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Peccato e perdono

TN_ev3pa17[1]Ed entrò di nuovo a Cafarnao dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa [2]e si radunarono tante persone, da non esserci più posto neanche davanti alla porta, ed egli annunziava loro la parola. [3]Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. [4]Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico. [5]Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati». [6]Seduti là erano alcuni scribi che pensavano in cuor loro: [7]«Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?».[8]Ma Gesù, avendo subito conosciuto nel suo spirito che così pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate così nei vostri cuori? [9]Che cosa è più facile: dire al paralitico: Ti sono rimessi i peccati, o dire: Alzati, prendi il tuo lettuccio e cammina? [10]Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere sulla terra di rimettere i peccati, [11]ti ordino _ disse al paralitico _ alzati, prendi il tuo lettuccio e và a casa tua». [12]Quegli si alzò, prese il suo lettuccio e se ne andò in presenza di tutti e tutti si meravigliarono e lodavano Dio dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!». Mc 2

Il secondo capitolo di Marco inizia con la guarigione del paralitico. Vorrei fare alcune osservazione di lettura: anzitutto dobbiamo tenere a mente che nella mentalità giudaica popolare ( e forse ancora un po’ nella nostra) c’era la convinzione che la malattia fosse una punizione di Dio ai nostri peccati. Poco era servita la riflessione di Giobbe che, invece, aveva slegato la retribuzione del peccato alla condotta della vita. Un paralitico dalla nascita era tale perché i suoi genitori avevano peccato e se era diventato paralitico era sicuramente a causa di un suo peccato. Vi immaginate che razza di isolamento si produceva con questo discorso? Capiamo perché l’arrivo improvviso di un paralitico innesca un discorso sul peccato.

Il paralitico viene calato dall’alto, ci immaginiamo la calca intorno alla casa che aveva accolto Gesù. l’unico modo di arrivare a Gesù era passando dal tetto di frasche che ricopriva le case a un unico piano caratteristiche della Palestina. Il paralitico viene portato perché bloccato, immobilizzato… che bella immagine di chiesa! La chiesa è colei che porta chi è paralizzato dal dolore, dalla solitudine, dal peccato, fino ai piedi di Gesù. Oggi portate nella preghiera qualche persona che conoscete, fate il servizio che fecero queste persone nei confronti del paralitico: è un servizio alla carità che potete fare.

Gesù resta stupito dalla fede di questa gente e perdona il peccato di quest’uomo. E’ stupefacente gioco che innesca Marco: gli scribi pensano in cuor loro: “Solo Dio può perdonare i peccati!”. Hanno perfettamente ragione: solo Dio può perdonare i peccati, quindi Gesù … Vedete il gioco di Marco? Nel perdono del paralitico e nella successiva guarigione adombra la divinità di Gesù.

Vale la pena anche di sottolineare il fatto che la guarigione del paralitico è il segno di una guarigione interiore ben più profonda.

Veniamo ora a noi: cos’é il peccato? Non vi sembri una domanda senza senso perché dalla risposta a questa domanda capiamo quanto cristianesimo c’é nella nostra fede. A me pare che, per rispondere, occorra rifarsi alla Scrittura. Nell’antico Testamento il peccato è legato all’idea del fallire un bersaglio, come la freccia che non colpisce la preda. Nel Nuovo Testamento il peccato è legato all’idea di un rifiuto dell’amore, di un rifiuto della luce. E’ proprio così: peccato è rifiutare la pienezza che Dio mi vuole dare, credermi capace di gestire la mia vita e, perciò, fallire il bersaglio. Dio mi ha creato per essere un’aquila e a me va bene restare un pollo. Peccato è, anzitutto, un’offesa nei miei confronti, una svalutazione di ciò che potrei essere e, perciò, un fallimento nel raggiungimento della mia felicità. E’ come se vi avessi regalato una lavatrice e voi la usaste come lavastoviglie: non lamentatevi se il vostro servizio di porcellana va in mille pezzi! Dio mi ha creato, sa in cosa consiste la mia felicità, mi dona il libretto di istruzioni che è la Scrittura e io decido che me la cavo benissimo da solo, che so io badare alla mia vita. Ecco cos’é il peccato.

Capite, allora, che io e Dio spingiamo dalla stessa parte. Anzi, forse più Dio di me. E peccato è tutto ciò che non realizza la mia natura più profonda. Cito spesso l’episodio del colloquio tra il Papa Giulio e Micelangelo che gli stava scolpendo il monumento funebre. Davanti alla bellezza del Mosé il papa, stupito, chiese a Michelangelo come avesse fatto a fare un capolavoro del genere. E Michelangelo a lui: “E’ stato semplice, ho preso un blocco di marmo di Carrara e ho tolto via tutto ciò che non era Mosé”. Anche per noi è così: siamo dei capolavori da realizzare e il peccato è tutto ciò che non sono io nel profondo.

Dio ha un Progetto su di noi. Lo conosciamo? Crediamo davvero che questo Progetto rappresenti la nostra massima realizzazione? In estrema sintesi il peccato è un non-amare, un credermi capace di realizzare da solo la mia felicità.

Ecco il primo ostacolo all’accoglienza della buona notizia: il peccato. Posso essere paralizzato nella mia miopia, chiudere il cuore nella durezza senza riconoscere che è il Signore che fa.

