Lampi di luce

ott 06, 2009 88 Comments by

imagesE’ successo quest’estate. Amico turista sui cinquant’anni, asciutto, grandi occhiali, periferia di Milano. Ci vediamo a cena e mi parla, a lungo. Sorride quando mi racconta della sua parrocchia, del suo oratorio, mi parla di intere giornate passate a giocare a calcio, di preti in talare sorridenti e disponibili, di una vita che cresce, dell’incontro – in parrocchia – con la sua futura moglie, dei suoi tre figli che sono una benedizione, del servizio in parrocchia, le tre sere a settimana che dedica alla sua comunità, dello stile della sua famiglia: preghiera comune, scelte lavorative sacrificate allo stare insieme e non alla carriera, casa aperta ad accogliere bambini in affido. Mano a mano che parla la sua voce si incrina e lo sguardo si appanna. Poi arriva all’oggi. Mi parla della sua comunità quasi scomparsa, dell’oratorio che ha chiuso dopo due episodi brutti di violenza tra adolescenti, di un parroco che non ha più coadiutore, né il prete dell’oratorio e che – anzi – deve occuparsi di un’altra parrocchia ed è diventato un quasi-manager stressato e travolto dalle cose da fare. Mi parla del suo quartiere cambiato, stravolto, pieno di gente che non si conosce, pieno di dolore e di emarginazione, delle case popolari subaffittate a dieci-dodici povericristi stranieri, della paura ad uscire la sera, della diffidenza di tutti contro tutti…

Poi piange. Fa sempre impressione veder piangere un adulto. Mai mi era successo di veder piangere un adulto per il suo amore alla parrocchia, mai. C’è stato un lungo momento di silenzio, profondo, commosso. Si è scusato (avrei voluto abbracciarlo altro che scuse!) e mi ha ascoltato. Non ho avuto molto da dire, mi sentivo piccino piccino davanti a tanta luminosità evangelica. No, non ho potuto capirlo: io mi sono avvicinato alla fede che era già tutto in crisi, non ho mai visto le chiese piene, né la gente radunarsi fuori dalle chiese. No, io non ho mai visto quello che i preti anziani raccontano con tristezza e commozione, di pomeriggi domenicali a cantare improbabili e casarecci vespri in gregoriano. No, mi spiace. Sono arrivato alla fede quando era già nudo l’approccio al vangelo, quando non era entusiasmante partecipare a stanche celebrazioni con canti strascinati da pie devote che mettevano la pelle d’oca a qualunque giovane normo-dotato. Eppure Dio è arrivato ugualmente, mi ha raggiunto nella povertà dell’essere chiesa.Viviamo tempi difficili, tempi di deserto. Ci vuole fede – e molta – per continuare a credere. Come le primitive comunità cristiane abbiamo tolto ogni orpello, ogni sentimentalismo, ogni piacere dell’approvazione sociale. Nessun giovane viene applaudito perché cristiano, è normale sentirsi a disagio in classe se facciamo parte di un gruppo cattolico, stentiamo a professare la nostra fede in ufficio. E’ normale, non è tempo di applausi. Ma vedere un adulto addolorarsi di questo, vederlo piangere per una comunità in disfacimento, non vederlo accusare il nuovo parroco e sentirsi migliore, credetemi, amici, mi ha fatto bene. Animo, fratelli nel deserto, questo è il tempo della tribolazione, il tempo della verità, il tempo in cui lasciar uscir fuori la nostra parte migliore. Il tempo di essere discepoli, veramente. Al di là delle mode, al di là delle gratificazioni, solo per l’amore al Signore Gesù. Se davvero amiamo così tanto il sogno di Dio, se ci manca la comunità come l’aria, se sentiamo come anomalo il nostro cammino solitario nelle nostre grigie città, se proviamo dolore, dolore vero, dolore dentro, una fitta nell’anima, nel vedere le nostre parrocchie stentare a tenere accesa la lampada della fede, la nostra chiesa – infine – è pronta alla conversione.

