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Garanti

Sei bravo nel dire le cose ma non mi convinci: io sono convinto che Dio abbia poco a che fare con quello sgorbio che ne hanno fatto i cattolici. (…) Parli spesso della testimonianza degli apostoli a garanzia della nostra fede; ammesso e non concesso che la testimonianza degli apostoli sia la loro esperienza, come faccio  a riconoscere la reale interpretazione del vangelo tra le molte proposte, anche delle nuove religioni? Perché il Gesù dei Mormoni è meno credibile del vostro? (Danilo, via mail)

Sagace il dubbio! Te lo esplicito ancora meglio: quando il mio vicino Testimone di Geova viene con la sua Bibbia e mi parla di una verità molto diversa da quella dei cattolici, chi ha ragione? O quando il mio compagno di classe in fase mistica mi da una sua interpretazione  un po’ New Age del guru Gesù, come faccio a dire che non corrisponde a ciò che veramente Gesù voleva dirci?

Ti farà ridere ma questa obiezione se la ponevano circa 1700 anni fa i primi cristiani.

Nell’euforia del cristianesimo primitivo se ne sentivano di tutti i colori: Gesù che, essendo Dio, non poteva avere un corpo umano che quindi era solo un’apparenza (il docetismo), il fatto che Gesù, pover’uomo, fosse stato prescelto da Dio per la missione e che quindi non era Dio (l’arianesimo), che la fede cristiana era una conoscenza riservata a pochi (gli gnostici)…

I primi cristiani, le prime comunità, si chiedevano turbati: “Chi ha ragione?”.

Alcuni vescovi teologi, quelli che oggi chiamiamo “Padri della Chiesa”, elaborarono una teoria simpatica che salvò la fede cristiana.

Più o meno questa riflessione dice così: è autentico solo ciò che gli apostoli direttamente hanno vissuto e testimoniato ai primi cristiani. Garanti di questa testimonianza sono i responsabili delle comunità, i vescovi. Questa teoria, detta della successione apostolica, è straordinaria: io sono certo che la mia esperienza è legata alla testimonianza dei cristiani che attraverso i secoli l’hanno fatta giungere fino a me. Mi spiego: se guardo all’attuale vescovo di Aosta, Giuseppe Anfossi, e risalgo la corrente della storia: Lari, Blanchet, indietro a Duc, ai famosi De Sales e Bailly, fino agli albori di Gallo e Agnello, fino al probabile primo vescovo di Aosta Eustasio e al suo successore Grato e ancora indietro attraverso Eusebio di Vercelli e ancora indietro, sono certo di arrivare a uno dei dodici apostoli.

Questa successione, fatta di persone a volte povere, poco coerenti ma attente al deposito della fede, ha custodito preziosamente ciò che la Chiesa ha ricevuto e, nel corso dei secoli, meglio capito della presenza di Gesù.

L’assistenza dello Spirito e la puntigliosa attenzione a non perdere nulla di quanto il Signore ha detto, ha fatto sì che, anche a colpi di prese di posizione (i Concili), la fede arrivasse fino a noi oggi.

Il ruolo del vescovo di Roma, poi, il bistrattato papa, ha permesso di confermare nella fede i fedeli, cioè di garantirci che l’attuale fede è nella sostanza la fede che la Chiesa ha avuto verso il Signore  durante i secoli. Quindi: chi ha ragione? Io mi picco di dire che la fede in cui credo è quella che, attraverso le comunità e i loro responsabili, da Cristo è arrivata fino a noi oggi.

Che poi un signor Smith si sia svegliato un bel mattino dicendo: “La fede cristiana è sballata, Dio non voleva dire questo” e abbia fondato i Testimoni di Geova, mi va benissimo, ma che non mi si venga a dire che quella è la fede della comunità cristiana!

In effetti, nel leggere la Parola, i cattolici inseriscono un elemento fondamentale: la tradizione. Parola difficile e fuori moda (Viene confusa con “tradizionalismo” che è un dispregiativo ed è un atteggiamento gretto e difensivo) che aiuta a capire il centro della fede.

“Tradizione” viene da “tradere”, consegnare. La Parola di Dio ci è consegnata, non l’abbiamo ricevuta per posta. L’abbiamo ricevuta da una comunità (più o meno credibile) che ce ne ha svelato il senso.

Mi fido, perciò. Mi fido dei testimoni e del fatto che mi hanno portato la Parola intatta attraverso i marosi della storia e le stupidaggini compiute dai cristiani. Poi, certo, il cammino di fede sarà tutto sulle mie spalle, ma almeno ho una traccia da seguire, un solco di chi ha già conosciuto e amato il Signore Gesù. A me questo basta.

Category: Incontri

59 comments

  1. Hai detto bene Paolo, lo Spirito.
    Si, è proprio lo Spirito che ha ricordato agli Apostoli tutto ciò che Gesù aveva detto, è lo Spirito che continua a ricordare ai Nuovi Apostoli.
    Gesù, oggi come ieri, è vivo e operante in mezzo a noi ed è certo che non si lascia vincere dall’indifferenza, dall’ignominia e dalla solitudine. Lui c’è e la sua Parola, il Vangelo, letta, assimilata e meditata giorno dopo giorno, oltre a parlarci di Lui, con l’aiuto dello Spirito, ci parla di noi della nostra medesima, personale e attuale storia.
    Se leggiamo il Vangelo di oggi : Maestro Buono dice il giovane ricco a Gesù….
    Molto bravo ad adulare e nel suo perbenismo è certo di guadagnarsi il Regno dei Cieli, il traguardo però è molto lontano.
    E noi? siamo capaci di spogliarci completamente? siamo capaci di abbandonare, non dico i nostri beni materiali (sono pochi un pò per tutti) ma i nostri idoli, il nostro tornaconto e dar credito prima al povero all’ultimo e poi, perchè no, anche al ricco se necessario? Siamo capaci di essere poveri in Spirito?
    Danilo, se domani, dopodomani e dopodomani ancora……. ti dovesse capitare di leggere la Parola del giorno, troverai in quella Parola giorno dopo giorno un pò del tuo vissuto quotidiano(provare per credere).
    La vita è vita soltanto dove c’è amore, ha detto Mahatma Gandhi, e Gesù, se riesci a conoscerLo, è l’amore in assoluto.

  2. E anche a me basta Paolo e ti posso assicurare che di contraddizioni ne ho vissute molte. Contraddizioni tali che avrebbero potuto portarmi a dire “No, grazie. Cattolica mai!”.
    Eppure, stando ben attaccata a quella “tradizione” che porta ad un Dio messo in croce, guardando non ciò che fa rumore (che è poco, ma casinista), ma ciò che riempie il mondo … qui sono rimasta: nella Chiesa casinara e pasticciona, ma che sempre nei momenti più bui ha fatto sorgere testimoni d’eccezione.

    Da questo, poi, mi sono accorta che tutte le contraddizioni che mi hanno tolto la pelle da dosso, tutto sommato sono state una Grazia.

    Abbiamo appena passato la Festa dell’Assunzione in Cielo di Maria … bene. Lei era una di noi (come Gesù del resto), ma aveva Dio nel cuore, portava il Figlio di Dio in sé … tanto da diventare lei stessa “figlia” oltre che sposa e madre della Chiesa.

    Testimoni … già, ma che significa? Io credo che significhi solo “portare in noi il Signore” ed in modo così evidente che qualsiasi persona che incontriamo avverte qualcosa di diverso e di gioioso (come Giovanni che sussulta nel grembo di Elisabetta).

    A proposito di eresie … credo che ancora oggi siamo nel pieno docentismo … non confessato, ma siamo nel pieno di questa eresia.
    Basta sentire le obiezioni che vengono poste quando si parla di “imitazione di Cristo” e spesso a Pasqua ad amici preti dico “Ehi, ma perché non buttate in giro la voce che Quello che è Risorto è un uomo e non un Dio visto che Dio non può morire?” … Quello che è Risorto è l’uomo Figlio di Dio, la Seconda persona della Trinità …

    Forse è il caso di buttare in giro questa voce perché tutti vedono solo Dio e non vedono l’uomo, o vedono un uomo che, però, non è uguale a noi (escluso il peccato).

    Avrò infilato cavolate a raffica, Paolo, ma quanto mi fa male questa cosa e quante eresie inconsapevoli ci sono in giro … Ma siamo belli anche così, con tutte le nostre cavolate …

  3. questo post mi ha fatto pensare a San Paolo che ci dice in 1 Cor 15,12-14.20
    “Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede […]. Ora, invece, Cristo è risuscitato dai morti, primizia di coloro che sono morti” perche’ dico questo? non per fare un trattato di teologia ci mancherebbe ma perche’ sono parole che in momenti difficili mi ripeto e’ vana la mia fede? NO non lo e’… ma chi si sarebbe mai inventato un religione con un Dio cosi’ pretenzioso che ci da’ 10 comandamenti tutti antipatici da rispettare, che ci dice di amare il nostro nemico, che ci dice di occuparci del povero e della vedova, di pensare agli ultimi – insomma molto rognosa la cosa… ma qual’e’ quel Dio che ti fa co-erede del proprio Figlio che e’ un Re? insomma siamo seri!!! Io sono una principessa del REGNO!!! e chi non si sarebbe perso nei secoli il sesto comandamento o anche il nono se la tradizione non avesse consegnato e preservato nel tempo la PAROLA?
    scusate le probabili sciocchezze che ho scritto …
    un sorriso da Molly

  4. Capisco ciò che prova Danilo. Quante volte anch’io all’inizio del mio cammino di ricerca mi sono fatta le stesse domande.
    Penso però che tra noi ci sia una differenza di partenza.
    Io prima ho incontrato Dio, ne ho fatto esperienza nella mia vita, poi ho capito che Lui poteva essere solo il Dio di Gesù.
    E’ a quel punto che mi sono chiesta centinaia di volte, ma ciò che c’è scritto nei vangeli sarà tutto vero? sarà proprio ciò che Lui voleva dire?
    All’inizio il fatto che i vangeli riportassero lo stesso episodio in modi diversi, mi sconcertava e mi inquietava: non ci capivo niente, ma volevo disperatamente trovarLo. Così ho cominciato a leggere, a frequentare un corso biblico, a dialogare con un sacerdote molto disponibile e preparatissimo. Un po’ alla volta ho imparato a fidarmi; quando ho visto che i conti tornavano sempre, che il puzzle si stava componendo sotto ai miei occhi, che tutto aveva un senso, ho smesso di torturarmi, perchè ciò che venivo a sapere coincideva perfettamente con ciò che sentivo nel mio profondo essere vero.