Alcune annotazioni finali su questo aspetto a partire dalle tante obiezioni che mi sento rivolgere quando parlo di peccato e di perdono. Anzitutto: molte persone contestano che il perdono sia intermediato da un uomo, il prete, peccatore quanto e più di me. Perché non posso confessarmi direttamente a Dio? Obiezione più che corretta, che però non tiene conto del desiderio del Signore Gesù che esplicitamente, a più riprese, affida il ministero del perdono proprio agli apostoli. Che, dunque? Non so dirvi il motivo, lo chiederemo direttamente al Signore. Mi pare però di intuire due ragioni soggiacenti a questa scelta. Io non so voi, ma a me costa molto di più confessarmi al Signore, il Perfetto, colui che è tutta luce, colui nel quale non è mai ombra, che non ad un uomo come me che conosce il peccato e conosce la forza del perdono… Questa solidarietà che si esprime con il condividere la stessa povertà, lo stesso dono, mi riempie di meraviglia, mi gonfia il cuore. Sì: davvero il Signore è con noi e ci perdona e la sua voce passa attraverso l’esperienza e il consiglio di un fratello che ha riceuto, per farmene dono, il ministero della pace del cuore. Idealizzo? Forse sì, me ne rendo conto. Eppure questo è il sogno di Dio. Non fermatevi all’esperienza negativa di questo o quel confessore che non hanno saputo trasmettervi calore e accoglienza… forse era stanco, sfiduciato. Sapeste che pena fare il confessore, alle volte! Vedere il dono di Dio gettato dalla finestra dietro paraventi quali ‘precetto’ e ‘dovere’ come quando si dichiara il proprio reddito al fisco (cioé: meno dichiaro e meno pago!). Ma anche che gioia interiore quando si assiste stupiti alla grazia che riempie il cuore di una persona! Una seconda ragione a difesa del ministero del perdono è dato dall’esperienza storica. Sapevate che all’inizio della chiesa, nei primi secoli, la confessione era pubblica, all’inizio della celebrazione eucaristica? Ve lo immaginate? Che figuracce! Eppure era così forte il senso di appartenenza alla comunità che si riteneva essenziale chiedere perdono anche ai fratelli. Ora questo compito di rappresentare la comunità è delegato al sacerdote. Sappiamo vedere in lui il fratello ferito dalla nostra colpa, dal nostro peccato! Infine voglio dire due parole sull’inutile senso di vergogna che alle volte l’avversario riesce a farci provare pur di tenerci lontano dall’abbraccio di Dio. Sapete che alle volte ho l’impressione di avere davanti penitenti più preoccupati del proprio peccato che del perdono? Come se vi volessero regalare dieci miliardi e voi foste tutti preoccupati perché siete vestiti da lavoro! All’obiezione: “Chissà cosa pensa il prete di me” reagisco rivelando uno scoop clamoroso. Sono prete, penso, confesso e perciò vi svelo cosa pensa un prete dopo due ore di confessione. Semplicemente dice: “Signore, abbi pietà di me peccatore” perché spesse volte le confessioni degli altri sono degli splendidi esami di coscienza per noi!

Category: Parole

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87 comments

  1. Leggendo questo passo di Marco,penso a cosa posso aver imparato da questo insegnamento di Gesù…..Ho imparato la grandezza dell’Amore e della solidarietà umana.Ho imparato l’immensità dell’Amore di Dio che attraverso Gesù ci dona il perdono dei nostri peccati.Ho imparato che la Parola è Gesù stesso!E ‘ una Parola Potente,perché realizza ciò che proclama! Ho imparato un altro significato del “potere”….Potere,questo vocabolo e l’uso e consumo di esso mi ha fatto sempre tremare…Ma con Gesù il “potere” è tutta altra cosa! 🙂 è il potere di Dio a tutela dell’uomo : il POTERE DEL PERDONO!Il potere come strumento di servizio…Il potere di Cristo sul peccato e sulla malattia,potere sui venti e sull’acqua che gli obbediscono,potere sulla morte stessa.E’ potere sul mondo! Gesù ha insegnato lo stile del suo potere ai suoi discepoli…Leggendo il passo che Paolo ci propone,non ci limitiamo solo ad osservarlo come una cronaca,come una foto,ma troviamo una descrizione minuziosa dell’insegnamento di Gesù…L’incontro con Lui non è mai qualcosa che sfiora o tocca in superficie il nostro vissuto,ma è un evento che và in profondità…Il paralitico guarisce nell’anima e nel corpo.Il POTERE liberatore e guaritore di Gesù che viene da DIO!Gli amici del paralitico non chiedono nulla…Ma il loro agire è più eloquente di qualsiasi supplica : si fidano di Gesù!hanno una fiducia immensa in Lui al punto di superare i vari ostacoli…Gesù allora dimostra tutto l’ AMORE DIVINO!Ma i teologi qualificati di Israele vanno su tutte le furie…In fondo hanno ragione…I miracoli di Gesù sbalordivano,ma quando annunzio’ al paralitico che gli perdonava i peccati : apriti cielo!!!Che bestemmiatore!Giustamente il perdono dei peccati era cosa mai vista fino ad allora.La “chiesa” di Marco non è una scuola di catechismo o di teologia è un’esperienza di vita e di salvezza…In essa Dio tramite Cristo e i suoi seguaci,manifesta la SUA POTENZA,operando guarigioni,ma ancor più perdonando.Mi ritorna alla mente la frase di Paolo “Dio mi ha creato per essere un’aquila e a me va bene restare un pollo”…C’è il rischio che in noi alberghi quel “paralitico” che sta bene al caldo nel suo lettuccio(peccato)…Che non vuole guarire,non vuole alzarsi e non si decide a prendere le sue responsabilità…È importante il prenderci cura l’uno degli altri…Ma non sempre ci sarà chi,al momento giusto ci prenderà,ci solleverà,ci aiuterà a rialzarci…Perché certe decisioni spettano solo a noi facendoci un bell’esame di coscienza..

  2. Che bello sentire la preghiera del cuore, anche detta preghiera di Gesù o del nome di Gesù:
    “Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me”
    E’ una preghiera che fa parte della tradizione delle chiese cristiane orientali;
    è giunta a noi con il libro “i racconti di un pellegrino russo”, il quale trova una grandissima gioia nel ripeterla continuamente, sperimentando una unione con Dio favolosa.
    Grazie per avercela ricordata.