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88 Commenti a “Lampi di luce”

  1. rosaria says:

    @miriam
    la penso proprio come te…la famiglia e l’equilibrio:Per i genitori la missione principale è aver cura deella propria famiglia, dare se stessi nel suo ambito nel nostro piccolo quotidiano, il resto viene poi…..
    ciao

  2. lucia viani says:

    ci sono stati tempi storici di troppo benessere…io credo che la povertà tornerà a riempire gli oratori….ma?? cos’è più importante?? avere le chiese piene di gente o la gente piena di chiesa??? qualità o quantità….docdici o una folla intera?? non so…questo dubbio mi attanaglia…onestamente però son un po’ stufa di sentir parlare dei bei tempi che furono! non credo ci sia più fede allara rispetto ad oggi. Credo che stiamo vivendo un cammino dove il persorso cambia….cambiare è poi così triste??
    e comunque per quanto si voglia non si muove foglia che Dio non voglia! Buon pom a tutti!!

  3. laura says:

    @lucia viani
    Cara Lucia, quello che hai scritto mi ha fatto pensare che nemmeno Gesù andava rincorrendo a tutti i costi quelli che non volevano più seguirlo. Non gli interessava avere tanti discepoli ma non troppo convinti di quello che facevano, voleva persone consapevoli della loro scelta…e quindi credo che ancora oggi non desidera nemmeno Lui riempire le chiese. Anche Lui preferirebbe la “qualità” alla quantità. Ciò non toglie che però è sempre Lui ad operare, quindi anche se le chiese fossero piene di cristiani non troppo consapevoli, ci penserebbe Lui a convertire…con i Suoi tempi.

  4. miriam says:

    @laura

    @lucia viani
    secondo la mia umile visuale,e’ giusto che il “parroco” si preoccupi di “riempire”la parrocchia….capitemi…pero’,e’ pur vero che la parrocchia non debba mai perdere la sua personalita’…mi spiego :o k,attiriamo tutti,ma non come fa il mondo…a me sinceramente piace la parrocchia che sia parrocchia!non a mo’ di centro commerciale,no a mo’ di palestra, no a mo’ di conservatorio, no a mo’ di teatro…..nella mia attuale parrocchia si fanno vari corsi…dei periodi e’ piu’ piena dei periodi quasi deserta…LA PARROCCHIA DEVE APRIRSI SI, MA VIGILARE SULLE VARIE ATTIVITA’ PER SCOPRIRE LA BELLEZZA E LA DIFFERENZA DI “CLIMA”….nella mia parrocchia ogni settembre si iscrivono 100 bambini al catechismo…direi non male!per cui vedete quanti giovani genitori ci passono per le mani ;-) …quest’ anno solo io ho un gruppo di 25 bambini il che significa che una volta al mse incontrero’ 50 adulti!in questo caso bisogna veramente trasmettere l’annuncio affinche’ prendano coscienza dell’essere cristiani….

  5. laura says:

    @miriam
    mi piace quel tuo “ci passano per le mani”, perchè penso che come catechista ti preoccupi di fare arrivare l’annuncio anche a chi se nn avesse figli…magari nn verrebbe in chiesa… ;) io ero una di quei genitori, e in qualche modo è proprio grazie al fatto di aver portato mio figlio in parrocchia che mi è arrivata la Buona Novella!

  6. laura says:

    …eh si! Ero una di quelli che “usano” la parrocchia come “elargitore” di servizi;
    ma questo dimostra che quando c’e Lui che opera, insieme a Sacerdoti e Discepoli, tutto è possibile! Il Messaggio arriva eccome!!! Quindi sono ottimista e credo che le parrocchie funzionano, al di la di quello che si può pensare…

  7. robis says:

    rosaria :@miriam la penso proprio come te…la famiglia e l’equilibrio:Per i genitori la missione principale è aver cura deella propria famiglia, dare se stessi nel suo ambito nel nostro piccolo quotidiano, il resto viene poi…..ciao

    Secondo me il resto non viene “poi” ma “insieme”.
    Malgrado abbia una famiglia non ho mai pensato, neanche quando i ragazzi erano piccoli, di lasciare il mio impegno in parrocchia. Credo anche che sia stato educativo per i miei figli sapere che la loro mamma oltre che di loro si occupava anche delle cose in cui credeva.
    Dal mio tempo passato in parrocchia la mia famiglia non è uscita penalizzata, ma arricchita.
    Ne sono sicura e la testimonianza dell’amico turista milanese lo dimostra.