    Non mi sembra che Danilo stia cercando delle risposte, ma che le abbia già preconfezionate nella sua testa.
    Quando scrive: “Perché il Gesù dei Mormoni è meno credibile del vostro?” mi sembra pensare alla fede quasi come un’ideologia o una filosofia; invece la fede è un innamoramento, è una relazione con una persona; quando ti innamori non ti chiedi se ciò che l’altro ti dice è vero, ma ti fidi perchè dentro di te, senti che è giusto così, non puoi farne a meno.
    Se la fede è vista solo come un’ideologia, allora non serve a nulla.
    Chiedo scusa se sono stata confusa, ma non è molto facile parlare di queste cose, soprattutto quando le si è vissute sulla propria pelle.

    Un abbraccio a tutti.

    P.S. I minatori cileni sono ancora là sotto: ormai le speranze di salvarli sono ridotte al lumicino. Vi chiedo di continuare a pregare. Grazie

  5. Sono cresciuta col dono di una carissima amica valdese, ho imparato da lei il rispetto reciproco delle differenze ma anche che il volto del Dio che cercavamo era lo stesso. Ho deciso di rimanere nella chiesa cattolica pur riconoscendo a tante altre strade rigore e profonda coerenza perché dalla chiesa ricevo l’Eucarestia. Io credo che la vetta sia una, i sentieri per arrivarvi tanti, alcuni più rapidi, altri più tortuosi. L’importante è mettersi in cammino, non fermarsi ai piedi della montagna o girare in tondo in cerca di un’inesitente funivia.

  6. Oggi, gironzolando su Facebook, mi sono imbattuta nel profilo di un mio amico d’infanzia, un medico neanche trentenne, cresciuto in una famiglia che lo ha educato – soprattutto con l’esempio – al rispetto dei valori cristiani e all’osservanza dei precetti della Chiesa cattolica.
    Alla voce “orientamento religioso” delle sue informazioni, lui ha scritto: “Cristiano cattolico (a modo mio)”.
    Come sarebbe a dire “a modo mio”, mi verrebbe da dirgli???
    Ritengo che ci sia un solo modo di essere cattolici, quello che professiamo nel Credo.
    E penso anche che ci sia un solo modo di essere cristiani, quello che ci è proposto dal Vangelo.
    Forse è faticoso credere a tutte le parole del Credo, sicuramente è faticoso aderire alla proposta evangelica.
    Ma proprio perché costa fatica e guarda al di fuori del sé, la proposta mi pare sensata.
    Una testimonianza che si tramanda per duemila anni non può essere stata affidata a mentecatti, ne sono certa. Altrimenti si sarebbe persa al primo soffio di vento come le informazioni si trasformano quando giochiamo al telefono senza fili.
    Mi piace decisamente di più l’idea dello Spirito che consegna la Parola a una Chiesa di persone attente al deposito della fede… nei secoli anche lungo la via Francigena… da Roma a Vercelli all’ultimo paesino della Valle… per farla arrivare fino a me!!!

  7. Danilo,
    New age, mormomi, testimoni di Geova e compagnia briscola sono – come dire – un po’ esagerati nella loro visione che spazia da un Dio-faccio-fuoritutti ad un Dio accomodatutto o ad un Dio “scoop”.
    Di fatto ed in comune hanno sempre una visione “esterna” a loro stessi, uno spiritualismo – in alcuni casi – parecchio “fuga dalla realtà”, nicchia di piacere spirituale.

    I mormoni e testimoni di Geova (anche se non conosco molto bene tutto la loro legge) sono coloro che più frequentemente si trovano sulle nostre strade, dietro le nostre porte.

    Ecco, a questi io ho parlato e – dopo un’infinità di “sono colpevoli (gli altri ovvio), sono condannati ecc.” – dopo uno sciorinare di passi biblici … bé li ho guardati sorridendo e ho semplicemente detto loro:
    “Come fate ad essere sicuri di essere “perfetti” e nel giusto?”
    Da quello che ne so io, nessuno è perfetto.
    Ma dato che conoscete bene le sacre scritture saprete anche che si parla di “non giudicare” …
    Ecco, iniziamo da questo … e questo non l’ha detto solo Gesù.
    Quindi, adesso ripetetemi la storia dei condannati se ne avete ancora coraggio.

    ….

    Bé, da non credere, si sono zittiti e volevano continuare a parlare (cosa che io non potevo fare) così li ho pregati di parlare con Dio prima di parlare di un Dio come suppongono sia e soprattutto di attivare la logica, la logica della misericordia perchè è l’unica logica che ci è stata consegnata da Dio stesso …. anche e soprattutto nei 10 Comandamenti.
    Li ho pregati di non escludere nessuno perchè tutti hanno un pezzettino di Parola di Dio in loro … li ho pregati che non si invoca la pietà di Dio se prima non si ha pietà degli uomini.

    Essere cristiani e cattolici non è una fuga e non è una compagnia di santi dalla nascita, ma è vita vera e concreta, dolorosa a volte, ma incontestabilmente vera.

    Allora, Danilo, cosa preferisci? Una vita concreta e leale con tutte le macchie possibili oppure una vita (testimonianza) che isola dalla vita e che giudica oppure che fa vivere su una nuvoletta intrisa di parole come amore, felicità, estasi (?????) ecc.?

    Ma, credimi anche loro, sono nel mio cuore perchè – magari – si sono buttati in queste religioni alternative perchè “pecore” abbandonate dalla misericordia umana.

    Prima di pensare di diventare come Dio, proviamo a pensare di diventare uomini misericordiosi e poi … ci penserà lo Spirito Santo a dire dove è il vero o il falso e tutto si incastrerà a perfezione, tutto troverà una risposta … ed avviene in questa vita perchè è in questa vita che serve …

    Una cosa: non è nello stile cristiano “convincere” con la forza … o la pressione (a parte casi storici e vergognosi).

  8. la nascita di diverse religioni a partire da uno stesso libro (la Bibbia) ci fa capire come nessuno ha in mano la verità…e dobbiamo imparare gli uni dagli altri.

    I “fastidiosi” testimoni di Geova li conosco molto bene, ho una carissima amica che mi manda spesso articoli delle loro Assemblee e discorriamo (anche litighiamo) ore e ore tra Bibbia CEI e Bibbia TNM.
    Devo dire che Lidia ha pienamente ragione, è una religione che guarda essenzialmente la scheggia nell’occhio dei cattolici e non la trave nel loro.
    La Chiesa cattolica da questo punto di vista invece al giorno d’oggi cerca di prendersi le proprie responsabilità e raramente punta il dito su altre religioni.
    A parte questo…un cattolico cosa può imparare da un testimone di Geova?
    Secondo me è il loro modo di studiare le Sacre Scritture.
    Se prendiamo un cattolico medio sa ben poco di teologia…loro invece sono TUTTI molto molto preparati (erroneamente, ma preparati).
    Il loro sito internet ufficiale è fatto benissimo, risponde a tutte le possibili domande in maniera molto semplice.
    Qualsiasi notizia ti serve sui loro dogmi la trovi…girando invece per i siti cattolici ti metti le mani nei capelli; ci metti ore per trovare qualcosa, in maniera confusionaria e divergente magari da altre fonti.
    E i libri cattolici non sono certo migliori! Io ho il classico “catechismo della Chiesa Cattolica –libreria editrice Vaticana”!!!
    Poi sia ben chiaro, un cattolico la risposta se vuole la trova…però siamo da quel punto di vista peggiori, e non stupiamoci dell’ignoranza dei nostri colleghi cattolici.

    Quindi la prossima volta che magari suonano alla porta, non dico di farli entrare,ma almeno pensare a questa cosa…che loro sono in giro a diffondere la Bibbia, a insegnare agli altri, noi invece?!

  9. Simone, sullo studio della Sacra Scrittura sottoscrivo in pieno quanto tu dici, ma … C’è un “ma”. Non vorrei dire una stupidata per il quale Paolo potrebbe cadere dalla sedia, ma poco vale lo studio per quanto riguarda la Sacra Scrittura … Sì, certo andrebbe bene, ma esiste una “formazione” che non ha nulla a che vedere con il “sapere” perchè passa tutto per il “conoscere”, il vivere in prima persona … ovvero testimoni. Loro sono dei divulgatori i cattolici (i cristiani cattolici) sono dei testimoni.

    Poi, (e di sicuro ti sarà capitato) potremo scordare o non ricordare l’AT, ma quando si tratta di AT le risposte usando le esatte parole del testo ti affiorano alla labbra senza neppure sapere come possa succedere.

