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Il bacio di Mosé

2910915161_a944e5b98fPoi Mosè salì dalle steppe di Moab sul monte Nebo, cima del Pisga, che è di fronte a Gerico. Il Signore gli mostrò tutto il paese: Gàlaad fino a Dan, tutto Nèftali, il paese di Efraim e di Manàsse, tutto il paese di Giuda fino al Mar Mediterraneo e il Negheb, il distretto della valle di Gerico, città delle palme, fino a Zoar. Il Signore gli disse: “Questo è il paese per il quale io ho giurato ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe: Io lo darò alla tua discendenza. Te l’ho fatto vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai! ”. Mosè, servo del Signore, morì in quel luogo, nel paese di Moab, secondo l’ordine del Signore. Fu sepolto nella valle, nel paese di Moab, di fronte a Bet- Peor; nessuno fino ad oggi ha saputo dove sia la sua tomba. Dt 34,1-12

Fatico a salutare Mosè e, prima di affrontare le avventure dei re d’Israele, voglio ancora commentare uno dei testi meno conosciuti della Bibbia: la fine ingloriosa del liberatore di Israele. In questi mesi ho riflettuto brevemente insieme a voi sul percorso interiore di Mosè: da giovane arrogante e violento, deciso a liberare il suo popolo dall’alto della sua posizione privilegiata, il Principe d’Egitto è costretto a fuggire e a rifugiarsi nel privato, scottato dalla delusione, finchè la rivelazione del nome di Dio lo spinge alla liberazione del popolo e alla consegna delle dieci parole. Il grande Mosè, l’immenso condottiero masticato dalla vita, dalla passione per il popolo, dalla vicinanza bruciante con Dio, non metterà piede nella terra promessa, la vedrà solo da lontano, dalla parte giordana del Mar Morto. Così finisce Mosè: senza godere di ciò che ha desiderato allo spasimo. Peggio: l’autore annota che non si è conservata memoria del luogo di sepoltura del più grande ebreo della storia di Israele! Mosè è pronto, ormai, consumato: ha dato tutto, ma proprio tutto per seguire l’affascinante “Io-sono”. Non gli è rimasta neppure la gloria o la memoria, il suo corpo è sepolto da qualche parte nel deserto, senza mausolei, senza lapidi, senza monumenti. Davvero Mosè, ora, è libero. Libero dall’immagine di sé, libero dai risultati conseguiti, libero anche dal suo sogno, libero dalla fragile illusione di poter essere ricordato e venerato come il più grande condottiero di Israele. Il liberatore da liberare ci insegna davvero a mettere Dio e lui solo al centro, ci insegna la difficile arte del distacco interiore, che non è mai ascetico sforzo, ma progressivo abbandono in Dio. La nostra contemporaneità insiste continuamente sul risultato: nell’ambito affettivo, nel lavoro, della società, sei ciò che sei riuscito a diventare, sei ciò che hai prodotto. A volte, purtroppo, anche nella Chiesa rischiamo di assorbire la stessa aria malsana, usando categorie inappropriate, statistiche, analisi di settore, per misurare l’efficacia della nostra pastorale. Mosè ci indica un percorso più arduo: una vita si misura dalla capacità che ha avuto di mettersi alla ricerca della libertà interiore, inseguendo Dio.

Il testo in esame contiene un’interpretazione splendida che recepisco dal mondo ebraico (cfr: Paolo De Benedetti, La morte di Mosè e altri racconti, Brescia 2005): la nostra traduzione dice che Mosè morì “secondo l’ordine (la parola) del Signore”. Una traduzione letterale, più birichina, traduce: “morì per bocca del Signore” e, meglio, “sulla bocca del Signore”. I rabbini commentano questo brano dicendo che Mosè morì baciato in bocca da Dio stesso, il gesto più intimo, più misterioso, più straordinario, che Dio riserva solo ai grandi santi. Mosè, liberatore da liberare, dopo avere condotto un fragile gruppo di schiavi verso la libertà e l’esperienza di Dio, riceve ora il premio definitivo: l’abbraccio caloroso del Dio che ha contribuito a far conoscere. Anche a noi.

