Nel mondo

ott 17, 2009 50 Comments by

3526530172_ee6f04e598Vi parlo di storie. Storie vere, storie che ogni uomo vive, storie che ho avuto la fortuna e la benedizione di accogliere e di ascoltare. Sarà che in alto, vicino alle alte vette, quando l’aria si fa frizzante e lo sguardo resta attonito e ubriaco di bellezza, la verità si fa come più chiara e la gente apre il proprio cuore alla condivisione. Due sposi chiedono di parlarmi. In un pomeriggio assolato di questo splendido autunno li ricevo nel prato di Etroubles: le montagne di sovrastano e ci proteggono. Mi raccontano di loro: cristiani dai tempi del liceo, una bella esperienza di fede nell’Azione Cattolica, la consueta crisi dei vent’anni, il recupero, un’esperienza missionaria che cambia loro la vita, una scelta di famiglia aperta e solidale: essenzialità, volontariato, tre bimbi che crescono nella consapevolezza di avere una famiglia straordinaria, papà che sta lontano tre mesi all’anno per l’ong che ha fondato, la crisi dell’adolescenza (perché gli adolescenti di genitori cristiani restano adolescenti…) fino alla scelta dell’Università del primogenito. Ragazzo introverso e serio, forse timido, che ha sofferto di questi genitori un po’ troppo “ultras”. I semestri che passano, i dialoghi tesi a cena, i lunghi silenzi, fino all’episodio che li ha messi in crisi nera. Il figlio rientra dopo un colloquio di lavoro, muso lungo, si siede, scosso, li guarda con un misto di rabbia e di disperazione e sibila: “Papà, mamma, ma come c… mi avete educato? Fuori è tutto diverso, fuori sono un marziano, nessuno dice o pensa ciò che mi avete insegnato!” Mentre ne parlano si fermano, sconsolati. No, non so molto cosa dire, perché mi vengono in mente le mille discussioni fatte mille volte da gente che mi diceva la stessa cosa, di ragazze che volevano vivere un’affettività seria o ragazzi che chiedevano una compagna con cui condividere dei valori e che – alla fine – sono rimasti terribilmente soli. Ha ragione, quel ragazzo, tragicamente ragione: ciò a cui è stato educato è la logica del vangelo, non quella del mondo. E se si sente un marziano è proprio perché questa distanza è ormai evidente, abissale. Nell’Italia del dopoguerra e fino agli anni ’70, forse (io non c’ero) esisteva una condivisione di valori, se non di fede. Tutti – chi più chi meno – sapevano del valore del lavoro, ci tenevano all’onestà, sognavano un focolare, una donna,dei figli, una piccola casa di proprietà, erano i tempo del boom economico, delle prime automobili popolari e tutti, credenti o meno, avevano un codice da rispettare, un metro – alla fin fine di origine evangelica – tramandato di padre in figlio. Ora non più e vivere in questo contesto si è fatto davvero difficile.

Che fare, amici? La tentazione di rinchiudersi a riccio è forte: creare luoghi appartati, luoghi in cui il vangelo è condiviso, creare lavoro tra simili, divertimenti tra simili. Ma non è ciò che il Maestro ha chiesto, pregando per noi ha chiesto di non toglierci dal mondo ma di preservarci dal maligno. La sfida da assumere è enorme, conservare il cuore puro, orientato al vangelo, senza diventare una setta, senza essere travolti dal pensiero dominante. Necessitiamo, però, e urgentemente, di luoghi di ritrovo, di isole in cui fare rifornimento, di comunità che siano – davvero – succursali del Regno. Non luoghi in cui ci si limita a celebrare di fretta una ritualità cristiana, ma piccoli spazi disseminati nella città con tempi e ritmi di persone normali, adulti che lavorano, e che sappiano dare a quel ragazzo e a noi la certezza che il Signore ci accompagna e che abbiamo dei fratelli. Per non sentirci dei Panda in via di estinzione!

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50 Commenti a “Nel mondo”

  1. Suor Nerina says:

    Vedo con piacere la nuova veste grafica del blog. Complimenti!

  2. laura says:

    Grazie Janus! ;)

  3. miriam says:

    nel mondo fa tanto freddo…non solo freddo atmosferico…da poco ho letto una mail con un pps …condivido con voi il testo…La saggezza in un cioccolato caldo

    (fonte non specificata)
    Un gruppo di laureati, affermati nelle loro carriere, discutevano sulle loro vite durante una riunione. Decisero di fare visita al loro vecchio professore universitario, ora in pensione, che era sempre stato un punto di riferimento per loro.
    Durante la visita, si lamentarono dello stress che dominava la loro vita, il loro lavoro e le relazioni sociali.