    E’ detto, ri-detto e ribadito che la Parola di Dio è scritta sul nostro cuore.
    Simone, testimoni e non agenti di commercio (di religione) … e l’andare di porta in porta, credimi, è pura violenza.
    Non ce l’ho con loro, solo che mi dispiace non abbiamo assolutamente senso critico.

    Loro sono in giro a diffondere la Bibbia (a modo loro), noi siamo in giro a diffondere misericordia, a scegliere per il bene comune … siamo in giro a consolare, siamo in giro a sostenere chi ha peccato, siamo in giro a dare speranza … Puoi immaginare un “portare Dio” migliore?

    Detto tra di noi, poi, confesso che mi sono anche simpatici questi “agenti della Bibbia” e spesso ci salutiamo per strada … così … giusto per salutarci … strano è!!!

  10. Salve! Chiedo scusa del mio intervento, ma lo faccio giusto per salutare Paolo. io sono un frate capucino e vi scrivo dalla Romania. hm! sono un po emozionato, e forse si nota anche nella mia scrittura. allora volevo salutare e ringraziare Paolo per le sue riflessioni domenicale, dalle quale mi preparo spesso l*omelia. e sta sera legendo il pensiero di domenica ho trovato anche il sito… e ne sono molto contento, per aver incontrato Paolo,certo non proprio di persona ma almeno lo visto, lo sentito… me lo aspettavo diverso, hm!
    grazie Paolo per le tue riflessioni.

  11. @ Lidia

    concordo Lidia.
    Meglio “ignoranti” ma vivere il Vangelo…che sapienti ma fare tutt’altro di quello che si predica.
    Però un po’ di studio fa sempre bene alla vita di fede

  12. Oh, sì, che fa bene alla vita di Fede, anzi diventa quasi un’esigenza.
    Solo che quando accade questo avviene in molto diverso di quanto avviene alla pura istruzione: è esattamente come dissetarsi ad una fonte purissima … e le parole – non so perchè – paiono diverse, sono più vissute e nostre … Insomma, pare una “scuola” dove prima si sperimenta di persona e poi si studia: l’esatto opposto di quanto avviene nell’istruzione accademica.

    E questo cambiamento sostanziale non è detto che non avvenga anche per testimoni di Geova e altri … può darsi che all’improvviso si aprano loro occhi e cuore e … magari ci “bagnano pure il naso” in quanto a “passione per la Parola di Dio”.

    P.S. (e questo “riscoprire la Parola” mi è stato confidato anche da un teologo che è rimasto basito da questa esperienza e gli pareva – dopo – di ristudiare tutto in modo diverso … mah! è proprio il caso di dire “mistero di Dio”)

  13. Carissimi,
    ho appena ricevuto una bella notizia dal Cile che vi giro qui sotto.
    Ringrazio chi si è unito alla nostra comunità nella preghiera e vi chiedo di continuare a farlo.

    ” Carissimi,
    La radio sta trasmettendo in questi minuti la notizia che i 33 minatori sepolti nella miniera san Giuseppe sono vivi.
    Una sonda che ha raggiunto dopo numerosi giorni di perforazione il rifugio a 700 metri di profondità, quando è stata ritirata portava appeso un foglietto con scritto: Siamo 33 siamo vivi stiamo bene.
    La notizia tanto attesa è arrivata: è cominciata la festa per tutti.
    Diamo grazie a Dio e alla Vergine.
    Vi saprò fornire notizie più dettagliate nei prossimi giorni.
    Grazie, grazie a tutti per la preghiera e la solidarietà dimostrata: il Signore vi ricompensi.
    Un abbraccio.
    Ciao.
    fra Franco.

    P.S.: per notizie sempre aggiornate cercate attraverso Google Il Diario di Atacama.

  14. lucia1: Vivi i 33 minatori intrappolati da 17 giorni
    Per tirarli fuori ci vorranno quattro mesi
    Sono riusciti a raggiungere uno dei rifugi allestiti lungo le gallerie, dove hanno trovato ossigeno e provviste. E tramite la sonda che li ha raggiunti hanno fatto arrivare un biglietto in superficie
    … … …

  15. … Bentrovati!

    La Chiesa Cattolica Apostolica Romana … è stata fondata da Cristo … e da Cristo viene ininterrottamente portata a noi … a me!

    Fatta eccezione per la Chiesa Ortodossa (nella quale , teologicamente parlando, come anche riconosciuto dal Papa è comunque possibile raggiungere la Salvezza) … tutte le altre “Chiese Cristiane” … sono state fondate da uomini o gruppi d’uomini….

    Un po’ di apologetica fa bene, vediamo due punti fondamentali:

    – Queste “sette” (scusate, ma le chiamo col termine che gli è proprio) non pongono al centro Cristo, ma il loro fondatore…. che viene appunto venerato ed osannato e che è il depositario di uan qualche rivelazione … oppure è uno che ha scoperto “l’inganno Cattolico :-)” ed ha la giusta interpretazione di Bibbia, Vangelo etc etc.

    – Queste sette … hanno tutte bisgogno di “riscrivere” o “scriversi” un testo … che in quelli orginali … grande spazio al dubbio che la Chiesa di Cristo sia quella fondata su Pietro e che Pietro/Roma sia Primate nella comunità Apostlica… non c’è!

    Detto questo … quindi Danilo … può decidere di credere tranquillamente che il Sig. Smith abbia avuto una visione ed abbia tradotto da antico idioma il Libro di Mormon … che è il vero Vangelo 🙂

    Ed è pure fortunato Danilo .. può scegliersi tra almeno 6 “Chiese” Mormoni … insomma oltre alla “verità” di Mormon… pure la scelta … 🙂

    Altrimenti può credere che Russel c’ha azzeccato, farsi testimone di geova e sperare d’essere nel piccolo gregge che si salverà ( i posti son pochi, meno di 150.000) per cui si deve dare ben da fare … o, in subordine, sperare almeno di entrare nella “grande folla” che rimarrà in terra, dopo la distruzione di ogni cosa, ma in una terra diventata paradiso terrestre 🙂
    Ed il bello è che non deve credere a nulla … ne Trinità, ne paradiso, ne inferno …. insomma deve solo studiarsi la Bibbia di Russel … o … mica cippole impararsi tutta la Bibbia del Russell! 🙂

    Oppure Danilo può scegliere tra le decine, centinaia di chiese evangeliche, avventiste, protestanti e chi più ne ha più ne metta … in USA ci sono pure quelli in TV … insomma di che si lamenta … al supermercato del Sacro con veste “cristiana” c’è di tutto, manco al banco degli affettati c’è tutta ‘sta scelta.

    Le provasse tutte, poi viene a dirci com’è andata 🙂

    Oppure … ne fondasse una lui 🙂

    Salùt
    Janus

  16. La Chiesa fa parte del Regno, ma non lo esaurisce…ergo, la Salvezza la si raggiunge per ogni via, anche a noi ignota. Almeno così dice il Concilio…

  17. … Corretto Costanza, lo “spirito” del Vat II così vuole e così dice, ma mi permetto di precisare che:

    A) Il Percorso di Salvezza non è ancora compiuto, per cui la Rivelazione si completa col percorso della Chiesa …
    (infatti, a dispetto del mondo protestante noi sappiamo che la Verità non è solo nel Vangelo, ma si completa e continua a disvelarsi nel cammino terreno della Chiesa di Cristo)
    … della Chiesa voluta da Cristo … però … non da altre 😉
    (E’ una responsabilità che abbiamo mica un privilego!!)

    B)Il percorso futuro è in parte ancora (ovviamente) ingoto, ma è sicuro che questa via non sia “fuori dalla Chiesa” od “ogni via” … ma la Via che la Chiesa conduce e che lo Spirito continua a sostenere ed indicare!
    Se non crediamo che la Rivelazione si dischiouda solo nella Chiesa Cattolica … che ci stiamo a fare ?

    C) Il Concilio dice questo … lo so.
    Ma col bene che voglio a tutti Voi se l’esito è che un ragazzo intelligente e preparato come Simone (con cui spero a breve di bermi una bella birra), arrivi ventenne e fomato al Catechismo Vat II, a dirci che “la nascita di diverse religioni a partire da uno stesso libro (la Bibbia) ci fa capire come nessuno ha in mano la verità…e dobbiamo imparare gli uni dagli altri” …. siamo alla frutta !
    Il Relativismo è una brutta bestia … anzi forse è la Bestia stessa!

    Io credo che sia GPII che BXVI abbiano mantenuto una formale difesa delle tesi di questo benedetto Conc.Vat.II e nella sostanza abbiano invece, cominciato il primo ed attuato il secondo, una profonda restaurazione “anti-” o “pre-” conciliare.

