Lampi di luce
E’ successo quest’estate. Amico turista sui cinquant’anni, asciutto, grandi occhiali, periferia di Milano. Ci vediamo a cena e mi parla, a lungo. Sorride quando mi racconta della sua parrocchia, del suo oratorio, mi parla di intere giornate passate a giocare a calcio, di preti in talare sorridenti e disponibili, di una vita che cresce, dell’incontro – in parrocchia – con la sua futura moglie, dei suoi tre figli che sono una benedizione, del servizio in parrocchia, le tre sere a settimana che dedica alla sua comunità, dello stile della sua famiglia: preghiera comune, scelte lavorative sacrificate allo stare insieme e non alla carriera, casa aperta ad accogliere bambini in affido. Mano a mano che parla la sua voce si incrina e lo sguardo si appanna. Poi arriva all’oggi. Mi parla della sua comunità quasi scomparsa, dell’oratorio che ha chiuso dopo due episodi brutti di violenza tra adolescenti, di un parroco che non ha più coadiutore, né il prete dell’oratorio e che – anzi – deve occuparsi di un’altra parrocchia ed è diventato un quasi-manager stressato e travolto dalle cose da fare. Mi parla del suo quartiere cambiato, stravolto, pieno di gente che non si conosce, pieno di dolore e di emarginazione, delle case popolari subaffittate a dieci-dodici povericristi stranieri, della paura ad uscire la sera, della diffidenza di tutti contro tutti…
Poi piange. Fa sempre impressione veder piangere un adulto. Mai mi era successo di veder piangere un adulto per il suo amore alla parrocchia, mai. C’è stato un lungo momento di silenzio, profondo, commosso. Si è scusato (avrei voluto abbracciarlo altro che scuse!) e mi ha ascoltato. Non ho avuto molto da dire, mi sentivo piccino piccino davanti a tanta luminosità evangelica. No, non ho potuto capirlo: io mi sono avvicinato alla fede che era già tutto in crisi, non ho mai visto le chiese piene, né la gente radunarsi fuori dalle chiese. No, io non ho mai visto quello che i preti anziani raccontano con tristezza e commozione, di pomeriggi domenicali a cantare improbabili e casarecci vespri in gregoriano. No, mi spiace. Sono arrivato alla fede quando era già nudo l’approccio al vangelo, quando non era entusiasmante partecipare a stanche celebrazioni con canti strascinati da pie devote che mettevano la pelle d’oca a qualunque giovane normo-dotato. Eppure Dio è arrivato ugualmente, mi ha raggiunto nella povertà dell’essere chiesa.Viviamo tempi difficili, tempi di deserto. Ci vuole fede – e molta – per continuare a credere. Come le primitive comunità cristiane abbiamo tolto ogni orpello, ogni sentimentalismo, ogni piacere dell’approvazione sociale. Nessun giovane viene applaudito perché cristiano, è normale sentirsi a disagio in classe se facciamo parte di un gruppo cattolico, stentiamo a professare la nostra fede in ufficio. E’ normale, non è tempo di applausi. Ma vedere un adulto addolorarsi di questo, vederlo piangere per una comunità in disfacimento, non vederlo accusare il nuovo parroco e sentirsi migliore, credetemi, amici, mi ha fatto bene. Animo, fratelli nel deserto, questo è il tempo della tribolazione, il tempo della verità, il tempo in cui lasciar uscir fuori la nostra parte migliore. Il tempo di essere discepoli, veramente. Al di là delle mode, al di là delle gratificazioni, solo per l’amore al Signore Gesù. Se davvero amiamo così tanto il sogno di Dio, se ci manca la comunità come l’aria, se sentiamo come anomalo il nostro cammino solitario nelle nostre grigie città, se proviamo dolore, dolore vero, dolore dentro, una fitta nell’anima, nel vedere le nostre parrocchie stentare a tenere accesa la lampada della fede, la nostra chiesa – infine – è pronta alla conversione.




@lidia
anzi forse non proprio, perchè il legame che ci può essere nell’essere Chiesa, nella famiglia non è così profondo… potrebbe esserlo, ma non sempre lo è, quando manca Lui…
@laura
Appunto.
