Un re umile
Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della stessa famiglia della casa di Saul, chiamato Simeì, figlio di Ghera. Egli usciva imprecando e gettava sassi contro Davide e contro tutti i ministri del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla destra e alla sinistra del re. Simeì, maledicendo Davide, diceva: “Vattene, vattene, sanguinario, scellerato! Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne tuo figlio ed eccoti nella sventura che hai meritato, perché sei un sanguinario”. Allora Abisài figlio di Zeruià disse al re: “Perché questo cane morto dovrà maledire il re mio signore? Lascia che io vada e gli tagli la testa! ”. Ma il re rispose: “Che ho io in comune con voi, figli di Zeruià? Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: Maledici Davide! E chi potrà dire: Perché fai così? ”. Poi Davide disse ad Abisài e a tutti i suoi ministri: “Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: Quanto più ora questo Beniaminita! Lasciate che maledica, poiché glielo ha ordinato il Signore. Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi”. (2 Sam 6, 6-12)
Davide, dopo la disavventura con Bersabea, ha nuovamente misurato il suo ampio ed evidente limite. Invece di nascondersi o di giustificarsi affronta con coraggio un percorso di conversione ed essenzialità. Nel frattempo le cose, a corte, si complicano: uno dei suoi figli, Assalonne, incoraggiato da alcuni nobili di corte, legati a Saul, ordisce ed attua un colpo di Stato. Con un piccolo esercito Assalonne marcia su Gerusalemme per deporre suo padre Davide. Davide non vuole in alcun modo affrontare suo figlio e decide di lasciargli la capitale fuggendo a piedi verso il deserto di Giuda. La scena che abbiamo letto si svolge in questo contesto: Davide, attorniato da alcuni generali fedelissimi, scappa da Gerusalemme attraverso il vallone del Cedron e lì un parente di Saul, Simei, lo insulta e lo prende a sassate. La reazione di Davide è sconcertante: egli ferma la mano del fedelissimo generale Abisai che vuole uccidere quel “cane morto”. Davide, dopo la lezione di Natan, sa che Dio parla attraverso gli eventi e, talora, anche attraverso i nemici. Fa impressione questo grande re che mette da parte il proprio orgoglio e lascia emergere il cuore ferito di un padre tradito. Vedremo, il mese prossimo, come la passione sia la forza e il limite di questo grandissimo uomo di Dio che riesce sempre a dare il meglio di sé, magari sbagliando, ma sbagliando sempre per eccesso, mai per difetto. Colui che ha fatto diventare un popolo di nomadi la più grande potenza del Medio Oriente deve ora bere l’amaro calice della fuga, inseguito da uno dei propri figli che lo vuole morto. Non c’è astio, né rabbia, né desiderio di vendetta in Davide. Preferisce fuggire che affrontare Assalonne. A volte la vita ci riserva delle spiacevoli sorprese: persone che abbiamo amate ci si ritorcono contro, rapporti famigliari vissuti con intensità e verità si rivelano avvelenati, amici (anche di fede) svelano il loro volto peggiore. Davide salva la relazione sull’amor proprio, è davvero una persona umile. Spesso male interpretiamo la grande virtù dell’umiltà, pensando che sia un accanimento depressivo di se stessi. La parola umiltà deriva dall’humus, la terra feconda. La parola, quindi, richiama la concretezza, il senso pratico e la fecondità. Potremmo parafrasare dicendo che l’umiltà è un realismo fecondo. Davide sa che difendere Gerusalemme porterebbe ad un fratricida bagno di sangue, la scelta di umiliarsi, di fuggire (gesto che nessuno capisce, neppure i propri generali), potrebbe fermare le mire di Assalonne (non sarà così). Davide sa che le parole vendicative e rabbiose di Simei sono in parte vere: lui per primo ha fatto di tutto per evitare lo scontro col suo predecessore ma sa anche che la sua vita e la sua storia sono segnate dal sangue. In questo consiste l’assoluta grandezza interiore di Davide: egli è consapevole del proprio limite e lo accetta, affronta le prove della vita con verità e umiltà. Questo percorso che travalica la sua abilità di condottiero e re, lo porterà ad essere tutto e definitivamente di Dio.
Quando affrontiamo delle prove nella vita, Signore, donaci, come Davide, di non lasciarci travolgere dall’amor proprio o dalla rabbia, ma di affidarci a te solo, nostra luminosa speranza!




