Facciamo l’uomo

ago 30, 2010 22 Comments by

Esistono due racconti della Creazione dell’uomo nel libro della Genesi: il primo è legato alla Creazione del Cosmo, nel primo capitolo, un racconto molto conosciuto. Ma esiste una curiosa dissomiglianza fa l’intento del Creatore e la sua decisione finale. Il suo progetto è questo:

E Elohim disse:

facciamo ‘adam in nostra immagine

come nostra somiglianza

Ma, poco dopo, ecco ciò che accade:

E Elohim creò ha’adam in sua immagine

In immagine di Elohim lo creò

Maschio e femmina li creò.

E Elohim li benedisse

Alcune cose saltano subito agli occhi, anche al lettore meno pratico: anzitutto manca il consueto ritornello che è bene!, ha accompagnato l’intera Creazione. Secondariamente, leggendo quanto scritto sopra, vediamo che ciò che Dio si auspica non è precisamente ciò che accade.

Anche alla fine del secondo giorno non c’è il ritornello che è bene, perché l’opera non è finita: fatta la volta celeste che separa l’acqua del cielo da quella rimasta in terra, bisogna aspettare che la terra emerga. Anche qui l’opera non è finita, ‘adam non è compiuto. È ancora legato al mondo animale (maschio e femmina) e necessita della benedizione per poter continuare la propria opera.

Se, nel progetto, ‘adam dev’essere a immagine e somiglianza, dopo è solo a immagine (il termine usato in ebraico indica la copia di un modello), la somiglianza sarà lui a doverla creare. Il “fare” voluto da Dio diventa creare (tre volte!), il lavoro non è compiuto: Dio ha fatto la sua parte, all’uomo il fare la propria. Il “facciamo”, allora, non è solo prefigurazione della Trinità o rimasuglio di una visione panteista dei popoli vicini, ma coinvolge Elohim e ‘adam, che insieme fanno!

La Bibbia ci mostra il volto di un Dio che costruisce l’uomo a propria immagine, lasciandogli la fatica di compiere la somiglianza. L’uomo è creato a immagine di Dio, ma è lui che deve finire la Creazione di se stesso, è lui che deve costruire la somiglianza con Dio! Contrariamente ai luoghi comuni, la visione dell’uomo che ha la Bibbia è assolutamente autonoma, adulta, dinamica. L’uomo non è un burattino in mano alla divinità capricciosa o bonaria, è facitore di se stesso, ma il suo modello resta Dio! Io mi realizzo, divento “me” solo e a condizione di conoscere Dio e di imitarne le dinamiche. La fede, allora, diventa piena realizzazione dell’umano, non contrapposizione!

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22 Commenti a “Facciamo l’uomo”

  1. simone says:

    Innanzitutto il racconto della Genesi sembra non trattarsi di un “inizio” della nostra storia, ma del “principio” che abita l’uomo di tutti i tempi, l’Adam.
    L’Adam stesso non è un primo uomo nato nella notte dei tempi storici e padre di tutti gli uomini, è l’umanità tutta intera, la cui storia, che ci è data da leggere, è essenzialmente quella della sua interiorità.

    (Gn 1,27). <<Dio creo l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò»

    Genesi 5,3 <<Adamo generò a sua immagine e somiglianza un figlio e lo chiamò Set»

    Ci sono due termini per indicare il legame dell’uomo con Dio. Il primo è in ebraico selem, immagine, e denota una vicinanza reale, oggettiva al soggetto rappresentato; rimanda, quindi, a una corrispondenza <> con Dio, che rende l’uomo capace di comprenderlo e di interloquire con lui; e un vincolo intimo simile a quello che intercorre tra un padre e il figlio, come si dice appunto per Adamo e Set.
    Il secondo vocabolo è demut, somiglianza, e marca invece una distanza nel rapporto di similitudine: i due soggetti sono certo, collegati tra loro da un tessuto comune, ma al tempo stesso ciascuno di loro ha una sua identità.
    E’ interessante inoltre notare che, mentre nell’antico Vicino Oriente essere “immagine” divina era appannaggio e prerogativa solo del sovrano, per la Bibbia destinatario di questa qualità è l’uomo e tale “democratizzazione” mostra che la regalità sul mondo è assegnata da Dio all’uomo.

    Cosa vuol dire diventare somiglianza?

    Jung diceva che ciò che l’uomo ha di più essenziale da vivere è progredire nella presa di coscienza di ciò che è.
    Riferendoci alla celebre scala di Giacobbe, che egli vide in sogno con 70 gradini (70 i livelli di lettura della Torah, 7 è il settimo giorno della creazione) possiamo paragonare la nostra vita alla salita di quella scala dove in cima ci sta Dio che ci attende.
    La nostra vita quindi deve partire dal guscio della “mandorla”, luz in ebraico, che è anche il nome su della terra su cui poggia la scala, fino al nucleo di luce YWHW, il Verbo che in cima alla scala attende Giacobbe e tutta l’umanità.
    Questa via conduce al cambiamento ultimo, simile alla deificazione dell’Uomo.

  2. simone says:

    avevo scritto giusto “YHWH” non capisco perchè nel messaggio prima mi ha scambiato le lettere :-)

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