@lidia
Scusa Lidia, ma non ti seguo, allora vorresti dire che siccome a volte (o anche spesso) i rapporti tra le persone che formano una parrocchia non sono profondi perchè non legati dallo stesso sguardo verso Dio, allora è giusto abbandonare e cambiare parrocchia?
La Chiesa è qualcosa di più profondo e grande, che va al di la della parrocchia, e delle mura della chiesa…ma questo non toglie che posso continuare a vivere all’interno della parrocchia, senza escludere il fuori, il vivere e condividere anche fuori della parrocchia il messaggio di Gesù. Senza però girovagare per altre chiese perchè nella mia non mi trovo troppo a mio agio.
E poi anche la Chiesa non è tutta rose e fiori…a volte può far soffrire, ma non per questo si abbandona.
Comunque non voglio farti cambiare idea, convincerti! Tu conosci la tua situazione, e solo tu puoi fare le tue scelte.
sono d’ accordo con laura…spero di non ferire nessuno,ma sinceramente,la parrocchia ti fa le ossa!non non sono d’accordo sul cambiare parrocchia quando le cose non vanno,xk non si cresce quando si girano le spalle alle situazioni anche le piu’ “assurde”….non significa fare gli ipocriti e fare buon viso a persone che ci hanno ferito,ma e’ fissare l’ altro con amore….COME HA FATTO GESU’ OGGI NEL VANGELO “fissatolo,lo AMO’ e gli disse…”.noi non siamo GESU’ e’ vero,ma siamo suoi seguaci…quindi….mica GESU’ si e’ allontanato da giuda o l’ha allontanato?ma perche’ se abbiamo le soluzioni per i nostri problemi di relazione,SOLUZIONE= GESU’,noi vogliamo per forza spaccarci la testa?ma xk ci sentiamo sempre “superiori” all’ altro?forse xk e’ estraneo….ma se un figlio,una mamma,un papa’, un amico piu’ caro,un fratello di sangue lo perdoniamo capiamo sosteniamo anche se ci fa tanto soffrire, l’ “estraneo” e’ da condannare?anche lui e’ figlio di DIO ,e anche se in un cammino comunitario,non siamo tutti d’ amore e d’ accordo bisogna offrire a DIO l’unica cosa che e’ veramente dell’ essere umano : la nostra MISERIA!il senso di appartenenza e’ stupendo!x cui cambiare ogni domenica una chiesa per partecipare alla santa messa non e’ educativo a livello di crescita spirituale!dove lo mettiamo il far festa coi fratelli?mica si partecipa individualmente alla celebrazione eucaristica?non e’ solo un incontro personale….ogni tanto e’ bello fare un pellegrinaggio….una visita ad un santuario…xk e’ come andarsi a fare un chek cup alla clinica dello spirito….
@lidia
Cara Lidia è stato un piacere rileggerti,perdonami se mi intrometto,ma come Miriam anch’io condivido il pensiero di Laura. Io dovrei tacere perché non opero all’interno della chiesa(nel senso di mura),quindi non ne conosco problematiche e dinamiche,ma cerco di portarla fuori con il suo messaggio. Lo faccio attraverso un “servizio”(scusate l’eccesso del termine)che cerca di richiamare alla gratuità e alla solidarietà. Anch’io ho avvertito il desiderio di mollare,ho incontrato la difficoltà nell’andare avanti quando chi riceve il gesto dimostra un apparente indifferenza,ho provato un senso di tradimento quando questo gesto sembra venir sfruttato e non capito. Ma da questa esperienza,ho imparato e sto imparando a distogliere lo sguardo da me stesso e da ciò che,nel bene o nel male,ne ricevo in cambio. Ciò che voglio dire è questo,trovo sacrosanto il momento di scoraggiamento dell’amico milanese atto a cercare un momento di conforto e di condivisione,ma non sostengo lo scoraggiamento fine a se stesso ,che ci fa fuggire o mollare tutto,perché rivolto a noi stessi. Io credo che con più fisseremo il nostro sguardo su quanto ricevuto o vorremmo ricevere e quanto ottenuto o vorremmo ottenere,con più lo distogliamo da Cristo. Il nostro compito non è riuscire in,ma imparare a. Imparare ad amare,imparare a perdonare,imparare a vincere lo scoraggiamento insinuatoci dall’ ”avversario” solo per sfiancarci. Proprio come ha fatto Laura all’interno della sua comunità,nonostante le difficoltà ha pregato,ha cercato di perdonare,senza scoraggiarsi più di quel necessario che l’ha ricondotta a Lui.
