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Triduo

Giovedì Santo

Prima lettura: Es 12,1-8.11-14 Seconda lettura: 1Cor 11,23-26 Vangelo: Gv 13,1-15

La prima volta

Inizia il Triduo Pasquale, i tre giorni più intensi dell’anno, giorni di emozioni forti, di fede messa a nudo, di stupore e dolore, rabbia e conversione, i tre giorni in cui Dio ha salvato il mondo.

Stamani tutti i preti del mondo si sono radunati attorno al proprio Vescovo, per consacrare gli olii di salvezza, per abbracciarsi prima di partire a servizio delle proprie comunità.

Ora, stasera, qui, ricordiamo la prima volta.

La prima volta in cui Dio si è fatto cibo e bevanda.

La prima messa

Gesù sa che tutto è perduto.

La lontananza con i suoi è abissale, Luca dice che il litigio su chi sia il più grande tra i discepoli avviene durante l’ultima Cena (che squallore!), Gesù avverte che nessuno (forse solo Giuda) ha colto la gravità della situazione.

In quel contesto solenne, liturgico (si celebra la Pesah, la Pasqua degli ebrei), Gesù pone un gesto intenso: dona del pane, dona del vino, quella è la sua presenza – dice – chiede ai suoi di ripetere quel memoriale perché lui sia presente.

Mangiano, i discepoli.

Bevono, senza capire troppo il misterioso linguaggio del Maestro che oggi sembra più stanco del solito.

Dio inizia qui la sua Passione.

Il sangue che tra poco copioso scenderà dalle ferite sulla cute del capo, già si mischia a quel vino segno di eterna alleanza, di imperitura amicizia.

“Fate questo in memoria di me”, chiede Gesù.

E noi obbediamo, amato Rabbì.

Stasera e domenica e ogni domenica, ripetiamo quel gesto.

Lo rifacciamo per averti presente, per sentirti accanto, per cantare la tua gloria, per misurare il tuo immenso amore.

Anche se le nostre messe sono fiacche, le nostre parole stanche, i nostri canti ripetitivi, le nostre celebrazioni distratte e abitudinarie, ripetiamo quel gesto.

In obbedienza.

Anniversari

La prima messa, la prima volta: la celebrazione che stiamo facendo è piena di questo stupore, lo stupore di un Dio che si fa pane e vino.

E di un altro stupore: quello di un Dio che si consegna alle fragili mani degli uomini per rendersi presente.

In questa notte ogni sacerdote si ritrova, si riconosce, si identifica: oggi ricorre l’anniversario dell’invenzione del sacerdozio ministeriale.

Nell’ordine: “Fate questo in memoria di me”, Gesù pone le fondamenta per la nascita di chi, all’interno della comunità, dovrà celebrare la Cena del Signore.

Preghiamo per i nostri preti, oggi.

Preghiamo per i preti concreti, quelli pieni di limiti che ci troviamo accanto, quelli incoerenti e buffi, quelli che Dio ha amato da sempre.

Preghiamo per loro, come Gesù ha pregato per i suoi fragili discepoli, amandoli e affidando loro la Parola e il Pane, come un tesoro contenuto in fragili vasi di creta.

Venerdì Santo

Prima lettura: Is 52,13-53,12 Seconda lettura: Eb 4,14-16;5,7-9 Vangelo: Gv 18,1-19,42

Silenzio

Silenzio, Dio muore.

Silenzio, Dio è appeso ad una croce, ha dato tutto, ha donato tutto.

Silenzio: le nostre chiese, spoglie, senza fiori, né tovaglie, né candele, vedono sfilare persone che, nella penombra, si accostano ad una croce.

Silenzio: tacciono le campane, la Chiesa intera si ferma alle soglie del Mistero. E tace.

Nessuna Messa oggi viene celebrata.

Dio celebra la sua Messa, appeso ad una croce.