    … meno male 🙂

    Salùt
    Janus

  18. @ janus
    Sperando che prima o poi ti converta alla Chiesa cattolica…

    DISCORSO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI
    ALLA CURIA ROMANA IN OCCASIONE
    DELLA PRESENTAZIONE DEGLI AUGURI NATALIZI

    Giovedì, 22 dicembre 2005

    !L’ultimo evento di quest’anno su cui vorrei soffermarmi in questa occasione è la celebrazione della conclusione del Concilio Vaticano II quarant’anni fa. Tale memoria suscita la domanda: Qual è stato il risultato del Concilio? È stato recepito nel modo giusto? Che cosa, nella recezione del Concilio, è stato buono, che cosa insufficiente o sbagliato? Che cosa resta ancora da fare? Nessuno può negare che, in vaste parti della Chiesa, la recezione del Concilio si è svolta in modo piuttosto difficile, anche non volendo applicare a quanto è avvenuto in questi anni la descrizione che il grande dottore della Chiesa, san Basilio, fa della situazione della Chiesa dopo il Concilio di Nicea: egli la paragona ad una battaglia navale nel buio della tempesta, dicendo fra l’altro: “Il grido rauco di coloro che per la discordia si ergono l’uno contro l’altro, le chiacchiere incomprensibili, il rumore confuso dei clamori ininterrotti ha riempito ormai quasi tutta la Chiesa falsando, per eccesso o per difetto, la retta dottrina della fede …” (De Spiritu Sancto, XXX, 77; PG 32, 213 A; SCh 17bis, pag. 524). Emerge la domanda: Perché la recezione del Concilio, in grandi parti della Chiesa, finora si è svolta in modo così difficile? Ebbene, tutto dipende dalla giusta interpretazione del Concilio o – come diremmo oggi – dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione. I problemi della recezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L’una ha causato confusione, l’altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti. Da una parte esiste un’interpretazione che vorrei chiamare “ermeneutica della discontinuità e della rottura”; essa non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna. Dall’altra parte c’è l’“ermeneutica della riforma”, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino. L’ermeneutica della discontinuità rischia di finire in una rottura tra Chiesa preconciliare e Chiesa postconciliare. Essa asserisce che i testi del Concilio come tali non sarebbero ancora la vera espressione dello spirito del Concilio. Sarebbero il risultato di compromessi nei quali, per raggiungere l’unanimità, si è dovuto ancora trascinarsi dietro e riconfermare molte cose vecchie ormai inutili. Non in questi compromessi, però, si rivelerebbe il vero spirito del Concilio, ma invece negli slanci verso il nuovo che sono sottesi ai testi: solo essi rappresenterebbero il vero spirito del Concilio, e partendo da essi e in conformità con essi bisognerebbe andare avanti. Proprio perché i testi rispecchierebbero solo in modo imperfetto il vero spirito del Concilio e la sua novità, sarebbe necessario andare coraggiosamente al di là dei testi, facendo spazio alla novità nella quale si esprimerebbe l’intenzione più profonda, sebbene ancora indistinta, del Concilio. In una parola: occorrerebbe seguire non i testi del Concilio, ma il suo spirito. In tal modo, ovviamente, rimane un vasto margine per la domanda su come allora si definisca questo spirito e, di conseguenza, si concede spazio ad ogni estrosità. Con ciò, però, si fraintende in radice la natura di un Concilio come tale. In questo modo, esso viene considerato come una specie di Costituente, che elimina una costituzione vecchia e ne crea una nuova. Ma la Costituente ha bisogno di un mandante e poi di una conferma da parte del mandante, cioè del popolo al quale la costituzione deve servire. I Padri non avevano un tale mandato e nessuno lo aveva mai dato loro; nessuno, del resto, poteva darlo, perché la costituzione essenziale della Chiesa viene dal Signore e ci è stata data affinché noi possiamo raggiungere la vita eterna e, partendo da questa prospettiva, siamo in grado di illuminare anche la vita nel tempo e il tempo stesso. I Vescovi, mediante il Sacramento che hanno ricevuto, sono fiduciari del dono del Signore. Sono “amministratori dei misteri di Dio” (1 Cor 4,1); come tali devono essere trovati “fedeli e saggi” (cfr Lc 12,41-48). Ciò significa che devono amministrare il dono del Signore in modo giusto, affinché non resti occultato in qualche nascondiglio, ma porti frutto e il Signore, alla fine, possa dire all’amministratore: “Poiché sei stato fedele nel poco, ti darò autorità su molto” (cfr Mt 25,14-30; Lc 19,11-27). In queste parabole evangeliche si esprime la dinamica della fedeltà, che interessa nel servizio del Signore, e in esse si rende anche evidente, come in un Concilio dinamica e fedeltà debbano diventare una cosa sola.

    All’ermeneutica della discontinuità si oppone l’ermeneutica della riforma, come l’hanno presentata dapprima Papa Giovanni XXIII nel suo discorso d’apertura del Concilio l’11 ottobre 1962 e poi Papa Paolo VI nel discorso di conclusione del 7 dicembre 1965. Vorrei qui citare soltanto le parole ben note di Giovanni XXIII, in cui questa ermeneutica viene espressa inequivocabilmente quando dice che il Concilio “vuole trasmettere pura ed integra la dottrina, senza attenuazioni o travisamenti”, e continua: “Il nostro dovere non è soltanto di custodire questo tesoro prezioso, come se ci preoccupassimo unicamente dell’antichità, ma di dedicarci con alacre volontà e senza timore a quell’opera, che la nostra età esige… È necessario che questa dottrina certa ed immutabile, che deve essere fedelmente rispettata, sia approfondita e presentata in modo che corrisponda alle esigenze del nostro tempo. Una cosa è infatti il deposito della fede, cioè le verità contenute nella nostra veneranda dottrina, e altra cosa è il modo col quale esse sono enunciate, conservando ad esse tuttavia lo stesso senso e la stessa portata” (S. Oec. Conc. Vat. II Constitutiones Decreta Declarationes, 1974, pp. 863-865). È chiaro che questo impegno di esprimere in modo nuovo una determinata verità esige una nuova riflessione su di essa e un nuovo rapporto vitale con essa; è chiaro pure che la nuova parola può maturare soltanto se nasce da una comprensione consapevole della verità espressa e che, d’altra parte, la riflessione sulla fede esige anche che si viva questa fede. In questo senso il programma proposto da Papa Giovanni XXIII era estremamente esigente, come appunto è esigente la sintesi di fedeltà e dinamica. Ma ovunque questa interpretazione è stata l’orientamento che ha guidato la recezione del Concilio, è cresciuta una nuova vita e sono maturati frutti nuovi. Quarant’anni dopo il Concilio possiamo rilevare che il positivo è più grande e più vivo di quanto non potesse apparire nell’agitazione degli anni intorno al 1968. Oggi vediamo che il seme buono, pur sviluppandosi lentamente, tuttavia cresce, e cresce così anche la nostra profonda gratitudine per l’opera svolta dal Concilio.

    Paolo VI, nel suo discorso per la conclusione del Concilio, ha poi indicato ancora una specifica motivazione per cui un’ermeneutica della discontinuità potrebbe sembrare convincente. Nella grande disputa sull’uomo, che contraddistingue il tempo moderno, il Concilio doveva dedicarsi in modo particolare al tema dell’antropologia. Doveva interrogarsi sul rapporto tra la Chiesa e la sua fede, da una parte, e l’uomo ed il mondo di oggi, dall’altra (ibid., pp. 1066 s.). La questione diventa ancora più chiara, se in luogo del termine generico di “mondo di oggi” ne scegliamo un altro più preciso: il Concilio doveva determinare in modo nuovo il rapporto tra Chiesa ed età moderna. Questo rapporto aveva avuto un inizio molto problematico con il processo a Galileo. Si era poi spezzato totalmente, quando Kant definì la “religione entro la sola ragione” e quando, nella fase radicale della rivoluzione francese, venne diffusa un’immagine dello Stato e dell’uomo che alla Chiesa ed alla fede praticamente non voleva più concedere alcuno spazio. Lo scontro della fede della Chiesa con un liberalismo radicale ed anche con scienze naturali che pretendevano di abbracciare con le loro conoscenze tutta la realtà fino ai suoi confini, proponendosi caparbiamente di rendere superflua l’“ipotesi Dio”, aveva provocato nell’Ottocento, sotto Pio IX, da parte della Chiesa aspre e radicali condanne di tale spirito dell’età moderna. Quindi, apparentemente non c’era più nessun ambito aperto per un’intesa positiva e fruttuosa, e drastici erano pure i rifiuti da parte di coloro che si sentivano i rappresentanti dell’età moderna. Nel frattempo, tuttavia, anche l’età moderna aveva conosciuto degli sviluppi. Ci si rendeva conto che la rivoluzione americana aveva offerto un modello di Stato moderno diverso da quello teorizzato dalle tendenze radicali emerse nella seconda fase della rivoluzione francese. Le scienze naturali cominciavano, in modo sempre più chiaro, a riflettere sul proprio limite, imposto dallo stesso loro metodo che, pur realizzando cose grandiose, tuttavia non era in grado di comprendere la globalità della realtà. Così, tutte e due le parti cominciavano progressivamente ad aprirsi l’una all’altra. Nel periodo tra le due guerre mondiali e ancora di più dopo la seconda guerra mondiale, uomini di Stato cattolici avevano dimostrato che può esistere uno Stato moderno laico, che tuttavia non è neutro riguardo ai valori, ma vive attingendo alle grandi fonti etiche aperte dal cristianesimo. La dottrina sociale cattolica, via via sviluppatasi, era diventata un modello importante tra il liberalismo radicale e la teoria marxista dello Stato. Le scienze naturali, che come tali lavorano con un metodo limitato all’aspetto fenomenico della realtà, si rendevano conto sempre più chiaramente che questo metodo non comprendeva la totalità della realtà e aprivano quindi nuovamente le porte a Dio, sapendo che la realtà è più grande del metodo naturalistico e di ciò che esso può abbracciare. Si potrebbe dire che si erano formati tre cerchi di domande che ora, durante il Vaticano II, attendevano una risposta. Innanzitutto occorreva definire in modo nuovo la relazione tra fede e scienze moderne; ciò riguardava, del resto, non soltanto le scienze naturali, ma anche la scienza storica perché, in una certa scuola, il metodo storico-critico reclamava per sé l’ultima parola nella interpretazione della Bibbia e, pretendendo la piena esclusività per la sua comprensione delle Sacre Scritture, si opponeva in punti importanti all’interpretazione che la fede della Chiesa aveva elaborato. In secondo luogo, era da definire in modo nuovo il rapporto tra Chiesa e Stato moderno, che concedeva spazio a cittadini di varie religioni ed ideologie, comportandosi verso queste religioni in modo imparziale e assumendo semplicemente la responsabilità per una convivenza ordinata e tollerante tra i cittadini e per la loro libertà di esercitare la propria religione. Con ciò, in terzo luogo, era collegato in modo più generale il problema della tolleranza religiosa – una questione che richiedeva una nuova definizione del rapporto tra fede cristiana e religioni del mondo. In particolare, di fronte ai recenti crimini del regime nazionalsocialista e, in genere, in uno sguardo retrospettivo su una lunga storia difficile, bisognava valutare e definire in modo nuovo il rapporto tra la Chiesa e la fede di Israele.

