Peccato e perdono

set 16, 2009 87 Comments by

TN_ev3pa17[1]Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa [2]e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. [3]Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. [4]Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. [5]Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». [6]Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: [7]«Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?».[8]Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? [9]Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? [10]Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, [11]ti ordino _ disse al paralitico _ alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». [12]Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!». Mc 2

Il secondo capitolo di Marco inizia con la guarigione del paralitico. Vorrei fare alcune osservazione di lettura: anzitutto dobbiamo tenere a mente che nella mentalità giudaica popolare ( e forse ancora un po’ nella nostra) c’era la convinzione che la malattia fosse una punizione di Dio ai nostri peccati. Poco era servita la riflessione di Giobbe che, invece, aveva slegato la retribuzione del peccato alla condotta della vita. Un paralitico dalla nascita era tale perché i suoi genitori avevano peccato e se era diventato paralitico era sicuramente a causa di un suo peccato. Vi immaginate che razza di isolamento si produceva con questo discorso? Capiamo perché l’arrivo improvviso di un paralitico innesca un discorso sul peccato.

Il paralitico viene calato dall’alto, ci immaginiamo la calca intorno alla casa che aveva accolto Gesù. l’unico modo di arrivare a Gesù era passando dal tetto di frasche che ricopriva le case a un unico piano caratteristiche della Palestina. Il paralitico viene portato perché bloccato, immobilizzato… che bella immagine di chiesa! La chiesa è colei che porta chi è paralizzato dal dolore, dalla solitudine, dal peccato, fino ai piedi di Gesù. Oggi portate nella preghiera qualche persona che conoscete, fate il servizio che fecero queste persone nei confronti del paralitico: è un servizio alla carità che potete fare.

Gesù resta stupito dalla fede di questa gente e perdona il peccato di quest’uomo. E’ stupefacente gioco che innesca Marco: gli scribi pensano in cuor loro: “Solo Dio può perdonare i peccati!”. Hanno perfettamente ragione: solo Dio può perdonare i peccati, quindi Gesù … Vedete il gioco di Marco? Nel perdono del paralitico e nella successiva guarigione adombra la divinità di Gesù.

Vale la pena anche di sottolineare il fatto che la guarigione del paralitico è il segno di una guarigione interiore ben più profonda.

Veniamo ora a noi: cos’é il peccato? Non vi sembri una domanda senza senso perché dalla risposta a questa domanda capiamo quanto cristianesimo c’é nella nostra fede. A me pare che, per rispondere, occorra rifarsi alla Scrittura. Nell’antico Testamento il peccato è legato all’idea del fallire un bersaglio, come la freccia che non colpisce la preda. Nel Nuovo Testamento il peccato è legato all’idea di un rifiuto dell’amore, di un rifiuto della luce. E’ proprio così: peccato è rifiutare la pienezza che Dio mi vuole dare, credermi capace di gestire la mia vita e, perciò, fallire il bersaglio. Dio mi ha creato per essere un’aquila e a me va bene restare un pollo. Peccato è, anzitutto, un’offesa nei miei confronti, una svalutazione di ciò che potrei essere e, perciò, un fallimento nel raggiungimento della mia felicità. E’ come se vi avessi regalato una lavatrice e voi la usaste come lavastoviglie: non lamentatevi se il vostro servizio di porcellana va in mille pezzi! Dio mi ha creato, sa in cosa consiste la mia felicità, mi dona il libretto di istruzioni che è la Scrittura e io decido che me la cavo benissimo da solo, che so io badare alla mia vita. Ecco cos’é il peccato.

Capite, allora, che io e Dio spingiamo dalla stessa parte. Anzi, forse più Dio di me. E peccato è tutto ciò che non realizza la mia natura più profonda. Cito spesso l’episodio del colloquio tra il Papa Giulio e Micelangelo che gli stava scolpendo il monumento funebre. Davanti alla bellezza del Mosé il papa, stupito, chiese a Michelangelo come avesse fatto a fare un capolavoro del genere. E Michelangelo a lui: “E’ stato semplice, ho preso un blocco di marmo di Carrara e ho tolto via tutto ciò che non era Mosé”. Anche per noi è così: siamo dei capolavori da realizzare e il peccato è tutto ciò che non sono io nel profondo.

