Un popolo di…

feb 01, 2010 44 Comments by

Un popolo di cercati (18,12-14)
“Che ve ne pare? Un uomo ha cento pecore e ne smarrisce una; non lascerà forse le 99 sui monti per andare in cerca di quella perduta? Se gli riesce di trovarla, in verità vi dico, si rallegrerà per quella più che per le novantanove che non si erano smarrite.”

Il sogno di Dio, la Chiesa, è un popolo di cercati, di persone che fanno l’esperienza dell’essere torvati e ricondotti all’ovile della verità e dell’amore, proprio come la pecora della parabola. La Chiesa è un popolo di perdonati, di peccatori ritrovati. Gesù ci dice:”Hai un cuore di bambino? Lasciati ritrovare, lasciati portare sulle spalle.” Attenti al rischio del sentirsi come le altre 99 pecore che aspettano all’ovile. Attenti all’atteggiamenti ipocrita di chi, di fronte a Dio, non ha nulla da chiedere, nulla da scusare. Se togliete Cristo, la Chiesa non ha senso di esistere. Se togliete la sua passione, il suo progetto, il suo sogno, la Chiesa non si può spiegare. Chi di noi avrebbe scelto quei dodici? Chi di noi, al posto di Dio, avrebbe corso il rischio di vedere il proprio messaggio di vita stravolto dalla miseria degli uomini? Dio avrebbe potuto scegliere migliaia di modi per stare in mezzo a noi. Modi più accessibili, più immediati, di presentarsi all’umanità, di restare presente, di consigliare. Che so: magari attraverso un net-work costrito “ad hoc” … No: Dio sceglie di stare in mezzo a noi attraverso il volto quotidiano, banale, mdiocre degli uomini, di questi uomini che compongono la chiesa. Tutto ciò accade in perfetta sintonia con la logica dell’incarnazione, per dirci ancora una volta che l’umanità è benedetta, che benedetto è il nostro agire, il nostro vivere sulla terra.

Un popolo che si fa carico (18,15-18)
“Se il tuo fratello commette una colpa, va’ e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà avrai guadagnato il tuo fratello; se non ti ascolterà prendi con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni; se poi non ascolterà neppure costoro, dillo all’assemblea e se non ascolterà neppure l’assemblea, sia per te come un pagano e un pubblicano”

Il sogno di Dio è un popolo di cercati, un popolo che si fa carico gli uni degli altri, la “prise en charge.” Rifletteremo poi sul rischio di esprimere giudizi, sul fatto di costruire cappotti addosso agli altri, magari con entusiasmo cristiano. Per ora riflettiamo sul rischio di disinteressarci gli uni degli altri, di vivere appartati, di non volere avere guai, di elaborare contratti taciti per cui io non ti disturbo ma tu, per cortesia, non mi disturbare … Ho ricevuto in questi giorni la fotocopia di una lettera che un mio amico prete francese ha indirizzato ai suoi liceali all’indomani dell’ennesimo suicidio (due in tre mesi). E’ un atto d’accusa contro l’ipocrisia degli adulti che si rifiutano di vedere la solitudine e il vuoto dei giovani, un’impressionante serie di “assez!”, “basta!”, buttato in faccia al mondo degli adulti. Mi raccontava come il preside l’abbia preso da parte pregandolo di non creare allarmismi. Al secondo suicidio! In questa lettera aperta Vincent dice: “Basta nascondere le proprie paure dietro alla parole “libertà”, per cui tu sei libero di fare ciò che vuoi solo perché io non so dirti come fare altrimenti! E concludeva aprendosi alla speranza, indicando il senso nell’Amore incarnato che è Dio.
Questa è la correzione fraterna: vedere la fragilità e farsene carico, senza nasconderla in una presunta e ipocrita libertà di azione. A risposta dell’inquietante vuoto che ci circonda, occorre reagire con una professione di fede chiara, fiduciosa, in Dio e nell’uomo. Davanti all’ipocrisia e alla menzogna del mondo dobbiamo tacere?  Dobbiamo tacere, dire rosari e non rompere? No, scusate, correzione fraterna siginifica dire la Verità, con tutto rispetto per chi sbaglia. Papa Giovanni diceva: occorre odiare il peccato amando il peccatore.”
Nulla: il nostro mondo non sa cosa dire, dove indirizzare. A scuola un ragazzo ha un problema e nessuno se ne prende cura, scherziamo? Ci vuole lo psicologo, e così nessuno educa, nessuno indirizza.
Gesù sogna una comunità che si fa carico, senza giudizio, con discrezione. La difficoltà ( e dobbiamo invocare lo Spirito che ci aiuti) è di aiutare senza invadere, senza fare violenza alla libertà e alle scelte altrui, ma essere vicini, essere disponibili.