Liberaci, Signore, dall’ansia dei risultati, dall’immagine di noi stessi. Come Mosè, concedici di diventare talmente liberi, talmente spogliati, talmente essenziali, da non desiderare altro che l’essere abbracciati da te.

Category: Parole

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24 comments

  1. “Liberaci, Signore, dall’ansia dei risultati, dall’immagine di noi stessi. Come Mosè, concedici di diventare talmente liberi, talmente spogliati, talmente essenziali, da non desiderare altro che l’essere abbracciati da te.”

    Io aggiungerei anche di essere BACIATI da Dio, come ha baciato Mose’. Sono consapevole che tutto dipende da noi, dal nostro “Eccomi” e dal nostro abbandono totale a Lui. Ho fede perchè m’interesso della Vita che ho dentro:Dio.
    La mia preoccupazione non è di risultare gradita, ma è quella di sviluppare il divino che mi abita.
    “una vita si misura dalla capacità che ha avuto di mettersi alla ricerca della libertà interiore, inseguendo Dio.”

    Io inseguo Dio, attraverso Gesù, e lo ringrazio di cuore di avermi dato la forza e la volontà di mettermi alla ricerca: prima di entrare in me stessa per cercarLo,(come diceva S.Agostino: “Lui dentro e noi fuori”), per poi trovarne la relativa libertà. Ringrazio anche tutte quelle persone che si sono avvicinate nel mio cammino, che si sono affiancate con amore e mi hanno aiutato, mi hanno sostenuto, mi hanno salvato la vita, mi hanno aperto visioni di vita diverse.

  2. uno … due … tre ..(…) … dieci !

    Anche se non condivido molto l’esegesi ebraica … ecco due verisoni della midrash citata da Curtaz.

    Gli ebrei parlano anche di “amplesso divino” in realzione all’unione di Mosè con la parte femminea di dio.

    Buona lettura … ebuon discernimento 🙂

    “Si udì una voce dal cielo che disse a Mosè: Mosè, è la fine, il tempo della tua morte è venuto. Mosè disse a Dio: Ti supplico, non mi abbandonare nelle mani dell’angelo della morte. Ma Dio scese dall’alto dei cieli per prendere l’anima di Mosè e gli disse: Mosè, chiudi gli occhi e Mosè li chiuse; poi disse: Posa le mani sul petto e Mosè così fece; poi disse: Adesso accosta i piedi e Mosè li accostò. Allora Dio chiamò l’anima di Mosè dicendole: Figlia mia, ho fissato un tempo di 120 anni durante il quale tu abitassi nel corpo di Mosè. Ora è giunta la tua fine; parti, non tardare. E l’anima: Re del mondo, io amo il corpo puro e santo di Mosè e non voglio lasciarlo. Allora Dio baciò Mosè e prese la sua anima con un bacio della sua bocca, poi Dio pianse per la morte di Mosè.”

    Variante della midrash:
    “…Rispose l’anima: Signore dell’universo, esiste forse un corpo più puro di quello di Mosè? Perciò lo amo e non voglio lasciarlo. Ti porrò sotto il mio trono celeste, insieme agli angeli, promise il Signore. Meglio per me rimanere nel corpo di Mosè che trovarmi con gli angeli, protestò l’anima. È puro tanto quanto gli angeli, benché viva sulla terra. Ti prego, lasciami nel corpo di Mosé. Dopo che il Santo, benedetto sia, ebbe udito l’anima di Mosè attestare la purezza del suo corpo, baciò Mosè, e l’anima fece l’esperienza dell’indicibile gioia della Sheckinah del Signore (l’aspetto femminile di Dio), gioia incomparabilmente più grande di quella provata rimanendo nel corpo di Mosè e tornò, senza più resistere nel seno del Santo, benedetto sia.”

    Salùt

  3. Ehi, Paolo, ho rischiato lo shock curtaziano! Cercherò di parlare in positivo (fà venire l’orticaria parlare diritto e diretto) e … sì, Paolo, la “fine” ingloriosa di Mosé è la “fine” ingloriosa di molti.