  3. leggo il commento e anche questa volta mi accorgo che Tu Padre sei sempre vicino a me nonostante tutto i miei difetti, le mie proteste. solo 5 ore fa mi lamentavo con mio marito della mancanza di un buon confessore (e mi ero pure ripromessa di non lamentarmi di nulla in particolare oggi) quanto è vero: mi pongo in maniera sbagliata di fronte a chi mi vuole dare 10 miliardi di euro che a me davvero servono!!! se solo provassi a mettere come protagonista della mia vita Dioinvece che me, in maniera seria, con i fatti . in rete ho trovato un video che raccontava come la confessione sia un abbraccio di Dio e ho tanta voglia di continuare a sentire il Suo calore. Ogni giorno Ti prego di entrare nella mia vita aggiungo ora fà anche che non dimentichi di aprirTi la porta

  4. il senso di vergogna l’ho provato davanti a Dio quando dopo ,una vita che avevo litigato con Dio, entrai in chiesa , Lui mi ha chiamata,mi sono confessata di quel grande peccato che mi portavo dentro,è stato difficile perchè mi ero chiusa anche verso gli uomini, è stato il primo passo verso la riconciliazione,verso quel perdono tatto atteso verso la guarigione ma ,io ,non posso dimenticare e ancora non mi perdono,certo il tutto mi ha fatto crescere ,sbagliando s’impara ,e quei peccati me li porterò addosso sempre saranno la mia croce,ma una croce con la luce perchè m’insegnano a riconoscere qual’è la strada da non percorrere

    PRIMO TEMPO ho una marea di cose da dire e tirar fuori ho bisogno di tempo per riordinare i miei pensieri

  5. Ogni volta che leggo o ascolto questo brano, non posso non ringraziare i miei portatori. Quelli che mi hanno dato uno scossone, ma anche quelli anonimi, incontrati per strada, sull’autobus…
    Mi colpisce anche che Gesù ridà al paralitico la sua dignità di figlio amato. Non dice una parola il paralatico, sembra non chiedere niente… è lì perché ce l’hanno portato, ma quanto amore devono avere avuto per lui i portatori per sfidare la credenza che il malato era un maledetto da Dio! Gesù ha visto la fede dei portatori, ogni tanto ho detto a qualcuno: faccio fatica a credere, ma mi fido di te e vado avanti.
    Buona vita a tutti!

  6. A me viene in mente l’altro paralitico guarito da Gesù, quello alla piscina di Betsaida, quello che non ha nessuno invece che lo aiuti, è lì da più di trent’anni…e non fa mai a tempo a immergersi all’acqua, c’è sempre qualcuno che arriva prima di lui. Ma Gesù lo vede, sa, gli si avvicina, e gli chiede se vuole guarire.
    Chissà se aveva chiesto aiuto a qualcuno, o se non credeva di farcela da solo…prima o poi…
    Mi fa capire ancora una volta che per guarire dobbiamo prima di tutto volerlo, che non possiamo contare su noi stessi, che dobbiamo avere l’umiltà di chiedere aiuto, a qualcuno e soprattutto a Lui, e affidarci, fidarci.
    Anche il fidarsi di un sacerdote che è sempre un uomo, come noi, ma a cui è donato di poter rappresentare il Signore e di perdonare. Ecco l’aiuto che dobbiamo avere l’umiltà di chiedere e di accettare, anche se costa. Certo non è facile ammettere i propri limiti già con se stessi, ancora più difficile raccontarli a qualcuno. Ma bisogna superare il timore di essere giudicati, altrimenti rimarremo lì al bordo della piscina ad aspettare chissà quanto…
    E sapere che chi ci ascolta non è lì a giudicarci, ma a fare appresso a noi il suo esame di coscienza…bello!

  7. parlare con un amico dei propri problemi è come dividere un pò quel peso che tieni dentro, ti senti già meglio anche se poi i problemi sono sempre lì ma riesci ad affrontarli in modo diverso anche ascoltando i i consigli o le esperienze dell’amico…così accade quando si confessano i propri peccati ad un parroco,ti senti umiliato, hai vergogna ma già il confessarli ti rende un pò più libero poi è una questione fra te e Gesù e qui giunge l’importanza della preghiera…ma ancora non basta ,devi essere anche tu a perdonarti con il cuore,ma se sei pentito per davvero è dura dimenticare e quindi abbracci la tua croce(che rappresenta il peccato)illuminata e segui Gesù,per la diritta via ,perchè quella croce ti illumina..non è una croce che porta alla sofferenza ma porta alla pace e alla gioia.Forse era questo che intendeva Gesù col dare ai suoi apostoli(sacerdoti)il potere di salvarci dal peccato, di perdonarci … PRENDI LA TUA CROCE E SEGUIMI

    SECONDA PUNTATA

  8. Potere della confessione!!… sentirsi perdonati per poter perdonare….
    Mi è capitato di avere un disturbo fisico che si protraeva da tempo: vado dal medico (che mi conosce da 30 anni): mi visita e dice:_ E’ chiaro!…io non capisco e lui mi chiede notizie di una persona che sapeva mi aveva ferita in passato.Gli chiedo la ricetta per la medicina per curare il disturbo…Lui mi risposnde:-La ricetta non è mia …è stata fatta 2000 anni fa e si chiama …perdono!!!
    Esco …capisco…vado a confessarmi per chiedere il mio perdono e l’aiuto a Dio per perdonare la persona….: la ricetta funziona!.. non meravigliatevi: esistono ancora medici della mutua così!!
    I disturbi scompaiono …con la ricetta di 2000 anni fa’..!!!

