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Un re umile

Quando poi il re Davide fu giunto a Bacurìm, ecco uscire di là un uomo della stessa famiglia della casa di Saul, chiamato Simeì, figlio di Ghera. Egli usciva imprecando e gettava sassi contro Davide e contro tutti i ministri del re Davide, mentre tutto il popolo e tutti i prodi stavano alla destra e alla sinistra del re. Simeì, maledicendo Davide, diceva: “Vattene, vattene, sanguinario, scellerato! Il Signore ha fatto ricadere sul tuo capo tutto il sangue della casa di Saul, al posto del quale regni; il Signore ha messo il regno nelle mani di Assalonne tuo figlio ed eccoti nella sventura che hai meritato, perché sei un sanguinario”. Allora Abisài figlio di Zeruià disse al re: “Perché questo cane morto dovrà maledire il re mio signore? Lascia che io vada e gli tagli la testa! ”. Ma il re rispose: “Che ho io in comune con voi, figli di Zeruià? Se maledice, è perché il Signore gli ha detto: Maledici Davide! E chi potrà dire: Perché fai così? ”. Poi Davide disse ad Abisài e a tutti i suoi ministri: “Ecco, il figlio uscito dalle mie viscere cerca di togliermi la vita: Quanto più ora questo Beniaminita! Lasciate che maledica, poiché glielo ha ordinato il Signore. Forse il Signore guarderà la mia afflizione e mi renderà il bene in cambio della maledizione di oggi”. (2 Sam 6, 6-12)

Davide, dopo la disavventura con Bersabea, ha nuovamente misurato il suo ampio ed evidente limite. Invece di nascondersi o di giustificarsi affronta con coraggio un percorso di conversione ed essenzialità. Nel frattempo le cose, a corte, si complicano: uno dei suoi figli, Assalonne, incoraggiato da alcuni nobili di corte, legati a Saul, ordisce ed attua un colpo di Stato. Con un piccolo esercito Assalonne marcia su Gerusalemme per deporre suo padre Davide. Davide non vuole in alcun modo affrontare suo figlio e decide di lasciargli la capitale fuggendo a piedi verso il deserto di Giuda. La scena che abbiamo letto si svolge in questo contesto: Davide, attorniato da alcuni generali fedelissimi, scappa da Gerusalemme attraverso il vallone del Cedron e lì un parente di Saul, Simei, lo insulta e lo prende  a sassate. La reazione di Davide è sconcertante: egli ferma la mano del fedelissimo generale Abisai che vuole uccidere quel “cane morto”. Davide, dopo la lezione di Natan, sa che Dio parla attraverso gli eventi e, talora, anche attraverso i nemici. Fa impressione questo grande re che mette da parte il proprio orgoglio e lascia emergere il cuore ferito di un padre tradito. Vedremo, il mese prossimo, come la passione sia la forza e il limite di questo grandissimo uomo di Dio che riesce sempre a dare il meglio di sé, magari sbagliando, ma sbagliando sempre per eccesso, mai per difetto. Colui che ha fatto diventare un popolo di nomadi la più grande potenza del Medio Oriente deve ora bere l’amaro calice della fuga, inseguito da uno dei propri figli che lo vuole morto. Non c’è astio, né rabbia, né desiderio di vendetta in Davide. Preferisce fuggire che affrontare Assalonne. A volte la vita ci riserva delle spiacevoli sorprese: persone che abbiamo amate ci si ritorcono contro, rapporti famigliari vissuti con intensità e verità si rivelano avvelenati, amici (anche di fede) svelano il loro volto peggiore. Davide salva la relazione sull’amor proprio, è davvero una persona umile. Spesso male interpretiamo la grande virtù dell’umiltà, pensando che sia un accanimento depressivo di se stessi. La parola umiltà deriva dall’humus, la terra feconda. La parola, quindi, richiama la concretezza, il senso pratico e la fecondità. Potremmo parafrasare dicendo che l’umiltà è un realismo fecondo. Davide sa che difendere Gerusalemme porterebbe ad un fratricida bagno di sangue, la scelta di umiliarsi, di fuggire (gesto che nessuno capisce, neppure i propri generali), potrebbe fermare le mire di Assalonne (non sarà così). Davide sa che le parole vendicative e rabbiose di Simei sono in parte vere: lui per primo ha fatto di tutto per evitare lo scontro col suo predecessore ma sa anche che la sua vita e la sua storia sono segnate dal sangue. In questo consiste l’assoluta grandezza interiore di Davide: egli è consapevole del proprio limite e lo accetta, affronta le prove della vita con verità e umiltà. Questo percorso che travalica la sua abilità di condottiero e re, lo porterà ad essere tutto e definitivamente di Dio.