    E’ più che lecito ed umano aspettarsi il “grazie” ed il premio qui ed ora e magari aspettarselo da persone che vengono da noi soccorse. Fà molto male non ricevere questo e spesso mi sono chiesta “ma perchè sento male?”
    L’unica rispo sta che sono riuscita a darmi è stata che, probabilmente, non sono così libera come credevo. Ovvero, ci si aspetta riconoscimenti se si agisce in nome proprio, ma se si agisce in nome di Gesù, che me ne importa del riconoscimento?
    A volte penso che la carità (condurre di Mosè, la sua donazione al popolo), quella “carità” con la “c” minuscola possa diventare un “piacere” per sé stessi ed un “piacere” deve avere un riscontro, un grazie, una specie di venerazione.
    La vera Carità (con la C maiuscola) è un agire spontaneo, quasi inconsapevole che … è verissimo … annulla sé stessi nel Signore.
    E’ come essere delle falene che vengono attirate dalla luce e dalla luce vengono bruciate.

    Se a qualcuno è capitato di ricevere il peggio del peggio, credo e prego che intuisca che questo è la miglior certificazione di libertà della Carità, di una llibertà che non cerca un tornaconto personale: il premio è sapere intimamente di essere nel cuore di Dio, palpitare con lo stesso palpito.
    Prego per questa Grazia della conoscenza intima dell’amore di Dio Padre, prego per le tante persone martiri dell’amore che manco lo sanno di essere, ma soffrono.

    Ripeto, se a qualcuno è capitato, bé … non tutto il male viene per nuocere.
    (io spero di non provarlo mai … mica sono così cristiana e darei i numeri)

  4. Io farei una riflessione molto semplice. Vivo da qualche anno una esperienza di approfondimento della mia fede grazie ad un iniziale incontro con una persona che mi ha fatto conoscere il movimento di Comunione e Liberazione. Io sono innamorato di questa persona, ne vado fiero quando parlo di lei con gli altri, la stimo molto e credo che la cosa sia reciproca. Però in tante situazioni in cui vorrei che ci frequentassimo di più non ci riesco, non riesco ad andare oltre un certo limite, quasi mi fosse precluso, in un certo qual senso, un ingresso più profondo nella sua vita. Però io da questo incontro mi sto rendendo conto che ho fatto un bel percorso educativo e di ascesi dei quali sono contentissimo e sicuramente non è finita qui. E allora cosa dire? Più volte ho pensato che questa amicizia mi sia stata regalata da Dio affinchè io mi avvicini di più a Lui. A volte mi sovviene il fatto che non bisogna confidare troppo nell’essere umano perchè prima o poi ti frega. Ma sappiamo che Dio si avvicina attraverso l’umano e allora concludo dicendomi che attraverso l’umano Dio avvicinandosi a me io non posso altro che accettare o non accettare questa vicinanza. Ma se l’accetto non devo, ma non sempre senza fatica, pretendere troppo o nulla di più rispetto a quanto ho già; la grazia di un percorso in cui sento Cristo vicino a me in tante situazioni. Certo, siamo umani e sappiamo tutti quanto gli affetti umani contano! Ma bisogna andare oltre, bisogna riconoscere il segno degli eventi e ciò che sta dietro di essi. Cioè Lui.
    Bene, pertanto di Mosè cosa dico? Beh, ha fatto e ha portato a termine un bel percorso. Un percorso duro e faticoso ma che ritengo sia stato di immensa soddisfazione. Sicuramente, per mezzo di una fede che non riesco nemmeno ad immaginare, avrà accettato anche nell’ultimo istante della sua vita la volontà del Signore; quella di non poter calpestare ma solo di vedere la Terra Promessa.

  5. Penso che questa meditazione abbia un bel riflesso nel Vangelo di oggi.

    “Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare” (Lc 17,10).