Ciao Lidia….
Penso che la cosa vada oltre il frequentare una parrocchia o un´altra: così come vedo io le cose, ci devono essere alternative che ci permettano di trovare veramente gente, una comunità con cui fare un cammino. Un gruppo, un movimento, che ne so, ma non afferrarci a una struttura che in alcuni casi è l´unica cosa esistente, come nei piccoli paesi. Ma se c´è un gruppo, un movimento in cui troviamo veramente ciò che ci è necessario, o che per orari, o distanze, ci sia più “possibile”, perché non andarci? Siamo umani e abbiamo bisogno di cibo: la Chiesa è dappertutto dove si riuniscono due o tre nel Suo nome: lì è Gesù. Le grandi città poi presentano dei problemi a cui la struttura classica di parrocchia non risponde più. Non perché siano belli bravi buoni o meno i membri, il parroco, ma per orari, distanze, interessi, bisogni, carismi….. Adesso abito in centro, ma quando abitavo in periferia una buona parte della mia giornata trascorreva in centro, e se non avessi avuto gruppi e comunità in centro… in parrocchia o non c´erano, o erano in orari impossibili. Spesso mi chiedevo: ma per chi sono sti gruppi, ste messe? per la gente che lavora no, senz´altro…. per i gruppetti di gente che non lavora? per la comodità del prete? non lo so, ma io risolvevo il problema d´accordo alle mie possibilità. Smettiamola di fare culto di un´istituzione: sarà bella, buona, servirà a molti…. ma non basta: e Dio ci ha dato intelligenza, creatività, preparazione, e talenti vari: usiamoli senza paura! Ve lo dico subito: a me la parrocchia “piace”. Ma non basta. Forse noi qui abbiamo il vantaggo di una realtà diversa che ci interpella: pochi preti, parrocche distanti, e molto meno clericalismo. Allora abbiamo dovuto inventare altri modi di comunità, altre risposte ai bisogni della gente, altre forme di presenza….. le messe in case private, gruppi di preghiera in case, o uffici in centro, o di studi biblici o… o…. o…. insomma, un orecchio al Vangelo e l´altro alla gente e ai suoi bisogni. A me fa un certo effetto leggervi, a volte: siete afferrati a certe realtà, come se non si potesse fare in un altro modo: qui non si tratta di distruggerle, ma di aggiungere! forse non tutti i preti, ma almeno alcuni escono con piacere dall´ambito del tempio parrocchiale per celebrare la messa in case, in uffici, o spazi simili… per un ritiro in casa di X, o nella scuola Z che presta il salone, o nel centro sportivo Y che offre uno spazio…. Abbiamo persino fatto riunioni di studio in bar! Non so, io la vedo così, non perché mi sembri carino o originale, ma perché bisogna andare là dov´è la gente, là dove la gente può, uscire dalla sacristia!!!!
Mi pare che non mi spiego bene, la lingua non mi aiuta…. ma non siate pusillanimi!
besos e tanta Pace e creatività
Lu
@Lucia S
E di “comunità virtuali” che si confrontano e meditano la Parola…(un certo blog di Paolo Curtaz!)
Cara Lucia, anche da noi la fantasia e la creatività non mancano. Ci sono gruppi di preghiera, in parrocchia e nelle case. So di una comunità vicina che durante la festa della parrocchia, in quella settimana si celebra la messa del giorno ogni volta in una casa diversa e non in chiesa… Anche qui ci sono occasioni nelle quali si celebrano messe in scuole, in montagna in mezzo a un prato…immersi nella natura. So anche di gruppi di preghiera telefonici…
Ma queste occasioni sono un di più, che non possono sostituire la parrocchia intesa come comunità riunita insieme al suo parroco, che fa Chiesa.
Ciao Lu! besos anche a te!