Dio ha un Progetto su di noi. Lo conosciamo? Crediamo davvero che questo Progetto rappresenti la nostra massima realizzazione? In estrema sintesi il peccato è un non-amare, un credermi capace di realizzare da solo la mia felicità.

Ecco il primo ostacolo all’accoglienza della buona notizia: il peccato. Posso essere paralizzato nella mia miopia, chiudere il cuore nella durezza senza riconoscere che è il Signore che fa.

Alcune annotazioni finali su questo aspetto a partire dalle tante obiezioni che mi sento rivolgere quando parlo di peccato e di perdono. Anzitutto: molte persone contestano che il perdono sia intermediato da un uomo, il prete, peccatore quanto e più di me. Perché non posso confessarmi direttamente a Dio? Obiezione più che corretta, che però non tiene conto del desiderio del Signore Gesù che esplicitamente, a più riprese, affida il ministero del perdono proprio agli apostoli. Che, dunque? Non so dirvi il motivo, lo chiederemo direttamente al Signore. Mi pare però di intuire due ragioni soggiacenti a questa scelta. Io non so voi, ma a me costa molto di più confessarmi al Signore, il Perfetto, colui che è tutta luce, colui nel quale non è mai ombra, che non ad un uomo come me che conosce il peccato e conosce la forza del perdono… Questa solidarietà che si esprime con il condividere la stessa povertà, lo stesso dono, mi riempie di meraviglia, mi gonfia il cuore. Sì: davvero il Signore è con noi e ci perdona e la sua voce passa attraverso l’esperienza e il consiglio di un fratello che ha riceuto, per farmene dono, il ministero della pace del cuore. Idealizzo? Forse sì, me ne rendo conto. Eppure questo è il sogno di Dio. Non fermatevi all’esperienza negativa di questo o quel confessore che non hanno saputo trasmettervi calore e accoglienza… forse era stanco, sfiduciato. Sapeste che pena fare il confessore, alle volte! Vedere il dono di Dio gettato dalla finestra dietro paraventi quali ‘precetto’ e ‘dovere’ come quando si dichiara il proprio reddito al fisco (cioé: meno dichiaro e meno pago!). Ma anche che gioia interiore quando si assiste stupiti alla grazia che riempie il cuore di una persona! Una seconda ragione a difesa del ministero del perdono è dato dall’esperienza storica. Sapevate che all’inizio della chiesa, nei primi secoli, la confessione era pubblica, all’inizio della celebrazione eucaristica? Ve lo immaginate? Che figuracce! Eppure era così forte il senso di appartenenza alla comunità che si riteneva essenziale chiedere perdono anche ai fratelli. Ora questo compito di rappresentare la comunità è delegato al sacerdote. Sappiamo vedere in lui il fratello ferito dalla nostra colpa, dal nostro peccato! Infine voglio dire due parole sull’inutile senso di vergogna che alle volte l’avversario riesce a farci provare pur di tenerci lontano dall’abbraccio di Dio. Sapete che alle volte ho l’impressione di avere davanti penitenti più preoccupati del proprio peccato che del perdono? Come se vi volessero regalare dieci miliardi e voi foste tutti preoccupati perché siete vestiti da lavoro! All’obiezione: “Chissà cosa pensa il prete di me” reagisco rivelando uno scoop clamoroso. Sono prete, penso, confesso e perciò vi svelo cosa pensa un prete dopo due ore di confessione. Semplicemente dice: “Signore, abbi pietà di me peccatore” perché spesse volte le confessioni degli altri sono degli splendidi esami di coscienza per noi!

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87 Commenti a “Peccato e perdono”

  1. Janus says:

    @Miriam
    … cara Miriam … così non vale :-)
    Se citi testi di altri devi dichiararlo ;-)

    Guarda che io ho tanta strada :-) … ed in gioventù ero più vicino al Bushido che al Vangelo … per cui, chi mi convertì … un bel viaggetto tra i testi dei missionari cristiani in giappone me lo fece fare ;-)

    Se citi Padre Mazzocchi … se non altro per un atto di rispetto … lo devi dire ;-)

    Sai perchè me lo ricordo questo passo … perchè commentava un concetto ZEN molto vicino al concetto intorno al quale ci dimeniamo : Venera il Cielo, Ama l’Uomo … per dire che l’Amore tra gli uomini è un concetto/morale naturale ed universale …
    … e poi perchè parlava di “ambulanze” … ed io sono soccorritre da anni :-)

    Ora non ho tempo … ma il nodo è proprio questo … se la cosa è chiara in tutte le culture ed in tutti i tempi (l’amore per il prossimo) … Cristo che Verità porta ? ;-)

    Spero nei prossimi giorni di “completare” il pensiero.