  9. Io è da anni che mi pongo sempre la stessa domanda, spero che qualcuno mi riesca a dare una risposta, diciamo mi “illumini”.
    Si parla di perdono etc e nella realtà con la confessione si dovrebbe ricevere il perdono di Dio.
    Io capisco che la confessione sia un percorso spirituale che non va fatto esclusivamente perché è natale o è pasqua, ma è un rito importantissimo per sentirsi meglio internamente e verso Dio.
    Ma perché bisogna confessarsi al prete???
    Nel senso se io ho una colpa…in primis cerco di fare pace se c’è di mezzo qualche altra persona…in secondo ne parlo con qualcuno, che può essere un parente, uno psicologo etc.
    Invece la Chiesa mi sembra che abbia sempre messo il ruolo del prete-confessore al centro, guai se non ti confessi una volta all’anno, guai se non confessi ai preti i tuoi sensi di colpa.
    La confessione è nata nei conventi e nelle abbazie dove i priori/badesse parlavano con i giovani appena entrati nell’Ordine, e parlavano del tutto e del più, erano guide spirituali. Niente a che vedere con la confessione che mi hanno insegnato al catechismo di dire i peccati.
    Per questo che io vedo la confessione come un dialogo con qualcuno che “ne sa più di me” e può darmi i consigli; capisco che sui problemi religiosi la figura del prete è essenziale, ma di religione ne sa anche uno laureato in teologia no?…Visto che il prete non ha nessun potere magico di assolvere i peccati, se io risolvo i miei problemi con un teologo mi devo sentire peccatore allora?
    Ma sono peccatore per le regole della Chiesa o le regole di Gesù?
    Mi pare che nel vangelo ci sia “confessatevi gli uni agli altri…”
    buona giornata a tutti

  10. Inoltre viene sempre detto…”Gesù dà ai suoi apostoli il potere di salvarci dal peccato, di perdonarci … “. Si ma gli apostoli non sono mica sacerdoti! Erano semplici persone che nessuno sa neanche se erano sposate etc etc…capite che è una contraddizione? E’ vero che gli apostoli più rappresentativi al giorno d’oggi sono i preti (fanno una loro scelta di vita rispetto ad altri di vivere completamente il vangelo), ma non è che se allora non mi confesso una volta all’anno allora sono peccatore quando magari rendo partecipe dei miei problemi altre figure.
    HELPPPPPP

  11. per essere ancora più chiaro….Paolo può essere il teologo che sopra ho citato…
    Se io i miei problemi li risolvo con lui (quindi diventa il mio confessore)…ma non è più un prete e quindi se non mi confesso una volta all’anno ad un prete allora sono peccatore?
    Gesù non ha dato regole, la confessione è una liberazione personale, se io mi libero con Paolo, non vedo la motivazione di farlo con un prete.

  12. E’ sempre Lui che fa. Senza di Lui, senza la Sua Forza, non si può…vivere…ma è vero anche il contrario: senza di noi, Lui non può nulla.
    Nei vangeli Gesù ripeterà sempre: “La tua fede ti ha salvato”. Cioè: “Sei guarito solo perché tu hai avuto fiducia in te e in Me”.
    Se non si ha fede si è dei paralitici. Il paralitico non fa nulla. Non parla, non si muove, non interviene, non cammina. Non ha neppure un nome: è come un “uomo morto”, che non sa fare più nulla nella vita, che ha smesso di vivere.
    E’ un uomo paralizzato, la paralisi nasce dalla paura. La paura paralizza.
    Noi ci saremmo aspettati che Gesù vedendolo, lo toccasse e lo guarisse. Ma non è la paralisi corporea il suo problema. E’ dentro il suo problema, e Gesù lo sa. E’ l’animo paralizzato.
    Gesù per dire quanto è forte e pericolosa questa invisibile ma reale paralisi interna, la chiama peccato.
    Il paralitico deve modificare il suo atteggiamento interiore, perché nessuno può vivere la sua vita. Nessuno può amare con il suo cuore. Nessuno può affrontare i suoi problemi. Nessuno può guarire le sue malattie. Dipende solo da lui.
    …poi ci sono i barellieri dell’uomo paralitico che hanno una grande fiducia in Gesù, se non l’avessero portato da Gesù, forse, per sempre, quest’uomo sarebbe rimasto paralizzato.
    I barellieri sono gli angeli che esistono nella nostra vita: sono tutte quelle persone che ci amano e credono in noi. Quando credi di andare a picco, c’è sempre quella persona che ti aiuta e ti porta da Gesù.
    Tutte queste persone sono degli angeli, delle benedizioni, delle visioni, che ci fanno vedere allo specchio quello che siamo per davvero e non la brutta faccia che vediamo noi; in loro possiamo vederci diversi, migliori. Vedono in noi ciò che noi non vediamo in noi, ma che c’è.
    Io ringrazio Dio per tutti gli angeli della mia vita, a cui sarò per sempre cara, che non potrò dimenticare, che porterò per sempre nel mio cuore perché loro c’erano nei miei momenti decisivi, perché loro mi hanno amato, perché hanno tirato fuori il meglio di me; perché certe volte veramente mi hanno preso in braccio perché io proprio non ce la facevo più. Certi incontri ti salvano la vita. Uno di questi angeli è un sacerdote che mi ha fatto rinascere a vita nuova, che davvero devo la vita.
    E poi….e poi c’è Gesù.

  13. @simone
    Dobbiamo distinguere il perdono con il sacramento della confessione come lo viviamo qui e ora. NElla tradizione della Chiesa c’è sempre stato il doppio registro di rapporto con la comunità ferita dalla nostra colpa e con Dio, Oggi si vede quasi solo l’aspetto privato con Dio e il prete “funge” da rappresentante della comunità ferita. Anch’io preferisco, e di molto!, confessarmi con un prete che mi conosce e mi segue da tempo, mi sento molto più a mio agio.