La morte di Gesù

Gesù viene a svelare il vero volto di Dio, il volto del Padre.

Questo evento è l’ultimo tassello di un’entusiasmante e originale storia d’amore fra Dio e il suo popolo, storia vissuta in prima persona da Israele, tra alti e bassi. Un Dio che si racconta, che entra in relazione, che ama, che sostituisce quell’immagine innata ed oscura della divinità che portiamo nell’inconscio.

Questa relazione vive momenti esaltanti (da Abramo, attraverso Mosè e Davide, fino ai Profeti), e momenti deprimenti, caratterizzati dalla fatica dell’uomo a restare fedele all’immagine che Dio svela di sé attraverso i Profeti.

Stanco, Dio diventa uomo.

Gesù è il vero volto di Dio, il raccontatore del Padre.

Lo racconta con la sua vita, la sua serena parola, le sue vibranti provocazioni. Gesù sceglie (ricordate?) all’inizio della sua missione, nel deserto di Giuda, quale Messia diventare.

Il demonio, con arguto buon senso, lo invita ad usare la forza, lo stupore, il miracolo, l’alleanza col potere, per essere efficace (cfr. Mt 4,1 ss). Ha ragione, in fondo: se Gesù avesse galleggiato nel vuoto sorretto da angeli non sarebbe forse stato riconosciuto come Messia?

Invece no, Gesù sceglie di essere un Messia di basso profilo, un Dio sottotono, mediocre.

Non userà la forza, né compirà prodigi eclatanti, non userà le armi della seduzione, rifiuterà i trucchi del politico.

Perché Dio vuole essere amato per ciò che è, perché “è”, e non per ciò che dà.

Tutto di Dio, Gesù difende il Padre contro la visione gretta e approssimativa che ne abbiamo. Ma non bastano i miracoli (ambigui), né la tenerezza (fragile), né la predicazione (controversa) degli anni di vita pubblica. Gesù arriva alla fine dei suoi intensi tre anni con un pugno di mosche in mano: l’umanità non ha capito.

I suoi discepoli, preziosi e amati, sono fermi alla contraddizione del potere e della gloria e inchiodati al proprio (evidente) limite; i capi religiosi ne avvertono la forza destabilizzante; la folla segue il vento della moda.

Gesù non ha alcuna possibilità di farcela, la sua scommessa è persa.

Non è servito, non è bastato, non è sufficiente tutto l’amore che ha donato.

Forse aveva ragione l’avversario, là nel deserto: troppo ingenuo questo modo di operare. Davvero Dio pensava di trattare con gli uomini alla pari? Di aprire il loro cuore col sorriso? Di presentarsi vulnerabile?

La scelta da fare, ormai, è una sola: andarsene, rinunciare, gettare la spugna.

Occuparsi – chissà – di un altro mondo. Oppure…

Oppure

Oppure lasciarsi travolgere, sparire, morire. Lasciare che le tenebre vincano, lasciare che le cose prendano la loro piega, osare. Osare fino a morire appeso ad una croce, fino all’eccesso.

Altro è dire: “Dio vi ama!”, altro morire.

Altro dire: “Il Padre vi perdona!”, altro pendere, nudo, da un palo.

Una cosa parlare, un’altra morire. Urlando.

Una cosa predicare, un’altra vivere fino in fondo ciò che si è predicato.

Capiranno, gli uomini? O Dio sarà uno dei tanti sconfitti della storia, dimenticati?

La posta in gioco è immensa: l’esistenza stessa di Dio.

Quanti crocefissi sono morti nella storia antica?

Cinquecentomila?

Un milione?

Di quanti di loro ricordiamo il nome e la vita?

Di nessuno.

Il rischio che Dio corre in quell’ultimo gesto è quello di scomparire per sempre. L’uomo avrebbe continuato ad immaginarsi Dio con un volto identico ai propri desideri e alle proprie paure.