    Cià

  2. miriam says:

    @Janus
    l’ ho fatto a posta ;-) tanto e’ vero che il commento era solo x te….senza dirti ne se ero d’accordo o meno….insomma mi sono permessa di metterti alla prova …o meglio saggiare la tua preparazione amico..:-)

  3. Janus says:

    @miriam
    Ma va là … non c’è da saggiare nulla …
    … io sono poca cosa … è solo fortuna ;-)

  4. Miriam says:

    @janus non sono d’accordo che sei poca cosa ;-) anzi sei molto stimolante x un cristianesimo non stagnante…E me l’hai dimostrato conoscendo il bellissimo testo di padre mazzocchi :-) e dove ci sono ambulanze tu sussulti ;-)

  5. Paolo says:

    Janus :

    @Miriam

    Ora non ho tempo … ma il nodo è proprio questo … se la cosa è chiara in tutte le culture ed in tutti i tempi (l’amore per il prossimo) … Cristo che Verità porta ? ;-)

    Spero nei prossimi giorni di “completare” il pensiero.

    Cià

    d’accordo: lo specifico cristiano è, appunto, Gesù rivelatore del Padre, che si mette molto al di là di ogni intuizione religiosa e di ogni afflato (dignitoso) umanitario ed umanista. La guarigione/perdono del paralitico serve, appunto, a manifestare il vero volto di Dio (“Solo Dio può perdonare!”) che è volto di misericordia.

    Appunto linguistico (vado nel tuo specifico!): Gesù non è affatto clericale, contestando duramente la gestione del sacerdozio al suo tempo. Ciò che egli desidera è una comunità ministeriale, fondata sui carismi specifici, e ad alcuni membri della comunità affida il ministero (servizio) del perdono e dell’eucarestia. Il problema della contrapposizione clericale/laicale non passa neanche in mente a Gesù, che vuole una comunità in cui ognuno ha dei ruoli ben definiti. L’attuale rischio è di avere dei presbiteri laicizzati e dei laici clericali.

    (Non dirmi che sei di nuovo d’accordo sennò comincio davvero a inquietarmi!!!)

  6. lidia says:

    @Paolo
    che strano è proprio il discorso che ho fatto oggi quello dei presbiteri laicizzati e dei laici clericali … e con le stesse parole per di più.
    Idem per quanto riguarda Gesù.

    Ora inizio a preoccuparmi davvero!

    @Janus
    Non sai le volte che ho insistito con quel “amatevi come io vi ho amati” … e non sai quante ne ho prese per questo.
    Come le ho prese per quel “fate questo in memoria di me” riferito al pane spezzato ed al vino versato simboli del donarsi nella vita di Gesù. Credo non c’entri un po’ nulla con la consacrazione (che comunque esiste), ma credo che c’entri con il donare la propria vita (quindi il cuore, perchè mani e tempo lo donano tutti) rivolto a tutti i cristiani nessuno escluso.
    ———————————————————————————
    Pare non c’entri nulla questo commento con il tema in questione, eppure … eppure pensare a queste ultime parole di Gesù, sai i peccati che saltano fuori!