    Siamo servi inutili!
    Che gioia!
    Dio, che ama tutto ciò che ha creato, ci ama per ciò che siamo, non per quello che facciamo.
    Non c’è niente che possiamo aver fatto di male che possa essere tanto malvagio da aver in qualche modo diminuito l’amore di Dio per noi; e non c’è niente che potremmo fare in futuro che sia tanto buono da poter aumentare l’amore di Dio per noi: noi riceviamo già la pienezza dell’amore.
    Solo che non ci crediamo veramente…

    Siamo servi inutili!
    Che libertà!
    “Chi vuol essere il primo tra voi sarà il servo di tutti” (Mc 10,44).
    Il servo di tutti, ma un servo inutile. Un servo che non trae la propria gioia dagli effetti materiali del proprio servizio, ma dal fatto di essere in comunione con Dio e di avere una vaga percezione del suo amore.

    Continuamente siamo sfidati a credere ed a testimoniare che esiste una vita diversa, “perché noi non fissiamo lo sguardo sulle cose visibili, ma su quelle invisibili. Le cose visibili sono d’un momento, quelle invisibili sono eterne” (2Cor 4,18).

    Buona giornata a tutti!!!

    Mario

  6. Wau Mario! Avevo appena letto la lettura di oggi su Parola e Preghiera, e il commento di Paolo, e ho pensato la stessa cosa che hai scritto tu…poi leggo il tuo commento e…sorpresa! 🙂

  7. che bella questa meditazione anche in versione midrashica mi è piaciuta molto… mi viene da pensare solo una cosa: SIAMO SERVI INUTILI … e questo ci accompagni nelle nostre giornate.. a me dà tanta pace perchè non è nell’affannarmi ad essere il cristiano numero uno che il mio Signore mi amerà di più … spesso però è così che pensiamo… allora liberiamoci da tante sovrestrutture che ci aapesantiscono e tutto quello che non serve infondo pesa e basta (come diceva Mother Teresa)
    un sorriso

  8. “Il liberatore da liberare ci insegna davvero a mettere Dio e lui solo al centro, ci insegna la difficile arte del distacco interiore, che non è mai ascetico sforzo, ma progressivo abbandono in Dio.”

    E’ vero! Io non ho l’animo del “liberatore”, ma ho l’ansia del fare, l’ansia dei risultati che mi diano il riscontro che valgo qualcosa, che mi “merito” di essere amata.
    Soltanto grazie alla lettura di S. Paolo (accompagnata da un ottimo biblista) ho cominciato a credere che Dio mi ama gratis, mi ama per quello che sono, con tutti i miei limiti, le mie difficoltà e i miei fallimenti, che non devo “meritarmi” ciò che ho già.
    Sono più serena, non soffro più di depressione perchè mi sento amata per ciò che sono e che riesco a essere.
    “Il mio nome è scritto sul palmo della sua mano” e allora come non abbandonarsi a Lui nella consapevolezza che Lui è sempre con me e mi protegge. ” Anche per strade oscure, nulla mi può mancare se Lui è con me.” Io non valgo nulla, ma Lui mi ama ugualmente, è la scoperta più incredibile che potessi fare.
    Spero che quando sarà il mio momento Lui venga ad abbracciarmi dolcemente e mi porti con sè.
    Baci a tutti

    @Janus
    Sei grande, fratello. Grazie di esserci ancora.
    Un abbraccio

  9. Beata Teresa di Calcutta (1910-1997), fondatrice delle Suore Missionarie della Carità

    « Siamo servi inutili »

    Non preoccupatevi di cercare la causa dei grandi problemi dell’umanità ; accontentatevi di fare ciò che potete fare per risolverli, portando il vostro aiuto a coloro che ne hanno bisogno. Alcuni mi dicono che facendo la carità agli altri, solleviamo gli Stati dalle loro responsabilità verso i bisognosi e i poveri. Non per questo m’inquieto, perché, di solito, gli Stati non offrono l’amore. Faccio semplicemente quanto posso fare, il resto non è di mia competenza.

    Dio è stato tanto buono per noi ! Lavorare nell’amore, è sempre un mezzo per avvicinarsi a lui. Guardate ciò che Cristo ha fatto durante la sua vita sulla terra ! L’ha passata beneficando (At 10,38). Ricordo alle mie sorelle che egli ha passato i tre anni della sua vita pubblica curando i malati, i lebbrosi, i bambini e altri ancora. Proprio questo facciamo predicando il Vangelo con le nostre azioni.