  14. @simone
    per quel che ne so io, e per quello che mi hanno detto dopo una domanda simile, in parte già ti sei risposto quando dici che la confessione è un cammino spirituale. Confessarsi non è solo elencare i peccati, bisogna anche far conoscere la” storia” del peccato e per questo è essenziale avere un padre spirituale che conosca il tuo modo di essere e ti guidi nella vita. inoltre mi è stato detto che non avere un tramite nella confessione potrebbe farti cadere nell’errore di parlare con noi stessi e non con il Padre. non è facile spiegarlo anche per questo concetto di confessione c’è bisogno di un cammino spirituale e di rivolgerti a persone competenti.per quanto riguarda gli apostoli diciamo che nel tempo c’è stata bisogno di una nuova figura, quella del prete, per trasmettere la fede. tale figura deve sempre far riferimento al Magistero (ecclesiale) spesso siamo portati a dividere ciò che dice la Chiesa da ciò che dice Gesù e a mio avviso è uno dei più grandi errori poichè è vero che questo è fatta di uomini , ma la chiesa stessa ha anche una natura divina e capo della chiesa è nostro Signore Gesù Cristo. sono appena agli inizi degli studi e non è facile scrivere per me su questo argomento. ci ho provato se non altro per dirti che sicuramente non sei solo a farti certe dodmande ma almeno porsele vuol dire non essere passivi e mi viene in mente quel detto “aiutati che Dio ti aiuta” aiuta a crescere il tuo spirito perchè non Ti lascerà solo

  15. C’è un altro aspetto della confessione: è sacramento. E se è vero, come è vero, che in ogni sacramento incontri Cristo, se li c’è Lui con il suo tocco delicato che ti accarezza e ti salva mentre tu ti racconti con difetti ed errori e ti affidi alla sua benevolenza..allora la confessione non è più fatica, è incontro. E’ relazione

  16. “in estrema sintesi il peccato è un non – amare,un credermi capace di realizzare da solo la mia felicità!” partendo da queste parole di Paolo,rifletto sul fatto che la maggior parte degli uomini considera la libertà nel fare ciò che gli piace e pare….Se è così, perché la disperazione è il pane quotidiano del nostro tempo?Se siamo liberi di fare ciò che ci và, perché non siamo felici?Forse perché per vivere nella gioia,bisogna avere un cuore pulito?Ma cos’è dunque che inquina il nostro cuore? Il non amare appunto…Ma come si fà ad amare?Ci sono delle frasi classiche , standard “credo in Dio a modo mio,lo amo a modo mio”…Gesù nella sua missione terrena dedicava molto tempo per insegnare ed istruire,per farci conoscere l’Amore,ossia il vero volto del Padre…Un conto è il surrogato della felicità un conto è essere “divinamente felici” 🙂 tutti manchiamo in diversi modi,solo la confessione rigenera,abbellisce,trasfigura l’anima…Quanto più ci avviciniamo a Dio tanto più diventiamo sensibili delle nostre innumerevoli colpe,ed ecco l’importanza del cammino spirituale di cui avete parlato . In verità dovremmo essere pieni di gioia e ringraziare continuamente Gesù perché è venuto a liberarci dai peccati…E invece?E invece è così difficile accettare che un sacerdote,un uomo come noi debba avere il “potere”di assolverci o non assolverci …Sembriamo quegli ebrei che nel post precedente dicono a Mosè: “chi ti ha costituito nostro capo?”il sacerdorte , a differenza di Mosè,la risposta la conosce 🙂 è Gesù che lo ha costituito come suo intermediario,come suo sostituto qui , infatti dice a Pietro:” a te darò le chiavi del regno dei cieli,e tutto ciò che legherai sulla terra,sarà legato nei cieli,e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” Matteo,16,19. Ma nemmeno queste parole ci convincono e allora il sacramento della confessione è sempre più in crisi….Che strani che siamo!Si percepisce un pò ovunque il desiderio di manifestare tutto se stessi nel bene e nel male senza essere giudicati…Pensiamo ad internet: i vari blog,youtube,chat,facebook,tv….Ci accorgiamo che c’è il desiderio di raccontarsi ma non la disponibilità di mettersi in discussione…Non riusciamo più a comprendere cosa sia peccato oppure no.Il peccato…Fin dall’origine assume una dinamica relazionale,anzi è il caso di dire antirelazionale….Solo se siamo illuminati dall’amore,solo alla luce dell’amore e della grazia,il peccato diventa orrore,tradimento…San Giovanni nella sua prima lettera dice “se diciamo che non abbiamo peccato,facciamo di Dio un bugiardo e la Sua Parola non è in noi!” Gv1,10. È difficile spiegare e comprendere il peccato se non istauriamo un legame con Dio…Infatti il peccato è un vivere ed uno scegliere lontano o contro Dio.C’è qualcuno qui nel blog il cui saluto è “buona vita!”.Quanto mi piace questo saluto , perché è una benedizione!Infatti è l’augurio di vivere in grazia e quindi cercare di non peccare…Gesù ci ha riscattato dal peccato e ci offre la possibilità di una vita piena e felice…La vita buona è possibile perché Dio ci rivolge la sua Parola continuamente,sta a noi accoglierla e viverla.E quando non ci riusciamo,ci è data la possibilità di ricominciare,di riconoscere il nostro peccato,di lasciarci perdonare…È così che intraprendiamo un cammino spirituale,che ci porta ad una continua conversione…Il per-dono non ce lo diamo da soli,e non possiamo estorcerlo in alcun modo, né possiamo meritarlo…Esso è un dono di Dio!Come diceva qualcuno commentando questo post,diceva che la chiave è che la confessione è un sacramento!Non è un colloquio qualsiasi,un consiglio qualsiasi ma è un dono dall’alto accolto nella fede.È una festa o è un momento drammatico in cui veniamo giudicati per quello che siamo e facciamo?E’ UNA FESTA NELLA MISURA IN CUI ACCOGLIAMO CON SERIETÀ SU NOI STESSI…”LA VERITÀ VI RENDERÀ LIBERI” GV 8,32

  17. @simone

    Caro Simone, io credo che vivere da cristiani sia, oltre che vivere come Gesù attraverso l’ascolto della Parola di Dio e seguirLo con uno stile di carità verso tutti, sia anche uno esaminarsi quotidiano, circa le azioni della giornata per domandare perdono a Dio di ciò che ci ha allontanato da Gesù.
    Conto sull’amore di Dio che mi raggiunge visibilmente attraverso la confessione.