  7. Lucia S says:

    Rieccomi… dopo un viaggio di 17 ore…..
    Devo dire che vi capisco poco. Forse sono ancora stordita dal viaggio…
    Da una parte vedo che di solito ci amiamo poco e male, per cui è da vedere se è poi così scontato il “come te stesso”. Se amassimo il prossimo come noi stessi, siate un po´realisti: quanta gente conoscete che si odia, o si maltratta, o si vuol “male”? e quanta che è capace di essere gentile, paziente e confortatrice ANCHE con se stessa? Io con me stessa ci sto dal mattino al mattino, se non ho un buon rapporto con me, come volete che ce l´abbia con la mia vicina? E non parlatemi di egoismo: l´egoismo è volersi “male”, volersi bene è amarmi come mi ama Dio che mi dice che sono preziosa ai suoi occhi e che non mi abbandonerà mai. Peccare è non amarsi, è farsi male, chiedere perdono è volersi bene, ed è bello, e richiede festa spalancare il cuore e lasciare che sia l´amore di Gesù a riempirlo e ad amare in me. Se Gesù mi ama, perché non dovrei essere buona pure io con me? buona, pietosa, misericordiosa….. Io posso non piacermi, ritenermi piena di mancanze e difetti, peccati e sozzure: benissimo, ma in quello stato mi ama Gesù, PRIMA che io mi penta, prima che ritorni a casa. Ci rendiamo conto di quanto siamo importanti per il Padre, che ci aspetta dall´alba al tramonto scrutando l´orizzonte, con l´ansia di vederci ritornare? e che fa una mega-festa? Perché per Lui siamo belli, amabili, degni di tenerezza, degni del Figlio! chi sono io per dire a Dio: guarda, Dio, tu ti sbagli, io sono una vera porcheria, me odiami, maltrattami, è quel che corrisponde, e devi fare così! Chi sono io per dire a Dio che si deve comportare in un altro modo? E che io mi devo odiare? questo non è Vangelo, non è Parola, è criterio terrestre e diabolico. E allora, se devo comportarmi come Gesù, se lui mi perdona, anch´io mi devo perdonare. Se lui vuole che io viva bene, devo vivere bene, con i criteri di Gesù, non con i miei. L´ho detto altre volte: non far festa, non chiedere la grazia della festa per celebrare la Riconciliazione non è essere in sintonia col Signore. So bene che queste cose non ce le hanno insegnate…. e che è un cambiamento di mentalità quel che ci è chiesto, cioè una conversione: cambiare criteri, lasciare i miei e prendere quelli di Gesù. Più leggo la Parola e più amata mi sento, più sognata, più desiderata, più aspettata da Dio, più bella per Lui… e come non rallegrarmi????
    Il testo di Marco da cui parte la riflessione di Paolo mi piace tanto: quei 4 sono capaci di amarmi e di darsi da fare (scoperchiare tetti, anche se di frasche!!!!), e di fidarsi che Gesù non li sbatterà via, (come osano???), anzi, che si occuperà di me…. e non mancano il bersaglio! Gesù è come loro credevano. E tutto cambia per me.
    Vorrei la grazia di scoperchiare tetti, di credere che Gesù è super-buono, che la misericordia è la nuova Parola che ci è data, e che ci porta alla somiglianza col Padre (siate misericordiosi come il Padre….). credere che Dio è diverso!!!!!
    Che bello, ragazzi, ragazze!
    un forte abbraccio, e che la sovrabbondanza della Pace, della Gioia, della Festa abiti nei nostri cuori!
    Lu

  8. Janus says:

    @Paolo
    … aaaargh! Quasi d’accordo, quasi in disaccordo :-)

    Diciamo che sull’analisi degli effetti siamo in sintonia ( “rischio di avere dei presbiteri laicizzati e dei laici clericali”) … sicuramente è sulla natura delle cause che non ci troviamo ;-) … se interessa, facciamoci sopra un bel post.

    … solo una considerazione:
    Ti cito: “Gesù non è affatto clericale, contestando duramente la gestione del sacerdozio al suo tempo” .
    … ecco la chiave è nelle ultime due parole “suo tempo” …
    … ed io aggiungerei … “quella casta sacerdotale” :
    - solo alcuni tra i figli di Levi … nessuno pronuncia/conosce il vero nome di Dio … sacrifici al tempio … rispetto di assurde norme alimentari/comportamentali … centralità del Tempio come unico/esclusivo luogo del sacro (sono 2000 anni, dalla distruzione del tempio, che gli ebrei non compiono un rito sacro propriamente detto !!!) … esclusività della salvezza ai soli discendenti ebrei (in linea di sangue materna) …
    … insomma è un po’ difficile farseli simpatici questi sacerdoti :-) :-)
    Ma la lotta del Signore … non è contro “ogni istituzione sacerdotale” … :-) Anzi …
    Gesù non fa una Nuova Sinagoga … (anche nel testo del nostro post c’è il verbo SYANGO (raccogliersi, riunirsi … dentro, attorno, assieme) … ma fonda una Chiesa (EK-KLESEIN che vuole dire “chiamare fuori” ) …
    Gesù distrugge le mura della Sinagoga … ed ISTITUISCE una Chiesa che cammina per il mondo … Ma questa Chiesa ha un Ordine ed una Gerarchia … che va difesa ;-)

    @Lucia S
    A mio avviso … sei in errore!

