno per l’annuncio del Regno, così come è stato per la samaritana.
    Annunciare il Regno non significa fare grandi strategie, il Regno si annuncia con il quotidiano, con l’amore vero, quello che scotta, verso Dio (ascoltando la Sua Parola e sopprattutto metttendola in pratica), e di conseguenza, verso i fratelli tutti (“gareggiate nello stimarvi a vicenda”), operando più per il bene altrui che per il proprio(mitezza, non significa passività,ma amore).

  16. Cara Lidia, non farti troppi problemi…
    non a tutti è chiesto di conoscere tutto.
    E se anche sapessimo tutti di greco latino aramaico … questo non basterebbe…
    ….
    Stai tranquilla!, abbiamo, nella Chiesa e non solo, chi studia lavora traduce e interpreta per noi, noi ci fidiamo di loro
    e soprattutto di Dio che li ispira.
    (Preghiamo per loro.)
    Ogni epoca ha ed ha avuto il suo modo di accostarsi alla Bibbia e alla Parola,
    di tradurla e interpretarla, così come avviene per ogni altra manifestazione del pensiero umano.

    Ogni periodo storico interpreta in base alla sua visione del mondo ai suoi pregiudizi alla sua sensibilità
    alle sue conoscenze: ringraziamo Dio che oggi molte discipline (studio delle lingue antiche, linguistica, critica testuale, retorica, antropologia, sociologia, psicanalisi, semiotica, e molte molte altre)concorrono a darci un panorama più ampio e articolato della storia, della cultura, del modo di parlare e della visione del mondo ( ecc ecc ) trasmessi a noi dalla Bibbia.
    E’ così che possiamo sapere quando andavano le donne a prendere l’acqua, chi poteva parlare con chi, quali erano i rapporti tra popolazioni e gruppi, e così via…
    ……
    Ma la Sostanza, per noi che crediamo, rimane lì INTATTA attraverso i secoli,
    custodita – protetta – dalla tradizione della Chiesa
    e soprattutto da Dio.

    Gustiamoci quindi, se arrivano, le sfumature di una traduzione o magari rallegriamoci per una piccola scoperta culturale, per tutto quello insomma che può arricchire la nostra interpretazione, CERTI comunque che l’annuncio fondamentale non cambia mai: Cristo è morto e risorto per noi, ed illumina tutta la storia che Dio ha da sempre intrattenuto col suo popolo e con noi oggi, (suoi figli).
    Grazie a Dio!!!
    Vera

  17. @maria rosaria, non ho detto che sia così, ho detto solo che potrebbe essere ANCHE così.

    Ma è un mio dubbio e mi dispiace averlo esposto.
    Onestamente, magari sbagliando, me lo tengo e lo coltivo (fermo restando l’esegesi ufficiale e tutto il resto) e me lo tengo perchè serve, serve proprio tanto ed i vari “pozzi” (le nostre chiese) sono piene di persone (uomini e donne) che pur avendo moglie e marito hanno in loro molto sgomento e delusione … me lo tengo per carità, me lo tengo per misericordia per dire a tutti le stesse parole di Gesù (ovviamente cambiando il pronome).

    Mi dispiace comunque di aver esternato una cosa così senza prendere in considerazione che poteva risultare ostica da capire.

    E … eccerto che Gesù sapeva tutto e conosceva tutto, ma Lui non è stato “SOLO” chiamato a continuare l’opera di Dio, Lui, dato che è Figlio di Dio “E'” l’opera di Dio … o no?
    Quelli che devono continuare, invece, siamo proprio noi .. con le nostre varie brocche (cuori) che andiamo a riempire per poi versare quest’acqua da bere a chi ha sete.