    Sono tutti temi di grande portata su cui non è possibile soffermarsi più ampiamente in questo contesto. È chiaro che in tutti questi settori, che nel loro insieme formano un unico problema, poteva emergere una qualche forma di discontinuità e che, in un certo senso, si era manifestata di fatto una discontinuità, nella quale tuttavia, fatte le diverse distinzioni tra le concrete situazioni storiche e le loro esigenze, risultava non abbandonata la continuità nei principi – fatto questo che facilmente sfugge alla prima percezione. È proprio in questo insieme di continuità e discontinuità a livelli diversi che consiste la natura della vera riforma. In questo processo di novità nella continuità dovevamo imparare a capire più concretamente di prima che le decisioni della Chiesa riguardanti cose contingenti – per esempio, certe forme concrete di liberalismo o di interpretazione liberale della Bibbia – dovevano necessariamente essere esse stesse contingenti, appunto perché riferite a una determinata realtà in se stessa mutevole. Bisognava imparare a riconoscere che, in tali decisioni, solo i principi esprimono l’aspetto duraturo, rimanendo nel sottofondo e motivando la decisione dal di dentro. Non sono invece ugualmente permanenti le forme concrete, che dipendono dalla situazione storica e possono quindi essere sottoposte a mutamenti. Così le decisioni di fondo possono restare valide, mentre le forme della loro applicazione a contesti nuovi possono cambiare. Così, ad esempio, se la libertà di religione viene considerata come espressione dell’incapacità dell’uomo di trovare la verità e di conseguenza diventa canonizzazione del relativismo, allora essa da necessità sociale e storica è elevata in modo improprio a livello metafisico ed è così privata del suo vero senso, con la conseguenza di non poter essere accettata da colui che crede che l’uomo è capace di conoscere la verità di Dio e, in base alla dignità interiore della verità, è legato a tale conoscenza. Una cosa completamente diversa è invece il considerare la libertà di religione come una necessità derivante dalla convivenza umana, anzi come una conseguenza intrinseca della verità che non può essere imposta dall’esterno, ma deve essere fatta propria dall’uomo solo mediante il processo del convincimento. Il Concilio Vaticano II, riconoscendo e facendo suo con il Decreto sulla libertà religiosa un principio essenziale dello Stato moderno, ha ripreso nuovamente il patrimonio più profondo della Chiesa. Essa può essere consapevole di trovarsi con ciò in piena sintonia con l’insegnamento di Gesù stesso (cfr Mt 22,21), come anche con la Chiesa dei martiri, con i martiri di tutti i tempi. La Chiesa antica, con naturalezza, ha pregato per gli imperatori e per i responsabili politici considerando questo un suo dovere (cfr 1 Tm 2,2); ma, mentre pregava per gli imperatori, ha invece rifiutato di adorarli, e con ciò ha respinto chiaramente la religione di Stato. I martiri della Chiesa primitiva sono morti per la loro fede in quel Dio che si era rivelato in Gesù Cristo, e proprio così sono morti anche per la libertà di coscienza e per la libertà di professione della propria fede – una professione che da nessuno Stato può essere imposta, ma invece può essere fatta propria solo con la grazia di Dio, nella libertà della coscienza. Una Chiesa missionaria, che si sa tenuta ad annunciare il suo messaggio a tutti i popoli, deve impegnarsi per la libertà della fede. Essa vuole trasmettere il dono della verità che esiste per tutti ed assicura al contempo i popoli e i loro governi di non voler distruggere con ciò la loro identità e le loro culture, ma invece porta loro una risposta che, nel loro intimo, aspettano – una risposta con cui la molteplicità delle culture non si perde, ma cresce invece l’unità tra gli uomini e così anche la pace tra i popoli.

    Il Concilio Vaticano II, con la nuova definizione del rapporto tra la fede della Chiesa e certi elementi essenziali del pensiero moderno, ha rivisto o anche corretto alcune decisioni storiche, ma in questa apparente discontinuità ha invece mantenuto ed approfondito la sua intima natura e la sua vera identità. La Chiesa è, tanto prima quanto dopo il Concilio, la stessa Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica in cammino attraverso i tempi; essa prosegue “il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio”, annunziando la morte del Signore fino a che Egli venga (cfr Lumen gentium, 8). Chi si era aspettato che con questo “sì” fondamentale all’età moderna tutte le tensioni si dileguassero e l’“apertura verso il mondo” così realizzata trasformasse tutto in pura armonia, aveva sottovalutato le interiori tensioni e anche le contraddizioni della stessa età moderna; aveva sottovalutato la pericolosa fragilità della natura umana che in tutti i periodi della storia e in ogni costellazione storica è una minaccia per il cammino dell’uomo. Questi pericoli, con le nuove possibilità e con il nuovo potere dell’uomo sulla materia e su se stesso, non sono scomparsi, ma assumono invece nuove dimensioni: uno sguardo sulla storia attuale lo dimostra chiaramente. Anche nel nostro tempo la Chiesa resta un “segno di contraddizione” (Lc 2,34) – non senza motivo Papa Giovanni Paolo II, ancora da Cardinale, aveva dato questo titolo agli Esercizi Spirituali predicati nel 1976 a Papa Paolo VI e alla Curia Romana. Non poteva essere intenzione del Concilio abolire questa contraddizione del Vangelo nei confronti dei pericoli e degli errori dell’uomo. Era invece senz’altro suo intendimento accantonare contraddizioni erronee o superflue, per presentare a questo nostro mondo l’esigenza del Vangelo in tutta la sua grandezza e purezza. Il passo fatto dal Concilio verso l’età moderna, che in modo assai impreciso è stato presentato come “apertura verso il mondo”, appartiene in definitiva al perenne problema del rapporto tra fede e ragione, che si ripresenta in sempre nuove forme. La situazione che il Concilio doveva affrontare è senz’altro paragonabile ad avvenimenti di epoche precedenti. San Pietro, nella sua prima lettera, aveva esortato i cristiani ad essere sempre pronti a dar risposta (apo-logia) a chiunque avesse loro chiesto il logos, la ragione della loro fede (cfr 3,15). Questo significava che la fede biblica doveva entrare in discussione e in relazione con la cultura greca ed imparare a riconoscere mediante l’interpretazione la linea di distinzione, ma anche il contatto e l’affinità tra loro nell’unica ragione donata da Dio. Quando nel XIII secolo, mediante filosofi ebrei ed arabi, il pensiero aristotelico entrò in contatto con la cristianità medievale formata nella tradizione platonica, e fede e ragione rischiarono di entrare in una contraddizione inconciliabile, fu soprattutto san Tommaso d’Aquino a mediare il nuovo incontro tra fede e filosofia aristotelica, mettendo così la fede in una relazione positiva con la forma di ragione dominante nel suo tempo. La faticosa disputa tra la ragione moderna e la fede cristiana che, in un primo momento, col processo a Galileo, era iniziata in modo negativo, certamente conobbe molte fasi, ma col Concilio Vaticano II arrivò l’ora in cui si richiedeva un ampio ripensamento. Il suo contenuto, nei testi conciliari, è tracciato sicuramente solo a larghe linee, ma con ciò è determinata la direzione essenziale, cosicché il dialogo tra ragione e fede, oggi particolarmente importante, in base al Vaticano II ha trovato il suo orientamento. Adesso questo dialogo è da sviluppare con grande apertura mentale, ma anche con quella chiarezza nel discernimento degli spiriti che il mondo con buona ragione aspetta da noi proprio in questo momento. Così possiamo oggi con gratitudine volgere il nostro sguardo al Concilio Vaticano II: se lo leggiamo e recepiamo guidati da una giusta ermeneutica, esso può essere e diventare sempre di più una grande forza per il sempre necessario rinnovamento della Chiesa.”

  19. @ Paolo

    … che dire … siamo rientrati (mondo tradizionalista) da poco in Famiglia … dacci il tempo di acclimatarci 🙂

    Fuor di scherzi … il discorso è lungo e difficile.

    Anche il testo che hai girato … in buona parte mi da ragione … BXVI ha un approccio “problematico” al Vat II … non dogmatico … ammette errori e derive non accettabili … e sopratutto denuncia un fallimento enorme del Vat II … che nato per cambiare il modo di comunicare la Parola … ha fallito proprio nel campo della comunicazione …

    … insomma, ribadisco quanto ho già espresso in altri post, il mio parere è che la Chiesa cercando di trovare un nuovo modo di comunicare … sabbia finito per assumere invece le sembianze e le caricature che i nemici di sempre le volevano attribuire!

    Chi studia comunicazione sa che la Forma è spesso … Contenuto anch’esso … stravolgere l’Antico Rito , cambiare le forme etc etc … aprire le porte a certe tendenze … ci ha portato invetiabilemnte ad una confusione buonista ed arrendevole!