Gesù accetta, rischia, si dona. Forse sarà tutto inutile, come insinua l’avversario nell’orto degli ulivi.

Forse.

L’agonia di Gesù, nell’orto degli ulivi, l’agonia che lo fa sudare sangue, è tutta lì, in quella scelta. Non nel dolore che Gesù deve affrontare, non nel senso di abbandono da parte dei suoi, no.

Francamente: conosco persone che hanno sofferto molto più e molto più a lungo di Gesù.

Io credo che il dolore, inaudito, che Gesù prova, nasca dal dubbio dell’inutilità della sua scelta definitiva.

L’avversario, che torna ora che è giunta l’ora, cerca di scoraggiarlo: “è tutto inutile”.

Inutile: non vedi che ti stanno venendo a prendere per arrestarti? Inutile: i tuoi stanno dormendo, non hanno capito la gravità della situazione. Inutile, l’uomo non cambierà mai.

Gesù accetta, corre il rischio, si dona. Morirà.

Lì, appeso alla croce, Dio è evidente, inequivocabile, non vi è alcuna possibilità di ambiguità.

Il cuore della passione di Cristo è l’amore, non la violenza, con buona pace di Mel Gibson e del suo considerevole tentativo di rappresentare la Passione.

Gesù muore affidando al Padre il proprio cuore, e donando a noi lo Spirito.

Dio è evidente: osteso, mostrato, nudo.

Dio è così, amici: arreso.

A noi, ora, la prossima mossa.

Veglia Pasquale

Letture a scelta – Vangelo: Lc 24,1-12

Correte!

Correte, presto, correte!

Le campane suonino a  distesa, accendete il fuoco fuori dalle Chiese, fate entrare quel grande cero che rompe le tenebre, ditelo a tutti vi prego: il Nazareno che cercavate, morto, è scomparso, non è più qui, è risorto!

Risorto!

Troppo spesso il Gesù in cui crediamo è morto, e noi pensiamo di fargli un piacere portandogli ancora degli unguenti per imbalsamarlo!

Gesù è morto quando lo teniamo fuori dalla nostra vita, morto se resta chiuso nei tabernacoli delle chiese senza uscire in strada con noi, morto se la sua Parola non spacca il mare di ghiaccio che soffoca il nostro cuore.

Gesù è morto e sepolto quando la nostra diventa una religione senza fede, un quieto appartenere alla cultura cristiana senza che il fuoco della Sua presenza contagi la nostra e l’altrui vita; morto se la fede non cambia la nostra economia, la nostra politica; morto quando ci arrocchiamo nelle nostre posizioni di “cattolici” scordando il nostro essere uomini.

Morto, amici, morto.

No, Gesù non è morto. È vivo. Non rianimato, non vivo nel nostro pensiero, no, veramente risuscitato e presente, che ci crediamo o no, che ce ne accorgiamo o no.

Da questa consapevolezza nasce la gioia cristiana.

La conversione alle gioia

La conversione al Risorto è difficile, difficilissima.

Occorre allontanarsi dal proprio dolore.

Condividere la gioia cristiana significa superare il dolore che ci rende tristi.

Non c’è che un modo per superare il dolore: non amarlo, non affezionarvisi.

La gioia cristiana è una tristezza superata.

Ma resistenze, dubbi, mancanza di fede pesano sul nostro cuore.

Un’esperienza dolorosa nell’infanzia, una serie di eventi che ci hanno deluso possono davvero impedirci di entrare nella gioia cristiana, che non è un’emozione, ma una scelta consapevole.

Le donne, tornate dagli apostoli, non sono credute, e le loro parole “parvero loro come un vaneggiamento”!

Siamo in buona compagnia, allora, se anche gli apostoli hanno dovuto convertirsi alla gioia!