  8. rosaria says:

    @robis
    scusami ma..forse ti invidio.Vorrei davvero far qualcosa per gli altri, almeno qualcosa in più, offrire quel poco che ho,mettere in gioco me stessa ancora un pochino ma.. il tempo è tiranno ,con quattro piccoli angeli,non basta mai

    un abbraccio

  9. miriam says:

    @robis
    giusto!

    @rosaria
    ma dipende da tante cose,dalla collaborazione del marito,dalla capacita’ dell’organizzarsi…dagli stessi figli…dalle loro esigenze..non preoccuparti se e’ un tuo desiderio dedicarti anche agli altri il SIGNORE provvedera’ ;-)

    @laura cara laura oltre ad essere catechista, porto anche la comunione agli ammalati e agli anziani, sono “servizi” che mi hanno responsabilizzato e fatto capire i miei compiti come cristiana…insomma sono GRAZIE! :-) E tramite questa GRAZIA riesco ad entrare nelle case delle famiglie…nonni,nipotini, nipoti,figli, moglie e mariti..quante domande quante richieste di preghiere,quanto bisogno di DIO….SAI l’uomo vuole ancora l’incontro con DIO ma e’ troppo deluso dell’ uomo…la mia preghiera costante e’ quella di non dare mai cattiva testimonianza,non sopporterei che x un mio errore qualcuno perda l’incontro con DIO,l’altro ci deve stare a cuore,dobbiamo camminare con lui , non solo indottrinarlo :-)

  10. laura says:

    @miriam
    …infatti avevo capito che quello che ti stava a cuore non era l’indottrinamento, e che dietro quello(o meglio alla base di quello) c’è l’Amore per Dio…era per questo che dicevo che mi era piaciuta l’espressione “tra le mani”, che lasciava intravedere la passione per il servizio! Lo “stare a cuore” dell’altro!

  11. Davide says:

    rosaria :@robis scusami ma..forse ti invidio.Vorrei davvero far qualcosa per gli altri, almeno qualcosa in più, offrire quel poco che ho,mettere in gioco me stessa ancora un pochino ma.. il tempo è tiranno ,con quattro piccoli angeli,non basta mai
    un abbraccio

    Cara Rosaria,con i tuoi preziosi commenti stai già facendo qualcosa per gli altri….nella tirannia del tuo tempo stai donandoci tutta la tua testimonianza…..
    Grazie per averlo fatto e per continuare a farlo……

  12. rosaria says:

    grazie a voi tutti..io sto crescendo nella fede ,quella fede ancora piccola quel cambiamento che è avvenuto in me da poco,molto poco e Lui mi parla anche attraverso voi ma…sono ancora troppo piccola e a volte ,spaventata da quello che sembra più grande di me , mi nascondo..sono ancora un pò spaventata di questo mio cambiamento.Io non lo meritavo ma Gesù mi ha chiamato ugualmente, perchè proprio io?
    ciao

  13. laura says:

    @rosaria
    Cara Rosaria, è buffo perchè ti stai facendo le stesse domande che mi facevo anch’io qualche tempo fa…hai lo stesso stupore e meraviglia per quello che ti sta succedendo e che non capisci bene, ma sai che sta accadendo proprio a te! Bello!!!
    Non aver paura, e continua la tua ricerca, ora che Lui ti ha trovata…e stai serena: chi può dire di meritare Gesù?! Gesù non si merita, come dice Paolo “è gratis!”, si può solo accogliere. Ciao :)

  14. miriam says:

    @rosaria
    cara rosaria,non mi ricordo quale santo/a ha detto che GESU’ non ci ama xk siamo buoni e belli,ma il suo amore ci rende buoni e belli… :-) non temere e goditi questo momento… ;-)

  15. rosaria says:

    grazie!!!!!