    Ed il Danilo della situazione … arriva a paragonare 2000 anni di Chiesa Cattolica ai Mormoni … fai te!

    Anche se è impopolare il ricordo, ma sottende un’attitudine che, smantellata di violenza ed armi, deve rappresentae una consapevolezza per ogni Cattolico, un tempo le eresie venivano bollate e gli eretici combattuti … i pagani convertiti !!

    So che qualcuno sobbalzerà, ma lo spirto è questo … insomma c’è una bella differenza tra una Chiesa Cristiana del che so io … e, che so, nel Buddismo … ovverò c’è più Dio in Buddha che in Lutero o Calvino o Smith o Russel etc etc!

    L’inculturazione verso i “pagani” ed il “sincretismo” verso la filosofia greca … cui fa riferimento BXVI … son cose ben diverse che dire che la Via per la Salvezza è ovunque, anche fuori dalla Chiesa Cattolica 😉

    Salùt
    Janus

  20. @ Janus

    non entro in giudizio sul Vaticano II che va oltre i miei limiti e le mie conoscenze.

    Il fatto che ho detto che nessuno ha in mano la verità e dobbiamo imparare gli uni agli altri… non è riferito alla Verità assoluta e oggettiva che la Sacra Scrittura ci trasmette.
    Cristo è quello e non ci possono essere chissà che interpretazioni.
    Ma il contorno invece può cambiare di persona in persona.
    E dei Testimoni di Geova io apprezzo molto la loro sete di verità, di studio.
    E’ lo stesso don Milani in esperienze pastorali a dire
    “un abisso d’ignoranza religiosa degli adulti del nostro popolo, prova che il molto catechismo che ricevono i ragazzi non lascia nessuna traccia di sè al di là dell’età infantile”.

    Punto, non ho aggiunto altro e non mi metto a giudicare i riti e le credenze dei Testimoni di Geova.

    Credo che Dio giudichi la coerenza in quello che si crede e in quello che si fa, non l’appartenenza.

    ciao 🙂

  21. Mi sa che stiamo confondendo la Fede con la pratica religiosa.
    Che c’entra tirare in ballo il CVII?
    La domanda era posta sul Vangelo, sulla testimonianza del Vangelo. La domanda era sulla credibilità di Dio.
    Che c’entra andare a misurare la religiosità che – che piaccia o meno – è secondaria ad una conversione di pensiero.

    Già il giudicare ( e pure male) mi pare sia una contro testimonianza.
    Di fatto, la Fede è una questione prima di tutto personale, che cambia la propria vita (ed egoismo pratico ed intellettivo) …

    Sempre “di fatto” non mi pare che Gesù abbia storto il naso schifato da chi era “diverso”, anzi – se non mi sbaglio – a delle rimostranze degli apostoli (che è quasi la stessa cosa che sta succedendo ora qui)Gesù ha risposto, pacifico e sereno:
    “chi nn è contro di noi e con noi”.

    Nessuno ha la verità in tasca e tanto meno il cristiano è uno che si imbatte nel proselitismo, ma la Verità di Gesù è stata consegnata alla Chiesa.

    Nessuno può rispondere “ho ragione io! no io!. Lasciamo che la gente cerchi e sperimenti e noi cerchiamo di essere testimoni, almeno, della misericordia e della libertà.

    Gesù ci ha liberati, ma pare che noi ci diamo un gran daffare per rimettere tutto sotto catene e recinti.

    Nessuno ha pensato che la Chiesa (intesa come Corpo Mistico) è un seme che sta crescendo e sta crescendo in ognuno?

    Allora lasciamo che la natura divina faccia il suo corso … e noi sosteniamo, rincuoriamo, fissiamo nella speranza … insomma, cerchiamo di essere umani.

  22. @ Simone
    🙂 bene così!
    anch’io stimo e frequento amici e persone che hanno una vita spirituale molto profonda ed intensa anche se al di fuori del Cattolicesimo. Questo però non toglie che ho la certezza che la Via sia solo dentro la nostra Chiesa … non altrove …. Spesso vivo con angoscia la mia ignoranza e la mia impreparazione i miei limiti ed il mio piccolo esempio di cattolico, che mi costringono nell’incapacità di trasmettere Cristo anche a questi amici prossimi e che non vivono certo di aridità spirituale.

    @ Lidia

    Cara amica … a mio avviso sbagli, ma se per te va bene così … che ti devo dire ?

    Nella frase che hai citato Cristo parla al plurale … quindi delinea un atteggiamento che dovrà essere proprio della Comunità … della sua Chiesa.
    Ci sono due livelli uno personale soggettivo (la propria conversione) uno plurale e pubblico ed oggettivo (la Chiesa come comunità).

    Ecco … il post di Paolo su Danilo, a mio avviso riguarda esattamente un fallimento degli ultimi anni in termini di capacità comunicativa della Chiesa intesa come Comunità del proprio messaggio … non riguarda il momento umano e soggettivo.

    Paolo farà bene, se vorrà, a dedicare a Danilo tempo ed attenzone, ma ciò non toglie che i Danilo sono, a mio avviso, il frutto di anni di confusione … in primis comunicativa, in secundis :-), anche dottrinale.

    Di questo stiamo parlando.
    Come Cattolica è giusto che tu esprima “attenzione” umana ed ascolto e comprensione … l’umiltà è tutta qui … vivere senza orgoglio e senza presupponenza il Dono della Fede che ti fa grande, ma che ti rende responsabile, non privilegiato, nei confronti del resto del mondo.
    E’ giusto che tu Lidia, io Janus, diciamo che nessuno dei due ha la Verità in tasca, ma questono non toglie che sappiamo dove è la Verità e chi ne è depositario e tutore.
    E questo qualcuno siamo sempre noi, non più al singolare, ma nel nostro momento comunitario, nel nostrro essere Chiesa.

    Insomma io e te a casa nostra, pur Chiesa domestica, la Verità in tasca non la abbiamo e non possiamo dispensarne.

    Tu ed io, come comunità, nella Celebrazione Eucaristica… ecco noi due li, nella nostra pluralità, con la Particula che rinova il dono di se’, la Promessa fattaci … ecco noi, li, possiamo senza dubbio, senza tentennamenti, dire e confermare al mondo intero che siamo nella Verità.

    A presto.
    Janus

  23. @Janus,
    (premetto che è un discorso che richiederebbe un’articolazione così impegnativa che io – onestamente – non credo di esserne capace. E’ un discorso – credo – che debba essere svolto su più piani, prendendo in considerazione tutta la tipologia di testimoni/garanti. Dico quello che posso e lo dico “di cuore” senza alcuna pretesa di avere ragione. Fai conto che scrivo per “istinto” da cristiana provata con il fuoco e – spero – sotto quella “ragione” che san Tommaso d’Aquino descrive bene e che non è certo razionalità)

    Sì, hai ragione su tutta la linea e la tua esposizione non fa una grinza.
    Una comunità – la Chiesa appunto – è fatta di singoli, non è una massa informe e spersonalizzata.
    I singoli, quindi, sono quelli che danno o tolgono sapore alla comunità nella misura in cui sanno accogliere/donare o meno e sanno farlo sia con i vicini che con i (per modo di dire) lontani (dalla Verità)

    Il CVII questo aveva ed ha nel cuore ed è stato un avvicinare di più Gesù all’uomo, un renderlo un pochino più comprensibile, una mano dal Cielo se vuoi ed una mano dal Cielo per chi già era dentro questa comunità cristiana (che significa tra le altre cose “avere in comune o vivere in comune”)proprio perché non fosse una comunità che viveva in modo sterile una legge.

    E’ affare di cuore, caro Janus, non affare di testa. O meglio, la testa ci vuole e ce ne vuole tanta, l’intelligenza al servizio di Dio diventa scienza, ma deve sempre stare in ginocchio davanti a Qualcuno che è sensibilmente e concretamente avvertito da ogni nostra facoltà. Se così non fosse, sarà proprio l’intransigenza dell’intelligenza umana che diventa un dio ingombrante e possessivo che allontanerà e cercherà di portare a sé stessi o alla comunità a cui si appartiene o alla propria idea (limitata) di Dio.

    Vedi, è impressionante il Vangelo di domenica scorsa (in Rito Romano, ma tu celebri in Rito Ambrosiano mi pare) con questa cavolo di
    “porta stretta”
    che, tutti e da sempre, identificano come una vita sacrificata per riuscire ad attraversarla, ma non credo sia così,
    non lo credo se si legge questa pericope evangelica insieme a tutti i Vangeli di settimana scorsa.
    Qualcuno, osando un po’, ha detto che la porta è stretta perché si passa uno alla volta, ma io aggiungo che bisogna essere ben magri e inchinati per poterla passare 😀 e essere magri ed inchinati significa abbandonare ogni ricchezza e la ricchezza che più ci costa abbandonare è proprio il nostro pensare.

    L’altra cosa che tutti si guardano bene dal prendere in considerazione è questa frase dello stesso Vangelo:
    “… Verranno da oriente e da occidente, da settentrione e da mezzogiorno e siederanno a mensa nel regno di Dio. Ed ecco, vi sono ultimi che saranno primi, e vi sono primi che saranno ultimi …”
    E ce ne guardiamo bene dal prenderla in considerazione perché in qualche modo sappiamo che la porta in faccia, molto probabilmente, saremo noi a prenderla.