Vedremo, nelle prossime domeniche, la fatica immensa fatta dai dodici per staccarsi definitivamente dal loro dolore e dalla tragica esperienza della croce e del loro fallimento… E pensare che, per loro, Gesù si farà vedere e li incoraggerà continuamente! Se hanno tribolato loro, così avvantaggiati…

Animo, cercatori di Dio, la più difficile conversione (dopo quella dal Dio che abbiamo nella testa al Dio di Gesù), è proprio quella da una visione crocefissa della fede ad una risorta!

Gli apostoli dubitano; solo Pietro va a verificare: guarda, stupito, e torna a casa meravigliato.

Il verbo usato indica insieme stupore e domanda. È già qualcosa, ma non è ancora fede: non bastano un sepolcro vuoto e le bende per suscitare la fede. Occorre un’esperienza personale del Risorto. E Pietro ne sa qualcosa…

Category: Parole

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21 comments

  1. Grazie Paolo !
    come sempre hai sintetizzato il “Tutto” in poche righe…che mi porto oggi nel cuore ,insieme alla preghiera speciale per tutti i preti del mondo specialmente per quelli che soffrono…e sono tanti!!!
    un abbraccio a te , alla famiglia e Buona Pasqua di Resurrezione

  2. Il tuo lungo post mi evoca una marea di emozioni e di domande su me stessa, sugli uomini sempre peccatori, anche nostro malgrado, e su questo Dio cui faccio fatica a credere veramente, troppo bello per essere vero, ma anche troppo grande e complesso da accogliere nel mio piccolo cuore.
    Grazie, Paolo, hai scritto nel tuo libro che giornate come oggi per te sono fonte di un dolore immenso, ma “tu sei sacerdote per sempre” e svolgi il tuo ministero in un modo tutto particolare e che ho scoperto si sta diffondendo nel web. Chissà quali strade meravigliose ci sta preparando il Signore con questa strana avventura, sicuramente Lui è con noi ed approva sorridendo.
    Un grande e affettuoso abbraccio a te e a tutti i cercatori di Dio.
    BUONA PASQUA, BUONA RISURREZIONE!

  3. Ieri pomeriggio mi è arrivato il tuo ultimo libro….. e stamattina prima di venire in ufficio sono proprio arrivata al punto in cui dici del dolore che provi quando non puoi celebrare messa !!
    (poi ho dovuto chiudere….erano le 8!!)
    Rasserena il tuo cuore, don Paolo!
    tu sei stato, sei e sarai per sempre sacerdote !
    il tuo modo di spezzare la Parola, sapessi quante volte mi ha consolata, mi ha “dimostrato” la misercordia di Dio….e la tua grande disponibilità !!!
    sei sempre pronto a cingerti i fianchi e a “lavarci” i piedi !!!
    Grazie, grazie e ancora grazie 1000000!!!!
    tanti, tanti cari auguri di buona Pasqua di Resurrenzione a tutti !!!

  4. Grazie, Paolo, per la pienezza che traspare dalle tue parole, intense, vissute…

    Grazie per la tua esegesi pastorale che illumina il Vangelo ponendolo al servizio della vita.

    E’ con questa gratitudine che ti auguro una BUONA PASQUA DI RESURREZIONE!

  5. carissimo Paolo, se il prete è colui che ha il compito di guidarci, di indicarci la strada percorsa da Gesù per arrivare al Padre, allora stai sicuro che tu sei e resterai sempre prete per tutti noi che abbiamo avuto la fortuna anzi la grazia di incontrarti!
    un grazie infinito al Signore dal profondo del mio cuore per avermi fatto incontrare te, don Paolo, per don Antonio, per padre Fernando, perchè con la vostra testimonianza al Vangelo mi avete fatto scoprire qual è il vero volto di Dio…

  6. Oggi venerdi di dolore, di dis-perazione. Quando tutte le porte sembrano chiuse, e davanti solo oscurità. Quando la domanda vera è ‘a che serve’, quando non si riesce nemmeno a pregare con i fratelli.
    Oggi è silenzio.