    Volendo offrire ai suoi ospiti un cioccolato caldo, il professore andò in cucina e ritornò con una grande brocca e un assortimento di tazze. Alcune di porcellana, altre di vetro, di cristallo, alcune semplici, altre costose, altre di squisita fattura.
    Il professore li invitò a servirsi da soli il cioccolato.

    Quando tutti ebbero in mano la tazza con il cioccolato caldo il professore espose le sue considerazioni.
    “Noto che son state prese tutte le tazze più belle e costose, mentre son state lasciate sul tavolino quelle di poco valore.
    La causa dei vostri problemi e dello stress è che per voi è normale volere sempre il meglio.
    La tazza da cui state bevendo non aggiunge nulla alla qualità del cioccolato caldo. In alcuni casi la tazza è molto bella mentre alcune altre nascondono anche quello che bevete.
    Quello che ognuno di voi voleva in realtà era il cioccolato caldo.
    Voi non volevate la tazza…..
    Ma voi consapevolmente avete scelto le tazze migliori.
    E subito, avete cominciato a guardare le tazze degli altri.
    Ora amici vi prego di ascoltarmi…..

    La vita è il cioccolato caldo……
    il vostro lavoro, il denaro, la posizione nella società sono le tazze.
    Le tazze sono solo contenitori per accogliere e contenere la vita.
    La tazza che avete non determina la vita, non cambia la qualità della vita che state vivendo.
    Qualche volta, concentrandovi solo sulla tazza, voi non riuscite ad apprezzare il cioccolato caldo che Dio vi ha dato.
    Ricordatevi sempre questo:
    Dio prepara il cioccolato caldo, Egli non sceglie la tazza.
    La gente più felice non ha il meglio di ogni cosa, ma apprezza il meglio di ogni cosa che ha!
    Vivere semplicemente.
    Amare generosamente.
    Preoccuparsi profondamente.
    Parlare gentilmente.
    Lasciate il resto a Dio.
    E ricordatevi:
    La persona più ricca non è quella che ha di più, ma quella che ha bisogno del minimo.
    Godetevi il vostro caldo cioccolato!!

  4. elena says:

    bellissima questa storia Miriam, posso usarla con i miei ragazzi del catechismo, non ti dispiace se te la porto via vero?
    Paolo, il sito rinnovato è molto bello. un abbraccio.

  5. miriam says:

    cio’ che viene condiviso e’ di tutti :-) cara Elena …domenica io conoscero’ i miei nuovi bambini …c’e’ la festa dell’ accoglienza diamo il benvenuto con “vogliamo vivere col sole in fronte come i girasoli” questo e’ il nostro “slogan” quest’anno …prendendo spunto dalla famosissima canzone…

  6. Janus says:

    Cara Miriam, a me invece queste storie melense ed un po’ new-age non piacciono proprio :-)

    Vedi io trovo il “finto pauperismo” ed il “falso distacco dalle cose del mondo” un danno incredibile in termini di formazione culturale e di “forma mentis” di alcune generazioni di Cattolici.

    Sottolineo con forza il richiamo di Curtaz alla necessità d’equilibrio tra lo stare in questo mondo, pur non appartenendo a questo mondo :-)

    Tanto per spiegarmi, anche se dirai : Ma è solo una storiella …

    Coltivare a mio avviso il senso del bello nei ragazzi è cosa giusta e santa … ed il mondo è pieno di cose belle. Il Signore ci ha donato capacità immense e l’uomo ha saputo creare cose bellissime.

    Io ho molte passioni: i libri antichi, la fotografia, la montagna, il modellismo, il restauro di piccoli mobili antichi … e sono tutte cose che costano !! :-)
    … A mio figlio insegnerò la bellezza di un quadro, di un bella realizzazione d’antiquariato, di un bel codice miniato e di tutto ciò che il Signore mi concederà la grazia di indicargli.

    Isomma … nella tua storiella … io preferisco l’apprezzamento alla bella tazza, perchè è ceramica lavorata finemente da un artigiano che ha lavorato col sudore della sua fronte, modellando la pasta calda vicino ad una fornace, serbando e tamandando tecniche antiche di millenni.
    Probabilmente sarà un pezzo unico ed avrà un costo alto … quindi ?

    Mentre il caro vecchio cacao … E’ una delle casseforti dei signori della guerra.
    Nelle piantagioni sgobbano torme di schiavi, spesso bambini-schiavi ingaggiati da luridi mercanti di carne umana.