    Consideriamo un privileggio servire gli altri ; e proviamo ad ogni istante di farlo con tutto il cuore. Sappiamo bene che la nostra azione non è altro che una goccia di acqua nell’oceano, eppure senza la nostra azione, questa goccia mancherebbe.

  10. è difficile svuotare il proprio cuore da ogni ambizione di gloria per ciò che facciamo. Anche nella vita di coppia spesso si cade nel tranello di voler essere riconosciuti dal partner per ciò che facciamo piuttosto che per ciò che siamo. Ciò innesca un meccanismo perverso a volte massacrante della gara al risultato.
    Che bello Mosè che ci insegna l’essato contrario!! Predecessore del Cristo che di gloria terrena ne ha avuta niente e ha dato tutto se stesso.
    Mi piace anche il fatto che Mosè non abbia una tomba terrena, segno evidente che egli è fra i vivi. “Perchè cercate tra i morti colui che è vivo?”
    Buona pomeriggio a tutti!!

  11. Dopo aver letto la riflessione di Paolo e tutti i vostri commenti, non mi rimane che ringraziare il Signore con la preghiera per i – non pochi – Mosé che ho avuto la Grazia di incontrare nella mia vita…

  12. Credo che il vero Magistero della Chiesa non sia tanto “capire” Dio, ma portare il Suo amore.
    E’così che Gesù ha fatto, ha fatto passare il Padre dalle Sue mani e dal Suo cuore in modo tale che tutti potessero capire.
    L’amore umano (solo questo ci è chiesto) lo capiscono tutti.

    Poi arriverà il resto, ma prima è l’amore umano.
    E l’essere “servi inutili” è da leggere sul perchè lo si è, sul “perchè abbiamo fatto quello che dovevamo”, non per “favore”, non per “concessione”, ma solo perchè non si può fare altrimenti … e con questa coscienza non ci si aspetta il riconoscimento anche se si diventa maestri del “grazie e scusa”.

  13. (forse O.T.)
    Un augurio a tutti per domani, per San Martino, un uomo come noi che ha fatto della generosità lo stile di vita, come la vedova al tempio. Un amore a Dio testimoniato con amore concreto e pratico ai fratelli. E’ un aneddoto su San Francesco … eccovelo:

    “Piangendo Francesco un giorno disse a Gesù:
    “SIGNORE, IO AMO IL SOLE, LE STELLE, AMO CHIARA E LE SORELLE, AMO IL CUORE DEGLI UOMINI E LE COSE BELLE…
    MI DEVI PERDONARE PERCHE’ SOLO TE DOVREI AMARE”

    Sorridendo il Signore rispose:
    ”…AMO IL SOLE, LE STELLE, AMO CHIARA E LE SORELLE, AMO IL CUORE DEGLI UOMINI E TUTTE LE COSE BELLE… FRANCESCO NON DEVI PIANGER PIU’ PERCHE’ IO AMO LE STESSE COSE CHE AMI TU”

    Buon San Martino!

  14. Caro Paolo, questo tuo commento su Mosè mi è piaciuto tanto, che non avevo il coraggio di scrivere…
    Mi hanno colpito due frasi che mi interrogano e mi rassicurano insieme.

    -“Mosè ha dato tutto…ma proprio tutto per seguire l’affascinante “Io-sono”.”
    -“Mosè ci indica un percorso più arduo: una vita si misura dalla capacità che ha avuto di mettersi alla ricerca della libertà interiore, inseguendo Dio.”