Parole

About the author

Tutte le informazioni le puoi trovare in questa pagina

44 Commenti a “Un popolo di…”

  1. ww says:

    Trovo veramente difficile e foriero di dubbi l’argomento della correzione fraterna.
    Quando qualcuno mi vuole correggere, deve essere veramente bravo a non farmelo pesare.
    Mi succede di dover correggere fraternamente; preferirei evitarlo.
    A volte penso che sbagliando si impara, che a sbagliare siamo bravissimi già da noi e che non siamo nessuno per indicare a un altro che sta sbagliando.
    Altre volte mi pento di aver lasciato qualcuno libero di sbagliare.
    Diciamo che la maggior parte di volte, in preda ai dubbi, la soluzione che cerco di adottare è quella di “farmi prossimo”, però ci vorrebbe un libretto di istruzioni.

    Mi sa che la linea guida è la Verità e il manuale d’uso è il Vangelo.

  2. Jenny says:

    Come si fa ad aiutare il prossimo,se non ti ascolta? Ti dice che sei una bigotta.
    Sono piena di problemi,ho affidato tutto a Dio spero che mi aiuti,per mia sorella x mia figlia e tanti altri minori problemi.Vorrei tanto che mia sorella,malata grave, facesse la pace con l’altra sorella,ma non so come affrontare il caso. Saluti a tutti.A don Sandro una preghiera reciproca.

  3. alex says:

    (sul secondo paragrafo)
    Caro Paolo,
    sono d’accordo – come sempre – con te, ma a volte mi dico:”ma cosa possiamo fare noi? Noi non siamo ‘servi inutili’? Quante parole dico, e il 90% delle volte nessuno mi ascolta… O l’uomo riesce ad ascoltare l’azione di Dio nel suo cuore oppure… in virtù del libero arbitrio, continueranno le tenebre, ma cosa possiamo fare noi”?

    Ma allora: siamo “servi inutili” o no?

  4. Lucia1 says:

    Vedere la fragilità e farsene carico: parole pesanti come macigni.
    Non è affatto facile. Bisogna saperlo fare altrimenti corri il rischio di fare danni peggiori. Io non so come si fa, so però che una mia “fragilità” è il non saper gestire emotivamente le “fragilità” altrui: le vivo in “empatia”, le soffro sulla mia pelle, ma non so mai cosa fare.
    La maggior parte dei miei 25 alunni dimostra una fragilità impressionante, mai incontrata in 37 anni di insegnamento ed io sono completamente impotente davanti a genitori (hanno anche essi i loro problemi, per carità!) che chiudono occhi ed orecchi davanti a quelle che sono le vere difficoltà dei loro figli. Basta che vadano bene a scuola, che siano i migliori, ma che si sentano bene e a loro agio nella vita sembra che abbia poca importanza: devono essere competitivi!
    Avrei montagne d’inchiostro da scrivere su questi bambini, il nostro futuro, la speranza del domani, ma non vi tedio; io mi limito a parlare molto con loro, ad ascoltarli, a dir loro che gli voglio bene e ad abbracciarli stretti quando li vedo in difficoltà (non avete idea quanto desiderano essere cocccolati anche se hanno ormai 10 anni).
    Scusate lo sfogo, ma l’argomento per me tocca un nervo scoperto: mi sento così incapace ed impotente!