    La cosa più importante che mi hai insegnato, carissimo don Paolo, è a guardare oltre la croce e il dolore, è avere la forza di metterli da parte per far entrare la gioia. Quest’anno più che mai la Pasqua è faticosa, ma è l’unica via per ripartire.

    Buona Pasqua di risurrezione

  7. Caro Paolo mi unisco al coro degli amici per ringraziarti.
    Le tue parole mi hanno aiutato ad aprire un piccolo spiraglio nel mio cuore…questa Pasqua è più intensa e più consapevole delle altre passate.
    Il Signore benedica te e tutti i pastori che con la stessa grazia conducono le pecorelle al pascolo e le amano tutte con la stesso amore “folle” che sgorga stasera dalla croce di Gesù.
    Buona Pasqua nel Signore Risorto
    (stasera ho pregato Santa Lucia per i tuoi occhi Paolo ;))
    Ciao!

  8. Sono felice di averti conosciuto.
    Attraverso le tue parole che, a volte, mi stupiscono,
    sono riuscita a trascorrere questa Settimana Santa come non mi accadeva da tanto tempo.
    A meditare e pregare, soprattutto a meditare.
    Grazie Paolo, ce ne vorrebbero di più sacerdoti come te.
    Buona Pasqua a te, alla redazione e a tutti i tuoi lettori.

  9. Come sempre ,PAOLO, come posso, ti sono fraternamente vicino. Uniti nella fede nell’amore … nel presbiterato… nell’essere padre , fratello , amico. Cercatori, insieme a tanti altri, dell’Unico DIO che ci AMA.
    Un caro augurio di serena Pasqua a tutti gli amici del blog e a chi , ogni tanto , mi ricorda al Signore…
    una preghiera reciproca. don sandro.

  10. Carissimo Paolo, ti ho ascoltato dalla tua casa, dalle valli dei monti innevati, mai immaginavo di girare per il mondo con te.. fino a Ginevra.ecc. Ti ho seguito con il pensiero, (la salute..ti ho visto bene! ..il fastidio all’occhio sinistro è cosa superata..spero!)
    ..ho corso anch’io, anzi rincorso per arrivare con te a Jerusalem…sostare presso la tomba vuota e sentire la Divina Presenza di Dio ..Dio c’è.. Io credo..la tua testimonianza è amore!
    Shalom Jerusalem!…
    Che fatica starti appresso e più ancora che fatica, faticosissima quella interiore…(conversione) per ritrovarmi con Dio e ricominciare a sentire passione ed entusiasmo.
    … e quando Dio tocca il cuore, piangi..ti ha preso dentro, ha planato! Dio mi ha raggiunto! La gioia di ricominciare! Con uno sguardo diverso amo Dio, la gente , le cose , la natura. ..
    Cristo, il Vivente, è vivo dentro di me, è bellissimo! Si, sei forte! Amo la nostra Chiesa che soffre…e ti sostengo e ..La sostengo…siamo sul ring …dobbiamo lottare..Pax!
    Un abbraccio, ciao!… a risentirti!
    Estendi il mio affetto a chi ami..
    Anna Maria Rolla

  11. “Però noi abbiamo questo tesoro in vasi di creta, perché appaia che questa potenza straordinaria viene da Dio e non da noi. Siamo infatti tribolati da ogni parte, ma non schiacciati; siamo sconvolti, ma non disperati; perseguitati, ma non abbandonati; colpiti, ma non uccisi, portando sempre e dovunque nel nostro corpo la morte di Gesù, perché anche la vita di Gesù si manifesti nel nostro corpo.
    Sempre infatti, noi che siamo vivi, veniamo esposti alla morte a causa di Gesù, perché anche la vita di Gesù sia manifesta nella nostra carne mortale.
    Di modo che in noi opera la morte, ma in voi la vita”…