    Il Peccato è offesa a Dio … ecco perchè solo Dio (che è l’offeso) può perdonarti … TU NON PUOI AUTO ASSOLVERTI … o pensare che Dio ti abbia già perdonato! :-)

    Devi chiederGlielo … devi volerlo … dopo certo che si fa festa …
    … e birra e salamelle e rugby … :-)

    Il fatto che il Padre sia li ad aspettarti con immutato Amore … NON ESCLUDE IL FATTO CHE TU DEBBA TORNARE ALLA SUA CASA …

    Concentrati sul fatto che devi fare un percorso per tornare a Dio … concentrati sulla qualità e sulla profondità di questo percorso … il fatto che Dio ti aspetti non è merito Tuo ;-) … il “tornare ad esser degna” di accogliere il Suo Amore.. si!

    Vedo un po’ troppa auto-assoluzione nelle tue parole … ed un po’ di “leggerezza gaudente” nell’approcciare il “peccato”.

    Salùt

  9. laura says:

    @Janus
    “…il fatto che Dio ti aspetti non è merito tuo…il “tornare ad esser degna” di accogliere il Suo Amore…si!”

    Concordo con te sul fatto che è Dio che ci perdona e che non è merito nostro. Ma non è nemmeno nostro il merito di “tornare ad essere degni”…è solo merito Suo se ci accorgiamo dei nostri sbagli, è solo merito Suo se sentiamo il desiderio di farci perdonare, di chiedergli perdono, è merito Suo se riusciamo a fare quel percorso per tornare da Lui. Merito nostro può essere solo quello di seguire quello che Lui stesso ci “suggerisce” con lo Spirito santo di fare…solo la nostra ubbidienza a certe ispirazioni, la volontà di farlo può essere considerato merito nostro.
    Ciao Janus! Ma perchè ti preoccupi quando sei d’accordo con Paolo? ;)

  10. Janus says:

    @laura
    Confesso che oggi sono in uffcio :-)

    Laura : “Ma non è nemmeno nostro il merito di “tornare ad essere degni”…

    Invece è proprio merito/compito nostro … così come è colpa … e colpa grave … non farlo.

    Se è Dio che fa tutto … anche in terra … noi che ci stiamo a fare ?
    Se fosse vero che l’uomo è solo una “variabile” di poco conto … perchè Dio si è fatto Uomo ed ha affidato ad altri uomini il compito di realizzare il Suo Regno in Terra ?

    Io tremo dinanzi a questo Cristianesimo moderno che emerge da molti interventi e che propone un uomo totalmente agito, disarmato ed impotente … attribuendosi le Grazie del Signore, facendosi “incolpevole” “salvato” ed “assolto” !
    Questa è apostasia …
    La pienezza della Grazia non l’avremo su questa terra … su questa terra ci dobbiamo conquistare la dignità di riceverla in cielo.

    Cristo dice “venite a me” … indica un percorso … l’uomo deve compiere questo percorso … diversamente, semplicemente ,l’uomo si perde … (ma state tranquilli … dietro l’angolo c’è satanasso ad accoglierlo)

    Se l’uomo si perde, se si allontana, se si danna … cosa diciamo … che è colpa di Dio ? :-)

    Oggi si è persa la consapevolezza del maligno … così facendo si è persa anche la prospettiva vera e salvifica della Grazia e della Salvezza nel Signore!

    La bruttissima traduzione che si fa del “Padre Nostro” …
    quel “non indurci in tentazione” … Non aiuta.
    E’ Dio che ci induce in tentazione ???? Daii !!

    Sotto sotto genera le derive che in parte mi pare di poter riassumere così e che un po emergono da alcuni commenti:
    Il peccato alla fine, se è Dio che fa tutto … è visto solo come una perturbazione transitoria del nostro dialogo (rapporto) … ed un po’ forse lo ha pure voluto il Signore il mio peccato … alla fine Lui mi Ama e mi perdona comunque … io non devo fare nulla … fa tutto lui !

    Su sta roba Hans Kung ha costruito una carriera :-(

    L’uomo, invece,su questa terra, è “agente”, nel bene e nel male … è può agire per compiere il male o può agire per “instaurare omnia in Christo”. :-) (.. e qui c’è la risposta alla simpatica “diatriba” col Curtaz :-) )

    Se si dovesse fallire … se dovesse vincere il maligno … cosa facciamo … diamo la colpa a Dio ? :-)

    Dai, non scherziamo !