  18. Cari fratelli,
    mi sento un pò “piccola” rispetto alla vostra conoscenza delle Scritture. Non avevo mai percorso i Vangeli così a fondo. La mia è una fede un pò semplice, come quella delle mie nonne…per intenderci. Ma gusto molto le vostre discussioni e le trovo costruttive. Infatti i dubbi servono a crescere. E sono anche d’accordo con l’interpretazione di Lidia. Un pò metaforica, ma ci sta. Perchè il Signore parla soprattutto al cuore ed alcuni moti del cuore non possono essere ignorati. Anche se travalicano un pò i limiti “letterari” del tempo: non dimentichiamo la provenienza sociale degli scrittori biblici.Ma la Sostanza, giustamente, resta. A che ora c’è l’incontro al pozzo?

  19. @Carola … per il pozzo, tutti i giorni, ogni momento, qualsiasi secondo, quando vuoi e quando puoi … stanne certa ci troveremo sempre.

    E’ una delle poche certezze che abbiamo che ci incontriamo sempre a quel “pozzo”.

    Ah … eccoti!!! Ciao Carola … Oh … c’è anche Vera … e Paolo e Janus …e .. e… e anche chi non conosciamo ancora … Ciao, come ti chiami?
    😀

    P.S.: secondo me, Janus/Paolo/Luca e magari altri, scuoteranno la testa sconsolati quando leggerà tutto questo … eh eh eh

  20. @ Lidia
    Trovo che la tua interpretazione possa essere corretta, prima di tutto perchè è ciò che la Parola dice al “tuo” cuore e quindi è proprio ciò che vuole dire a te, Lidia.
    Poi, perchè a scuola biblica ci hanno spiegato che Giovanni racconta le cose sempre su tre piani: storico, teologico e simbolico e sembra che la samaritana venga vista simbolicamente come tutto il popolo di Samaria, che ha peregrinato con molte divinità straniere all’interno delle quali ha messo anche Jawhé, ma non lo considerava il suo unico vero Signore.
    E’ un po’ difficile spiegarlo in poche parole, ma volevo consolarti dicendoti che la tua riflessione non stonava affatto.
    Un abbraccio.

  21. Ufff …. meno male @Lucia1 …. mi pareva di essere la prima candidata all’Oscar dell’eresia!

    grazie … mi hai tolto un sospetto, ma che comunque – come ho detto – mi tengo questa “interpretazione” alternativa ed un po’ trasgressiva. Eresia/falsità si o no che sia, tutto è bene ciò che viene usato per il bene (quello vero, non quello del “ma sì, va tutto bene”).

  22. Carissimi,
    Lidia in primis.
    Non volevo scatenare tutto sto putiferio di dubbi, esegesi alternative etc etc.

    Prometto che non lo farò più 🙂 !

    Mi preme solamente evidenziare un dato:
    Cristo è Dio … e le parole che ci ha lasciato in dono … sono sia sintesi di tutte le aspettative di salvezza ante-Cristo … e (a mio avviso) racchiudono in nuce anche tutti i possibili percorsi filosofici ed ideali che l’uomo ha fatto da Cristo in poi e che dovrà ancora fare.

    La Parola dei Vangeli … avendo quindi origine divina … è ovvio che racchiuda in se qualità e caratteristiche non solo universali (ovvero rivolte ad ogni uomo) ma anche a-temporali (ovvero valide in ogni tempo).

    La Parola dei vangeli racchiude quindi ogni possibile sviluppo del pensiero umano …

    Quindi le “intuizioni” … sono più che normali … l’unico consiglio è di parlarne con un Sacerdote … e meno in un Blog.

    La Parola dei Vangeli ha livelli sia orizzontali che verticali … ovvero sia umani che trascendenti.

    Ecco perchè la lettura del Vangelo, per molto tempo (ed a volte io un po’ lo rimpiango 🙂 ) è stata negata ai laici!

    La Parola dei vangeli è dono divino … ed ha le qualità di Dio, dell’Essere.

    La Parola ,come Dio, può essere capita da tutti ed è alla portata di tutti (ogni uomo è “capace” di Dio) … ma come per i percorsi di fede … solo in alcuni casi diventa manifesta la Santità e la Beatitudine … così per la Parola … è giusto che solo il Magistero (docente) possa disvelarla al Popolo di Cristo (discente).