@Lucia S
le alternative ? certo ma sempre per condurre i fratelli nella casa del Signore cara Lucia ….e dove le situazioni sono particolari come dici tu la missione giustamente e’ diversa….nelle tue parole non ci vedo niente di diverso da cio? che alcuni di noi abbiamo detto di vita comunitaria parrocchiale, xk come dice Laura anche da noi si fa tutto cio’.La mia parrocchia visita le case, con adorazioni , rosari, incontri di catechesi,parchi,scuole,piazze,concerti, teatro il cui ricavato va’ alla caritas parrocchiale…da catechista se un bambino non lo vedo per 3 volte consecutive, telefono,vengo invitata a casa ,dal semplice caffe’ si passa al pieno dialogo…partecipo alle ricorrenze piu’ significative dei bambini a me affidati,mi mettono a conoscenza di tante cose…e’ stato infatti gia’ scritto nei vari commenti cio’ che tu hai sottolineato mia cara…un grande abbraccio!
beh, scusate, non avevo capito bene…. forse ho letto troppo n fretta, ma pensavo ance a ciò che ha scritto Paolo….
besos, shalom a tutti!
Ds noi oggi è festa: la scoperta dell´America. Pregate per noi, la vita è dura, qui, ma anche molto bella!
Lu
@Lucia S
Io penso che la tua voce che arriva da lontano sia un dono prezioso per noi che stiamo in Italia e non abbiamo idea di quale sia la realtà nel resto del mondo.
Mi pare di aver capito che la parrocchia lì da voi è una cosa diversa da qui, per mancanza di sacerdoti e per l’immensa vastità del territorio. Non dobbiamo pensare che in futuro qui le cose saranno diverse (carenza di vocazioni) e dobbiamo prepararci anche a questo senza farci prendere dalla paura. Quando, dopo la morte di Stefano, i discepoli sono fuggiti da Gerusalemme (contro la loro volontà), è stata una benedizione perchè hanno portato il Vangelo al resto del mondo, in caso contrario il cristianesimo sarebbe rimasto una setta dell’ebraismo.
Chissà che non sia un dono anche la situazione di difficoltà che stiamo adesso vivendo. Io credo fermamente che Dio usi i nostri limiti e anche i nostri sbagli per portare avanti il Suo Piano di Salvezza.
Ti abbraccio, Lu.
Cari amici, anche tu Paolo,
scusate se non ho risposto , non è stato per scarso interesse o per stizza, solo non ho più avuto tempo
Ho letto e meditato tanto @Paolo , quanto i Vostri interventi…. Nel mezzo trovo tutto ciò che ci divide e tutto ciò che ci unisce… ed alla fine Ciò che ci unisce è quell’Elemento Supersubstantialem … più importante di ogni altra cosa
Più di tutti ed a tutti, la mia meditazione sulla Parroccha la dedico a Robis
In ogni crisi, dici bene Paolo, occorre tornare all’essenziale … alla Purezza originaria … e per le parrocchie la purezza primigenia è nel nome stesso :
- La radice è WeIK … indeuropea… ed è arrivata “intoccata” dal Sanscrito … ed è una di quelle radici … costituenti… trasversali a tutte le lingue … mica balocchi
… ed in tutte le lingue si ha non per “casa”, ma per “agglomerato di case”, villaggio, borgo, quartiere, rione …
- Insomma il senso profondo che si porta questa radice è quello di “Abitare un Luogo” … non nell’accezione di “Casa” … ma di Comunità … ovvero nell’accezione SOCIALE.
Parrocchia, per noi, viene dal greco OIKEO (Abitare) (che bello questo verbo)…
- Parà-Oikeo … che Abita Presso … che Abita Vicino …
- Ed anche idomaticamente Parà-Eichein (tenere) … che tiene dinanzi … che offre, che porge.
E’ importante questo secondo significato, perchè nell’”abitare”, anticamente, c’è anche l’obbligo dell’”offrire” … c’è l’Obbligo imprescindibile del Decoro ed il Dovere dell’Ospitalità!