    Un abbraccio sconsolato da una maestra ormai vicina alla pensione.

  5. mario says:

    “Quando si ha il cuore libero da qualsiasi amarezza e colmo di sincera amicizia per il prossimo, allora soltanto gli altri possono accettare osservazioni e insegnamenti” (Roger Schutz).

  6. Paolo says:

    @ alex
    Siamo servi inutili a cui il Signore affida l’annuncio del Vangelo, per preparare la strada alla sua venuta. Non siamo noi a salvare il mondo, il mondo è già salvo! Possiamo, però, vivere da salvati. E il resto lasciamolo fare al Signore, il seme cresce, come il contadino non lo sa…

  7. molly says:

    mi è sempre piaciuto pensarmi pecorella smarrita perchè ero quella che veniva cercata… che bella soddisfazione però il Pastore ha lasciato ben 99 pecore per cercare solo me! wow! poi mi chiedevo chi fossero quelle 99 se io ero la smarrita…
    pensavo anche: lasciare le altre sui monti era lasciarle in dei pascoli freschi senza pericolo tipo Heidi avete presente (va bhe quelle erano capre ma fa lo stesso!!)
    Ecco: la Chiesa sono le 99 pecore che stanno sempre con il pastoreche se Lui la lascia lo fa in tutta sicurezza e con tanto cibo!!!

    scusate torno tra poco….

  8. Lucia1 says:

    @ Paolo
    Scusa Paolo, tu dici spesso che il mondo è già salvo; è una cosa che teologicamente capisco, ma che a livello di esperienza faccio fatica a credere e capire. Potresti darci lumi maggiori, per favore?
    (Sempre se ne hai voglia e tempo naturalmente)
    Grazie.

  9. lucia viani says:

    “come è lungo, Signore, arrivare a capire che soltanto di pietà possiamo essere amati. E che nessuna stima, nessuna ammirazione, nessuna fiducia può venirci da Te, senza che sia passata la tua misericordia” Madaleine Delbrel.

    Grazie Paolo.
    Se solo ci lasciassimo amare….beh, tutto sarebbe molto più semplice. Semplice anche e soprattutto accogliere se stessi, nelle proprie debolezze e fragilità, che con l’amore di Dio diventano forze!
    Correggere? Che bello quando qualcuno corregge me!

  10. Maddalena says:

    Il sogno di Dio è un popolo di cercati, un popolo che si fa carico gli uni degli altri”
    Sant’Agostino ci istruisce dicendo: “Ti confesso che trovo quanto mai naturale abbandonarmi interamente all’affetto degli intimi amici, specie quando sono oppresso dagli scandali del mondo: nel loro cuore trovo riposo scevro di preoccupazione, essendo persuaso che in esso c’e’ Dio, e in Lui mi abbandono sicuro e sicuro riposo”.
    Poter avere persone amiche in cui rifugiarsi, ci può rinfrancare nelle vicissitudini quotidiane. Quando si inizia a non essere più disponibili, a non farsi più carico dei problemi altrui, quando si inizia ad essere tiepidi, in quel preciso istante bisogna invocare lo Spirito e chiederGli l’unione, e’ nell’unione dello Spirito che riparte il ritmo del nostro cuore e ci fa essere: UN CUOR SOLO E UN’ANIMA SOLA.

  11. Paolo says:

    @ lucia 1
    Il Regno è in mezzo a noi, dice il Signore Gesù, a noi di scoprirne le tracce, di intuirne i percorsi, di individuarne le manifestazioni. La grande guerra di luce e tenebre l’ha vinta il Signore Gesù, noi ora vediamo le battaglie di un nemico sconfitto, in attesa del ritorno del Signore nella gloria. Questa è la nostra fede…

  12. Lucia1 says:

    @ Paolo

    Grazie, mi sembra di capire che è solo una questione di occhi e di come noi guardiamo…
    La mia fede ha ancora molta strada da fare!