    Quindi, oh Popolo 🙂 … la Parola più che leggercela andiamo ad ascoltarla a Messa … magari impegnandoci in Parrocchia e, se abbiamo dubbi, visioni od intuizioni … parliamone con un Sacerdote 🙂

    Chiedo scusa per quel mio contributo.

    Salùt
    Janus

  23. @Janus, veramente era un bel putiferio (se lo era) quello che hai scatenato.

    Comunque, non vedo perché mai dovremmo seguire questo tuo:

    Quindi le “intuizioni” … sono più che normali … l’unico consiglio è di parlarne con un Sacerdote … e meno in un Blog

    Quand’anche fosse sbagliato o addirittura eretico, se non sbaglio c’è un “moderatore” (e anche più di uno) che può correggere “in diretta”, facendo del bene a chi sbaglia a pensarla in questo modo e porre chiarezza negli altri, quindi … con un colpo solo applica un doppio il Magistero della Chiesa: individuale ad un’assemblea.
    La prima come correzione personale e la seconda come una catechesi.

    Perchè, se c’è un cuore leale, tenere nascoste queste intuizioni?
    Perchè, se possono fare il doppio del bene?
    Perchè mostrarsi “in linea” con insegnamenti ed invece pensare senza aver il coraggio di dire, un q
    qualcosa d’altro?
    Ciò che serve a me potrebbe anche servire a te e ciò che serve a te potrebbe anche servire a qualcuno d’altro
    Perchè non dire, come se fossimo tutti dei potenziali eretici, ma non vogliamo rivelarlo per timore di “perdere la faccia”?

    Sottovaluti Paolo, don Sandro e quanti non so quali sacerdoti che ci sono in questo blog se parli così.

    Io ci perdo la faccia, ma non me ne importa nulla, se il mio perdere la faccia da “perfetta cristiana” serve a dare una “bella faccia” a tanti che pensano, ne sono convinti, ma tacciono.
    Tu sai quante azioni sbagliate nascono da questo celare ciò che si intuisce?

    Ripeto, c’è Paolo e ci sono – qui e adesso – dei sacerdoti qualificati per correggere o confermare e – non mi pare abbiani mai intimato di “tacere”.

    Invito, pertanto, tutti a tirare fuori tutto: qui, in questo blog, c’è chi può correggere, qui c’è il Magistero nella sua espressione più significativa che raggiunge anche quelli che non si avvicinano ad un confessione per “n” motivi.

    Questo, caro Janus, è il “pozzo” … è solo questo! E’ quel luogo evangelico in cui si ha lo stesso incontro che la samaritana ha avuto.
    Luogo improbabile fin che vuoi, ma decisamente efficace.

    Caspita, Paolo, di’ qualche cosa! don Sandro? Qualcuno d’altro autorizzato a parlare di Vangelo?

    Mi dispiace io sono dalla parte delle prostitute, delle samaritane, dei ladri, di quelli che hanno perso tutto e “di vista” tutto … non ci farò una bella figura, ma non me ne importa e ripeto a tutti: dite quello che avete in cuore, dite che cosa vi ha suggerito la Parola di Dio … ditelo vi prego, perchè forse è un tesoro nascosto!

    Grazie a tutti

  24. Janus: “Ecco perchè la lettura del Vangelo, per molto tempo (ed a volte io un po’ lo rimpiango) è stata negata ai laici!”

    Vera: a volte lo rimpiango anch’io, Janus, a volte.

    Lidia, credo che ogni tanto possiamo anche ascoltare e accettare, senza sforzarci di trovare interpretazioni altre e diverse. Senza forzare i testi.
    Quella che ci viene proposta in via ufficiale…semplicemente…basta e avanza per stimolarci tutti, me per prima!, alla conversione.
    Internet è uno dei grandi strumenti che oggi ci permettono – da dovunque ci troviamo – di condividere pensieri esperienze conoscenze informazioni, ma stiamo attenti!, occorre prudenza, quella a cui ci richiama Janus, – a ragione seconde me – proprio per evitare che TUTTI presumiamo di poter dire la nostra su TUTTO. Ed in tempo reale.