    … ed anche se è di “altroconsumo” ti assicuro.. la cosa cambia poco :-(

    Spero sia chiaro quello che voglio dire … facciamo attenzione a non “educare” la nostra gioventù a “chimere pauperiste” radical chic od a stili di vita monastici, noi che siamo laici … e che abbiamo un compito ben diverso ;-)

    A presto.
    Salùt

  7. ww says:

    @janus

    Anch’io sceglierei la tazza più bella… ma il mondo è pieno di tazze brutte… e anche quelle, ogni tanto, sono finemente cesellate!

    Come la mettiamo?

  8. Lucia S says:

    caro Janus, dissento!
    non perché ami il brutto o la miseria, ma perché la storia parla del continente e del contenuto… e di certe forme di guardare, apprezzare, scegliere…. secondo l´aspetto, l´esterno…. a me ricorda l´importanza che si dà all´”apparire”. Il gusto per il bello non è lo stesso che il gusto per il caro, il pregiato. O forse una primula è peggio di una rosa?
    Pace e bene, nella semplicità.
    Lu

  9. rosaria says:

    sono tornata …paolo ha centrato ancora una volta il bersaglio….mi hanno detto e dimostrato che nel mondo in cui viviamo l’amore è solo utopia di pochi stupidi che ancora ci credono come me , che se guardi il bicchiere è solo mezzo vuoto che l’amore ha solo un filo sottilissimo che lo divide dall’egoismo e tutto gira in considerazione del piacere proprio e non dell’amore verso il prossimo…mi sono sentita aliena, una che non vive il proprio tempo,ho dovuto fermarmi e ascoltare, osservare capire.
    Donna di poca fede!!!!
    anche quelli che vivono all’impazzata nella nostra società in fondo hanno tanto bisogno di credere e vivere per davvero nell’amore e se essere fuori dal comune, vivere da aliena o da soggetto in via d’estinzione significa amare e cercare d’intravedere quel pò di bene che c’è in ognuno di noi allora io dico” viva gli alieni “…tenendo però gli occhi bene aperti

  10. miriam says:

    CARO JANUS condivido cio’ che dici,ma BISOGNA ESSERE UN PO’ PIU’ ELAstici nelle cose…CAPISCO la tua preoccupazione ma il giusto valore delle cose ti fa “usare” “adoperare” nella quantita’ giusta determinate cose…sai nella vita non bisogna essere molto rigidi…una semplice storiella puo’ far riflettere qualcuno…e’ un modo per gettare l’ esca ;-) ma chi ti dice che io o altri che hanno condiviso questa storiella non abbiamo il SENSO DEL BELLO ? caro mio rilassati un po’.. :-)

  11. miriam says:

    P.S. non trovare sempre la pagliuzza e attento alla trave caro janus…;-)

  12. robis says:

    Mi vengono in mente i versi di due canzoni:

    “cosa sei disposto a perdere?”
    (Jovanotti)

    “quello che non ho è quel che non mi manca”
    (De Andrè)

  13. Paolo says:

    Penso che abbiate tutti un pezzo di ragione e che, ormai, stiamo facendo il gioco delle parti: janus commenta sempre in maniera pugnace (e ti piace!), qualcuno se la prende e risponde di pancia e si continua. Va bene, finché si resta ancorati all’essenziale e si pesano le cose quali sono:sfumature.
    La storiella della tazza è simpatica, e fa sorridere: è vero. a volte corriamo il rischio di stare attenti alla carta da regalo scordandoci l’essenziale. Ed è vero (e condivido) il richiamo di Janus al valore della bellezza. Una cosa, insomma, non esclude l’altra.
    Rispetto al discorso del pauperismo dobbiamo necessariamente accantonare le emozioni e tornare alla teologia: Gesù ha avuto amici sia far i ricchi che fra i poveri, sapendo che la ricchezza è sempre dono di Dio e la povertà è colpa del ricco. Siamo chiamati a gioire delle cose belle che il Signore dona, e che vanno nella direzione della pienezza e della scoperta dell’essenziale (e ad Esso rimandano). Anch’io concordo con Janus su questo: a mio figlio cerco di insegnare a vedere il bello (nella neve, nel gioco che sta inventando, ma anche nel gesto di cortesia e nelle persone). La provocazione di Dostojewski è ancora vera: “la bellezza salverà il mondo”. Sì, ma quale bellezza? Lui stesso lo scrive in una sua lettera: “Io credo che non esista niente di più bello, di più vero, di più virile di Cristo”.