  18. E’ UNA FESTA NELLA MISURA IN CUI ACCOGLIAMO CON SERIETÀ LA VERITA’SU NOI STESSI…”LA VERITÀ VI RENDERÀ LIBERI” GV 8,32…scusatemi avevo saltato “verita’”

  19. @Simone

    Caro Simone, penso che tu debba prima di tutto capire la differenza tra confessione
    e colloquio spirituale o chiamato direzione spirituale.
    Quella che tu fai con un amico, un teologo o un prete parlando di un problema non è confessione, ma direzione spirituale, anche se molte volte la si confonde con confessione,perchè non avendo molto tempo a disposizione si finisce per fare l’una e l’altra insieme. La confessione è tutt’altra cosa, con essa tu prima di tutto ti penti dei tuoi peccati e chiedi perdono a Dio attraverso tale sacramento e il sacerdote in virtù del suo ministero dona l’assoluzione sacramentale in nome di Dio quindi in quel momento è il tramite per giungere al perdono di Dio.
    Pensaci, il colloquio non è confessione!

  20. [3]Si recarono da lui con un paralitico portato da quattro persone. [4]Non potendo però portarglielo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dov’egli si trovava e, fatta un’apertura, calarono il lettuccio su cui giaceva il paralitico.

    Fino a prima di leggere il post di Paolo, ho sempre letto questo brano del Vangelo esclusivamente ponendo attenzione all’importanza del servizio.
    Tra quelle quattro persone ho sempre visto quel qualcuno che – tra i nostri parenti, amici, vicini di casa, colleghi, e spesso nel nascondimento – ogni anno prende una o più settimane di ferie e paga non per andare a sdraiarsi al sole dei Tropici ma per trascorrere a Lourdes o altrove del tempo in cui si mette a disposizione dei fratelli che soffrono.
    Per favorire l’incontro del malato con Cristo e con la sua mamma, ognuno di loro si fa in quattro, in otto, in sedici… poi torna a casa sfatto ma contento… di solito più contento che sfatto… anche se spesso si rammarica di aver avuto poco tempo per pregare.

    In realtà, quando penso alle quattro persone del Vangelo di Marco, mi colpisce – Paolo, per favore fermami se sto dicendo un’eresia! – che dalla posizione in cui calano il paralitico, loro non riescono a vedere Gesù. Gesù invece sì, vede tutti, perché il brano continua con:
    [5]Gesù, vista la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, ti sono rimessi i tuoi peccati».

    Questo vuol dire che le nostre opere testimoniano la nostra fede.
    E che la nostra fede può favorire la guarigione dei nostri fratelli.

    Ecco, quello su cui non avevo mai riflettuto compiutamente meditando questo brano è che il paralitico siamo noi – con i nostri idoli, le nostre sozzure e i nostri sbagli – ma che, grazie a Dio, siamo circondati da solleciti barellieri!

    Buona notte a tutti… grazie per gli spunti che nell’occasione sono emersi sul peccato, sul perdono, sulla confessione e sulla direzione spirituale e scusate se non mi trattengo a riflettere pubblicamente con voi sulla mia esperienza in questo senso… avrei tanto da dire, ma poi mi toccherebbe anche usare il tasto “comments off”!

  21. Beh, inutile negare che tutto quello che dice Simone è pensiero comune e che le stesse osservazioni sono di tutti. Nel nostro modo di vivere è sempre più difficile abbandonarsi al mistero, perchè di fatto non si può provare scientificamente il dono della grazia. E’ una esperienza in cui il divino passa attraverso l’umano, a volte anche misero. E’ essenziale non fermarsi all’uomo che ti trovi davanti, anche se è vero che quando con il confessore c’è già una conoscenza la confessione si arricchisce di quelli che sono i frutti della direzione spirituale. Ma non è sempre così. Spesso capita di parlare con un emerito sconosciuto, a volte ci si trova in sintonia anche nelle visioni di vita, altre volte meno. Ma non è questo che conta.
    Nonostante io faccia molta fatica con questo sacramento (da buona “perfettina”) percepisco che è un luogo di grazia in cui il nostro Dio misericordioso e misterioso mi incontra.
    La mia continua lotta verso questo sacramento si riduce quando ripenso alle dritte che il Cardinal Carlo Maria Martini ci diede nei suoi anni di episcopato a Milano. Innanzitutto parla di “colloquio penitenziale”, e lo divide in tre momenti: “confessio laudis”; “confessio vitae”; “confessio fidei”, che si possono tradurre con tre verbi: lodare, riconoscere e proclamare. Faccio parlare lui:
    “Confessio laudis:Invece di cominciare la confessione dicendo i peccati si può partire da un sentito ringraziamento al Signore esprimendo davanti a Lui quei fatti di cui sono davvero grato nel cuore. La nostra vita, infatti è piena di doni e spesso non ci stimiamo a sufficienza per accorgercene. Questo primo gesto prepara il cuore e lo allarga instaurando un rapporto personale con Dio, di dialogo e confidenza. Lo sforzo di identificare quelle cose per cui ringraziare porta il penitente alla consapevolezza di aver ricevuto tanto da Dio per cui non può che esprimersi con una confessione di lode.
    Confessione di vita: In questo momento ci si pone la domanda: “Dall’ultima confessione, che cosa nella mia vita in genere vorrei che non ci fosse stato, che cosa vorrei non aver fatto, che cosa mi dà disagio, che cosa mi pesa”?
    Qui entra in gioco la persona nella sua intimità che non si limita all’elenco dei peccati ma ne ricerca le radici nascoste, le identifica e le pone nelle mani della misericordia di Dio.
    Se si riesce ad esprimere i profondi sentimenti e le emozioni che ci pesano troviamo le radici delle nostre colpe, cioè ci conosciamo per ciò che realmente siamo: un fascio di desideri, un vulcano di emozioni e di sentimenti buoni e a volte cattivi, che ci pesano sulle spalle negativamente e condizionano terribilmente le nostre relazioni e la nostra vita personale. Risentimenti, amarezze, tensioni, gusti morbosi che non piacciono vanno posti davanti a Dio, il solo che può guarire e salvare.
    Confessione di fede: I nostri sforzi di migliorare, lo sappiamo, non servono a molto. Tante volte abbiamo constatato come la sola volontà non basta. Il nostro impegno deve essere unito ad un profondo atto di fede nella potenza risanatrice e purificatrice dello Spirito.
    La confessione non è solo denuncia dei peccati, non è deporre sul tavolo una somma di denaro, piuttosto è deporre il nostro cuore nel Cuore di Cristo perché lo cambi con la sua potenza.
    A questo punto nasce anche la preghiera di pentimento che è riconoscimento di aver offeso anzitutto e in tutti Dio.
    Una confessione fatta così non stanca mai perché ogni volta ci invita ad andare alle radici del nostro essere cogliendone l’ambiguità fatta di grandezza e di miseria.
    Una confessione vissuta così è davvero fonte di nuova vita.”