Quando affrontiamo delle prove nella vita, Signore, donaci, come Davide, di non lasciarci travolgere dall’amor proprio o dalla rabbia, ma di affidarci a te solo, nostra luminosa speranza!

Category: Parole

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31 comments

  1. Grazie Paolo.
    Ancora una volta esalti il valore dell’UMiLTA’ che in altri tuoi scritti hai definito”virtù che oggi è bistrattata”.
    A mia volta in -tutta umiltà- chiedo a Dio di rafforzarla in me.
    Andrea

  2. Bravo Paolo,sei grande come sempre.
    L’umiltà è un grande dono, io prego che Dio mi aiuti ad essere sempre umile,
    daltronde non può essere diversamente,quando posso aiuto il prossimo,prego,prego tanto x tutti in modo particolare x i sacerdoti. Ciao Paolo grazie di cuore per i tuoi interventi. Abbraccio tutti ciao

  3. Mi sto chiedendo perchè così pochi commenti su questo post.
    Janus direbbe che è colpa dell’A.T. che non “piglia”. Eppure, anche a me che amo l’A.T., questo brano risulta faticoso da meditare.
    Forse perchè lo stereotipo dell’umiltà inculcato nelle nostre teste (io non valgo niente = io sono umile) fa fatica ad uscire dalla mia mente.
    Io ho vissuto per anni con una bassa autostima (non umiltà) che mi ha creato molti danni. Solo quando mi sono sentita amata da Dio “così come sono”, ho sentito che il mio nome “è scritto sul palmo della Sua mano” sono riuscita a vivere una vita più serena e più disponibile ad amare gli altri.
    Paolo, per favore, aiutaci a capire meglio cosa significa “beati gli umili”,
    cosa significa “essere umili di cuore” come Lui. Io sinceramente ho le idee molto confuse.
    Grazie

  4. @ Lucia 1
    se vai sul sito trlp, in alto a sinistra dove c’è scritto “cerca nel sito” scrivi la parola UMILTA’ 😉 buona lettura!

  5. Visto che insistete, mi cito (scusate la mancanza di umiltà!)

    Parlare di umiltà in questi tempi in cui una certa visione dell’uomo spinge ad esaltarne le potenzialità e l’autorealizzazione è perlomeno ardito ma, a scanso di equivoci, sgomberiamo prima la mente da false interpetazione, suscitate – spesso – da una non corretta visione della fede.
    Umiltà significa verità di sé, e deriva dalla parola latina “humus”, terra.Terra significa realismo, stabilità, fecondità; potremmo dire che l’umiltà è la virtù della concretezza che porta frutti. L’umiltà, mi preme dirlo, non è in alcun modo un atteggiamento autolesionista che mi porta a svalutarmi. Non è umile chi dice a Dio: “Non valgo a nulla, faccio schifo”. E’ una persona depressa, non una persona umile! Pensate davvero di far piacere a Dio dicendo che non valete nulla? Che ridere! Il Signore mi ha creato come un capolavoro e io, di risposta, gli dico che mi ha fatto come uno sgorbio! No: esiste una parte distruttiva, tenebrosa della realtà che giustamente mi fa paura: è l’ansia del non valere, del non contare. Viviamo in un mondo in cui – continuamente – dobbiamo dimostrare ciò che valiamo. Anzi, se le cose non funzionano, siamo noi per primi a darci addosso a non accettare i nostri difetti e un giudizio negativo detto da un altro vale più di mille pensieri positivi e mi mette di malumore per tutta la giornata. Siamo sinceri: la più grossa fatica che facciamo è proprio quella di amarci, senza condizioni (come Dio ciama, senza condizioni). Manca di umiltà chi non riesce a vedere il positivo che Dio gli ha messo nel cuore e, tutto ripiegato sui suoi difetti, non sa far fiorire quel tanto di bello e grandioso che Dio ha dato a ciascuno a servizio del bene di tutti. Ed è ovviamente lontano anni luce dall’umiltà quell’atteggiamento di esteriorità esasperata, di supponenza, di egocentrismo così esaltato in questi tempi. Sei ciò che appari, sei ciò che guadagni, sei il tuo corpo – suggerisce insistente il mondo dei media.
    “Sei mio figlio” suggerisce Dio.

