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Ancora Natale

ci55bNevica, dalle mie parti, finalmente. Alcuni amici di Milano mi mandano dei disperati e divertiti SOS: sono “sepolti” dalla neve. Natura batte efficenza 2-0. Il mio bimbo da tre giorni ha la febbre alta e sono “recluso” in casa, sarà un Natale diverso, ma autentico e di fede, spero. Vi faccio un piccolo regalo, un racconto che, come tutti gli anni, invio agli amici. Buon Natale a tutti, sopratuttto a coloro che lo vivranno con fatica.

UNO

La sala era riempita di fumo e dal rumore dei tanti avventori che parlottavano seduti ai tavoli del locale. Bisognava tenere un tono di voce piuttosto alto per riuscire a superare il volume di Video Killed the Radio Star dei Buggles che le casse pompavano con qualche decibel di troppo.

Un gruppo di cinque ragazzi, in fondo alla sala, un po’ euforici, complice un bicchiere di birra di troppo, festeggiavano la fine della maturità.

«Propongo un brindisi alla mitica quinta C del Liceo Scientifico Alighieri!», propose Dario.

Tutti alzarono i bicchieri mezzi vuoti e li fecero tintinnare.

«Che il futuro ci sorrida!», disse Sandra.

«Spacchiamo il mondo!», incalzò Tiziana.

Tutti bevvero, e la discussione si fece più tranquilla.

«Avete deciso cosa fare?», chiese Luca.

«Non mi dispiacerebbe provare ingegneria qui al Politecnico», fece Angelo.

«Col papino ingegnere non l’avrei mai detto!», fece qualcuno.

Angelo arrossì e qualcuno gli diede una manata sulla spalla per sdrammatizzare.

«E tu Tizi?»

«La biologa, certamente, voglio trovare la cura contro il cancro», disse, sicura di sé.

Tutti scoppiarono a ridere prendendola in giro e chiamandola Miss Nobel.

«Dai, ragazzi, facciamo una cosa seria! Tu, Dario?»

«Vorrei provare Brera, sapete che mi piace un sacco disegnare, ci provo, insomma, magari ne viene fuori qualcosa di bello».

Tutti annuirono: Dario era considerato da tutti un genio della penna e molti pensavano che avrebbe fatto meglio a fare un Liceo Artistico.

«Sandra?»

«Prima la famiglia, poi magari tento il Teatro, se mi prendono»

«E il fatto che il tuo fidanzato lavori al Piccolo non c’entra, vero?»

«Aiuta!» replicò, divertita, Sandra.

Tocca a te, Luca, che farai?

«Vorrei coltivare la mia passione, provarci, almeno»

Sin da piccolo Luca era stato affascinato dal Cosmo, dalle stelle. Al suo nono compleanno lo zio gli aveva regalato il suo primo cannocchiale e, da allora, non aveva più smesso di guardare il cielo.

«Chissà cosa faremo fra trent’anni?», disse, facendosi serio, Angelo

«Spaccheremo il mondo!» ribadì, baldanzosa, Tiziana.

«Sarebbe già bello essere felici delle proprie scelte» fece Sandra.

«Trovare l’infinito», disse Luca.

«Cioé?»

«Andare oltre, capire il senso, cercare, non adeguarsi, lottare, scoprire. Non importa quello che faremo, l’importante è non arrendersi, non sedersi».

«Voli troppo in alto» chiosò Dario «Sarà già bello costruire una famiglia ed avere uno straccio di lavoro».

L’ambiente, ora, si era fatto serio.

Luca fissò con aria birichina e di sfida i suoi amici. Stavano insieme dalle medie, ed erano cresciuti insieme nella più bella stagione della vita. Ora la vita li avrebbe separati, forse per sempre.

«No, non basta, Dario, una vita si misura dal desiderio, dalla voglia di scoprire, qualunque cosa faremo. E, secondo me, qui dentro siamo tutti capaci a volare in alto. Scommettiamo?».

DUE

Il trillo del microonde l’avvisò che era pronto il piatto di pasta riscaldato dal giorno prima. Si sedette al tavolo di cucina e mangiò senza appetito, mentre il rumore della strada di attenuava col passare dei minuti. Il notiziario delle venti vomitava notizie senza che ascoltasse veramente.

Mise il piatto sporco nel lavello, a far compagnia ad almeno altri dieci piatti dei giorni precedenti e si sedette davanti al portatile. Scaricò la posta e fece una rapida cernita.

Si ricordò di dover inviare una mail ad un collega statunitense e si alzò per prendere dalla libreria una usuratissima rubrica di pelle rossa.