Quindi il senso profondo di Parrocchia è di una Comunità radicata, che abita in dato luogo, lo feconda ed è fulcro e riferimento per gli abitanti perchè presso di essa si offre e si porge il pane e si trova rifugio. Non è secondario quest’ultimo aspetto legato alla Carità … ne in senso etimologico, ne storico … nell’antica Roma .. il “parroco” (parochus) era colui il quale “provvedeva” al sostentamento delle truppe con legna (focolare), fieno (giacilio) ed il sale (cibo … nell’antica roma si offriva pane e sale al viandante) …
Quindi il primo senso della parrocchia è quello di OIKEIN , di abitare un luogo, non accontentarsi d’esserci …. ma di fecondarlo!
Secondo senso della parrocchia … è quello di PARA-EICHEIN … di offrire … Tanto il PANE … quanto l’ aspetto SUPERSUBSTANZIALE del Pane … ovvero l’aspetto mistico, misterico, salvifico e vivifico di Cristo.
Però c’è un però (l’avversativa è sempre in agguato diceva la mia professoressa di filosofia al liceo
) … il senso “mistico” … di Parrocchia … è diverso
Ovvero il Paraoikos … quello che “abitava vicino/presso” … in greco … era lo straniero
…
La Parrocchia deve ritrovare questo senso profondo d’essere “STRANIERA” SU QUESTA TERRA … ESSERE ABITAZIONE TEMPORANEA
… o ABTAZIONE/RICOVERO PER VIANDANTI.
A fatica sto cercando di trovare il ritmo con la mia Parrocchia, ma io vengo dalla strada, dal marciapiede ed a volte è difficile …
più vivi-morti che morti-vivi
… io son stato per molto tempo uno di quelli che le mamme dicono ai figli di non frequentare … ed i parrocchiani son stati per me, a lungo, zombi
Oggi le cose sono cambiate … e ci sto provando.
Vedo però molte energie sprecate per “cose del mondo” … e poco tempo dedicato alla cura ed alla preparazione delle anime …
), del bar, del cineforum … ma le Benedizioni nelle case si fanno “su richiesta” !!
… vedo un parroco annientato degli impegni … una comunità che discute dei centri estivi (ho fatto fare Rugby a tutti ovviamente
Vedo poco slancio spirituale e di par-conto… poco impegno sociale …
A mio avviso è più importante il primo per la vita comunitaria ,oggi! …
… ma se il primo è “accantonato” almeno occorre avere il coraggio di vivere appieno il secondo!!
E se per vivere il secondo si antepongono “il tempo”, “gli impegni” “il lavoro” etc etc … e per vivere il primo si riduce tutto ad un “non sono più i tempi” “ a chi vuoi che importi” etc etc … c’è qualcosa che non va.
… Per la mia esperienza … la Parrocchia un po’ “sia accontenta” ! … ma è un riflesso dell’egoismo … l’accontentarsi
… per rispondere @miriam … qualche intervento fa … EKKLESIA … è una comunità che si ritrova perchè “chiamata fuori” dalle proprie case (EK (fuori da) KALEIN (“chiamare”) .. una comunità in cammino … appunto, come si dice.
Ecco è questo cammino che bisogna riprendere … perchè a mio avviso un po’ ci si è fermati
… e sempre dal mio punto di vista … per andare avanti … dobbiamo tornare a guardare un po’ dietro …;-)
Un tempo avrei detto … ci vuole una tensione archeofuturista
Salùt
@Janus
Ricambio la dedica!
Caro Janus,
tutto quello che so dirti sulle disquisizioni etimologiche è che il nostro giornalino parrocchiale si intitola “Tra le case” e sono quindi contenta che ne abbiamo fatta una giusta!
Passiamo ad altro:
tu dici: “… ma le Benedizioni nelle case si fanno “su richiesta” !!”