    Siamo stati avvisati di non comportarci come i farisei, siamo stati “pregati” di non fare come loro che trattavano a pesci in faccia i “pagani” perché così facendo allontaniamo e saremmo solo testimoni di noi stessi e non certo di Gesù Cristo.
    Quel supponente
    “Abbiamo mangiato e bevuto in tua presenza e tu hai insegnato nelle nostre piazze” è proprio per noi cristiani che in queste poche parole ci collochiamo nella Messa come se fosse una garanzia di salvezza e di essere superiori agli altri.

    Ecco, quelli che NON hanno mangiato in Sua presenza e NON hanno sentito i Suoi insegnamenti passeranno per quella porta, solo perché vivono la Sua presenza nel cuore che lo rende per nulla affetto da proselitismo, ma lo brucia di passione di fare il bene al prossimo … poi tutto il resto verrà da sé ed anche l’intelligenza sarà strumento di luce.

    @Janus, avrò fatto molta confusione, ma quello che volevo dire è che si è garanti e testimoni di persona e – credimi – l’allontamento ed il dubbio di molti ex cristiani cattolici forse è proprio dovuto a molta pratica (religiosa) e niente vita pratica che è l’unico luogo dove ci si incontra davvero ed autenticamente.

    Siamo talmente presi a guardare e giudicare fuori dalla Chiesa che non ci accorgiamo che stiamo perdendo proprio quelli che sono nella Chiesa.

    Scusa la confusione e scusa se – magari – sono andata fuori da quello che tu intendevi … ma non posso fare altro che dire per quello che posso 🙁

    P.S.: non prenderla come umiltà perchè umile non lo sono davvero, anzi spesso divento graffiante … prendi tutto come quello che veramente sono 🙁

  24. Cosa ci stiamo a fare nella Chiesa cattolica se la salvezza è di tutti? Io non sto nella Chiesa per salvarmi, siamo tutti già salvi. Sto nella chiesa perché mi dà gioia. Sto nella chiesa perché mi fa incontrare il volto di Dio. Se la vita, tempo nel quale si impara ad amare, è come una montagna, forse la chiesa è il sentiero pù rapido per la salita. Ma non l’unico.

  25. @ Lidia

    Si cara amica … in effetti hai mescolato un po’ le cose 🙂

    Ciò detto il succo del post è:

    – Perchè Danilo arriva a non cogliere la distinzione tra la Professione di Fede della Chiesa Cattolica … tanto da equipararla a qualsiasi altra sintesi delle Chiese “Cristiane” ??

    Da qui le analisi sono necessariamente rivolte in termini di cause/origini al Vat II, che ha disegnato la forma odierna della Chiesa e dei Cattolici(e ci mancherebbe, era un Concilio !).

    Ecco … tutto qui.

    Che il post abbia poi rivelato anche nel campo dei “blogger-fedeli” la disponibilità e l’arredevolezza nell’affermare che l’Unica Via è Cristo ed il Cristo della Chiesa Cattolica … per un non meglio precisato “buonismo” pauroso di “offendere” gli altri … beh ecco … per me questo si inanella col dubbio di Danilo …. e necessiterebbe di un’analisi molto profonda.

    A mio avviso, il richiamo di Giovanni Paolo Secondo al “Non abbiate paura” … non è solo rivolto alla sicurezza di un conforto divino nelle avversità della vita , MA è sopratutto l’invito a non temere d’essere Cattolici oggi, di professare e vivere Cristo nei confronti di un mondo che spesso lo osteggia e lo infanga … insomma è l’invito a vivere con coraggio il proprio essere Cattolcio, senza ridurlo ad un mero fatto “personale” relegato alle mura di casa ed alla celebrazione domenicale.

    Per essere ancora più chiaro … a mio modesto modo di vedere, il Cristo che la nostra Chiesa Cattolica difende ed offre è il bene più prezioso …. negarlo agli altri, per paura di offenderli è un grave atto di pavidità ed egoismo …
    … Donare Cristo è in ultima istanza la più alta Carità … il più alto gesto d’Amore.

    … e non ho paura di dire che è solo nella Chiesa Cattolica Apostolica Romana che il messaggio di Cristo si perpetua e si disvela …

    Tutto qui 🙂

    PS
    C’è differenza tra un “pagano/infedele” (insomma hai capito) ed un “protestante o evangelico o anabattista o avventista o geovista o mormone etc etc” … ? si c’è!

    Danilo, tristemente nell’Italia del 2010 nell’Europa che è stata la culla del Cattolicesimo … arriva oggi a chiderci che differenza c’è … Danilo è un Pagano … ovvero un uomo da convertire, da guadagnare alla Fede … nel solco di quella Nuova Evangelizzazione d ‘Europa che GPII più volte indicò!

    … un Testimone di Geova … od un protestante. … sono invece eretici ed apostati … questo solo per usare i giusti termini … per questi (chiusi i battenti dell’Inquisizione e rinfoderate le spade) occorre il confronto dialettico, filosofico un po’ di erudizione apologetica (insomma un po’ di carisma Domenicano 🙂 )etc etc … e molte preghiere a Nostra Signora 😉

    Salùt
    Janus

  26. @ Costanza
    ” … forse la chiesa è il sentiero pù rapido per la salita. Ma non l’unico.”

    Mi indichi un altro sentiero ?

    Grazie,
    ciao

    Janus

  27. Ce ne sono moltissimi, a partire dalle grandi religioni del libro; o vuoi dire che i nostri fratelli maggiori ebrei, il popolo scelto, il popolo della promessa, sono ‘fuori’?

  28. Janus, Janus … portare, professare, non avere vergogna di professarsi cristiani, testimoniare, ecc. ecc. Tutto vero, tutto da fare, tutto ok … ma, per favore, niente disprezzo agli altri di altre religioni o simil-religioni.

    L’insulto (più o meno velato) è già peccato ed è condannato fa Gesù esplicitamente,

    E come cavolo si farebbe, dimmi un po’, a testimoniare un Dio misericordioso quando coloro che credono in questo Dio non lo sono per nulla? Come puoi credere di essere testimone credibile?

    Buonismo … può darsi, ma per quelli che non sanno … per quelli che sanno, invece, per quelli che si “vestono” da cristiani sputa fuoco e versa olio bollente, no, proprio nessun buonismo … anzi – per quanto mi riguarda – sono piuttosto feroce perchè è proprio grazie a questi “testimoni di alto bordo” che le nostre chiese si svuotano, che molta gente cerca “dei” alternativi, ma almeno credibili se non nella vita, nella pratica sicuramente.

    E’ proprio strano sai, noi che siamo stati liberati da ogni tipo di schiavitù, abbiamo una forte tendenza a schiavizzare.

    Prima di dare degli “eretici” a queste persone, sei cosciente di quante eresie circolano indisturbate – e a volte inconsapevoli – tra i cattolici?

    Però, ognuno ha la sua idea … io dico a Danilo: “perdonami se non sono credibile come testimone e cerchiamo insieme, ma questo Dio di Gesù Cristo è quello che mi ha preso testa e cuore … al di là delle emozioni che fuggo perchè ingannano” …

  29. @ Costanza

    … beh sai … lo dicessi io, effettivamente varrebbe poco …

    A Pasqua è anche stata ripristinata la Preghiera per la conversione dei Giudei !!

    Insomma … tu che dici ? 🙂

    … ma il punto è un altro Costanza, non tanto “dentro-fuori” o farsi giudici … il punto è :
    – Se un Danilo si rivolgesse a te … tu che gli diresti … di leggersi il Talmud e farsi (non potrebbe neanche a meno di non esserlo già per parte di madre) Ebreo … ?

    – … o proveversti a donargli Cristo ?
    … ed a renderlo parte di questa nostra Chiesa ?

    Ecco il succo è questo …

    Io, leggendoti, son ben convinto che gli doneresti Cristo 😉 !

    Per le alte confessioni, io non voglio fare Dio, per cui non so se siano persi o meno, so però che Cristo la Via l’ha indicata … per arrivare al Padre, occorre passare per Cristo, ci ha lasciato il Paraclito per sostenerci ed indirizzarci, ci ha affidato alle mani di Sua Madre e ci ha permesso di partecipare alla Sua Natura Divina edificando in Terra la Sua Chiesa, per amministrare l’Eucarestia, per perpetrare il dono di se’ fatto agli uomini.

    La Sua Chiesa è la Chiesa Cattolica Apostolica Romana. Punto!

    Insomma più di così, per farci capire la strada …. che doveva fare ??

    Per cui … la consapevolezza che la Via è questa … non deve essere in dubbio.

    Che gli “altri” siano persi o meno, son convinto che spetti al Signore deciderlo.

    Che noi però si voglia fare Dio a tutti i costi e decidere che tutto sommato va bene anche il resto, tradendo così il suo messaggio e la Sua Parola … beh questo credo sia un po’ presuntuoso.

    Ecco.

    Ciao
    Janus

  30. Danilo,
    hai lanciato una provocazione e poi ti sei messo in cima all’albero, proprio come Zaccheo, per riuscire a vedere Gesù che passa perchè hai tanto sentito parlare di Lui ma, non ti convince.
    Io non voglio convertirti qui su due piedi, però sono certa che se Gesù passando ti dicesse Danilo scendi dall’albero perchè oggi devo venire a casa tua, non ti lasceresti sfuggire l’occasione, perchè il suo sguardo non lascia dubbi, e saresti felice di accoglierlo nella tua casa e nella tua vita.
    Agli altri, vorrei dire solo una cosa (senza presunzione ma con grande umiltà): Gesù ha detto ” chi sono mia madre e i miei fratelli? sono coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica”. Quindi a mio avviso, TUTTI, nessuno escluso.
    Gesù è Colui che guarda dritto al cuore non a quello che apparentemente siamo o vogliamo far credere di essere.
    Ed ecco il “NON ABBIATE PAURA” del Santo Padre Giovanni Paolo II, non abbiate paura di aprire le Porte a Cristo, Lui è la verità che vi farà liberi.