  14. costanza says:

    @ Paolo: ‘la bellezza salverà il mondo’: dobbiamo insegnarla, cercarla, crearla, conservarla. Perchè non c’è niente di più diseducativo che crescere con la brutteza (delle strade lordate dai rifiuti, dei casermoni anonimi, di alberi stenti che a malapena spuntano nel cemento,di scuole sporche e fatiscenti, ad esempio) COME UNICO PARAMETRO. Chi vive nelle città forse questo aspetto lo sente in modo più marcato. L’altro giorno, in macchina, indicai a mia figlia la bellezza del tramonto sul mare (le ‘impronte’ che tante volte tu citi)e lei mi disse: ‘ma è possibile che con tutta la m…che c’è intorno tu mi indichi solo il tramonto?’. E’ vero, ma è il mio modo di resistere, lottare per ciò che non va e lodare per ogni sprazzo di belleza che il Padre ci regala, come un sorriso improvviso che ci dice la sua presenza.

  15. emilia says:

    Scusa la mia ignoranza Janus ma puoi spiegarmi in modo semplice cosa significa pauperismo?E cosa intende Paolo con accantonare le emozioni …grazie

  16. Janus says:

    @ Miriam …
    ;-)

    @ LuciaS , @WW …e tutti gli altri …
    … con immutato affetto !

    @Robis
    … Grazie per ricordare Faber!

    @ Paolo …
    … Con rinnovata stima !

    Ci completiamo a vicenda in questo dialogo … e trovo sia bello così.
    La pienezza è la somma dei nostri diversi punti di vista delle cose.

    Faccio ammenda e confesso che questa volta … “l’ho fatto apposta” … perchè volevo capire sul concetto di “povertà” come poteva incanalarsi il discorso … sono molto contento di vedere che non esistono eccessive distanze …

    Per il resto invece … spero vogliate credermi se vi dico che non c’è “premeditazione polemica” nei miei interventi … semplicemente sono frutto della mia soggettiva (in termini cinematografici).

    Paolo … credo sia giusto che tu ti ponga come moderatore e pietra angolare del Blog (è tuo ! :-) ) … oltretutto sei proprio bravo … l’ultimo tuo intervento è “perfetto” …

    Per comporre ancora di più la vicenda:

    Una promessa fatta al caro Saulo … qualche discussione fa … mi ha impegnato all’ascolto di Radio Maria (in dosi omeopatiche :-) )

    Ieri … credo fosse Don Primo Soldi, raccontava di un “prelato, sant’uomo” (non mi ricordo il nome) … che pressato dalle preoccupazioni delle suore che con lui gestivano un’Istituto di Carità a Torino … chiese : “Sorelle insomma cosa ci è rimasto ?” e queste “Un marengo d’oro!” … e lui “bene, portatemelo” …
    Le suore tutte contente e sperando forse in una moltiplicazione dei marenghi .. glielo portano. Il Sant’uomo, prende il marengo… e, tra lo stupore delle Sorelle, lo getta dalla finestra e dice : “Bene ora non abbiamo più nulla… e siamo finalmente liberi di affidarci in toto alla Provvidenza del Signore” … di li a poco… un benefattore gli porta due carri pieni di cibo come dono! :-)
    … ma il narrratore aggiunge una “leggenda” che completa la storia in quel di Torino … e la leggenda vuole che sotto la finestra ci fosse Don Bosco pronto a raccogliere il marengo d’oro … per finanziare le sue Opere di Carità!

    ;-)
    Salùt

  17. Janus says:

    @ Emilia

    Grazie per la considerazione … ti rispondo per “pauperismo” … e mi cimento nell’esegesi del Curtaz :-)

    Pauperismo dervia dal Latino “pauper” o “pauperus” … ed è la “somma” di due radici:
    - Pau (poco) Per/Parus (partorire-generare-produrre)
    Letteralmente è quindi chi “produce poco per se” … non autosufficiente … insomma… “che ha bisogno”.
    - il contrario latino è
    Opi (abbondanza) – Parus (Produrre , generare) … che produce molto, che ne ha in abbondanza, che non necessità di altro.

    In economia “pauperismo” è sinonimo di “impoverimento” – “depauperamento” …

    Per noi “pauperismo” è “assumere la povertà, ovvero lamancanza di beni materiali, come stile di vita, come offerta a Dio, come abito mentale per raggiungere una maggior purezza nel percorso al Signore”

    Il Poverello d’Assisi (San Francesco)… incarna al meglio questo principio… tipico del monachesimo e di molte esperienze di vita religiosa che hanno preso passo dal medioevo (chiamiaola Cristianità).