Eccolo: Landle, lanlde@yahoo,com.

L’occhio le cadde su un altro nome: Luca.

Luca: 02263526

Sorrise.

Luca.

Mentre scriveva la mail una finestra mentale si apriva sul suo passato.

Interruppe il suo lavoro, prese il cellulare e provò a chiamare. Una voce registrata l’avvisava che quel numero era inesistente.

Si sedette di nuovo davanti al video e cominciò a fare una ricerca su Google.

“Luca Risetti”.

Risultati della ricerca: 4856 pagine. Cominciò ad aprire le pagine più interessanti: articoli scientifici, conferenze, Stati Uniti, Europa, Giappone, titoli di pubblicazioni, Università di Oxford, Columbia University. Mentre leggeva il cuore le si allargava: il suo Luca era diventato un astronomo quotatissimo.

E gli altri?

Digitò qualche nome, ma era troppo complicato.

Ebbe un’idea: aprì una pagina su Facebook: Liceo Alighieri, Milano, 1981.

Era ormai tardi, ma il cuore di Tiziana era in tumulto.

Chissà che fine avevano fatto gli altri?
Luca ce l’aveva fatta. E Angelo? E Sandra? E Dario?

Si sedette con una tazza di tisana bollente al finocchio sul divano occupato da decine di libri e di articoli scientifici. Un senso di nostalgia le attanagliò il cuore.

Anche lei, forse, ce l’aveva fatta. Era nel più grande centro di ricerca biologica d’Europa, aveva una bella posizione e fatto delle scoperte risultate fondamentali per la comprensione dello sviluppo del tumore all’ovaio ma no, non aveva trovato la cura per il cancro.

Sorrise, pensando all’ultima volta che si erano visti, in birreria.

Sì, era una donna realizzata, non poteva chiedere di meglio.

Si guardò intorno: l’elegante e funzionale bilocale le rivelava impietosamente l’enormità della sua bugia.

Era sola.

Lo era sempre stata, sacrificando alla sua missione ogni affetto, ogni futuro, ogni desiderio.

Sì, qualche storia, qualche collega interessante, qualche notte d’amore, ma niente di più.

Non c’era spazio mentale per gli affetti. E ora che il suo corpo di donna segnalava implacabilmente la fine della possibilità di diventare madre, sentì un senso di disagio.

«No, non ho trovato l’infinito, Luca», disse fra sé.

TRE

«Mamma, in che anno ti sei diplomata?»

«1981, credo»

«Eri al Dante Alighieri, vero?»

«Perché?»

«C’è una pagina su di voi su Facebook, mamma».

Sandra si asciugò le mani e si sedette incuriosita davanti al video.

Invidiava la capacità di Mattia, tredici anni, di usare quell’aggeggio infernale. Lesse con avidità le informazioni: la foto di una signora con lo sguardo vivace la riempì di stupore.

«Tiziana, ma guarda!»

Cercatori di infinito, dove siete?

«Come si fa ad usare ‘sto aggeggio?»

«Mamma, sei paleolitica! Ti mettiamo al museo! Dai, faccio, io, dimmi cosa devo scrivere!»

Sandra si slacciò il grembiule e si sedette.

«Ma, non so come si faccia, cosa devo dire? Scrivi che vivo a Roma e che sono sposata con Marco, quello del teatro, che ho tre figli e che mi occupo di eventi culturali con mio marito. Anzi, no, prima scrivi che non ho superato la selezione per il Piccolo e che ho fatto Lettere in Cattolica ma non ho mai finito. E poi… Scrivi che faccio la mamma quasi a tempo pieno, visto che ho dei ragazzi piuttosto scalmanati!».

«Piano mamma, un attimo… allora, ragazzi splendidi… e poi?».

Sandra restò un po’ in silenzio.

«Scrivi che non so se ho trovato l’infinito, ma che questo finito mi piace un sacco»

Mattia la guardò in maniera enigmatica ma non si pose domande e digitò, scuotendo la testa.

«Occhei, mamma, adesso guarda qui che ti faccio una foto»

«Così? Ma se sono tutta spettinata!»

QUATTRO

«Sei sposato?»

Aspettò la risposta.

«Separato, purtroppo, con due figli, un vero casino. Ora vivo da solo ma il lavoro mi prende molto, specialmente ora che lavoro per l’Expo. Ma non va male, ora, ho superato molto dolore. Però non ho più tanta voglia di innamorarmi, se devo essere sincero fino in fondo. E tu, sposato?».

Dario sorrise.