    L’umiltà, quindi, è prendere coscienza di ciò che valgo, è equilibrio con lo sguardo costantemente rivolto verso Dio. Sarò schietto: nella mia esperienza di prete raramente ho trovato persone che non cadessero in questi due eccessi: o costantemente scoraggiati di sé o esaltati nell’apparire migliori di ciò che sono.
    Bene: il discepolo può permettersi di essere ciò che è veramente, senza maschere, senza falsità.
    So ciò che valgo perché Dio me lo ha svelato; non ho bisogno di essere il nano delle mie paure o il gigante dei miei sogni. Sono – e ciò mi basta. E sono per una qualche ragione che devo scoprire. Il nostro mondo insiste – a ragione – sull’autorealizzazione. In un mondo esasperato dal concetto di collettività, di massa, di popolo, la reazione è quella di esistere come singolo a tutti i costi.
    Ma il Vangelo va ben oltre: ti realizzi se ti perdi, guadagni se dai, così come Gesù stesso ha vissuto in prima persona.L’autorealizzazione non è un ammirato egoismo, un “me” idolatrato e lustrato al mattino. No: scopro di essere un tassello nel mosaico dell’Universo e faccio il possibile per scoprire il mio posto e realizzarlo. Tutto questo con serenità e pace: Dio ha fiducia in me, mi chiede solo di lasciarmi amare e il suo amore mi trasforma. Dio non mi ama perché sono amabile ma – amandomi – mi rende amabile.
    Lo scoprire di essere amato mi mette le ali, cambio vita, il mondo ha senso e mi sorride e io ho un progetto (ognuno, ciascuno, senza eccezioni) che voglio e posso realizzare. La gratuità è lo stile con cui vivo: amato “a gratis”, senza condizioni, amo senza condizioni. Amo e basta, in un mondo monetizzato in cui tutto è commercio io vivo a gratis, gioisco a gratis, aiuto a gratis.

  6. I brani dell’A.T. sono forse per noi un po’ più difficili perchè ci limitiamo a conoscere qualche notizia del personaggio principale trascurando la storia, il contesto e il linguaggio. Lo facciamo anche con il N.T. ma lì forse i pericoli sono altri (es: il rischio di non ascoltare più perchè la storia è già stranota e si citano le frasi a memoria come le canzoni dei cantanti)
    Per questo è sempre una grande fortuna incontrare persone che sanno portare il testo sulla lunghezza d’onda percepita dalle nostre orecchie.
    Davide. Di lui so che era un re e poco altro e questa immagine regale me l’ha sempre reso lontano e intoccabile (e anche poco interessante). La simpatia per Davide non mi è ancora scoppiata ma le cose sono molto migliorate da quando, grazie ad una amica biblista veronese, ho scoperto la sua grandezza di uomo.
    Ed è grande non perchè re, ma perchè prende consapevolezza del suo peccato (ne ha fatte di tutti i colori, mica solo la scappatella con Bersy). Il nemico Semei lo chiama sanguinario, più volte e a ragione. Ma sopratutto Davide riconosce che il suo peccato sta nell’ aver rotto il rapporto di fiducia con Dio. Ha ucciso perchè voleva avere quello che Dio non gli aveva dato.(2Sam 12,7. Voleva ciò che stava fuori dalla relazione con Dio (come dire: faccio da me, sono re, dispongo di tutto…..forse anche di Dio)
    Davide dentro di sè comprende l’errore e onestamente non finge nè si nasconde davanti a Dio, e nemmeno con gli uomini. (Sopporta Simei che insultandolo cammina al suo fianco) 2 Sam 16,13
    Vive appieno il suo stato e si umilia cioè si guarda alla luce della verità. Che fegato! Afflitto, attende di tornare a vivere nella relazione di alleanza con Dio.
    Davide è grande perchè diventa un uomo vero. Non si svaluta e non si esalta.
    Se è vero che l’umiltà è la virtù della concretezza che porta frutti, lo è perchè lascia lo spazio a Dio di agire nelle nostre vite.
    Condivido, non c’entra nulla con la disistima di sè.
    “Ed è ovviamente lontano anni luce dall’umiltà quell’atteggiamento di esteriorità esasperata, di supponenza, di egocentrismo così esaltato in questi tempi. Sei ciò che appari, sei ciò che guadagni, sei il tuo corpo – suggerisce insistente il mondo dei media.
    “Sei mio figlio” suggerisce Dio” WOW!