  16. lidia says:

    Bè, nel decorso della discussione si è riaperta una mia vecchia ferita che – credo – non si sia mai rimarginata … anzi sanguina più che mai.
    Ma per tutti dico solo che per quanto vada bene o per quanto vada tragicamente la propria esperienza in parrocchia, di certo si ha le prova tangibile che è Chiesa di Dio in cammino, che sbaglia, che fa danni terribile, che fa sognare, che fa vivere o morire, che è àncora ed ultima spiaggia, ma anche strada faticosa e piena di cadute … ma sempre Chiesa di Dio autenticamente di Dio. Personalmente nel momento stesso in cui mi si è negata ho riconosciuto l’autenticità della Chiesa e – dopo anni – ho finalmente capito che il nostro Credo è fatto di un triplice credo in ed un triplice credo LA e c’è chiaramente credo LA CHIESA. E’ vero che la Chiesa siamo noi, ma è anche vero che molti ingannano ed è doveroso per quanto sono nella Chiesa correre verso tutti … iniziando proprio dalle nostre comunità. Non credo abbia una grande importanza essere nella “top ten” di una parrocchia, l’importante è essere nella Chiesa. Non è obbligatorio andare nella propria parrocchia (neppure a Messa), ma è impellente portare Chiesa e cristiani al di fuori delle mura delle chiese parrocchiali. Mi sono accorta, difatti, che c’è più Chiesa fuori dalle mura che dentro. Quindi gli sfigati non si pieghino su loro stessi ed usino la loro sofferenza per soccorrere e consolare, mentre coloro che sono tranquilli e felici non lo siano più di tanto e guardino agli sfigatelli di turno.
    Io ho odiato la mia parrocchia, ma mi sono innamorata perdutamente della Chiesa perchè è vera e per ogni caduta c’è sempre una mano tenera che aiuta a rialzarsi … ovvio che dopo il perdono per la mia parrocchia è partito diritto e luminoso … solo che da allora non riesco più ad essere ipocrita e non riesco più a dire “tutti tranquilli, siamo brava gente e tutto va bene”.
    Ciao a tutti

  17. rosaria says:

    concordo pienamente la Chiesa siamo noi un unico cuore che batte per una fede vera e non fatta di ipocrisie e falsità, che non è chiusa ma aperta verso il mondo non serve partecipare alle varie funzioni religiose o far qualcosa per la comunità parrocchiale se poi uscendo fuori ci dimentichiamo del mondo e chiudiamo chi occhi facendo finta che tutto vada bene… aiutare, consolare tendere una mano soffrire con chi soffre gioire con chi è felice ma.. tutto questo sempre con un cuore che scoppia d’amore.Secondo me è lì che c’è la vera chiesa ,dove ci sono persone che amano

    ” «Donna, credimi; l’ora viene che né su questo monte né a Gerusalemme adorerete il Padre.”

  18. laura says:

    @lidia
    Cara Lidia, so che questo argomento ti tocca particolarmente, e non vorrei infilare il dito…ma non sono troppo d’accordo con te quando dici che non è obbligatorio stare nella propria parrocchia, e nemmeno seguire la messa nella propria parrocchia.
    Se sostituisci “parrocchia” con “famiglia” forse è più chiaro quello che voglio dire: la famiglia non si sostituisce se le cose non vanno bene, non si abbandona e si sceglie un’altra famiglia perchè in quella che hai le cose non sono come le vorresti, ma se ti trovi accanto a quelle persone (anche se è vero che a differenza della parrocchia, la famiglia te la sei “fatta” te…), un motivo c’è, e ti ci trovi perchè hai un compito, anche se può essere difficile e doloroso quanto vuoi!

    Non sempre si può scegliere, a volte non sta a noi scegliere, ma accettare. E avere pazienza.
    Se ti dico questo è perchè ho sperimentato sulla mia pelle la difficoltà della famiglia e la tentazione di abbandonare tutto…e la difficoltà con diverse persone della parrocchia…e la tentazione anche lì di cambiare. Ma sono rimasta, in tutti e due i casi, portando pazienza, tentando di perdonare, sperando di essere perdonata…pregando per loro, per me. E le cose piano piano si vanno sistemando, le ferite restano, fanno meno male però!
    “Dove due sono riuniti nel Mio nome, lì sono io”, questa è la Chiesa, secondo me, persone unite nella preghiera, che guardano dalla stessa parte…
    Il resto fa parte delle difficoltà che si incontrano nella vita, e che dipendono da noi, vanno affrontate se possibile, sopportate se non lo è. Con amore, che quando abbiamo difficoltà a trovare nel nostro cuore per alcune persone, possiamo chiedere a Lui, come la forza e la pazienza.
    Ciao Lidia ;) ti abbraccio!

  19. lidia says:

    @laura
    E se sostituisci Chiesa con “famiglia”?

  20. laura says:

    @lidia
    Non è uguale?

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