    Meno male che l’intervento dello Spirito supera sovrabbondantemente i miei limiti e prende le mie balbettanti scuse da lista della spesa per trasformarmi. Ringrazio sempre della sua presenza in confessionale perchè so che Lui raccoglie perfino le parole che dimentico di dire. Se la mia salvezza dipendesse dalla mia memoria labile e dalla mia capacità di esprimermi, starei fresca…
    E nonostante tutto, ogni volta è una lotta e una fatica.

    Per Paolo: per uno dei prossimi post, potresti incrociare il tema della riconciliazione con le dieci parole di Mosè? Credo che sia un collegamento mentale che viene spontaneo, forse per effetto delle lezioni di catechismo ma forse anche perchè c’è effettivamente un forte legame. Come è nato? Come mai le parole che condividiamo con i nostri cugini ebrei sono diventate per noi la cartina di tornasole della confessione?

  22. sono sempre più convinta ,dopo i vostri post, correggetemi se sbaglio, che nella confessione la cosa più importante è il rapporto che si ha con Dio, è un prendere coscienza delle proprie debolezze è un dialogo tra te e Gesù, è Lui che ti perdona attraverso un prete che può essere amico o un emerito sconosciuto ricolmo di Spirito Santo, ma è pur sempre un uomo…simile a noi con le nostre debolezze e i nostri limiti

  23. La chiesa è colei che porta chi è paralizzato dal dolore, dalla solitudine, dal peccato, fino ai piedi di Gesù. Paolo ha messo su un’altro discussione…la chiesa
    è una comunità di fedeli ,siano noi che preghiamo e che abbiamo fede in cristo,è fatta di noi povera gente, umili peccatori pentiti,noi “piccoli” che ci abbassiamo ancor di più davanti all’immenso amore di Gesù e purtroppo tante volte le nostre parrocchie sono piene di Scribi e Farisei di tanti burattini che sembrano essere messi lì a posticcio le belle mascherine di cui parlava Paolo che entrando in chiesa e ascoltando ma non partecipando alla messa hanno compiuto il loro dovere….credere in Gesù è ben altro ,la chiesa è altra cosa, la chiesa siamo noi che parliamo di Lui, che in qualche modo preghiamo,e che ci affidiamo a Lui in ogni luogo, in ogni momento la chiesa è quella che ho dentro di me adesso mentre parlo con voi, quando prego tutti in silenzio e quando grido al mondo AMO

  24. Quando ti ho incontrato e mi hai detto: “Seguimi”,
    non sapevo quello che avrei vissuto venendoti dietro;
    non sapevo quello che avrei dovuto lasciare
    e quello che in cambio mi avresti dato.
    Quando ti ho incontrato,
    l’unica cosa era volerti amare,
    perché intuivo che eri l’Amore,
    e che avevi dato la tua vita:
    nessuno per me l’aveva mai fatto!
    Quando ti ho incontrato, anche il dolore
    sembrava meno faticoso da accettare,
    forse perché, per grazia tua,
    capivo appena che era l’amore con cui ti amavo.
    Ora che vivo con te, che vivo di te,
    sembra che la vita abbia un altro senso,
    quello di chi, sperimentato l’amore,
    ha un solo desiderio:
    essere te, per amare come te l’umanità.
    E tu mi fai così,
    dolce mistero della tua misericordia,
    che solo l’umile cuore di chi sa
    che è solo un dono tuo,
    riesce ad accogliere, a custodire, a vivere.
    Offrirti al Padre, nel pane e nel vino,
    come in quel giorno a lui ti sei offerto sulla croce.
    Offrirti all’uomo, che cerca, soffre,
    non vede, spesso non capisce,
    eppure sente palpitare dentro di sé
    il desiderio di unirsi a te.
    Quando ti ho incontrato,
    ti ho seguito perché eri Amore.
    Ora sono qui, davanti a te,
    scompaiono i dolori, le gioie, i dubbi, le certezze,
    la paura, l’entusiasmo, e resti tu, solo tu…
    perché la vita sia sempre così.