    L’angelo custode internauta stasera mi ha fatto lo scherzetto facendomi leggere questo post. Mi ha portato a fare pace con un tarlo che da mesi un diavoletto mi aveva inserito nella testa e che più o meno suona così:è una fandonia pensare che esista una volontà divina su ogni uomo mentre ognuno dovrebbe cercare di fare semplicemente ciò che desidera. Frase ambigua che può essere detta sia da un angioletto che da un diavoletto. E il mio diavoletto ce l’ha messa tutta per buttarmi giù, mi ha attrezzato di spessi occhiali neri e mi ha mostrato tutte le ferite che mi sono fatta cercando di vivere la volontà di Dio (o almeno quella che credo sia per me ora)
    Ed ecco le frasi paoline che mi hanno rappacificato:
    “Sono – e ciò mi basta. E sono per una qualche ragione che devo scoprire. Il nostro mondo insiste – a ragione – sull’autorealizzazione. …………. L’autorealizzazione non è un ammirato egoismo, un “me” idolatrato e lustrato al mattino. No: scopro di essere un tassello nel mosaico dell’Universo e faccio il possibile per scoprire il mio posto e realizzarlo. Tutto questo CON SERENITA’ E PACE: Dio ha fiducia in me, mi chiede solo di lasciarmi amare e il suo amore mi trasforma. 🙂
    Lo scoprire di essere amato mi mette le ali, cambio vita, il mondo ha senso e mi sorride e io ho un progetto (ognuno, ciascuno, senza eccezioni) che voglio e posso realizzare.”
    Eh si perchè adesso la stessa frase birichina di prima l’ho sentita dire dal mio angioletto che mi ha spiegato che è importante scoprire i propri desideri (ma a voi sembra facile? intendo, scoprire quelli veri) perchè contemporaneamente si scopre il tassello della volontà di Dio. Non c’è conflitto e come direbbe Paolo, il vero Dio mi mostra il vero Io. E soprattutto Dio vuole che i propri figli stiano bene e ce la mette tutta perchè sia così.
    Ecco perchè Davide ci teneva a riallacciare la relazione con Dio. Aveva capito che quello era lo spazio giusto in cui vivere la sua vita. Da re.

    Grazie grazie grazie

  7. @ Paolo
    @ Pa

    Grazie dell’aiuto che mi avete dato con le vostre parole.
    Le ho stampate per poterle rileggere spesso ed interiorizzarle meglio.
    E’ un concetto che avevo già letto nei libri di Paolo, ma le croste passate sono dure a morire e riaffiorano sempre fino a quando non si è veramente “vissuta” nella propria carne quell’intuizione che “sentiamo” essere quella vera.
    Spero che questa sia la volta buona per rappacificarmi con la parola “umiltà” che tanti sensi di colpa mi ha generato.
    Grazie ancora.