    Salùt

  11. ...DiPassaggio... says:

    Ragazze … non fate arrabbiare Janus, che vi ricordo essere 1.90mt per 120kg, con l’ovale sotto il braccio pronto fare sfondamento (lo sento carico) :-D :-D

  12. laura says:

    @Janus
    Caro Janus, sta a noi SCEGLIERE se seguire la Vita o la morte.
    Non ho detto che noi non facciamo nulla e che è Dio che fa tutto, ma la grazia esiste, non possiamo negarlo, come non possiamo appropriarci meriti che non abbiamo.
    Questo non significa che allora noi non dobbiamo fare nulla perchè tanto ci pensa Dio! La decisione se seguirlo o meno dove la metti? E’ lì la differenza…non mi fermo e aspetto, ma decido volta per volta come agire.
    Ma non posso negare che dietro la mia decisione c’è Lui che in qualche modo influisce, ma SOLO se io Lo ascolto e decido di seguirLo, allora la mia scelta sarà quella giusta…ho/abbiamo questa libertà che non possiamo sottovalutare.
    Quanto alla tentazione, NON è Dio che ci tenta, semmai permette che siamo tentati, e poi sta a noi lottare…e se perdiamo la colpa non è certo di Dio. Che comunque vede e spera e aspetta e prova ad aiutarci, ma a volte siamo così presuntuosi da credere di sapere cosa sia meglio per noi e scegliere la cosa sbagliata.
    Lo Spirito Santo esiste, e se ci affidiamo a Lui è un grande aiuto, la Sua Grazia non possiamo negarla! Possiamo ignorarlo e non ricevere così la grazia che Lui non aspetta altro che donarci. :) Ciao!

  13. Lucia S says:

    xJanus:
    ho l´impressione che non hai letto quel che ho scritto. Il fatto che Dio mi ami anche quando sono in peccato non significa che nel peccato ci debba rimanere, anzi! e il fatto che mi debba amare bene pure io non significa che mi debba abbandonare al dolce far niente e al menefreghismo, significa solo che mi devo riconciliare con me stessa e perdonarmi, perché questo piace a Dio. E che i “meriti” siano di Gesù… beh…. sai…. prendila come vuoi, miei non sono. Io ricevo da Lui una proposta, che ha a che vedere col mio rapporto con Lui, con la gente , con me stessa e con la natura, (i Regno) e scelgo. Anche se queste scelte hanno momenti privilegiati e forti, più espliciti, si fanno tutto il tempo.
    E che mi ama basta per far festa.
    Anch´io sapevo molto quando ero giovane…. adesso so poche cosette e non son sicura servano a qualcosa. Questo vale solo per me, non per te. Ognuno ha la propria strada e quella di Santa Teresa del Bambin Gesù non si assomiglia affatto a quella di Santa Teresa d´Avila. Eppure entrambe sono dottori della chiesa.
    besos, pace a tutti!
    Lu

  14. Janus says:

    @laura

    Cara Laura, ora hai fatto un intervento già diverso dal precedente :-)

    Invece che vita e morte … diciamo che sta a noi scegliere se seguire Cristo o satana. Meno edulcorato il concetto, ma più preciso.

    “ma la grazia esiste, non possiamo negarlo,”
    - Io non ho detto che la Grazia NON esiste … io ho detto che non è su questa terra che ne vivremo la PIENEZZA … che è diverso.

    “Questo non significa che allora noi non dobbiamo fare nulla perchè tanto ci pensa Dio! La decisione se seguirlo o meno dove la metti? E’ lì la differenza…”
    - Appunto … è proprio questo il punto che rivendico.