  13. lucia viani says:

    @lucia1
    che bel nome ce hai!!! :-)

    grazie per la tua bella condivisione. Ognuno nella propria esperienza quotidiana, vive molte situazioni di fragilità.
    senza la pretesa di aiutare nessuno, ho imparato che per aiutare concretamente chi soffre di inceretezze, bisogna innanzitutto vedere le proprie, averne pietà e sorriderne…sapendo per fede che il Signore ci guarda con soddisfazione, perchè Lui ci ha scelti e per Lui siamo unici e irripetibili.
    Troppa severità, talvolta verso noi stessi, non fa altro che metterci il prosciutto sugli occhi anche nei confronti delle debolezze degli altri, e trattiamo tutto e tutti con lo stesso metro di misura: durezza e razionalità!.
    Non vi può essere misericordia per gli altri, se non abbiamo misericordia verso noi stessi.

    Eppoi, guardiamo Gesù!! Dio in Gesù ha misericordia di se stesso!!! e resuscita!

    Che bello!

    un abbraccio!

    ps.
    @Paolo
    ma Tatia è sicuro che Gesù sappia di cartone? a mia figlia pare che sappia più di polistirolo!!!
    Grande e bellissimo racconto!

  14. Molly says:

    Grazie Paolo per le parole che hai detto a Lucia1 … spesso me le ripeto quando la morte mi travolge, quando il buio sembra prevalere… il mio cuore trova riposo in questo: il Signore ha già vinto, e per sempre, quando tornerà troverà la fede?
    io mi dico spera cuore mio, sempre nel tuo Signore, nel tuo Re. quanto è difficile a volte confidare che il nemico è già sconfitto, come portare anche agli altri queste parole di speranza? gli altri!
    il prossimo tuo, quello che ti è vicino…
    il nemico invece cerca di farti ritirare nel tuo piccolo, farti gurdare solo il tuo orticello, è molto forte in città questo fatto, l’altro da fastidio e ti è nemico …

  15. Janus says:

    @ Paolo….
    … ni Paolo … ni ;-)

    Come sai, io non sono poi così convinto che il mondo sia salvo … ho la certezza che si salverà e che le tenebre non prevarranno … ma nel frattempo credo che ci sia un bel po’ di lavoro da fare :-)

    Io ho capito che Cristo è non solo compimento di attese anterioriori, ma è “sintesi” anche di tutto il pensiero posteriore.

    Leggendo il tema del post mi è venuta in mente la famosa frase di M.L.KING “Non ho paura delle parole dei violenti, ma del silenzio degli onesti” … parole divenute famose … già scritte nei Vangeli, già espresse da Gesù… ma forse i profeti sono proprio coloro che sanno dire col vestito nuovo cose antiche (parafrasando Guccini)… ovvero le rendono attuali, comprensibili e ne fanno sentiero per il futuro.

    Esser cercati , esser trovati .. in un gioco di specchi dove, basta cambiar prospettiva … siamo contemporaneamente cercati e cercatori … di Verità.

    Io non so se, come dici tu, sono “salvato” … so per certo però che la Salvezza esiste … e questo già mi basta e mi conforta :-)

    Un tempo dalle mie parti si diceva “esser esempio” … come dire … le parole non servono … serve vivere … integralmente!

    Salùt

  16. Paolo says:

    @ janus
    Siamo nelle sottigliezze teologiche. Fa parte del deposito della fede credere che Gesù ci ha salvato, ci ha redento, non è qualcosa che ancora deve accadere. Dio desidera la salvezza di ogni uomo (cfr. Gv 6) e si opera affinché questo accada, la salvezza che è avvenuta è nelle mani della libertà del singolo uomo che può rifiutarla, nonostante l’impegno di Dio.
    Non si tratta quindi di una salvezza data anche se uno non la vuole, o ancora da realizzare. Possiamo partecipare attivamente al desiderio di salvezza di Dio aiutando i nostri fratelli a incontrare Dio in Cristo nello Spirito.
    Quindi: certo il buon esempio, operiamo per la nostra salvezza, ma accogliendola, non meritandola, e portando frutti di conversione.
    E’ sempre un piacere disquisire con te, specialmente quando non prendi fuoco (io, diversamente da te, sono nato diplomatico, fin troppo!).
    Un abbraccio fraterno