  8. eh si…..l’ umilta’ e’ tutto cio’ che ha scritto paolo…l’umilta’ di davide e’ costruttiva xk lui ha preso coscienza del suo limite non ripiagandosi su se stesso e piangendosi addosso cercando la pita’ dei suoi simili,ma ha cercato di contattare, in tutta umilta’ appunto , il suo DIO….imparando dagli errori fatti non lesionandosi ulteriormente ma capire i segni della sua realta’ umana come abbinarla alla reala’ divina….che noi siamo peccatori su questo non ci piove,ma mai sentirsi persi in partenza e mai sentirsi forte xk riusciamo ad evitare o allontanare le cosidette tentazioni che possono scaturire in veri e propri peccati…l’ umilta’ penso che sia il nocciolo della vita intorno al quale gira la nostra vera essenza…

  9. Per Paolo,e Pa, pure io l’ho stampate, così le leggo ogni tanto x ricordarmi e
    farmi perdonare da Dio tutte le strampalate che ho detto fino ad ora.
    Grazie Paolo, una preghiera x tutti.Ciao
    a tutti

  10. @Lucia1
    Cara amica,
    la mia lettura della Bibba è effettivamente “eretica” , come ha già sottolineato Paolo … anche se io credo di esser pù vicino a S.G.Crisostomo che a Marcione … ciò detto … rimane una lettura “sospettosa” e poco “caritatevole” per cui Vi invito a non darle peso.

    L’unico apporto che posso dare al tema del post è legato all’etimologia di HUMUS/UMILE … che, come ha identificato Paolo, porta con se la semantica della Terra … ed il principio “generatore” della stessa … L’HUMUS è anzi identificato con il pincipio “creativo” … capace ovvero di far crescere la vita.

    La MEDESIMA radice … genera anche UOMO!

    Per cui, farsi UMILI è tornare ad essere UOMINI, tornare a se stessi ed alla propria più vera e profonda natura 😉

    Salùt

  11. Umile (humilitas) viene appunto dal latino humus, terra, da cui le parole uomo (homo) e humor (umorismo).
    L’umiltà non ha nulla a che vedere con il dire sempre sì, con il piegare il capo, con quelle persone che sono il tappettino e lo zerbino di tutti e che chiaramente vanno bene così perché fanno e accettano tutto quello che gli si dice.
    L’umiltà è il coraggio di accettare la propria umanità (humanitas), la propria terra, la propria origine, il proprio essere: “Tu sei terra, hai bisogno e istinti, limiti e zone d’ombra”.
    L’umiltà è il coraggio di potersi vedere per quello che si è e come si è, senza fuggirsi, senza mentirsi. Il contrario dell’umile è il presuntuoso, colui che presume da tutto ciò.

    Umiltà è sapere che gli abissi nel quale l’altro è caduto ci sono anche in me.
    So che quell’abisso, che quel burrone c’è anche in me e allora capisco che non posso presumere, so che non posso dire: “Tutto questo non mi riguarda; io non lo farò mai”. So che anch’io passo lungo quel burrone e che non posso giurare di non caderci dentro.
    Così prego per essere attento a non cadere, consapevole che, se sono troppo sicuro o non pongo molta attenzione, ci cadrò.
    Chi di noi può dire di non avere istinti sessuali, manie e pensieri perversi, qualche ossessione? Chi noi può dire di non voler, a volte, nel proprio pensiero eliminare e uccidere gli altri? Chi di noi può dire che la rabbia e l’odio non lo riguardano? Chi di noi a volte non avverte un sottile piacere per qualche dispiacere altrui? Chi di noi in certi giorni non si dispera e vorrebbe uccidersi, sparire dalla faccia della terra?
    Allora: invece di sentirmi superiore agli altri “perché io non faccio certe cose” sono consapevole che tutto ciò è una possibilità che mi riguarda.

  12. “L’umiltà è un realismo fecondo.”
    Tema difficile, ma ho deciso che faccio di questo spunto il titolo per qualche spazio di silenzio che spero di ricavarmi questo weekend.

    @Pa
    Festeggiamo la rottura degli occhiali neri, allora?