    Quel “Mosè ha dato tutto…” mi fa pensare alla vedova di domenica, e alla frase del sacerdote che un anno fa durante l’omelia mi ha inquietata non poco: “Gesù non vuole tanto, vuole TUTTO”
    Mi sono sentita così lontana da quel TUTTO che mi sono spaventata…come tutto?! Sapendo di non esserne capace, di non essere pronta per dare tutto, e non capivo nemmeno tanto bene cosa significasse… un po come la frase “chi non odia il padre, la madre…”
    Ma la seconda frase toglie un pò di distanza: “una vita si misura dalla capacità che ha avuto di mettersi alla ricerca della libertà interiore, inseguendo Dio.” Non è il risultato che conta, e serve a poco scoraggiarmi nel vedere i miei limiti, ma quello che è importante è METTERMI ALLA RICERCA di quella libertà, desiderarla, cercarla, ogni giorno, pazientemente e testardamente lottando con me stessa, avendo come obiettivo nient’altro che l’affascinante “Io-sono”.

  15. … mahh … ragazzi …
    … io invece non riesco scrollarmi di dosso l’immagine di “eroe e condottiero” di questo Mose … infatti vivo con cruccio la difficoltà a scorgervi la prefigurazione di Cristo … come tradizione vorrebbe 🙁

    Janus

  16. Caro Janus,

    io avevo il tuo stesso problema, anche io consideravo Mosè principalmente un capo politico e militare.

    Sono stato molto aiutato a superare questa visione da queste due letture, prodotte dal Centro Missionario “padre De Foucauld” di Cuneo (per la verità, innanzi tutto dalle catechesi tenute sull’argomento dall’autore, di cui comunque le dispense sono uno specchio abbastanza fedele).

    http://www.gianbanet.com/docallega/scubib0804.pdf
    http://www.gianbanet.com/docallega/scubib0805.pdf

    Il sito del Centro Missionario è:
    http://www.centromissionario.org
    e l’indirizzo dei documenti sulla Catechesi biblica è:
    http://www.gianbanet.com/livCit/pg40Docu.aspx?prmIdd=9
    (il link sul sito è sbagliato).

    Pace e Bene a tutti,
    Mario

  17. … pochi commenti…
    avanzo qualche ipotesi:

    1) Mosé è “troppo avanti” in tema di scelte totali?
    2) Il progressivo abbandono a Dio fa un po’ paura?

    Non so voi, ma io non ho il coraggio di rispondere un no secco e prontissimo a nessuna delle due domande!!!

  18. ciao ww mi son piaciute queste domande e provo a dire qualcosa (ora che sia sensato o no vedete voi !)
    per il Mosè troppo avanti non direi visto che di cammino ne ha dovuto fare sto povero principe adottato egiziano… insomma se si guarda il Signore ce ne ha messo di tempo per farlo diventare il suo condottiero e mi piace pensare che se uno come lui che ha visto il Roveto Ardere ne deve aver combinate abbastanza prima … sono sulla buona strada!

    sul progressivo abbandono non so perchè lo tiri fuori… generalmente è sempre il contrario cioè sian noi che molliamo il prima e possibile Colui che non ci mollerà mai … (di questo ne sono sicura! la mia fede sarebbe vana altrimenti) … ora perchè non gli abbia fatto mettere neanche piede nella terra promessa dopo tutto quello che faticosamente aveva fatto Mosè è un gran mistere ma basta pensare che la vera terra promessa, un mondo diverso dove crescere i nostri pensieri 🙂 in realtà è Dio stesso … più fico di così ! altro che terra vado dal mio Signore senza passare per il via!!!