    ” … ma SOLO se io Lo ascolto e decido di seguirLo, allora la mia scelta sarà quella giusta…ho/abbiamo questa libertà che non possiamo sottovalutare”
    - Infatti … non sottovalutiamola questa libertà ;-)
    … perchè è compiendola nel Bene che realizzeremo il Regno :-)

    “Quanto alla tentazione, NON è Dio che ci tenta, semmai permette che siamo tentati, e poi sta a noi lottare…e se perdiamo la colpa non è certo di Dio. Che comunque vede e spera e aspetta e prova ad aiutarci, ma a volte siamo così presuntuosi da credere di sapere cosa sia meglio per noi e scegliere la cosa sbagliata”
    - Ecco brava … ma il problema non è “cadere” … il problema è pensare che anche da caduti tutto sommato “va bene così” … e non ci si rialzi!
    Il compito dell’uomo è quello di resistere alla caduta , ma se caduto di rialzarsi e di tornare a camminare nel Signore :-)
    E’ questo sforzo che fai per rialzarti che Dio accoglie … ed è per questo sforzo che compi che ti accorda il Perdono … non perchè l’offesa che ha ricevuto è di poco conto :-)

    “Lo Spirito Santo esiste, e se ci affidiamo a Lui è un grande aiuto, la Sua Grazia non possiamo negarla!”
    - Assolutamente … si!
    Sei molto tenera con quel “… è un grande aiuto” :-)
    … ma è anche vero quel famoso adagio popolare “aiutati che il ciel ti aiuta” ;-)

    Salùt

  15. Janus says:

    @Lucia S

    Sono d’accordo con il concetto di “riconciliarsi” con se stessi (dopo che lo si è fatto con Dio) … meno con sta storia del “perdonarsi” :-)

    I due concetti appartengono a “categorie” diverse … il Perdono (la remissione dei peccati) appartiene solo a Dio: è detto bene anche nel brano proposto nel post … e Curtaz, giustamente, sottolinea come Marco con abilità, usi questo sillogismo per far arrivare anche i presenti a riconoscere la divinità di Cristo).

    Per il discorso dei “meriti”… che dire … prendila come vuoi … ma Gesù non ha bisogno che tu e nessun altro Gliene attribuisca :-)

    Ha invece bisogno di gente che qualche merito, ai suoi occhi, se lo conquisti qui in terra … altrimenti signori … chiudiamo baracca e burattini.

    Salùt.

  16. laura says:

    …DiPassaggio… :
    Ragazze … non fate arrabbiare Janus, che vi ricordo essere 1.90mt per 120kg, con l’ovale sotto il braccio pronto fare sfondamento (lo sento carico)

    @…DiPassaggio…
    …di passaggio ma spesso! (se sai che Janus è 1.90 per 120Kg!!!)
    Tranquillo/a, Janus non è pericoloso…è uno spirito “scientifico”, non accetta concetti come veri in assoluto, ma indaga, si informa, legge, studia…e per questo
    sembra battagliero, ma in positivo… :)

    @Janus
    Ora siamo d’accordo, anche se mi inquieta un po quel “tenera” alla fine…che non capisco bene… :)
    Cià

  17. simone says:

    grazie a tutti :-) non ho fatto in tempo a rispondere subito perchè ero via qualche giorno…ringrazio chi mi ha risposto :-)

  18. Davide says:

    @Janus

    Eccomi janus!Scusami per l’attesa ma il tempo ultimamente mi si è ristretto….
    Dunque,i miei commenti erano comunque di riferimento ad una risposta a Rosaria,dove riportava la sua difficoltà a perdonarsi,da qui il mio pensiero nell’imparare ad amare se stessi,imparando a perdonarci.La considerazione di Rosaria era fatta post confessione(spero di aver capito bene),quindi dopo aver ricevuto il perdono con relativo sacramento.Quindi se io dopo una confessione,ricevo il perdono con tanto di assoluzione e mi sento ancora il peso della colpa è solo perché non mi riesco a perdonare.Un perdonato che non si perdona.E se sono incapace a perdonarmi,come può la divina Misericordia entrare nel mio cuore,se questo, si lascia cullare dal mio amor proprio? Quel amor proprio che non è da confondere,con quel “come te stesso”.Amare se stessi non vuol dire piangersi addosso,non vuol dire soddisfare i propri desideri,non vuol dire ascoltare le nostre vocine interiori che ci appagano tanto e che ci lasciano soli quando sbagliamo. Amare se stessi,vuol dire conoscersi e riconoscersi(chi sono io?),saper ascoltare,vuol dire volere il proprio bene.E qual’è il nostro bene? Il nostro bene è fare la volontà del Padre,quel Padre che ci conosce alla perfezione e sa di cosa abbiamo bisogno. E il nostro bene,può anche farci male,può costarci,può chiederci sacrificio,rinuncie,proprio perchè il nostro bene è non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi.Amandoci(noi stessi e gli altri),quindi,come Lui ci ha Amati.Quindi anche la mia riflessione sull’Amore(essendo di risposta a Sandro ma di riferimento ancora alla considerazione di Rosaria) non era un inno alla faciloneria di fronte alla Misericordia di Dio.Dal momento in cui tutto copre e tutto sopporta,allora c’è data la libera scelta di fare quello che vogliamo e l’inferno è vuoto.No…. .Non intendevo dire che Dio copre tutte le nostre colpe,comprese quelle di cui non abbiamo voluto prendere atto e di cui non abbiamo chiesto perdono ma,semplicemente che il nostro io colpevole non deve offuscare la nostra propensione ad amarLo,lasciandoci Amare,imparando l’Amore.La memoria dei nostri errori è giusto che permanga,ma ripeto, non deve piegarci su noi stessi impedendo alla Sua Misericordia di raggiungerci.
    Buona notte a tutti…..