Sai Janus, il mio parroco ritiene le benedizioni natalizie delle case come irrinunciabili: le fa tutte e tutte da solo. Sempre nel tardissimo pomeriggio per cercare di incontrare tutti quelli che lo vogliono. Ci mette quasi due mesi ma dice che è la cosa che, più di tutte, gli permette di conoscere le situazioni. E’ l’unico del decanato che lo fa…
E’ annientato dagli impegni..sì sì, è vero. Però io vedo anche tanti laici “annientati” (rende l’idea ma non è il termine giusto) dagli impegni parrocchiali che vanno a sommarsi ai loro impegni (nonchè guai) personali…vedo dedizioni davvero responsabili, convinte (e contente!), soprattutto costanti: solo se semini sempre puoi sperare che cresca qualcosa…le grandi “gasature” inevitabilmente si “sgasano”: non è così difficile fare una grande cosa ogni vent’anni…lo è di più farne tante, anche più piccole, ma per vent’anni. Per questo non mi spaventano i numeri bassi. “Come” siamo è più importante di “quanti” siamo. Certo, dispiace per chi non accoglie l’annuncio (cavolo se dispiace! Io mi dispero sempre quando qualcuno se ne va e continuo a inseguirlo per mesi!), ma la scelta ultima è sempre dei singoli. Le parrocchie creano e offrono occasioni di incontro – quelle che tu definisci “cose del mondo” – e che servono a fare gruppo, a consolidare amicizie, a rafforzare i legami, a condividere esperienze, a credere nei progetti…comunità.
La “preparazione delle anime”, invece, hai ragione, è più in difficoltà. Perché questa è davvero condizionata dalla presenza del prete ed anche, consentimi, dal tipo di prete: col nostro precedente parroco sono stati undici anni di agonia…ora siamo messi decisamente meglio. Gli incontri parrocchiali ci sono…suddivisi per età, ben preparati, anche abbastanza partecipati. Sai cosa mi manca davvero? Quegli interminabili, spontanei incontri personali col prete…no, poveretto…questo non glielo si può proprio chiedere… però a me manca!
“La parrocchia un po’ si accontenta”, dici tu…qualcuno sì e qualcuno no, dico io. Dipende dalle persone. Nelle parrocchie c’è un po’ di tutto perché sono le sole che accolgono tutti e già solo questo basterebbe a legittimarne l’esistenza. Però con tutta questa varietà di personaggi è impensabile sperare di essere tutti trascinanti allo stesso modo, di pensarla sempre uguale e di andare sempre d’accordo Quello che, però, trovo inaccettabile è l’atteggiamento disfattista di chi dice che va tutto male calpestando la fatica di chi si impegna, di chi se ne va dando la colpa a chi rimane, di chi viene una volta all’anno e critica quello che altri hanno preparato per un anno.
Sai cos’è Janus? E’ che come l’amico turista milanese (nostro concittadino!) le parrocchie, con tutto quello che c’è all’interno e intorno, bisogna sentirle proprie, amarle, amplificandone i pregi e arginandone i difetti che, inevitabilmente, hanno. Ma bisogna amarle, viverle, abitarle, migliorarle da dentro e non criticarle da fuori.
Una volta ho sentito concludere una predica con queste parole: “lavorare nella vigna non è un peso…è una fortuna!”
Siamo fortunati, Janus: noi custodiamo il sogno!
Un abbraccio
@robis sono pienamente d’ accordo su tutto cio’ che hai scritto..totalmente robis….che DIO FACCIA RISPLENDERE SEMPRE IL SOLE SUL TUO VOLTO
@robis
Cara amica,
sai bene che sono ormai due mesi che son fermo nel cercare di dare una certa risposta ad una nostra amica
Son fermo (mi mancano le parole… che per me è un po’ “strano”) … proprio perchè questa mia amica la pensa come te ed ha ragione, in toto, … in più ha toccato un nervo vivo:
Io parlo di Parrocchia (di Comunità), ma mi rendo conto di non partecipare (appartenere) ad alcuna Comunità Parrocchiale.
Questa nostra amica … mi ha messo invece davanti l’esperienza di una vita ricca e piena, rivolta alla sua comunità ed a Dio … ed io mi sono ritrovato, appunto, “senza parole”
Ho dichiarato che sto cercando di trovare un “ritmo” con la mia parrocchia … ancora sono “estraneo” al più delle cose … perchè antepongo spesso una certa mia visione del mondo che è “irrimediabilmente antagonista” a quella della maggior parte delle persone … ciononostante ho deciso di volerci provare con sincerità ed autenticità.
Buona parte del merito di questa mia scelta … buona parte della serena consapovelezza di questa scelta, è merito di quella nostra amica
… so che può sembrarti strano … ma è così.
Reputo che il caso non esista … che esista invece un piano… un destino che Dio vuole per ciascuno di noi … e che non esistano incontri “inutili o casuali” … cerco sempre di cogliere il senso nascosto di ogni “evento”.