    Cristo è risorto è veramente risorto!!
    Auguri a tutti ed un grazie a don Paolo per il suo prezioso servizio alla Parola

    Rosy

  12. Caro Don Paolo,
    Grazie per il tuo contributo prezioso che ci permette, seppur con fatica, di uscire dalla nostra dimensione “orizzontale” e guardare più in alto, al Dio della vita che ci ama di un amore così tenero che non possiamo neanche immaginarlo.
    Un caro augurio di una Serena Buona Pasqua di Resurrezione.
    Con affetto ed immutata amicizia.
    Claudio Lucchesi

  13. Chiedo venia, sostengo don Paolo nella sua missione di sacerdote,,
    “Pane Spezzato della Parola! condivisa
    e annunciata Emmaus! Dio Spirito si Amore arriva al cuore delle persone attraverso la sua testimonianza
    di fede e di vita fraterna. Avvicina a Dio e alla chiesa di Roma!
    Non conosco Don Paolo che attraverso
    Internet.. i miei auguri a tutti nella semplicità francescana Pax et bonum
    al bravo predicatore del Vangelo che pratica la carità in internet
    Abbraccio di pace!
    Anna Maria Rolla

  14. “Non cercate tra i morti colui che è vivo!”

    Un augurio immenso a tutti i cercatori e a quelli che vivono da convertiti alla gioia!

    Grazie infinite, Don Paolo, per i tuoi scritti – e a Chi ti ha fatto tali doni per le tue capacità comunicative così toccanti…

    Un abbraccio a tutti ricordandovi nella
    Grande Veglia – e un
    “Felice Giorno dopo il Sabato”

  15. Ciao ho scoperto un pò il tuo blog per caso e devo dire un vero dono,un luogo virtuale dove condividere la propria fede e la propria speranza nella Risurrezione. E’ vero è davvero difficile convertirsi alla gioia consapevole della pasqua,specialmente dopo il dolore della morte che sembra essere l’ultima parola,la fine di tutto!
    Buona Pasqua a tutti!

  16. Caro Paolo,
    ti “incontro” dopo un pò di tempo e spero tu stia bene. Abbraccia per me le persone a te più care, se puoi il mondo intero…spesso leggere te e le persone che qui attendono fiduciose il tuo “spezzare la Parola” mi conforta tanto che (quasi) sento una specie di moto gioioso nel cuore. Che mi stia convertendo anch’io? Lo spero, intanto se solo mi avvicino a dare un senso ai miei giorni, spesso bui, è già un grande risultato. Grazie a te e agli amici nella fede che frequentano questo sito. Cristo ci illumini.