  13. Signore, non si inorgoglisce il mio cuore,
    e non si leva con superbia il mio sguardo.
    Non vado in cerca di cose grandi,
    superiori alle mie forze.

    Io sono tranquillo e sereno
    come un bimbo svezzato in braccio a sua madre,
    come un bimbo svezzato è l’anima mia…

    Salmo 131 di Davide

  14. @ Simone
    mi rimane un dubbio però: ci sono persone che hanno scelto di offrire la propria vita al Signore, e usano l’umiliarsi come via per imparare a rinnegare se stessi e ad accettare ogni momento la Sua volontà. E così accettano tutto come se gli venisse direttamente dal Signore, qualunque cosa gli venga detta o fatta. Si abbandonano totalmente alla Sua volontà, sicuri che qualsiasi cosa gli capiti se il Signore lo permette, vuol dire che va bene così. Imparano l’umiltà.

    Ti dico questo rispetto alla tua frase: “L’umiltà non ha nulla a che vedere con il dire sempre sì, con il piegare il capo, con quelle persone che sono il tappettino e lo zerbino di tutti e che chiaramente vanno bene così perché fanno e accettano tutto quello che gli si dice.”
    Bisogna vedere cosa spinge queste persone a dire sempre si e a farsi “zerbino”…
    non si può generalizzare e sminuire, perchè quella via ha “formato” tanti santi, perciò non la vedrei proprio come una cosa negativa.
    Certo il rischio di diventare depressi invece che santi c’è… ;(

  15. @ laura

    no secondo me è invece completamente su un altro piano…

    Non conosco santi che hanno fatto da “zerbino” a superiori o alla società in generale…
    Hanno continuato a inseguire la loro missione contro qualsiasi negazione, contro qualsiasi fatto.

    Lo stesso Gesù non si è piegato ai soldati romani, ai sacerdoti…

    Lo stesso San Francesco non si è piegato ai superiori…

    E tanti altri…

  16. @laura

    lo stesso don Milani che si parlava l’altra volta, ha accettato con umiltà gli ordini dai superiori (come volontà del Signore diciamo)…ma mica ha smesso di dire il proprio pensiero, di continuare la sua scuola.

  17. @ Simone
    non volevo dire che certi santi hanno abbandonato la loro missione per fare la volontà di altri!
    Leggendo il diario di Santa Faustina Kowalska per esempio: lei ha sempre ubbidito, e fatto quello che le veniva chiesto, ma ha portato a termine la sua missione anche se non è stato affatto semplice. Ma quello che mi ha colpita è stata proprio l’ubbidienza di questa suora, il completo abbandono alla Sua volontà, che le ha permesso di fare quello che il Signore voleva da lei.
    Non è riuscita perchè si è “sforzata” di seguire la sua intuizione, ma si è lasciata guidare, sempre ubbidendo…

  18. E ma era quello che volevo comunque dire. Mi sarò spiegato male…per questo ti ringrazio di aver posto un dubbio.

    Io con “zerbino” intendo chi vende la propria coscienza, la propria testa ad un altro…per stare tranquillo, per non avere problemi. Del tipo: “si ok hai ragione non dirò e farò più nulla, però lasciami in pace”.

    Gesù e i santi non sono stati zerbini proprio di nessuno, hanno accettato gli eventi della vita, hanno accettato di tutto, anche i martiri proprio per non vendere la propria coscienza, il proprio pensiero, la propria humanitas…e proprio per quello sono stati umili (humilitas).
    Gesù aveva tantissime possibilità per non farsi crocifiggere, ma era umile e non avrebbe mai e poi mai rinnegato il suo compito.

