Lampi di luce
E’ successo quest’estate. Amico turista sui cinquant’anni, asciutto, grandi occhiali, periferia di Milano. Ci vediamo a cena e mi parla, a lungo. Sorride quando mi racconta della sua parrocchia, del suo oratorio, mi parla di intere giornate passate a giocare a calcio, di preti in talare sorridenti e disponibili, di una vita che cresce, dell’incontro – in parrocchia – con la sua futura moglie, dei suoi tre figli che sono una benedizione, del servizio in parrocchia, le tre sere a settimana che dedica alla sua comunità, dello stile della sua famiglia: preghiera comune, scelte lavorative sacrificate allo stare insieme e non alla carriera, casa aperta ad accogliere bambini in affido. Mano a mano che parla la sua voce si incrina e lo sguardo si appanna. Poi arriva all’oggi. Mi parla della sua comunità quasi scomparsa, dell’oratorio che ha chiuso dopo due episodi brutti di violenza tra adolescenti, di un parroco che non ha più coadiutore, né il prete dell’oratorio e che – anzi – deve occuparsi di un’altra parrocchia ed è diventato un quasi-manager stressato e travolto dalle cose da fare. Mi parla del suo quartiere cambiato, stravolto, pieno di gente che non si conosce, pieno di dolore e di emarginazione, delle case popolari subaffittate a dieci-dodici povericristi stranieri, della paura ad uscire la sera, della diffidenza di tutti contro tutti…
Poi piange. Fa sempre impressione veder piangere un adulto. Mai mi era successo di veder piangere un adulto per il suo amore alla parrocchia, mai. C’è stato un lungo momento di silenzio, profondo, commosso. Si è scusato (avrei voluto abbracciarlo altro che scuse!) e mi ha ascoltato. Non ho avuto molto da dire, mi sentivo piccino piccino davanti a tanta luminosità evangelica. No, non ho potuto capirlo: io mi sono avvicinato alla fede che era già tutto in crisi, non ho mai visto le chiese piene, né la gente radunarsi fuori dalle chiese. No, io non ho mai visto quello che i preti anziani raccontano con tristezza e commozione, di pomeriggi domenicali a cantare improbabili e casarecci vespri in gregoriano. No, mi spiace. Sono arrivato alla fede quando era già nudo l’approccio al vangelo, quando non era entusiasmante partecipare a stanche celebrazioni con canti strascinati da pie devote che mettevano la pelle d’oca a qualunque giovane normo-dotato. Eppure Dio è arrivato ugualmente, mi ha raggiunto nella povertà dell’essere chiesa.Viviamo tempi difficili, tempi di deserto. Ci vuole fede – e molta – per continuare a credere. Come le primitive comunità cristiane abbiamo tolto ogni orpello, ogni sentimentalismo, ogni piacere dell’approvazione sociale. Nessun giovane viene applaudito perché cristiano, è normale sentirsi a disagio in classe se facciamo parte di un gruppo cattolico, stentiamo a professare la nostra fede in ufficio. E’ normale, non è tempo di applausi. Ma vedere un adulto addolorarsi di questo, vederlo piangere per una comunità in disfacimento, non vederlo accusare il nuovo parroco e sentirsi migliore, credetemi, amici, mi ha fatto bene. Animo, fratelli nel deserto, questo è il tempo della tribolazione, il tempo della verità, il tempo in cui lasciar uscir fuori la nostra parte migliore. Il tempo di essere discepoli, veramente. Al di là delle mode, al di là delle gratificazioni, solo per l’amore al Signore Gesù. Se davvero amiamo così tanto il sogno di Dio, se ci manca la comunità come l’aria, se sentiamo come anomalo il nostro cammino solitario nelle nostre grigie città, se proviamo dolore, dolore vero, dolore dentro, una fitta nell’anima, nel vedere le nostre parrocchie stentare a tenere accesa la lampada della fede, la nostra chiesa – infine – è pronta alla conversione.




… conversione ?
@Janus
dal vedere la Parrocchia come dispenser di Sacramenti a comunità di credenti che tiene accesa la speranza in un quartiere, testimoniando Cristo.