  19. Lucia S says:

    Davide :@Janus
    Eccomi janus!Scusami per l’attesa ma il tempo ultimamente mi si è ristretto….Dunque,i miei commenti erano comunque di riferimento ad una risposta a Rosaria,dove riportava la sua difficoltà a perdonarsi,da qui il mio pensiero nell’imparare ad amare se stessi,imparando a perdonarci.La considerazione di Rosaria era fatta post confessione(spero di aver capito bene),quindi dopo aver ricevuto il perdono con relativo sacramento.Quindi se io dopo una confessione,ricevo il perdono con tanto di assoluzione e mi sento ancora il peso della colpa è solo perché non mi riesco a perdonare.Un perdonato che non si perdona.E se sono incapace a perdonarmi,come può la divina Misericordia entrare nel mio cuore,se questo, si lascia cullare dal mio amor proprio? Quel amor proprio che non è da confondere,con quel “come te stesso”.Amare se stessi non vuol dire piangersi addosso,non vuol dire soddisfare i propri desideri,non vuol dire ascoltare le nostre vocine interiori che ci appagano tanto e che ci lasciano soli quando sbagliamo. Amare se stessi,vuol dire conoscersi e riconoscersi(chi sono io?),saper ascoltare,vuol dire volere il proprio bene.E qual’è il nostro bene? Il nostro bene è fare la volontà del Padre,quel Padre che ci conosce alla perfezione e sa di cosa abbiamo bisogno. E il nostro bene,può anche farci male,può costarci,può chiederci sacrificio,rinuncie,proprio perchè il nostro bene è non fare agli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi.Amandoci(noi stessi e gli altri),quindi,come Lui ci ha Amati.Quindi anche la mia riflessione sull’Amore(essendo di risposta a Sandro ma di riferimento ancora alla considerazione di Rosaria) non era un inno alla faciloneria di fronte alla Misericordia di Dio.Dal momento in cui tutto copre e tutto sopporta,allora c’è data la libera scelta di fare quello che vogliamo e l’inferno è vuoto.No…. .Non intendevo dire che Dio copre tutte le nostre colpe,comprese quelle di cui non abbiamo voluto prendere atto e di cui non abbiamo chiesto perdono ma,semplicemente che il nostro io colpevole non deve offuscare la nostra propensione ad amarLo,lasciandoci Amare,imparando l’Amore.La memoria dei nostri errori è giusto che permanga,ma ripeto, non deve piegarci su noi stessi impedendo alla Sua Misericordia di raggiungerci.Buona notte a tutti…..

    amen
    Lu

  20. rosaria says:

    @Davide
    forse è proprio questo che intendevo, i nostri errori non possono essere dimenticati,(se così fosse potremo ricaderci dentro con più facilità),quindi se io perdono me stessa è un po come se non dovessi dar conto a Dio e provvedo io per me egoismo puro… quei peccati lasciano il segno …il buco nella trave dopo aver tolto il chiodo..quel chiodo che ha tolto Dio dopo la confessione e l’assoluzione…da quel punto ricomincia si parte da zero , anzi no ,da uno è rinascita …ma non più così pura e limpida ,quelle cicatrici che mi porto dentro sono la mia croce ma sono anche piene di luce e mi insegnano la strada giusta per CERCARE di non cadere nello stesso errore
    MI sono spiegata? scusate ma mi è difficile trovare le parole giuste per esprimere i miei sentimenti a volte mi sento un pò tanto fusa

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