    Rispettiamo chi ci legge e non conosciamo, rispettiamo chi potremo turbare o coloro a cui potremo dare scandalo: siamo in una grande piazza.
    All’aperto!

    Il contributo di ognuno di noi è certamente prezioso e illuminante, ma siamo sereni.
    Calmiamo gli animi.
    Con affetto, cara Lidia,
    Vera

  25. @ tutti
    Non capisco perché vi dobbiate sempre battibeccare!
    Allora: l’interpretazione cattolica della Parola di Dio avviene dentro la Chiesa, legata alla sua Tradizione e alla comprensione che ne hanno fatto altri prima di noi e questo fa parte del Depositum Fidei, a volte coagulato intorno a delle prese di posizione ufficiali, altre volte commentato con maggiore ispirazione da alcuni (ad es i Padri della Chiesa).
    E’ l’interpretazione canonica che in genere si conosce e che parte dal testo per condividere la stessa fede.
    Poi ogni fedele è tenuto a meditare la Parola nello Spirito, perchè parli al suo cuore, senza fondamentalismi o stranezze, facendo parlare la Parola con Parola (al lectio divina). E’ la cosiddetta esegesi spirituale auspicata dal Concilio (DV 12).
    L’ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo, scriveva san Girolamo festeggiato ieri e ogni discepolo puà/deve conoscere, meditare e pregare la Scrittura.
    Se poi uno aggiunge una propria interpretazione, una intuizione, va bene, purché, se vuole restare in comunione con quanto vissuto dagli apostoli. Perciò, dice Janus, è bene confrontarsi con un sacerdote. A trovarlo e che conosca la Parola, aggiungo io!
    Insomma: mi sembra che facciate una tempesta in un bicchiere d’acqua.
    Quindi:
    1. la Parola è letta nella/con la Chiesa (è possibile fare diversamente e allora ci facciamo la nostra bella setta, stile TdG)
    2. la Parola è fonte della verità su Dio, così come gli apostoli l’hanno capita
    3. ogni fedele può trovare, nella Parola, sfumature diverse, spirituali, personali attraverso cui Dio parla.
    4. Chi studia la Bibbia può aiutare a cogliere diverse sfumature (anche a partire dalle traduzioni)

    E basta discutere, per favore, che mi cavo gli occhi a moderare!
    😉

  26. Mah … io ero calmissima a dire il vero, decisa, ma calmissima … comunque va bene così.

    E non ho mai e poi mai preteso di scalzare il Magistero e neppure mi sono sforzata di vederci quel qualcosa d’altro che poi ho scritto …
    Forse la mia unica colpa è stata quella di condividere tutto … spontaneamente e senza alcuna pretesa.

    Chiedo scusa e mi affianco a Paolo per quanto riguarda il “A trovarlo! E che conosca la Parola” e .. così sia.

    State certi che terrò tutto in me,d’ora in poi, non si sa mai.
    Forse sarà uno spreco, ma forse sarà anche un evitare danni … non lo so/non posso saperlo e terrò tutto per me.

    Ho tentato di dare voce a chi non parla più, ma se non va bene la tolgo a me.

    Scusa Paolo per la faticaccia che t’ho fatto fare.