  17. Molly says:

    caro Janus mi piace sempre quello che scrivi, mi fai sempre riflettere. mi fai sempre andare oltre le mie piccole idee.
    grazie.

    forse sembrerò sempliciotta in quello che scrivo … eppure ne sono convinta, eppure lo dico con il cuore. grido spesso a me stessa che il Signore ha già vinto e non è solo un risorto è lui stesso resurrezione, la morte è già vinta! già vinta, già vinta quella notte, in quel sepolcro freddo.
    non devo convincere nessuno ne volgio annoiare nessuno ma sento profondamente vero quello che ha scritto Paolo: noi ora vediamo le battaglie di un nemico sconfitto, in attesa del ritorno del Signore nella gloria! qual’è il problema allora?
    è che noi, IO per PRIMA, non viviamo come figli della luce ma delle tenebre che hanno fatto in modo di imbavagliarci (il silenzio degli onesti) tutti per farci credere che tutto è perduto, ma non lo è! io sono una di quelle che ha scelto di cercare, si mi sono messa in testa un giorno di sfidare il Signore e gli ho detto che se il suo vangelo era vero lo era anche per me ed anche io avrei potuto e voluto incontrarlo, poi ho scoperto che lui stesso mi cercava… bhè si mi aspettava sotto la croce ma questo è un altro discorso!

    ciao fratello un sorriso
    Molly

  18. Tiziana says:

    C’è una preghiera che il sacerdote recita nella santa messa, dopo il Santus, e dice:… non guardare ai nostri peccati ma guarda alla fede della tua Chiesa….E’ la mia consolazione perchè Gesù sa quanta fatica faccio ad essere una buona cristiana.
    Nella preghiera chiedo di aumentare la mia fede affichè io possa credere veramente nella Salvezza, nella sua Misericordia. Si,siamo un popolo di cercati attraverso le nostrte opere di bene e di carità verso gli altri e verso noi stessi. Mi piace questa Chiesa formata da tante persone che vanno nella stessa direzione, ognuno con il proprio fardello di bene ma anche di male. E mi piace che con il sostegno , la solidarietà, la carità ci aiutiamo a vicenda per arrivare alla meta. E il Signore, nonostante tutto, è la ad aspettarci.
    Grazie a voi per quello che scrivete, anche questo è un modo di sostegno e di correzione fraterna per tutti.

  19. laura says:

    @ Paolo
    vorrei chiederti di spiegarmi una parte del vangelo che da un paio di anni “mi fa scervellare” perchè se è vero che il Signore ci ha già fatto dono della salvezza e sta a noi accoglierla o rifiutarla, e se è vero che Lui non aspetta altro che noi diciamo”si”, come è possibile che poi leggiamo:
    “Se uno vede il suo fratello commettere un peccato che non conduce alla morte, preghi e Dio gli darà la vita (come) a coloro che commettono un peccato che non conduce alla morte. Ma vi sono peccati che conducono alla morte; per questi dico di non pregare. Ogni iniquità è peccato; ma vi è peccato che non conduce alla morte.”
    1 Gv 5,16-17
    Non è un controsenso? Come se per qualcuno non ci fosse speranza di salvezza, come se pure Lui non ne avesse. Ma se togliamo la speranza…

  20. Paolo says:

    Bella domanda!
    Penso che sia legato al peccato della bestemmia contro lo Spirito Santo anche quello di difficile interpretazione…
    Penso che si intenda (e condivido) che c’è un’ostinazione che ci allontana da Dio e Dio rispetta la nostra libertà.
    A livello storico questo brano è servito per motivare il fatto che non preghiamo per chi ha fatto la scelta definitiva di allontanamento da Dio (le anime all’inferno che spero che sia vuoto)

Lascia un commento