Sento estremamente anomalo questo desiderio di Dio che mi ha sempre attanagliato, mi manca la comunità come l’aria e darei non so che cosa per poter convidere con altri questa ricerca della Sua volontà ma non mi sembra ci sia spazio per questo nelle parrocchie; è vero, d’altra parte, che questa ricerca solitaria ti fa andare all’essenziale, ti fa cercare solo il Signore, ti fa passare dalla religione alla fede ma è una sequela che impegna tutto di te stesso, che ti obbliga a ‘consegnarti’ sempre al Signore perchè solo Lui può impedire un tuo eventuale abbandono che io, conoscendomi, temo sempre accada.
perchè la vita è così complicata? perchè il prete non può fare solo il prete? ho 28 anni, ma abito in un paese della provincia di verona piccino piccino, che a volte sente ancora il sapore di tradizioni antiche; da piccola i miei sabati pomeriggio erano scanditi dalla confessione e poi dai giochi di tutti noi bambini sul sagrato della chiesa… e il senso della comunità era fortissimo…. perchè ora non è più così? cos’è che ci ha portato a questa situazione di individualismo, solitudine, indifferenza? come membro del consiglio pastorale della mia parrocchia me lo chiedo spesso… creco soluzioni… ma non le trovo…
@ila
… ecco … grazie Ila … “sapore di tradizioni antiche” … non sai che gioia leggere queste parole.
C’è stato un momento in cui Tradizione è diventata roba “muffosa e polverosa” e Antico è diventato “vecchio, passato, non più consono ai tempi” … alla modernità …. e fu Humanae Salutis.
C’è stato un tempo in cui si disse che la Parola di Dio doveva essere non per tutti, ma DI TUTTI e fu “Dei Verbum”.
C’è stato un tempo in cui si disse che occorreva cambiare … dare nuova struttura alla Chiesa e fu “Lumen Gentium”
C’è stato un tempo un cui si disse che la Chiesa doveva darsi un nuovo linguaggio per parlare all’uomo … e fu “Sacrosanctum Concilium”.
C’è stato un tempo in cui la Chiesa ha deciso che doveva diventare moderna e aprirsi al mondo … perchè quelli di prima erano un po’ vecchi e misogini … e fu “Gaudium et Spes”.
C’è stato un tempo in cui un po’ ci si è vergognati di Cristo … e si è detto che tutto sommato non era bello dire che solo in Cristo c’è Vita e verità … era un po’ arrogante la cosa … e furono “Nostra Aetate” e “Dignitatis Humanae”
… ora mi fermo perchè mi è venuto il magone …
@Paolo
Paolo … cosa ci ha portato a questa situazione ?
A presto
scusa ma…”Humanae Salutis” …. “Dei Verbum” …. “Lumen Gentium” ….“Sacrosanctum Concilium” … “Gaudium et Spes” …. “Nostra Aetate” …. “Dignitatis Humanae” …. non sono Magistero della Chiesa??
@Janus
Janus, rileggiti i commenti del Cardinal Ratzinger di giudizio sul Concilio. Se da una parte il Concilio fu usato per smontare la Tradizione, dall’altra è usato, oggi, da quelli che non lo accolgono attribuendogli colpe che non ha. A quarant’anni dal Concilio abbiamo tutti gli strumenti per ricuperarne il vero senso (e qui il Papa, avendolo vissuto, ne sa qualcosa) e per giudicarne gli eccessi, da entrambe le parti, sia di chi l’ha tradito facendogli dire cose che non ha voluto dire, sia da chi ne misconosce il valore ecclesiale e normativo, ponendosi fuori dalla Chiesa che crede di difendere. La tua descrizione è grottesca e paradossale: confondi la cura con la malattia. Come disse Papa Giovanni nell’indizione, il Concilio, come OGNI concilio, fu animato dal desiderio di trovare gli strumenti per dire oggi il vangelo agli uomini. Come dopo OGNI concilio, le decisioni prese hanno sortito degli scismi. Coloro che NON riconoscono il Concilio creano una scisma e si pongono fuori dalla Chiesa cattolica di Dio. E lo hanno sempre fatto pensando di salvare la Chiesa da se stessa! Fammi un favore, smettila di giocare con queste cose, se e decidi se stare in comunione con Pietro nel faticoso presente o se farti una Chiesa tua. Qui è in gioco l’autorevolezza del carisma petrino e degli apostoli, contestati proprio da coloro che dicono di ispirarsi alla Tradizione!