  27. Ciao Lidia (e a tutti),
    qualche giorno fa mi hai chiesto se abito a Milano.
    Sì, abito a Milano. Anche tu?
    Te lo dico perchè noi milanesi la frase “A trovarlo (il sacerdote) e che conosca la Parola!” non possiamo proprio dirla.
    La Curia organizza percorsi per tutti i periodi dell’anno, pure suddivisi per età, incontri di vario genere, esercizi spirituali (l’anno scorso, in Sant’Ambrogio, a quelli dei giovani hanno avuto problemi di capienza!), corsi biblici…
    Ci sono centri culturali (S. Fedele, Rosetum, Angelicum…) che propongono di tutto, di più…
    E se poi vuoi proprio allargare il respiro e fare una scelta alternativa il Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano organizza ogni sabato a S. Gottardo al Palazzo Reale la lettura ecumenica della Parola…
    Senza contare le proposte delle eroiche parrocchie…
    Non mi basterebbero tutte le sere della vita per partecipare a tutto quello che vorrei!
    Che poi a tutti noi piaccia leggere e ascoltare Paolo…lo so benissimo (a chi lo dici!) ma è un altro discorso.
    Un caro saluto

  28. @Robis, dimenticavo (prima che si fraintenda ciò che ho detto) … guarda che intendevo proprio questo dicendo che il “pozzo” è ogni parrocchia, ogni iniziativa sulla Parola, ogni gesto eroico di parrocchie di campagna che nessuno conosce … è quello il “pozzo” che ci indica questa pericope, un pozzo dove chi ha sete riceve ogni volta, ad ogni Celebrazione, ad ogni Confessione quell'”acqua” che disseta. Tutto qui.

    Quindi, sono perfettamente in linea con te, con Paolo, con il Magistero e soprattutto con il Vangelo.

    Prima ho scritto tutto per istinto e (onestamente) con un sorriso data la “buona notizia”, ora ne sono certa che è così e nessuno, proprio nessuno, mi toglierà questa idea che – comunque vada – mi impegna ad indicare quel “pozzo” dell’incontro risolutivo di una sete profonda e Dio solo sa quanti ce ne sono. Io indico solo … poi ognuno intenda come può.

    Il merito di questo pensiero è di Paolo con questa piccolissima frase in mezzo a tante e che, forse, non è stata letta.
    Questa è la frase che ha risvegliato in me quel dubbio su chi effettivamente fosse quel “marito”:

    lo sposo chiede ragione alla sposa delle sue precedenti esperienze.

    E con questo chiudo, non prima di aver ringraziato Paolo ovviamente per questa frase davvero illuminante e non credo solo per me.

  29. Carissimi,
    quando mi sono “affacciata” a questo blog, non credevo ci fosse tanto “calore”….ed è bellissimo sperimentarlo. In un mondo arido, precostituito ed antiemotivo, trovare tante anime che discutono della Parola, mi riempie il cuore di speranza. Anche oggi abbiamo Apostoli tra noi (e che Apostoli!) E a noi, poveri affaticati cercatori di Dio, viene dato uno strumento in più per confrontarci con altri fratelli, dubbiosi o incerti quanto noi, sotto lo sguardo vigile e premuroso di chi è più addentro alle giuste interpretazioni della Parola. Lo trovo molto bello. E trovo in ciò ancora una volta la potenza della mano divina che ci indica percorsi forse scomodi ma chiari. Un saluto a tutti, un particolare abbraccio a Lidia, nella quale mi ritrovo un pò….

  30. Ognuno di noi a tempi diversi x capire , x intervenire… Da parte mia riesco a leggervi con una certa fatica …. siete un fiume in piena!!!
    Ma tutto ciò è molto bello!!
    I pericoli potrebbero esser due : vivere nella passività ( come teme Lidia): il che ci fa esser meno cercatori di Dio… e apparentemente fatichiamo di meno : “altri han già studiato ed elaborato le cose x noi”
    oppure esser eccessivamente critici – polemici … forse un pò troppo sicuri delle nostre idee( che naturalmente riteniamo sempre in linea con il Vangelo e il Magistero !!! ) .
    Ciò che scrivete però è meraviglioso!! E’ evedente che ognuno porta le proprie esperienze …( presumo senza la pretesa di dire tutta la VERITA’) che a loro volta si elaborano filtrate dalla propria disponibilita’ …alla Grazia , secondo la proria sensibilita’, formazione ecc.
    Continuiamo , senza puntigliosamente becchettarci troppo, ad esser Cercatori di Dio… recandoci al “Pozzo” …( la chiesa… la preghiera.. la Parola- al primo posto- le persone ecc . tante son le strade … x incontrare Gesù… L’importante è aver sete di LUi … cioè di Verità …di felicità… di Amore . …Allora tutti avremo modo di dare il nostro piccolo contributo alla costruzione del Regno…. senza presumere troppo , nè presumere troppo dagli altri …. avendo ben chiaro che possiamo- forse dobbiamo – credere” … che tutto dipende da noi … ma sapendo bene che tutto dipende da Lui ” ..( lidia continua a comunicare sul blog, anche tu janus…e tutti gli altri … siete un piccolo rigagnolo di quella grande Fonte che scaturisce dalla Croce , dall’Amore di CRISTO. una preghiera reciproca .