    Curtaz credo volesse dire che, in ambito cristiano) è molto facile ( e per altro giusto) che ci si faccia cogliere da Pietà quando si incontra la povertà e che è giusto e santo adoperarsi in opere di Misericordia e Carità, senza però “immedesimare” solo in questa accezione la propensione della Vita Cristiana … perchè appunto il Messaggio è rivolto a Tutti … poveri e ricchi … e non esclusivo degli ultimi … Cristo ha auto amici ricchi (Lazzaro e la sua famiglia per esempio) ed ha sempre rivolto uno sguardo compassionevole agli ultimi, ai poveri ed agli emarginati ….

    Io credo (ma questa è una mia opinione) che un cristiano non possa serenamente considerarsi “salvo” se un suo fratello (prossimo) versa invece nell’indigenza e nella disperazione della vita e dei beni!

    … invece per non perdere la “verve polemica” … trovo un po’ inquietanti queste parole di Paolo :
    “sapendo che la ricchezza è sempre dono di Dio e la povertà è colpa del ricco”
    … sembrano più “critica marxista” che non Vangelo :-)

    Salùt

  18. Paolo says:

    Non è critica marxista ma sintesi esegetica del concetto biblico di “ricchezza”. E se Marx ha copiato la Bibbia fatti suoi, e tu ricorda, vecchio babbione, che addirittura Giovanni Paolo II ha dovuto difendere l’afflato idealista di Carlo (non di Groucho), in un celebre discorso a Berlino (ah!ah!). Che la sua analisi economica (ingenua) sia poi stata presa come dictat non è colpa sua, come non lo è la degenerazione del grandissimo e tormentato Niestche che è il Nazismo. (E anche noi cristiani dobbiamo parlarne sottovoce, poiché è successo che alcuni, in nome del vangelo, l’abbiano stravolto. Emmeno male che è arrivato un santo polacco a fare il più straordinario Giubileo della Storia). Quindi smettila di fare il pugnace e beviti la birretta e prova a guarire dalla tua insana dietrologia.

  19. Janus says:

    @ Paolo

    “vecchio babbione” :-) :-)
    Conosci mia moglie ? Anche lei dice che sono il più “vecchio” della famiglia (con due nonne ancora in vita :-) )

    Facciamo così, la birretta ce la beviamo assieme … per la dietrologia (ma qui non ce n’era) come detto sto provando a disintossicarmi … per la “pugnacità”… perchè no ?! Se non uccide la mitezza e la buon disposizine verso gli altri … un piglio pugnace aiuta :-) se credi sopportami, altrimenti basta un tuo cenno … che levo il disturbo :-)

    Tornando a noi … faccio cadere le considerazioni relative l’”afflato idealista di Carlo” (ma dove :-) ) ed il resto … perchè se possono appassionare noi due forse tediano gli altri …

    … con “dialettica o critica marxista” intendevo il significato che con ciò si intende in filosofia … concetto meglio conosciuto come “materialismo dialettico” (Hengels prima di Marx) che in filosofia si oppone (ribalta in realtà) l’idealismo di Hegel … insomma, vecchio montanaro :-) , non era una riflessione “politica” :-)

    … solo una cosa mi sono perso :
    Dov’è che nel Vangelo viene detto che “la povertà è COLPA del ricco” ?
    Me lo sono perso davvero ;-)

    Con immmutati affetto e stima.
    Salùt

    PS
    Che G.P.II sia stato un grande non lo nego … che sia il mio Papa preferito non lo dico … che io abbia pianto come un bambino quando è morto … non lo nascondo!
    Ero a Roma con la ProCiv della mia Associazione sia al Giubileo sia, 5 anni dopo, ai Suoi funerali … per dare sollievo e riparo ai pellegrini … La Sua Persona copriva tutto e tutti!

    Risalùt

  20. Paolo says:

    Resta con noi, janus, e soprattutto resta col Signore.
    ;-)

    (La sintesi che ho fatto è un tema biblico, non evangelico. Per il vangelo il riferimento è al ricco epulone e all’invito di Gesù a Giuda, all’unzione di Betania di “tenere i poveri con voi” e non “li avete sempre con voi”, come se fosse una jattura inevitabile. Nella concezione biblica la terra è donata agli uomini (a tutti!) per vivere dignitosamente e cercare la presenza di Dio. La sperequazione ingiusta offende Dio (vedi tutte le pagine dei profeti, Amos in particolare) e la presa di posizione di Dio che difende i poveri. Ribadisco: il pianeta è colmo dei doni di Dio e chi ne usufruisce maggiormente è chiamato a condividerli)

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