  19. Di difficile realizzazione l’umiltà….specie in questo nostro tempo. Lo dico perchè ci ho provato, e ci provo, ma spesso ,anzi sempre vengo assalita da mille dubbi,e mille bivi mi disorientano e spesso alla fine non sono per niente sicura di esserci stata al gioco dell’umiltà.
    Umiltà è una virtu’che sfugge fra le dita, quando pensi di averla vissuta anche per poco…è prprio lì che ti scivola via…perchè è veramente umile chi non è consapevole di esserlo (spero che abbiate ammirato questa condizione in qualche fratello o sorella, io si e ne sono rimasta incantata ! )
    Nelle pieghe della vita , della mia vita con tutte le mille cose che ogni giorno faccio , con i mille rapporti che devo intrecciare con chiunque: mi viene chiesto di essere umile,e come faccio a sapere quante volte invece di fare spazio agli altri,scappo, evito le questioni perchè pesano,non affronto gli arroganti perchè ne sono anche un pò stufa ( affondino pure tutti con le loro certezze ! ) ,cerco la mia tranquilla porca comodità e mi dipingo umile e mite ma in realtà ….? Come faccio a saperlo ? Se poi per caso ho un bel caratterino difficile…e deciso…sono a posto !
    A questo punto del mio cammino credo che l’umiltà sia un dono da chiedere a Dio,Egli potrà concedrlo ma noi non sapremo di averlo….quindi sconsiglio tutti di cercare di “controllare” il quantitativo di umiltà presente nella nostra condotta di vita…non fareste altro che complicarvi la vita come è successo a me…Comunque ho chiesto perdono a Dio e ho ricominciato…ogni momento chiedo la sapienza del cuore che mi fa decidere, spero secondo Dio, e poi quello che è stato è stato…
    Chi agisce con cuore puro ha tutte le virtù e non sa di averle…E’umile chi e meravigliosamente ed inconsapevolmente puro nel cuore ,cioè mai doppio o diviso.
    Ciao un abbraccio a tutti! Spina

  20. Per me l’umiltà resta ancora un po’ sfuocata, la sola cosa che ho capito veramente è che non devo cercare di “essere diversa” a tutti i costi da quel che sono; devo solo continuare a camminare, a cercare… tutto il resto è dono di Dio, so che Lui mi aiuterà ad essere come mi ha pensata, devo solo fidarmi di Lui, lasciarLo agire nella mia vita, “stare come un bimbo svezzato in braccio a sua madre”. (Amo moltissimo quel salmo).
    Ciao a tutti.

    @Simone
    Ben ritrovato.

    @don Sandro
    Come stai?

  21. Si. Anch’io sono del parere che la virtù dell’umiltà è difficile da rinoscere perchè spesso è nascosta dalla vanagloria.
    Solo Gesù è stato veramente umile di cuore, noi dobbiamo chiedere questo dono perchè alla porta del nostro cuore è accovacciato il peccato.
    Oggi il Vangelo ci ha raccontato di Maria , alle nozze di Cana, che con tanta umiltà di cuore ha aiutato Gesù a fare il suo primo miracolo.
    Gesù e Maria sono i nostri educatori: ascoltiamoli!

  22. Già … umiltà che non si piega a compiacere il potente di turno, che parla comunque anche quando gli viene intimato di tacere … che soffre umiliazioni terribili eppure non si piega e – che ridere – viene accusata di supponenza, aggressività (solo perchè dice la verità.
    Però … però, umiltà è anche essere capaci di tacere (momentaneamente), di allontanarsi (momentaneamente) … per capire se ciò che è verità pretende di avere ragione o la ragione (dove entra in gioco l’ego) … perchè allora se cerca questo non è più umiltà e forse non è neppure verità (o frammento di verità).

    Credo che la vera umiltà sia davvero una grazia che neutralizza il male inferto da chi umilia …
    Umiltà è un dono, umiliare è un danno che arriva puntalmente accompagnata da giudizio e condanna/disprezzo e odio/

    Credo fermamente che la gente sia molto più umile di quello che pensa di essere e sia molto più coraggiosa – grazie a questa umiltà – di quello che pensa di essere.
    Credo, inoltre, che l’umiltà (quella che ben spiega Paolo) sia un innegabile sintomo di salute mentale, trasparenza e lealtà.

    … E sulla gratuità … o mamma mia!!! … con più si è gratuiti con più si viene dubitati di non esserlo … Ma anche la gratuità è “un effetto collaterale” dell’umiltà.