  31. Appunto @don Sandro … esattamente quello che avverto:
    i due timori li avverto tutti, proprio tutti.

    Ma … perchè qualcuno anziché fermarsi sulla diatriba non analizza e dice se è vera o falsa la mia riflessione su chi sono i “mariti”?

    Farebbe un favore ed una carità a me e a tanti: il problema, se mai ci fosse stato, era quello e non il resto.
    Capire la Parola di Dio fino in fondo e non cercare di capire chi dice qualcosa riguardo la Parola di Dio … o almeno credo sia così.

    Grazie a te e un abbraccio alla tenera Carola.

  32. @ Lidia
    Uuuuh Signùr !
    Ancora su sti mariti!
    Ma che ti frega Lidia chi sono ‘sti mariti?

    Solo per chiuderla qui:

    A) Un’esegesi porta a quello che ci dona Paolo nella sua riflessione.
    5 Matrimoni … 5 volte ripudiata … ora con un uomo a cui non è sposata.

    B) Cinque volte storie d’amore finite malamente … sedotta ed abbandonata … non vuole più legarsi affettivamente ed ora sta con un uomo a cui non è sposata.
    (questa interpretazione, che è poi in parte la tua intuizione, si collega con un aspetto particolare della prossima al punto F … ed è metafora dei 5 sensi … ovvero dell’amore terreno, delle passioni terrene che non possono soddisfare in pieno l’animo umano che, senza Cristo, rimane assetato di Verità ed Amore)

    C) ‘Sta povera donna passa alla storia come una, diciamocelo pure, un po’ “zoccola” … perchè, andati come andati i 5 matrimoni, il sesto uomo non è suo marito. Ci aiuta a capire la triste fama il testo originale, dove non si una l’aggettivo possessivo (mio, tuo etc etc), ma il complemento di specificazione (Di Te) ovvero Gesù le dice … “hai detto bene , non è marito di te”, specificando appunto meglio la verità che si cela dietro il “non ho marito” .. che dice la verità ma senza dirla tutta 🙂
    Insomma questa esegesi ci disegna un “peccatrice” probabilmente adultera, in parte spiega l’esegesi più comune che è quella che ci racconta Paolo … e sottolinea il dato centrale dei vangeli, ovvero che Gesù porta la Salvezza a chiunque … anche più inveterato peccatore … salvo che si penta, che Lo accolga e che si converta.

    E) Lucia 1, ti ha già dato un’altra esegesi abbastanza in voga.

    F) Esistono esegesi legate al peso numerologico/cabalistico del 5 e del 6 …. ma te le risparmio.

    G) La Samaritana è anche tutta l’umantià … o meglio il resto dei popoli pagani.

    H) Giovanni ci dona con questo dialogo una perfetta Lectio Magistralis di dialettica evangelizzatrice … lo schema usato da Gesù in questo che è il dialogo più lungo di tutto il Vangelo è una vera Lezione Divina sulle tecniche retoriche della “Captatio” finalizzate all’annuncio della buona Novella tra i pagani.