  31. @ janus

    Mi sta a cuore che abbiamo un approccio corretto al cammino della Chiesa: Papa Benedetto ha richiamato la continuità del Concilio con il cammino precedente. Come ogni Concilio nella storia, il “dopo” ha visto due eccessi: chi l’ha rifiutato e chi ne ha abusato. Ribadire che Cristo è la sola salvezza è un dato oggettivo; dire che Dio ha cammini di salvezza per tutti è parte del patrimonio della Chiesa. Mi sembra che, nuovamente, si tratti di accenti e si pesi da redistribuire. La domanda di Danilo rivela solo una scarsa conoscenza della fede, non credo proprio sia da attribuire alla deriva post-conciliare!

  32. @ Paolo

    … come credi … sul Vat. II°si può discutere … ed abbiamo posizioni diverse.
    Io rimango dell’idea che Danilo ne sia il frutto … Tu legittimamente attribuisic il problema ad altro.
    Bòn … nulla cambia … analisi diverse del medesimo problema.

    Su temi essenziali, come l’unicità della Salvezza in Cristo, invece, appuntom non si possono avere dubbi.

    Già dirlo sembra “cattivo” per tutti quelli che in Cristo non credono, ma che piaccia o no, questa è la nostra testimonianza!

    Che Dio abbia “cammini di salvezza per tutti” … è altrettanto assodato … ma appunto non facciamo il suo mestiere 🙂

    Il nostro compito è la testimonianza di una vita in Cristo nella Sua Chiesa … che è appunto quella Cattolica.

    Deciderà Dio se la condotta di vita di un Testimone di Geova, che la nostra piccola testimonianza non è riuscita a trarre a Cristo, … sia sufficiente o no alla Salvezza della sua anima …
    Noi però non possiamo nasconderci dietro un dito ed ad un Testimone di Geova dire che va bene così com’è … che l’una vale l’altra, basta essere buoni e bravi 🙂

    Tutto qui!

    Salùt
    Janus

  33. @Paolo, direi che per Danilo non è scarsa conoscenza di Fede (meglio sarebbe Chiesa non trovi?), ma soprattutto è una domanda faziosa che ha già in sé un giudizio ed una condanna negativa sulla Chiesa Cattolica visto che inizia con
    “…io sono convinto che Dio abbia poco a che fare con quello sgorbio che ne hanno fatto i cattolici”.

    Gli scandali e orrori della Chiesa ci sono stati ed è storia e credo che sia più che altro questo che depista i molti (e pigri), altro che eccessi post conciliari.

    Di fatto, se ci fosse un buon animo, basterebbe guardare – ad esempio – guardare a Madre Teresa di Calcutta e verrebbe a tutti da dire:
    “Chiunque sia il Dio in cui credi, ci credo anch’io vedendo la tua vita” senza rimanere incantati sugli errori (passati, presenti e futuri).

    Il problema grosso è che si guarda ai cattolici come dei “santi dalla nascita, santi subito” con – ovviamente – tolleranza 0.

    Danilo cerca la reale interpretazione del Vangelo, ma un Vangelo non si interpreta, il Vangelo si vive perchè è una Vita reale con tutti gli sbagli, intoppi, scivoloni che ci possono essere.

    Danilo non ha mai chiesto Chi è il Dio giusto, ma ha chiesto chi interpreta meglio in Vangelo …

    Quindi possiamo anche lasciar perdere ogni altra dissertazione.

    P.S. Comunque sia anche il Sinedrio era convinto di difendere Dio da Gesù che era considerato, blasfemo, eretico e chi più ha, più ne metta. Sarebbe da ridere se oggi ritornasse sulla terra per dire, magari a noi cattolici, le stelle belle paroline che rivolgeva a … quelli là … Credo proprio lo sbatteremmo fuori dalla Chiesa a calci 😛 eh eh eh 😀

  34. vi osservo da lontano perche’ non ho belle parole da dire nel senso che un po’ di sana ignoranza e un pizzico di ingenuita’ non mi fa essere ai vostri livelli ma come sapete non mi scoraggio e mi intrufolo nel post…
    ho sempre pensato che le parole di san Paolo ” solo in Cristo c’e’ salvezza” fossero una pietra da mettere sopra le altre religioni … ma questa “chiusura” della Chiesa e mia, non mi e’ mai piaciuta… poi mi sono spostata sul versante del ma si che salveranno tutti quelli che l’annuncio della Buona Novella non l’hanno ricevuto… e nonostante facebook e internet penso ai poveri del mondo quelli veri che dalla vita non hanno mai avuto nulla, hai bambini soldato, ai disperati delle baraccopoli, e perche’ no ad un pakistano in mezzo ad una alluvione, ai lebbrosi e agli indigeni che vivono come primitivi a questi ma chi gli ha mai parlato di GESU’ SERIAMENTE? e per sproloquiare un po nel mio delirio logorroico, ma se da te che sei ebreo , mussulmano, induista, o chicchesia ti viene uno e ti dice che la vera religione e’ solo quella professata dalla Chiesa Cattolica Romana che fai non gli ridi in faccia? fossi io si… se per cultura sono un mormone, oppure nato in una famiglia di protestanti, valdesi fate voi… insomma gia’ e’ difficile vivera la propria di religiosita’ figuriamoci cambiarla proprio! Ma io il Cristo dei cattolici dove lo vedo? dove lo trovo?
    Gandhi (del quale so veramente poco a parte qualche bella frasa letta in un libro) diceva: se i cristiani fossero veramente tali sarebbero contagiosi !!!
    e se ci sono fratelli come Danilo che chiedono, s’interrogano e c’interrogano insomma noi cosa facciamo?

    mitica Santa Caterina che diceva: Se sarete quello che dovete essere, metterete fuoco in tutto il mondo…
    io mi sento a mala pena un fiammifero!!!

    un sorriso e una coccola a tutti

    ps: don Sanro auguri per il tuo onomastico… spero tu stia meglio…

    pps: come stanno i tuoi occhi Paolo?

  35. Già, Molly era quello che volevo dire anch’io e che tu hai espresso chiaramente. Alla faccia del “non essere all’altezza” 😎 ….!!!!

    Santa Caterina (che amo molto) quella frase lo diceva – se non sbaglio – ai preti, ma hai ragione a prenderla come rivolta a noi 🙂

    … e per gli incendi … bé … se è per quello, per incendiare è sufficiente anche una piccolissima scintilla … 😀 quelle scintille che “scappano” da un fuoco intenso che esiste in ogni cuore credente e che nulla ha a che fare con dottrina, Legge, Bibbia, studio o agni altra attività intellettiva … o no? 😛

  36. sto come al solito cara molly. …quindi discretamente!!!
    comunicavo tutto cio’ nel post di alcune settimane fa ” il prossimo tuo” dove tu chiedevio già di me .( e dove ti dicevo che nonostante Lourdes e Terra Santa,… sono ancora in piedi)
    Grazie del tuo intervento ,(quello appena pubblicato) appassionato ma equilibrato( come d’altrode quello di Paolo).
    si ” riequilibrare un pò i pesi ” e cercar di non esser troppo di parte … e x quanto dotta, ricca di argomentazioni .. la nostra conoscenza di LUI … rimane sempre limitata !!
    Comunque, chi più ne ha più ne metta ( di intelligenza dialettica) :in certe circostanze serve in altre un pò meno .
    Stavo pensando alla Celebrazione Penitenziale fatta oggi ad un Campo formativo alla fede cristiana …. dove vi erano però anche tre non battezzati …. son venuti lo stesso ,( ovviamente non per confessarsi).. quanta attenzione bisogna avere x capire ciò che lo Spirito sta operando in loro!!!
    e quanta voglia – sbagliando di grosso anche pedagogicamente , di far loro anche solo una sintesi del catechismo della chiesa cattolica ( o una sintesi del dibattito tra lidia e janus!!).
    e … magari l’ho fatto… così non son stato abbastanza attento alle grandi opere che lo SPIRITO stava operando in loro( loro che stanno cercando Dio come possono … che sanno ringraziarlo ogni giorno … )
    una preghiera reciproca ( xchè la nostra fede sia testimoniata con semplicità di cuore e con tanto Amore )

  37. Ciaooo don Sandro!!!!

    Ecco, in poche parole hai detto l’essenziale:

    “così non son stato abbastanza attento alle grandi opere che lo SPIRITO stava operando in loro”

    La delicatezza, innanzi tutto … una delicatezza quasi materna per i “nuovi nati nello Spirito” in qualsiasi modo si manifesti.

    L’irruenza di Fede non sempre fà del bene, la passione per Dio pure (anche se ambedue sono umanissime e capibilissime) esiste – e dobbiamo sempre ri-impararlo – la delicatezza tipico dell’amore di Dio che è molto particolare per quelli che noi – ingiustamente – identifichiamo come “i lontani”.

    La fede e anche la pratica della Fede quasi mai ha radici nell’intelletto o nel sapere, ma sempre ha le radici nel cuore che poi – di certo – porta anche all’intelletto e al CONOSCERE (non sapere).

    C’è una cosa che tutti intendono e tutti – in qualche modo – adducono a Dio e confermano l’esistenza e la veridicità di Dio: l’accoglienza.

    il Dio di Gesù Cristo è un Dio che parla come un uomo e non un uomo che parla come un dio.

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Article by: Paolo

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