…per quanto riguarda Gesù, ha sempre ubbidito anche Lui, al Padre…
@ Simone
abbiamo inserito il commento quasi contemporaneamente…quindi ho letto ora il tuo.
Di difficile realizzazione l’umiltà….specie in questo nostro tempo. Lo dico perchè ci ho provato, e ci provo, ma spesso ,anzi sempre vengo assalita da mille dubbi,e mille bivi mi disorientano e spesso alla fine non sono per niente sicura di esserci stata al gioco dell’umiltà.
Umiltà è una virtu’che sfugge fra le dita, quando pensi di averla vissuta anche per poco…è prprio lì che ti scivola via…perchè è veramente umile chi non è consapevole di esserlo (spero che abbiate ammirato questa condizione in qualche fratello o sorella, io si e ne sono rimasta incantata ! )
Nelle pieghe della vita , della mia vita con tutte le mille cose che ogni giorno faccio , con i mille rapporti che devo intrecciare con chiunque: mi viene chiesto di essere umile,e come faccio a sapere quante volte invece di fare spazio agli altri,scappo, evito le questioni perchè pesano,non affronto gli arroganti perchè ne sono anche un pò stufa ( affondino pure tutti con le loro certezze ! ) ,cerco la mia tranquilla porca comodità e mi dipingo umile e mite ma in realtà ….? Come faccio a saperlo ? Se poi per caso ho un bel caratterino difficile…e deciso…sono a posto !
A questo punto del mio cammino credo che l’umiltà sia un dono da chiedere a Dio,Egli potrà concedrlo ma noi non sapremo di averlo….quindi sconsiglio tutti di cercare di “controllare” il quantitativo di umiltà presente nella nostra condotta di vita…non fareste altro che complicarvi la vita come è successo a me…Comunque ho chiesto perdono a Dio e ho ricominciato…ogni momento chiedo la sapienza del cuore che mi fa decidere, spero secondo Dio, e poi quello che è stato è stato…
Chi agisce con cuore puro ha tutte le virtù e non sa di averle…E’umile chi e meravigliosamente ed inconsapevolmente puro nel cuore ,cioè mai doppio o diviso.
Ciao un abbraccio a tutti! Spina
Per me l’umiltà resta ancora un po’ sfuocata, la sola cosa che ho capito veramente è che non devo cercare di “essere diversa” a tutti i costi da quel che sono; devo solo continuare a camminare, a cercare… tutto il resto è dono di Dio, so che Lui mi aiuterà ad essere come mi ha pensata, devo solo fidarmi di Lui, lasciarLo agire nella mia vita, “stare come un bimbo svezzato in braccio a sua madre”. (Amo moltissimo quel salmo).
Ciao a tutti.
@Simone
Ben ritrovato.
@don Sandro
Come stai?
@ lucia1
ciao lucia…
leggo sempre comunque anche se non rispondo
Si. Anch’io sono del parere che la virtù dell’umiltà è difficile da rinoscere perchè spesso è nascosta dalla vanagloria.
Solo Gesù è stato veramente umile di cuore, noi dobbiamo chiedere questo dono perchè alla porta del nostro cuore è accovacciato il peccato.
Oggi il Vangelo ci ha raccontato di Maria , alle nozze di Cana, che con tanta umiltà di cuore ha aiutato Gesù a fare il suo primo miracolo.
Gesù e Maria sono i nostri educatori: ascoltiamoli!
Già … umiltà che non si piega a compiacere il potente di turno, che parla comunque anche quando gli viene intimato di tacere … che soffre umiliazioni terribili eppure non si piega e – che ridere – viene accusata di supponenza, aggressività (solo perchè dice la verità.
Però … però, umiltà è anche essere capaci di tacere (momentaneamente), di allontanarsi (momentaneamente) … per capire se ciò che è verità pretende di avere ragione o la ragione (dove entra in gioco l’ego) … perchè allora se cerca questo non è più umiltà e forse non è neppure verità (o frammento di verità).
Credo che la vera umiltà sia davvero una grazia che neutralizza il male inferto da chi umilia …
Umiltà è un dono, umiliare è un danno che arriva puntalmente accompagnata da giudizio e condanna/disprezzo e odio/
Credo fermamente che la gente sia molto più umile di quello che pensa di essere e sia molto più coraggiosa – grazie a questa umiltà – di quello che pensa di essere.