Piango anch’io per la mia comunità…
…io no, non so se sono io a vedere il bicchiere mezzo pieno, o se mi trovo in un’isola felice…ma la mia sensazione è che non ho nulla da rimproverare a nessuno. Certo la comunità non è perfetta, ma chi lo è? E poi è Lui che converte, non le parrocchie funzionanti alla perfezione…
Io vedo preti che fanno i preti, con umiltà, con amore, con il desiderio di far conoscere ed amare Gesù, che fanno quello che possono per non far allontanare i ragazzi, anche se a volte non è facile, e si rischia (in buona fede) di avere i risultato contrario…
cara laura e’ proprio cosi’…..la comunita’ vive la crisi come la famiglia, come il lavoro,come la societa’….perche’?perche’ siamo sempre noi,noi….fragili uomini in crisi che cerchiamo di agire di tenere duro ….io amo la mia comunita’ come amo la mia famiglia e come piango,gioisco,soffro in famiglia cosi’ in comunita’….vi posso garantire che come ho formato e formo il mio essere in parrocchia ,non l’ho formato a scuola,all’universita’,a lavoro…la mia comunita’ e’ NORMALE : piena di limiti,di imperfezione,spesso non da’ vera testimonianza,ma si rimbocca sempre le maniche e si da da fare….e miracolo dei miracoli bastano pochi minuti di adorazione,ed ecco che siamo pieni di entusiasmo…ieri con le altre catechiste abbiamo fatto le 23 per organizzare la festa dell’ accoglienza “studiando le varie Strategie” il mio parroco?NORMALE :piu’ di 70 anni che fa il possibile per stare al passo coi tempi….la mia parrocchia?una stazione di servizio per i lontani….OGNI MONDO E’ PAESE!DIO si racconta secondo la capacita’ dell’uomo di capirlo…LAMPI DI LUCE….nel cammino della fede,si intravedono delle luci,che danno colore e forma…stiamo in convesrsione sempre….la conversione e’ un passaggio dal DIO che ho nella mia testa al DIO che GESU’ e’ venuto a raccontarmi…
Io credo che a cambiare non sia stata solo la comunità parrochiale, ma il cambiamento ha riguardato la società in generale, la comunità civile e anche quella parrocchiale. Duello tra tradizione e modernità, a mio parere nessuna delle due sta nel giusto, ma come ogni cosa conta il fine e il fine evangelicamente parlando mi pare sia imparare ad amare e non avere per forza le chiese piene, sentirsi sempre bene e realizzati, senza magone e con l’entusiasmo sempre a mille. E quel signore di cui parli, anche se in maniera diversa e più difficile credo sta continuando ad amare. E questo si è commovente e credo che soprattutto in questi momenti ti rendi conto che metti alla prova la tua fede, non è più solo quel bel rifugio in cui stai bene ma è un qualcosa in cui credi per davvero.
A me certe cose della “tradizione” o della “modernità” non mi hanno e non mi aiutano ad amare, anzi…per qualcun altro invece si, bene, siamo diversi anche nel vivere la fede nell’unico Gesù e quanto è difficile accettare questo.
Io vorrei che nella comunità cristiana invece di pensare troppo (certo che un pò va fatto) su cosa è bene e che cosa è male, che cosa è giusto e che cosa è sbagliato (non dal punto di vista morale, ma “organizzativo”) ponessimo più energie nel cercare di “apprendere” l’amore di Gesù, di migliorarci nell’amare nella semplicità chi ci sta a fianco e chi incontriamo nelle nostre giornate. E mi accorgo di quanto faccio fatica io stesso. Ho nostalgia dell’amore, di relazioni autentiche, che forse un tempo data una società meno individualistica, era più facile creare?…ma son convinto che ogni tempo ha le sue ricchezze e l’amore continua e continuerà a scorrere, dentro e fuori dalle chiese, a dispetto dei tempi e degli ostacoli che noi li poniamo…buon cammino a tutti
Ti ringrazio, Signore, di avermi chiamato ad operare in una parrocchia…la mia piccola, sgangherata, amata parrocchia. Io, figlia di non credenti, se non ti avessi trovato all’angolo di casa mia, sul mio territorio…chissà quando sarei arrivata a Te!
Ti ringrazio per le persone che vi ho incontrato:
i sacerdoti…quelli con cui mi son trovata in sintonia e quelli con cui non mi son mai capita;
la mia catechista…con cui mi vedo ancora ed è, dopo trent’anni, una delle persone con cui mi intendo meglio;
tutte quelle piccole, silenziose presenze che si occupano di cose così poco esaltanti ma così “buone”: il dopo scuola per i bimbi stranieri, il pranzo degli anziani…
le catechiste…che resistono a orde scalmanate di bambini che arrivano ormai ingestibili dopo 8 ore di scuola…
Ti ringrazio per questa nostra festa patronale appena conclusa che ha visto al lavoro così tante persone, di ogni età, per accogliere al meglio tutti…
Ti ringrazio per i nostri adolescenti che impiegano così tanto tempo ed energia per la cura dei loro “fratellini”…
Ti ringrazio per i giovani che li seguono e cercano in tutti i modi di “smuoverli” dentro…
Ti ringrazio perché i miei figli sono ancora qui..,un po’ inconsapevoli ma ci sono…il resto verrà! (sì, vero?)