  17. Carola, dolcissima..veramente siamo fortunati!
    Intanto prendi distanza dai tuoi giorni bui.. fallo subito,subito. Ti rianimi, ritrovi te stessa come veramente sei e ti riconosci..libera.
    Non illuderti, perdere è morire un pò, è così. Ricominciare è come una piccola luce, che si accende. Cominci a provare qualcosa? Una piccola speranza? C’è? falla entrare nella mente e lascia che scaldi il cuore. Ricominci a sentire qualcosa che si muove un apiccola gioia, sarà vera?.Che fare? .Ama quella piccola luce, quella piccola speranza. Segui la piccola luce e dai olio (fede) fiducia . Si fa uno sforzo grandissimo all’inizio soltanto. Sforzati di uscire fuori, sempre di più, uscirai vincitrice e starai per sempre fuori da quel grigiore di dolore. Basta!, Esci di corsa fuori con quella piccola luce che hai scoperto. Sbatti forte la porta mentalmente. Di a te stesa sono fuori ce l’ho fatta. Basta! Vai oltre, non fermarti, insisti nel continare a seguire quella Luce. Noi siamo i cercatori della Luce
    .Carola il mondo ti sorriderà , se tu riuscirari a vedere attraverso quella Luce..Allora vedrai mondi nuovi e capirai la forza che sta dentro alla piccola Luce. Apriti a quella novità che hai trovato..sei nella via giusta! Via il vecchio mondo, c’è sempre altro, altro cielo. Don Paolo esorta a dimenticare a lasciare…convertirsi alla gioia, la fatica rimane. Non importa, fatica, e fatica! Scalerai le montagne. Seguiamo l’insegnamento di don Paolo è per noi che parla. Sarà il Signore che parla attraverso la sua esperienza di Dio.. Siamo fortunati! Abbiamo chi ci porta verso la Grande Luce. Carola. Non soffrire più così tanto.
    Paolo chiede di essere più presenti a noi stessi , specialmente negli apprfondimenti della Sacra Scritture.
    Comprendi? Lui ci sta dicendo lì .passa la vita . Paolo mi sembra che ci stia dicendo che sappiamo poco, niente..perciò siamo senza gioia di vivere. Credo che ci stia dicendo che nella Verità Rivelata delle Sacre Scritture c’è il vero senso dell’esistenza e il vero senso della Verità di Dio. Da quel pozzo dobbiamo attingere…dobbiamo andare con la nostra brocca a cercare di tirare su altra acqua fresca ..ogni giorno! La battaglia della vita ..è lotta continua.
    Io seguo don Paolo perchè è proprio interessante, molto allegro..e molto serio, autentico, normale,umano! Forse stiamo conoscendo un pò come siamo veramente..Mi sembra che noi abbiamo delle ricorse che non conosciamo. Paolo ce lo sta dicendo. Dobbiamo svegliarci.. . Riconosce come siamo fatti. Soffre anche lui, Carola, conosce le avversità.
    Ma cosa pensi che è facile la vita per Don Paolo adesso? Eppure nota la sua capacità di dare gioia. Allora mi domando, come avra fatto don Paolo? Secondo me ha dentro di sè ha un nuovo senso dell’amore, più grande un pò distaccato dalle cose ..ama in modo universale e umanamente e in modo reale concreto.Che dici, Carola lo avra scoperto amando le Sacre Scritture? Ne scrive di libri..(ora vado a comprarli tutti) Passa da lì l’amore e arriva a noi attraverso persone come Paolo. Sicuramente è un discepolo che cerca di amare Gesù totalmente nella realtà che si vive oggi e ci insegna che ci dobbiamo dare da fare.. siamo tutti sconcertati e un pò assuefatti, un pò avviliti.. tanto..non buttiamo la spunga Stiamo sul ring..qualche volta diamo i pugni pure noi. non incassiamo sempre. (meglio dare che ricevere s. Paolo ..per tirarci sù adesso, dai!)
    Anche oggi Gesù ” ha spezzato il Pane con Paolo” LUI ci tiene a spezzarlo proprio con don Paolo. Lo sta scoprendo e ce lo sta dando anche a noi.. (condivisione alla grande!)
    Hai letto la lettera che ha scritto Don Paolo al caro Tommaso?
    nel sito www. chiesa.it 18.04.2004 Leggila. Il Signore sa che soffriamo..non siamo soli Il Signore ha i suoi modi per farsi trovare e raggiungere..”..Tommaso , anche io ho molto sofferto, guarda qui”
    Carola. ciao, sei dolcissima nel tuo intimo dai amore a tutti. Non soffrire più. Estendi a chi ami il mio affeto..un abbraccio!
    Anna Maria Rolla

  18. Grazie, Paolo!
    Ho letto il libro sulla passione e morte e resurrezione di Gesù. L’ho trovato incisivo per il mio cuore, una parola che riscalda e illumina e ha compassione di Dio fatto debolezza e degli uomini.
    Nella preghiera( e col desiderio di cono- scerti personalmente) ti auguro buon avvento, visto che scrivo alla fine dell’anno liturgico! Grazie anche a nome di amiche cui ti ho fatto leggere! Giannina

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Article by: Paolo

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