    I) La scuola gnostica vede altri livelli … solo per stuzzicarti … nel testo greco e latino … quello che alla storia passa come “pozzo” nei primi momenti del brano è invece “una fonte” ed il secchio un vaso, una ciotola, poi diviene pozzo profondo e la ciotola il necessario secchio …. da qui appunto una lettura gnostica che si riallacia al peso dei numeri 5 e 6 , alla fonte, all’acqua etc etc …

    Bòn, detto questo … ma a noi che ci interessa ?

    Vedi, raccontare quanto sopra non mi fa ne felice ne più ricco … aver trovato nella mia vita una strada per vivere ed incarnare un pochino invece quanto Gesù ha voluto insegnarci con questo suo dialogo … ecco questo invece mi rende felice ed un pelo più ricco.

    Come la Samaritana, alla fine anch’io col mio portato, col mio vissuto … dopo l’Incontro … son tornato da dove ero venuto (la strada, il marciapiede … insomma quel mondo di ladri, prostitute ed assassini che ti piace tanto, ma che tanto bello non è) … e lì ho cominciato a raccontare 😉

    Salùt
    Janus

  33. Cinque o dieci mariti, ma cosa importa? Gesù le sta dicendo conosco il tuo cuore, conosco il tuo passato, so perfettamente chi sei e come sei, conosco il tuo peccato; Lui non si ferma però sul peccato, va oltre, le sta offrendo quell’acqua che potrà dissetarla per tutta la vita, le sta offrendo la salvezza, le sta dicendo dimentica il passato guarda avanti, io ti ho perdonato, accetta questo perdono, perdonati anche tu; e lei cosa fa? come diremmo oggi, coglie l’attimo; abbandona la brocca, che rappresenta il vecchio modo di attingere l’acqua, e accoglie Gesù nella sua vita dal quale sa di poter attingere tutta l’acqua necessaria per la sua instancabile sete.
    Ella lascia la brocca e corre ad annunciare; non sa ancora cosa dovrà dire, nè cosa dovrà fare, ma va, inizia a camminare, e non tiene chiusa la sua bocca; incredibilmente viene creduta, riacquista la sua dignità. Grazie a lei, anche gli altri credono.

  34. @ Janus, …orca sidela!!!
    Non cito le esegesi perchè sarebbe troppo facile e poi … è così carino vedere come una cosa detta da un … – vediamo un po’…. – … vescovo? teologo di turno? :-)… ha una certa risposta del tipo ” ah bé se lo dice lui? ohh ,a che bello” e invece detta da una persona (la stessa identica cosa) viene accolta come eretica/fulminata/ecc. 😀 😛

    Ma …. i 5+1 non sono tanto “quei peccati” e la samaritana non è forse “quel tipo” di peccatrice …

    La samaritana, credo ci farebbe bene, accoglierla come noi … e sì, proprio noi credenti che – guardando a questa pericope – diciamo tranquillamente “non è per me” ponendosi al di fuori e guardando SOLO a 🙂 quello che fa, dice, opera Gesù … ma sempre un’opera</b a qualcuno che … ooooohhh che peccatrice!!!

    🙂 Direi, invece, di vederci tutti in quella donna … noi, proprio noi …

    Noi … con i nostri falsi dei, falsi idoli e falso dio … forse "falso credere".
    I "mariti" – e lasciamo perdere la numerologia – sono tutte quelle "idee" passioni (magari anche buone) in cui ci siamo giocati fino in fondo e ci hanno deluso, di più ci hanno "prosciugato" …

    Il dare per scontato che “siamo fuori pericolo, fuori da questa situazione … relegandola ad una condizione precisa e definita di peccato” … credo significhi anche
    🙂 1) cedere alla non vigilanza
    🙂 2) diventare passivi su tutto
    🙂 3) giudicare
    🙂 4) chiudere la bocca alla coscienza

    Di più – giusto per stare in tema del “servo inutile” – ci sentiamo quasi eroi (ma non lo ammetteremmo mai neanche sotto tortura, ci sentiamo a posto in bel “faccio e quindi sono” …

    sciùùùùrrr Janus, l’é lì la questiùn!!!! 😀

    Gli idoli, Janus, quei bei “idoletti” che ci costruiamo giorno dopo giorno e in cui ci buttiamo a pesce

    … e sui “popoli pagani” … 😉 ecco sì, non ci farebbe male pensare che proprio noi siamo quel popolo che ha iniziato a convertirsi … e … 🙂 … smette di convertirsi, quando si convince che la conversione è conclusa … e ci freghiamo con le nostre stesse mani.