Ti ringrazio perché qui ho incontrato molti tuoi testimoni: da chi ha venduto tutto (davvero!) ed ha aperto dei lebbrosari in Brasile…a chi dedica tutte le sue domeniche all’oratorio perché da 15 anni non abbiamo più il coadiutore ma solo il parroco…
Siamo pochi…sì, lo so siamo pochi. Ma non sono sicura che fosse meglio quando si era in tanti: era una tradizione o una scelta? Siamo pochi e ci dispiace perché vorremmo fare di più e non ce la facciamo; ci piacerebbe che anche altri si sentissero pietre vive di questa comunità ed invece la maggior parte di quelli che passano la usa e non la serve.
Anch’io ho pianto qualche volta, lo sai Signore: è sempre doloroso quando si spegne un sogno. Ma ti ringrazio anche dei momenti difficili: dei progetti non riusciti, di quando mi sono sentita usata, di quando mi sono sentita sola…ma tutto è servito a crescere e ad apprezzare di più le gioie che ci sono state (tante!).
Il mio parroco si sgola da mesi per ribadire che la Chiesa ha avuto momenti peggiori e che quindi si debba stare sereni ed avere fiducia, anch’io credo che sia così…ma se anche non fosse, non farà differenza: noi continueremo, Signore. Cadremo e ci rialzeremo, sbaglieremo ma rimedieremo, avremo qualche momento di sconforto ma…terremo accesa la lampada: non si spegnerà il tuo sogno!
@Paolo
… potrei rispondere che il primato di Pietro non sono tanto io che l’ho messo in discussione, bensì certe affermazioni un po’ avventate in clima di ecumenismo spinto … che sa tanto di “volèmose bene” …. ma non lo farò
Voglio precisare e spero che mi crediate, che non è mia intenzione polemizzare, ma visto che il post mi interessa sono intervenuto.
Quando non ho nulla da dire … semplicemente taccio (come nella precedente discussione su Mosè#2)
Credo ormai sia chiaro che devo molto al Cattolicesimo Tradizionalista, ma è ingeneroso e falso dire che la Comunità San Pio X abbia rinnegato l’autorità papale … anzi … ha anelato tanti anni il riconoscimento pieno e dignitoso in seno alla Chiesa Cattolica Apostolica Romana … i tradizionalisti non sono sedevacantisti!
Detto questo dichiaro che: essendo uscito io da un micro-mondo settario… convertitomi … di certo non mi sceglievo un altro micro-mondo settario … per cui … confermo la più grande riconoscenza ai sacerdoti della CSPX che mi hanno formato in Catechesi, Apologia e Studio della Parola, ma posso tranquillametne dire di non appartenere al loro mondo… per quanto li conosca, li stimi e li rispetti e trovi che in moltissime posizioni abbiano una gran ragione…
Chiaro ?
Come @silvia ha giustamente rilevato … quanto sopra (prec. intervento) è Magistero, ma per fortuna non Dogma … per cui, “approffittando” di quello spirito da “libro bianco” che il Vat II ha voluto divenisse un po’ la Chiesa, mi permetto di considerare quegli interventi dannosi e concausa del problema.
Se la cosa non interessa o suscita disapprovazione … smetto e saluto.
Io non voglio convincere nessuno, ma come due post fa anche tu ricordavi Paolo… la pianta si vede dai frutti .. ed io non ho ancora capito a tuo avviso il problema delle nostre comunità oggi a cosa lo addebiti.
Questo sono sinceramente interessato a capirlo.
Da par mio credo che se, come dici tu, confondo cura con malattia … diciamo che allora la cura era sbagliata … forse perchè era sbagliata la diagnosi
ed il paziente ora rischia di morire in agonia
Insomma … a che dobbiamo l’attuale situazione ?
Grazie
Salùt
@robis
Come vedi cara mia Robis … postiamo a due minuti di distanza … e siamo tutti e due svegli a quest’ora di notte
Con una mamma come te, mi permetto di dare io la certezza che per i tuoi figli il “resto” verrà
… verrà verrà … contaci!