L’aver incontrato un’esperienza così ricca … così serena e raccontata con tanta “naturalezza” … mi ha aiutato a compiere un altro passo decisivo verso la comunità parrocchiale. … stiamo a vedere
Ciò detto, confermo che oggi … pensando alla Comunità parrocchiale … voglio pensarla come “generatrice di fede” … reputo vitale nei prossimi anni schiacciare l’accelleratore sull’aspetto di preparazione spirituale dei fedeli.
Sento con urgenza la necessità di ampliare i momenti di preghiera e meditazione… di consolidare la preparazione all’esegesi del Vangelo ed all’Apologetica …
… credo infatti che ci aspettino tempi duri … ed occorre ritrovare la purezza della Fede, l’orgoglio della Fede, il coraggio della Fede…
… senza tentennamenti, senza “progressisimi”, senza “allargamenti” …
So di “movimenti” tragici (es: neocatecumenali) che stanno “insinuandosi” in molte comunità … e che stanno spostando il baricentro della Fede fuori dalla Chiesa e fuori dalle Parrocchie … come detto saranno tempi difficili … se troverò una mia dimensione in parrocchia sarà tesa a questa battaglia.
Grazie ancora Robis,
Salùt
Mi avete commosso … ma forse, nessuno si è accorto, che io parlavo di dolore, parlavo di miei ferite, perchè non avrei mai voluto andarmene dalla parrocchia, ma ci sono stata costretta per arginare – come diceva Robis – il peggio.
Quando le calunnie che quelli “fuori le mura” hanno ben visto sono arrivate al massimo dovevo scegliere: o andarmene io o spaccare la parrocchia in due o peggio ancora vedere gente andarsene sdegnata del trattamento che mi avevano riservato.
La mia colpa? Dire sempre di sì a tutti e per tutto, disposta a tutto per arrivare a tutti. Impossibile essere davvero così secondo “gli introdotti”.
Non ho detto niente a nessuno (a parte i responsabili) e me ne sono andata dopo aver terminato ogni mio compito.
Il dubbio che ho sempre è “ma a cosa è servita tanta fatica, sofferenza, dedizione ecc.?” … evidentemente a nulla, a me meno che meno, ma è la logica del dono vero dare tutto senza mai chiedersi a cosa serve o se viene utilizzato.
Ma come persona si soffre, si soffre tanto perchè ingenuamente ho sempre creduto che nulla di male mi poteva venire dalla mia comunità.
@lidia
Cara Lidia ti chiedo scusa se involontariamente con il mio intervento mi sia permesso di risponderti non conoscendo bene la tua situazione,spero di non averti ferita.Non era mia intenzione minimizzare il tuo problema o soprassedere al tuo dolore,solo mi dispiaccio profondamente quando ti trovo così affranta e delusa che cerco solo nel mio piccolo(magari sbagliando)di indicarti una strada per uscirne.Capisco il tuo rammarico,quando tutto ciò che è nei nostri sogni,e non solo nei nostri,possa sfumare per delle incomprensioni,debolezze o chissà cos’altro,ma non fermarti(anche se già so che non lo hai fatto).A cosa è servita tanta fatica,sofferenza,dedizione? A te x crescere,a noi per imparare e a tutti coloro che ti sono stati vicini,per cogliere nel tuo dono tutta la testimonianza di una fede vissuta.Non stancarti mai di farlo,anche se costerà fatica(credimi non voglio farla facile),anche quando non ne vedrai i frutti,ma che Dio coglierà e farà germogliare.
Un abbraccio a te che soffri.
@Davide
No, non mi hai ferito, ma commossa sì perchè per me è una grande gioia scoprire che a non tutti è capitato quello che è capitato a me, è grande consolazione vedere tanta gente che nelle piccole cose continua ad essere presente. Quelle piccole cose e pure nascoste che ho supplicato di fare e che mi sono state negate per “emergenze tremende” spingendomi a cose per nulla piccole e ancor meno nascoste (o almeno era più quello nascosto che quello visibile, ma quello visibile era troppo – evidentemente – per troppi.