    una cioccolatacaldaconpanna a tutti

  19. Ciao !Pensavate di avermi eliminata….seminata ?
    Arieccomi, vi chiedo scusa ma ho avuto un periodo fitto di cose da fare,ma ora ho giurato che il tempo per i miei amici di blog lo
    trovo ….caspiterina!
    Ebbene si,mi stuzzica e mi avvince come sempre la parte più misteriosa, quella più impegnativa….”la difficile arte del distacco interiore ”
    Ho avuto un incontro brusco da giovane con questo cardine della spiritualità cristiana, ma anche di altre religioni,(forse perchè è un cardine del sentire del vero cuore dell’uomo ), proprio un pò brutale…credevo di metterlo in pratica rinunciando a tutto quello che amavo nella vita atterrita sono scappata !
    Riacciuffata tempo dopo dal grazie al mio cocciuto ed inconsapevole interesse per ciò che rende veramente l’ animo umano libero , mi sono accorta che la “temuta arte del distacco”me l’aveva nel frattempo insegnata la mia vita…grazie alle numerose “nasate” prese contro invisibili ma robustissime evidenze terrene.
    Non mi restava che fare un’esame di coscienza per riconoscere che il mio Creatore mi conosce meglio di me e che non mi serviva ciò a cui anelavo un pò troppo, ovvia era da buttare quasi tutto, non proprio tutto però…..
    Ora ,non sono vecchia ma nemmeno più un’adolescente,mi sento pronta e la vivo l’arte del distacco…nelle cose di tutti i giorni:a partite dalla libertà che lascio al mio figlio ormai 21 enne, sino ad arrivare a certi comportamenti un pò troppo attaccaticci sul lavoro.
    Faccio spazio…e butto ciò che non serve , tengo ciò che resta perchè vissuto per amore e con amore.
    Non mi attacco perchè non solo un giorno mi verrà tolto, ma perchè non serve che io controlli il risultato…importa il cuore con cui ho vissuto.
    Inoltre, eliminata l’ansia da prestazione resta un mereaviglioso senso di libertà…un pò come quando si intraprende un viaggio senza una meta sicura o prefissata.
    L’unico pensiero è mantenermi autentica…e lì va tutto il mio impegno, credetemi e poi lo sapete non è roba da poco.
    Un abbraccione a tutti a presto la vostra Spina latitante….

  20. “Se si ha del tutto rinunciato a fare qualcosa di se stessi – che si voglia essere un santo o un peccatore convertito, un uomo di chiesa, un giusto o un ingiusto, un malato oppure un sano (…) allora ci si è totalmente abbandonati nelle braccia di Dio, non si prende più sul serio la propria sofferenza, ma solo quella di Dio nel mondo, si veglia con Cristo nel Getsemani e, io penso, questa è la fede, questa è la conversione, e così si diventa uomini e cristiani”.

    Ecco, io Mosè lo vedo un po’ così.

    Costanza

  21. Grazie… aver la possibilità di leggerti in questo blog … mi sta dando la forza di ….. andare avanti, andare oltre.. e continuare!
    Paolo

  22. Questa mattina ho saputo della scomparsa di un puro cercatore, una persona che ha fatto della progressiva spoliazione di tutto ciò che non è essenziale, la propria via. Qualche giorno fa anche lui in qualche modo è rimasto spezzato da quell’abbraccio, forse chi sà, anche da un bacio del suo desiderato Signore. Anche lui andava sulla cima dei monti all’appuntamento con il suo Amato. Non era un Profeta e neanche un Santo , perlomeno non istituzionale. Una preghiera per Tomaz.

  23. Chissà cosa cercava realmente la gente del popolo quando ha chiesto di avere un re ?
    La prima cosa che ho pensato è: un altro “vitello d’oro”,in fondo noi uomini siamo sempre gli stessi, ed il popolo cercava qualcuno bello forte e potente in cui rispecchiare la propria identità ,magari un pò frustrata della fatica dalla miseria e dalla malattia quotidiana.Smarrito il senso con il quale interpretare la vita e la sua monotona durezza,forse era un periodo di scomparsa dei valori come il nostro,pensarono inconsapevolmente di spostare le loro attenzioni su qualcuno di tangibilmente bello, potente,e ricco…così da potersi identificare in lui…così da potersi sentire come lui :belli,potenti ,ricchi e felici.
    Era tanta la convinzione di ciò che erano disposti a tutto…
    Ora forse sarò contorta ma , non vi sembra di averla già vista questa situazione…..?
    A me si!
    Irrimediabilmente ormai già bruciate le figure di re,imperatori,duci,capi di stato,presidenti e,,,politici, noi rispetto al più fortunato popolo d’Israele siamo alla frutta anzi all’ammazza caffè e per distoglierci da una esistenza che ci perseguita con il suo quotidiano realismo, ci stordiamo con calciatori, veline,tronisti, letterine,modelle,e sognamo….invidiamo ….tutta la loro felicità!
    Ad ogni popolo il suo re!

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Article by: Paolo

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