Sto finendo di scrivere un “pezzo” per una rivista con cui collaboro su alcuni insospettabili
romanzi di Jack London.
In uno di questi “il morbo scarlatto” antesignano del filone catastrofista e millenristico, nel 2013 l’umanità intera sarà annientata da un morbo …
.. i pochi sopravvissuti si imbarbariranno progressivamente … perdendo memoria della civiltà.
Solo un vecchio, continua a raccontare loro della Civiltà e dell’ Umanità … e di come tutto sia finito, ma per i ragazzi sono storie senza senso : “Nonno, a che ti serve dire e ridire cose che nessuno conosce?”
Ciao Robis … tu non smettere di dire e di dirmi cose che nessuno più conosce.
Buona notte.
@laura
sono d’accordo con te, il bicchiere è mezzo pieno.é vero le parrocchie sono di certo un pò più vuote ma più piene di gente autentica nella fede e non nella religione.Abito in un piccolo paese alle pendici del vesuvio è quì si sà tutto di tutti(O QUASI) e c’era gente che andava in chiesa o era dietro a processioni solo perchè bisognava fare così, solo per farsi vedere che la domenica si seguiva la messa o solo per far sapere a tutti che aveva donato per la parrocchia…oggi non è così, chi non crede non va a messa, semplicemente, non c’è più tanta falsità, almeno in questo,si ha il coraggio di affermare “io non credo nella chiesa” ma ciò non vuol dire che chi non crede sia cattivo, anzi tante volte c’è più Cristo in loro che in tutti noi …Gesù non si trova dietro a processioni ,nei mercanti ( chi vende la religione) o in una parrocchia,Lui è sempre con noi, dentro di noi, nei volti delle gente nelle piazze o nei giardinetti pubblici dove i vecchietti aspettano un “come va?” e i bambini vogliono che tu giochi a palla con loro…lì c’è Gesù quello autentico, quello vero quello che aspetta il tuo braccio e il tuo cuore,un Gesù di vita perchè la vera fede non sono parole, ma fatti
una buona giornata a tutti
@Janus
è un discorso articolato ed ampio e l’analisi delle situazioni è sempre foriera di equivoci. L’avvento della modernità, è un dato di fatto, non è qualcuno che l’ha creato e provocato, l’umanità non è un corpo umano che cresce se lo stimoli. L’impatto della modernità sulla fede cristiana è stato in alcuni casi molto problematico, in altri casi ha suscitato energie e ritorno all’essenzialità del vangelo.I cambiamenti sono di tale portata e così accellerati (rileggiti le analisi della Gaudium et Spes sulla società: sembra paleolitico) che anche la sociologia ha smesso di fare proclami assoluti. La Chiesa ha sempre attraversato momenti di fatica nel mondo, di diversa natura: ciò che l’ha sempre salvata è stata la fedeltà all’essenzialità del vangelo, a ritorno alla sua natura profonda e primigenia. Non so se la cura è la migliore, ma penso che sia più costruttivo un atteggiamento in cui non si mettano continuamente in discussione le capacità del medico!Il post è sulla parrocchia, che reputo, come volle il Concilio di Trento “inventandole”, il modo più efficace di presenza del vangelo sul territorio e che vorrei vedere meno affaticata e depressa. Su questo vorrei che ci si confrontasse, su cosa è la parrocchia in questo momento, senza cadere nel piagnisteo: i preti sono la metà di vent’anni fa e fra vent’anni saranno ancora la metà della metà, il volto sociale dei luoghi è cambiato radicalmente, ma la parrocchia può ancora dire Cristo? L’amico sofferente del post mi ha colpito per il suo amore alla parrocchia, per come la parrocchia, nei suoi limiti sia stata capace di dargli Gesù Cristo.