  25. mi ricordo ancora la spiegazione che ci fece un prete durante il ritiro per la cresima sulla confessione.
    ci aveva fatto un disegno dove paragonava i peccati alla nostra spazzatura il confessionale con un cassonetto della mondezza e il preteconfessore come l’operatore che mette nel camion la spazzatura del cassonetto… ecco mi è sempre rimasta questa immagine per capire bene la situazione sicuramente semplicistica però d’effetto visto che eravamo ragazzini e con il confessionale non ci si andava poi così d’accordo, non che ora sia meglio ma per altri motivi!
    una cosa della confessione che mi piace molto è quando il prete dice > Io ti assolvo dai tuoi peccati, nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
    E* nel nome di mio Padre e* nel nome di mio fratello Re Cristo e dello Spirito che sono perdonato … questo mi dona una pace profonda

    e ancora quando mi viene detto> Il Signore sia nel tuo cuore e nelle tue parole perché tu possa confessare bene i tuoi peccati. Lui mi sta vicino anche nel momento in cui mi sento a disagio e mi vergogno per quello che sto per dire ma il Signore mi dona la sua mano

    Cosi` sembra tutto bello invece non lo e` anche io ho tante difficolta` ad entrare in quel confessionale perche` spesso non so perdonarmi e faccio fatica ad accettare l`amore incondizionato di mio Padre.
    per la testa mi frullano tanti pensieri e tante situazioni spero di riuscire a trovare il coraggio per fare il cammino.

    un sorriso a tutti e buon tutto

  26. @simone
    Caro Simone, non sono una teologa, ma quello che stavo accennando l’altro giorno forse ti può aiutare. A me era venuto in mente il paralitico alla piscina, non so se è sbagliato, ma io ci vedo noi quando ci ostiniamo a voler fare di testa nostra e non ci lasciamo guidare, e inevitabilmente ci diamo la zappa sui piedi, perchè da soli non andiamo da nessuna parte! Se vediamo ogni suggerimento come obbligo non riusciamo ad accettarlo, ma se guardiamo a certe cose come opportunità tutto ha un’altro sapore. Pensa ai dieci comandamenti, se credi siano sono delle cose da fare o non fare ti è difficile seguire l’insegnamento che ti danno, ma se li guardi come un modo, una via per seguire Gesù, come un modo per avvicinarti allora…
    Il Signore ci da l’opportunità di avere dei suggerimenti che non ci fanno allontanare da Lui, i comandamenti altro non sono che consigli che seguiti ti evitano di farti male, di “sbagliare bersaglio”, non sono obblighi da seguire ciecamente, anche perchè è impossibile seguire qualcosa che non accetti, che non capisci. Così la confessione, è un modo che il Signore ci offre di riconciliarci con Lui, e siamo aiutati da qualcuno che lo rappresenta in quel momento, con un sacramento, guardalo come opportunità, non come obbligo. Lasciati portare, non ostinarti a voler fare da solo.

  27. @laura
    aggiungo una piccola cosa personale: io non posso confessarmi, come non posso ricevere la comunione, e ti assicuro che non è facile, e non sai cosa farei per poter di nuovo ricevere i sacramenti della riconciliazione e dell’Eucarestia! Non è la stessa cosa parlare con un sacerdote, o farsi aiutare da uno psicologo… provato tutto, non è abbastanza, non è lo stesso, manca di Qualcosa di vitale che niente e nessuno può eguagliare. Non sprecare le opportunità che hai…
    Non so se hai letto il diario di santa Faustina, ma racconta che spesso quando si confessava, era consapevole che il sacerdote le diceva cose che nemmeno lui capiva, e lei sapeva che era Gesù a parlare attraverso il sacerdote. Quando ti confessi non lo fai con un uomo, ma veramente con Lui.

  28. laura :
    @laura
    aggiungo una piccola cosa personale: io non posso confessarmi, come non posso ricevere la comunione, e ti assicuro che non è facile, e non sai cosa farei per poter di nuovo ricevere i sacramenti della riconciliazione e dell’Eucarestia! Non è la stessa cosa parlare con un sacerdote, o farsi aiutare da uno psicologo… provato tutto, non è abbastanza, non è lo stesso, manca di Qualcosa di vitale che niente e nessuno può eguagliare. Non sprecare le opportunità che hai…
    Non so se hai letto il diario di santa Faustina, ma racconta che spesso quando si confessava, era consapevole che il sacerdote le diceva cose che nemmeno lui capiva, e lei sapeva che era Gesù a parlare attraverso il sacerdote. Quando ti confessi non lo fai con un uomo, ma veramente con Lui.

    Era per Simone, ma ho sbagliato e ho risposto a me stessa! Sarà che ultimamente parlo più da sola che con qualcuno! 😉

  29. @laura
    Perchè Laura? Perchè parli più da sola che con qualcuno? Guarda che quando parli qui parli con tanti e – soprattutto – con QUALCUNO.
    Non vedi come si aprono i cuori qui dentro? Non vedi quante cose annodate vengono fuori e adagio adagio si scioglono? Non vedi quanto calore c’è e che è essenziale per portarlo poi nella vita reale e di tutti i giorni?
    Cosa ci facciamo, Laura, che da questo blog imparerai a parlare più spesso con gli altri, ad aprirti di più, ad entrare in sintonia?

  30. @lidia
    Cara Lidia, per me parlare è qualcosa di più che lo scambio di qualche parola, ed è quello che si fa di solito nel tran tran di tutti i giorni…difficilmente si riesce a parlare, a comunicare. A volte sembra più efficace un sorriso, un gesto che qualche parola frettolosa…e mi accontento di questo. Poi c’è questo parlare con voi, che mi piace molto! 🙂

  31. @lidia
    Quanto a quel Qualcuno ci parlo tutti i giorni…e a volte mi sembra pure che mi risponde… e parlo molto con me stessa, questo da sempre, e ascolto. Per entrare in sintonia con qualcuno bisogna essere in due!!! Non mi chiudo agli altri, anche se a volte è difficile e sembra che mi sto chiudendo, ma è sempre solo la stessa difficoltà che incontro a trovare dall’altra parte la volontà di aprirsi e di ascoltare, più spesso trovo chi vuole solo essere ascoltato, ma va bene anche così…infondo ho Lui che mi ascolta sempre, anche quando io non gli parlo!

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Article by: Paolo

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