    E per quanto riguarda la “falsa umiltà” stile “che schifezza sono” è decisamente il successo del male: quello di convincerci che siamo imperdonabili da Dio, quello di convincerci che siamo degli sgorbi, quello di convincerci che non possiamo rientrare nella misericodia di Dio ed – infine – quello che toglie la voglia di fidarsi.
    Per questo spesso io dico che la fiducia che dono è incondizionata, spiazzando chi dice di “avere fiducia cieca” che – onestamente – temo molto.

  23. Molto difficile parlare di umiltà, molto difficile essere umili e forse solo coloro che raggiungono la santità lo sono veramente o almeno una parte di loro. Qualsiasi cosa noi facciamo in realtà ci aspettiamo un tornaconto. Una contropartita che può essere anche solo un sorriso o un grazie. Ma ci aspettiamo che l’altra persona in qualche modo ci riconosca quanto abbiamo fatto, detto o dato. Qualcosa che magari ci toglie chissà quale senso di colpa, oppure che ci permette di trarre spunti di orgoglio per aver fatto del “bene”, per essere stati migliori ma rispetto a chi lo è stato meno. Chi riesce in questo senza voler nulla in cambio, senza ricevere forme di gratificazione nascoste? Non ho idea e non ne conosco personalmente

  24. “Pensando alla vita di Davide ed anche alla mia mi è piaciuta questa frase di Giovanni Paolo I.
    Io rischio di dire uno sproposito ,ma lo dico:il Signore tanto ama l’umiltà che ,a volte, permette dei peccati gravi .Perchè? Perchè quelli che li hanno commessi ,questi peccati ,dopo ,pentiti ,restino umili.Non vien voglia di credersi dei mezzi santi,dei mezzi angeli ,quando si sa di aver commesso delle mancanze gravi.Il Signore ha tanto raccomandato :siate umili.Anche se avete fatto delle grandi cose,dite :siamo servi inutili.”

    L’umiltà è il volto più profondo di Dio,manifestato pienamente in Gesù,ed è il volto più sincero di ognuno di noi ,fatti a Sua immagine e somiglianza.

  25. Davide per la sua umiltà si differenzia da Saul, primo re, che è rigettato da Dio perché non ha obbedito. Davide è gradito a Dio, tant’è vero che Gesù discende dalla sua stirpe.
    L’umiltà è l’inizio della santità ci suggerisce Madre Teresa di Calcutta.
    L’umiltà: è Il riconoscimento delle
    nostre insufficienze,
    è l’obbedienza a Dio,
    è smettere di protestare e di
    pretendere qualcosa di diverso.
    Con umiltà dobbiamo iniziare a chiederci che cosa devo imparare, che cosa la vita vuole insegnarmi.
    Pensando così e comportandomi di conseguenza, mettendo in pratica il comandamento di Gesù: l’amore vicendevole, con consapevolezza di vivere bene con amore i propri impegni umani e cristiani, accettando le croci che quotidianamente si hanno addosso, aggiustandole per non farle pesare troppo, ma comunque sopportandole senza protestare o lamentare o farle scivolare per liberardomene, posso dire, oggi, dopo anni di esercitazione, con tutta umiltà: sia fatta la Tua volontà e non la mia.

  26. @Sole,
    per quanto parliamo di gratuità saremo sempre in torto: per qualsiasi cosa facciamo abbiamo già ricevuto in anticipo.
    Il riuscire a non aspettarci nulla da quello che facciamo (o magari l’unica cosa che ci aspettiamo è l’ingratitudine)è già gratuità umana, ma resta sempre e comunque il fatto che abbiamo già ricevuto e tanto anche.

    Credo che solo il dolore a causa del bene fatto, il torto subito ingiustamente per un bene portato e via discorrendo e continuare a fare del bene nonostante tutto, cred – purtroppo – che sia l’unica garanzia sia di gratuità che di umiltà (se non di pazzia grave).

    Credo che gratuito è colui/colei che non si cura di quello che gli torna indietro nel dono … proprio non ci fà caso. 🙂 Ma in questo caso si parla davvero di santità e – di nuovo – la santità non è SOLO per merito nostro …

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Article by: Paolo

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