@Stelo
CONCORDO PIENAMENTE
@rosaria
cara rosaria,GESU’e’ anche dove tu dici…ma x noi credenti e’ soprattutto nei segni del PANE e del VINO che ce lo fanno riconoscere con facilita’ e con amore nei piu’ BISOGNOSI…l’altro giorno ho invitato una giovane donna di 30 anni a collaborare in parrocchia…..la sua risposta?ma che sei matta?la chiesa e’ cosi’ triste!l’ho lasciata parlare e da sola si e’ data la risposta….le polemiche non servono,sembriamo sempre il cane che si morde la coda,se ci amiamo tra noi e ci uniamo riusciamo a trasmettere AMORE….”e tutti quanti vedevano quanto si amavano”…fare volontariato e’ stupendo ,ma collaborare in parrocchia e’ piu’ completo per la nostra crescita emotiva psicologica morale…ci sono i casi belli come quelli brutti…ma se mi fossi limitata ai soli libri,e solo alla messa domenicale non avrei mai capito niente di GESU’…e’ la parrocchia che mi ha svelato il suo vero VOLTO,quel senso di appartenenza, quel vivere insieme momenti spirituali….e non pensate che la mia comunita’ sia idilliaca…anzi!anzi!ricordiamoci che ila vivere e’ difficile ormai in ogni ambito,ma piu’ si ripone la propria FIDUCIA nel SIGNORE,piu’ LUI ci soccorre e ci aiuta a realizzare il suo progetto ed ad essere suoi strumenti….PER LA VENUTA DEL SUO REGNO QUI SULLA NOSTRA SOFFERENTE TERRA!MOSE’, ABRAMO….perche’ ci sono stati proposti?per interrogarci sul nostro essere convinti sul da farsi su quello che il SIGNORE continuamente ci dice…PAOLO di TARSO si e’ fatto tutto a tutti e una volta che una LUCE dal CIELO L’HA accecato (altro che lampi di luce!)ha dato tutta la sua vita all’ evangelizzazione…pensate i posti in cui si e’ recato!altro che difficolta’ amici!anche la chiesa risente la crisi,l’ho gia’ detto….perche’ l’ uomo e’ in crisi!a me sostiene sapere che il nostro DIO non e’ mai in crisi!questo mi basta…..
Buongiorno a tutti
avendo due bambini sono abbastanza abituata a spiegarmi attraversi “storielle”, Qualche tempo fa ho letto su un libretto di Don Bruno Ferrero una storiella in questi termini: “un parroco voleva organizzare una festa in parrocchia, ma si accorse che nella sua cantina non vi era più un goccio di vino, per evitare di non avere nulla da offrire al momento della festa disse a tuttI : “per la buona riuscita della festa, la prossima domenca ognuno di voi contribuisca con un po’ del suo vino che domenica prossima rovescerà dentro una botte che metteremo in fondo alla chiesa”.
Tornati a casa i fedeli iniziarono a dire tra se: “ma perchè io dovrei privarmi del mio vino per portarlo in parrocchia? Metterò una bottiglia di acqua, con tutto quel vino che porteranno gli altri nessuno se ne accorgerà…”.
Arrivò il giorno della festa, si ando a spillare il vino contenuto nella botte e ne venì fuori solo acqua… tutti avevano portato acqua dando per scontato che il proprio contributo non fosse così indispensabile…
Ho la sensazione (ma correggetemi se sbaglio) che in molte ns comunità succeda proprio questo: riteniamo che il nostro contributo nn sia così importante per cui portiamo solo acqua quando avremo dell’ottimo vino da offrire.
Siamo noi che decidiamo che contributo dare alle nostre comunità.
Se davvero con il cuore tutti si adoperassero per contribuire a portare ottimo vino,tante comunità allo sbando non ci sarebbero.
La comunità è fatta dai singoli, tanti singoli… ma i singoli siamo noi.
Un piccolo suggerimento: mio marito ed io spesso diciamo tra di noi che i sacerdotio vengono “usati” come i medici: Vengono interpllati in caso di necessità e poi erogato il servizio, lasciati soli.
Ci piace invece l’dea di considerarli come dei “fratelli maggiori”, che su Cristo hanno scommesso la loro Vita, che sono da incoraggiare pr questo, sempre.
Sbagliare è umano, ma qante cavolate facciamo tutti se ci troviamo sotto pressione, siamo oberati di lavoro, e se alle spalle gli appartenenti alla nostra comunità tendono a criticare quasi ogni cosa???
Concludo:
Contribuire con il nostro miglior “vino”
immedesimarsi nei nostri “don” prima di criticarli
@miriam
non pensare mica che io non la pensi come te…anzi per me la mia parrocchia è importante, è lì che la prima volta,ho sentito Gesù davvero accanto, è lì che Lui mi ha chiamata,attraverso gli occhi del mio Don, è lì, racchiusa in quella quattro mura, che mi sento davvero in pace ma… non tutti la pensano come me, non per tutti è importante la chiesa come la posso sentire importante io o noi tutti,qui nasce la libertà che ci lascia Dio e poi …..si esce fuori , e fuori c’è il Cristo vero, quello che ci chiede di operare, di far cose che in una parrocchia non puoi fare.ERa questo che intendevo dire CIAO