E’ bello vedere tanta gente che difende la parrocchia, che ci spreca tempo e forze e quello che volevo dire io era solo per dire che nella parrocchia non si esaurisce la Chiesa, che è probabile capiti di uscire dalle mura rassicuranti per tanti della propria chiesa, è importante non fare della propria parrocchia un’isola felice ed un po’ campanilista … E’ un grande pericolo questo … ed un pericolo per la Chiesa e per ogni persona.
Insomma si serve la Chiesa in ogni luogo, in parrocchia e non … E poi, come mi ha detto un grande prete, “se il Signore ha permesso questo – forse – è perchè ti sta preparando per un altro compito che non devi fare qui, magari più duro di questo, magari più grande o magari solo perchè per Lui tu giochi da “libero” … Sono scoppiata a ridere in mezzo alle lacrime con una simile asserzione anche perchè … non ho 20 anni e dubito possa vivere quanto Noé.
La mia sconfitta, Davide, però è stata consolata da tante persone che sono rimaste, tante altre negli anni hanno capito, alcune rimpiangono ed altre mi evitano per paura … insomma direi “il segno di Giona”, la Misericordia di Dio che scompiglia i nostri giudizi, che sposta dal nostro piccolo mondo fatto anche di riconoscimenti per arrivare al dono di sé comunque sia.
Onestamente non è una strada facile e comoda anche perchè si viene sempre e poi ancora sempre fraintesi, ma quando mi sono ribellata con ogni forza possibile, alla fine, mi sono ritrovata pienamente e coscientemente consegnata al Signore pronta a cambiare strada o direzione per emergenze assurde. Il problema, semmai, è un altro: non credo di avere il dono del discernimento e non so mai cosa scegliere e con questo mi affido ancora di più … e mi fa una paura a volte incredibile in quanto sono una maestra in dubbi sulla mia persona.
Grazie Davide e scusate tutti per questo intermezzo pubblicitario di me stessa. Non lo farò mai più.
@lidia
…. pure lui…tranquilla sii serena un bacio
stasera mi tocca lavorare al mio pc e….quando arrivano mail lui mi avvisa…e ho letto questo tuo intervento lidia cara…ho sempre ammirato la tua intelligenza…e il tuo voler amare DIO con tutte le tue forze…ricordi tempo fa ti paragonai a PIETRO…pure lui aveva dubbi sulla sua persona
@Davide
tu invece …..mi ricordi giovanni….il discepolo che EGLI amava…grazie Davide per la tua dolcezza di cuore…
@miriam
ma allora!!! Accidenti, è vero che sono un fragilina ultimamente, ma – cavolo – le lacrime sono lì che stanno “tracimando” … Se poi ti ci metti anche tu …
Che te devo dì, Miriam, a me tocca quella beatitudine del cappero … l’ultima, quella che non serve a niente, quella che fa un male terribile, quella che non trovi un cribbio di nessuno che capisca … la sorte di Giobbe con ‘sti pifferi di amici…
Oppure è la contro figura della più bella beatitudine mai detta da Gesù “Beati coloro che credono alla mia Parola e la mettono in pratica” che per me diventa “Beati quelli che la mia Parola li mette in ‘pratica’ affinché credano (gli altri e dopo … moooolto dopo)”
Non mi piace la lagna, non mi piace il martirio ed il sentirsi dei martiri, non mi piacciono i volti segnati dalla sofferenza … non mi piace e se qualche volta scivolo in questa … bé … abbiate pazienza, sono solo un essere umano che non capisce che sta succedendo – o meglio – lo capisce benissimo, ma come Maria ribatte stizzata “Ma come è possibile, con tutto quello che ho combinato!”
Tu non ci crederai, ma la mia forza di amare al di là di ogni limite viene proprio – da ridere davvero – dal peccato più mostruoso: quello di mettere le mani addosso a Dio. Sono fatta così per 100 contro altrettanto 100 che poi diventa 1000 alla “n” a favore.
Quando il Signore mi ha pensato, temo e lo ribadisco, non credo abbia guardato all’armonia, ma ha esagerato in tutto e per tutto.
Quello che non capisco è che un sacco di gente mi rifila il termine “intelligente” ed invece io mi sento di uno stupido mai visto su questa terra. Mah, sarà la vostra bontà di cuore.
Anch’io sto lavorando a pc con dei files che farebbero venire i brividi a Bill Gates