    Insomma, siamo noi quella samaritana a cui vanno bene le frasi di Paolo
    “Conosce il dolore della donna, conosce le sue cocenti delusioni, sa”

    e

    “lo sposo chiede ragione alla sposa delle sue precedenti esperienze e lei reagisce MALE!”

    e le “precedenti esperienze” sono anche le nostre e – magari – del giorno prima … 😀

    Non saranno 5 “mariti”, sarà solo un “1” ancora da valutare, ma che ci stiamo addosso e … ci piace tanto … gli idoletti sono più popolari di quanto si creda.

    Io stessa, ad esempio, apparentemente “permalosa” che mi sono sentita l’eroina di turno (e pertanto “serva inutile… ed oca) che difendeva coloro che non hanno più parole (senza essere dei peccatori alla massima potenza) … Ecco, ho sbagliato snif snif … ma mi sono detta, per l’ennesima volta,
    “acc … ci sono dentro un’altra volta”
    La prova di questo?
    Semplicissimo!!! 🙁
    Quel velato “ma chi ti credi di essere?
    con una vaga tentazione di “lasciare il campo”

    @Janus, okkio ai nostri idoli da credenti, di quelli che credono di sapere tutto (anche se lo negano), di quelli che si travestono da “don Chisciotte” o da Robin Hood (me), di quelli che …
    di quelli che non sentono più la sete …

    P.S.: tranquilli, mica sono guarita ancora …

    Pace?

  35. @ janus/lidia

    Perché non vi vedete a Milano per un caffé così almeno vedete che siete due persone normali?

    Da un punto di vista di senso letterale del testo:
    * Giovanni indica una doppia povertà e lontananza della donna. E’ samaritana, quindi esclusa dalla salvezza di Israele, e anche nel suo contesto è mal vista perché “leggerina” affettivamente. Gesù va incontro ad ogni situazione: a chi è considerato fuori dalla salvezza
    * Ad un secondo livello, sostiene Dufour, uno dei maggiori specialisti su Giovanni è possibile che il numero dei mariti sia anche simbolico, rifacendosi alle divinità assire principali, visto che la Samaria, nel 721, era caduta sotto la dominazione assira. L’invasione aveva prodotto una popolazione meticcia che aveva anche dei riferimenti alla religione ebraica, ma con forti contaminazioni.
    * Ad un livello spirituale possiamo individuare nei mariti tutto ciò che ciò che ci allontana dall’unico Sposo.

    Mò, però, basta.

  36. Ciao a tutti!
    sulla Samaritana abbiamo detto tante cose…

    Io ora voglio dire di noi, anzi, di Voi.

    In un mondo di persone che sempre più spesso si guardano con sentimenti di diffidenza sfiducia odio rancore paura… che hanno mille altri problemi e preoccupazioni diverse dal capire (e vivere) la Parola, il Vangelo, Gesù, Dio…

    Mi rende felice sapere che ci sono in giro per l’Italia (e per le sue Strade) donne e uomini come Voi. Mi dà speranza per il futuro del nostro Paese e del Mondo! Mi fa dire ‘Grazie a Dio’ che continua a operare meraviglie!

    Ed acquisto più fiducia anch’io guardandomi intorno, pensando che anche le persone che ho incontrato stamattina potrebbero avere gli stessi vostri pensieri, essere come Voi mentre meditavate sul Pozzo, sulla Samaritana, su Gesù! Tutti noi figli e fratelli.

    Un grazie a Janus, che leggo sempre volentieri.

    Buona Domenica.
    Vera

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Article by: Paolo

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