Credo, inoltre, che l’umiltà (quella che ben spiega Paolo) sia un innegabile sintomo di salute mentale, trasparenza e lealtà.
… E sulla gratuità … o mamma mia!!! … con più si è gratuiti con più si viene dubitati di non esserlo … Ma anche la gratuità è “un effetto collaterale” dell’umiltà.
E per quanto riguarda la “falsa umiltà” stile “che schifezza sono” è decisamente il successo del male: quello di convincerci che siamo imperdonabili da Dio, quello di convincerci che siamo degli sgorbi, quello di convincerci che non possiamo rientrare nella misericodia di Dio ed – infine – quello che toglie la voglia di fidarsi.
Per questo spesso io dico che la fiducia che dono è incondizionata, spiazzando chi dice di “avere fiducia cieca” che – onestamente – temo molto.
Molto difficile parlare di umiltà, molto difficile essere umili e forse solo coloro che raggiungono la santità lo sono veramente o almeno una parte di loro. Qualsiasi cosa noi facciamo in realtà ci aspettiamo un tornaconto. Una contropartita che può essere anche solo un sorriso o un grazie. Ma ci aspettiamo che l’altra persona in qualche modo ci riconosca quanto abbiamo fatto, detto o dato. Qualcosa che magari ci toglie chissà quale senso di colpa, oppure che ci permette di trarre spunti di orgoglio per aver fatto del “bene”, per essere stati migliori ma rispetto a chi lo è stato meno. Chi riesce in questo senza voler nulla in cambio, senza ricevere forme di gratificazione nascoste? Non ho idea e non ne conosco personalmente
“Pensando alla vita di Davide ed anche alla mia mi è piaciuta questa frase di Giovanni Paolo I.
Io rischio di dire uno sproposito ,ma lo dico:il Signore tanto ama l’umiltà che ,a volte, permette dei peccati gravi .Perchè? Perchè quelli che li hanno commessi ,questi peccati ,dopo ,pentiti ,restino umili.Non vien voglia di credersi dei mezzi santi,dei mezzi angeli ,quando si sa di aver commesso delle mancanze gravi.Il Signore ha tanto raccomandato :siate umili.Anche se avete fatto delle grandi cose,dite :siamo servi inutili.”
L’umiltà è il volto più profondo di Dio,manifestato pienamente in Gesù,ed è il volto più sincero di ognuno di noi ,fatti a Sua immagine e somiglianza.
Davide per la sua umiltà si differenzia da Saul, primo re, che è rigettato da Dio perché non ha obbedito. Davide è gradito a Dio, tant’è vero che Gesù discende dalla sua stirpe.
L’umiltà è l’inizio della santità ci suggerisce Madre Teresa di Calcutta.
L’umiltà: è Il riconoscimento delle
nostre insufficienze,
è l’obbedienza a Dio,
è smettere di protestare e di
pretendere qualcosa di diverso.
Con umiltà dobbiamo iniziare a chiederci che cosa devo imparare, che cosa la vita vuole insegnarmi.
Pensando così e comportandomi di conseguenza, mettendo in pratica il comandamento di Gesù: l’amore vicendevole, con consapevolezza di vivere bene con amore i propri impegni umani e cristiani, accettando le croci che quotidianamente si hanno addosso, aggiustandole per non farle pesare troppo, ma comunque sopportandole senza protestare o lamentare o farle scivolare per liberardomene, posso dire, oggi, dopo anni di esercitazione, con tutta umiltà: sia fatta la Tua volontà e non la mia.
@Sole,
per quanto parliamo di gratuità saremo sempre in torto: per qualsiasi cosa facciamo abbiamo già ricevuto in anticipo.
Il riuscire a non aspettarci nulla da quello che facciamo (o magari l’unica cosa che ci aspettiamo è l’ingratitudine)è già gratuità umana, ma resta sempre e comunque il fatto che abbiamo già ricevuto e tanto anche.
Credo che solo il dolore a causa del bene fatto, il torto subito ingiustamente per un bene portato e via discorrendo e continuare a fare del bene nonostante tutto, cred – purtroppo – che sia l’unica garanzia sia di gratuità che di umiltà (se non di pazzia grave).
Credo che gratuito è colui/colei che non si cura di quello che gli torna indietro nel dono … proprio non ci fà caso.
Ma in questo caso si parla davvero di santità e – di nuovo – la santità non è SOLO per merito nostro …