Si immaginava Angelo, stempiato da come aveva visto nella foto, decisamente sovrappeso, correre con il casco arancione in giro per i cantieri della metro. Guardò fuori dalla finestra del grattacielo in cui stava, nel cuore di Tokio.

«E’ difficile avere delle relazioni stabili, nel mio ambiente. Ma ora sì, ho una storia che spero diventi importante. Qui a Tokio le cose sono davvero difficili, la cultura giapponese è splendida ma molto enigmatica per noi occidentali».

«Quanto ti fermi?».

«Ho un contratto col ministero fino al 2010, poi forse vogliamo aprire un canale con gli Emirati Arabi, fare una specie di cittadella d’arte moderna laggiù. O, forse, mi fermerò per qualche anno e riprenderò a scolpire, mi manca tanto stare in trincea».

«Tiziana a Londra, biologa, Sandra a Roma, sposata, io a Milano a fare tunnel e tu a Tokio a fare il direttore di museo, manca solo Luca!».

«Chissà dov’è finito! Ci manca la sua saggezza…

A proposito, il tuo infinito?»

Il cursore lampeggiava sul video, passò qualche istante.

«Ci ho rinunciato. Tu?».

«Ci vivo in mezzo».

CINQUE

Ormai l’appuntamento era fisso: ogni sabato sera dopo le 22, in modo da permettere a Sandra di mettere a letto i ragazzi e a Dario di sopravvivere al fuso orario. Si erano raccontati milioni di cose, di emozioni, erano tornati loro, i ragazzi della quinta C. Tiziana aveva ripreso voglia di uscire, di relazionarsi, Sandra faticava più degli altri, travolta dagli impegni. Angelo sembrava sempre il solito pessimista, ma qualche segnale di cedimento lo stava mostrando e Dario, figurati, intasava sempre la posta con immagini di orribili, ma per lui splendide, opere d’arte contemporanea.

Fu un sabato sera che accadde.

«La smettere di dire vaccate?»

Tiziana sobbalzò dalla sedia e urlò, come se la potesse sentire: «Luca!».

I messaggi si incasinarono un sull’altro e, a distanza di migliaia di chilometri, si sentiva in tutti la gioia di ritrovarsi.

«Adesso basta bella gente, io non ho il tempo come voi plebei di stare al computer a fare gli adolescenti, sono serio io! E non ho neanche voglia di parlarne chattando. Se volete mi venite a trovare, miei ospiti, e vi offro la più astronomica vacanza della vostra vita. Natale si avvicina e potreste anche evitare di fare i taccagni e prendervi un volo low cost, al resto penso io. Io lavoro in giro per il mondo, ma per sei mesi tengo un corso in Università e godo di privilegi astronomici, avendo fatto qualche scoperta interessante».

«Luca, sei il solito egocentrico e sei sempre più suonato, ma qualche giorno potrebbe valerne la pena» scrisse Dario.

«Ci sto – scrisse Sandra – mio marito me lo deve».

«Va bene, ho un paio d’anni di ferie arretrate», digitò Tiziana.

«Siete dei bastardi, mi mettete nei casini, se non vengo faccio la figura. Ma dove sei Luca?».

«In Israele, a Tel Aviv, così ce la contiamo anche se la birra non è il massimo. Vi faccio vedere le stelle e, se fate i bravi, vi porto verso l’infinito, se non l’avete ancora trovato. L’importante è continuare a cercarlo. Sarà una bella esperienza, un bel viaggio. Scommettiamo?».

A tutti i magi

Natale 2009

Paolo Curtaz

Category: Pensieri

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44 comments

  1. Scrivo pochissimo, ma vi leggo ogni giorno. Grazie di cuore a Paolo per questo servizio così fondamentale di riportarci al Signore spiegando la Sua Parola, grazie a tutti i bloggers che mi fanno ritrovare, leggendoli, frammenti del mio rapporto con il Signore e grazie infine alla calda umanità di don Sandro in cui ritrovo quel consegnarsi al Signore che vorrei diventasse la cifra del mio rapporto con il Signore. Buon Natale a tutti. Betty.

  2. x Sandro non voglio sentire, i piedi verticali e la schiena orizzontale,ti vorrei guarito completamente.
    x Paolo ti ringrazio per i racconti che fai,sono interessanti, sembrano storie vere. Buon Natale a tutti.

  3. fantastico, un grazie sincero per come ci comunichi il messaggio della Parola,è un modo interessante per sentirla più vicina,… grazie

  4. Caro Paolo Grazie , ti mando un abbraccio e una piccolissima benedizione ( è il massimo che posso , con la mia Fede disastrata ). Una strada è ripresa , forse …..
    Ciao e auguri
    Sergio

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Article by: Paolo

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