La legatura di Isacco

ago 31, 2009 205 Comments by

images-1Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: “Abramo, Abramo! ”. Rispose: “Eccomi! ”. Riprese: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”. Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Gn 22

Una pagina misteriosa, quella della “legatura di Isacco”, in cui Dio appare come un sanguinario che ordina di uccidere il figlio della promessa ma che, letto con profondità, può svelare ancora una volta il vero volto del Dio di Abramo.

Anzitutto questo brano ci dice che il Dio di Israele non vuole sacrifici umani, come era invece consuetudine nei popoli vicini a Israele. Questo racconto esemplare vieta al popolo di Israele di scivolare in una visione sanguinaria della fede. Di più: la Bibbia mette in discussione una visione “sacrificale” e dolorista della fede, ancora troppo diffusa nel cristianesimo. Il sacrificio non è in sé positivo, Dio non ama il dolore e lo evita, se può. A volte il sacrificio è necessario a manifestare l’amore, come l’amato che muore per l’amata, come la madre che veglia insonne la malattia del figlio. Occorre rivedere alcune visioni sempliciste della croce: Dio non invia la croce, la vita, gli altri, il nostro carattere possono essere crocifiggenti. Nella prova, però, emerge la parte più autentica di noi: esiste un “sacrificio” positivo, è il “sacrum facere” dell’amore, quello di Gesù che sceglie il dono totale di sé.

Questo brano dice, inoltre, che il Dio di Israele rompe il legame ancestrale tra padri e figli: Freud avrebbe molto da dire su questo! Esistono nel nostro inconscio degli ingombranti paradigmi etici e sociali (padre/autorità/divinità/potere/legge) che vengono clamorosamente smentiti dalla Bibbia. Come nel racconto del rapporto di Abramo con suo padre Terach, anche qui la riflessione è pungente: nel legame padre-filgio non c’è possesso, ma libertà, consapevolezza, scelta: Isacco appartiene a Dio, non a suo padre Abramo.

Infine Abramo capisce che il Dio di Israele è misterioso: egli viene sconvolto dalla richiesta di Dio, non possiede il pensiero di Dio, Dio è, anche se alleato e palese, misterioso e imprevedibile. Tutto ciò che ha donato può riprenderlo, la distanza fra noi e lui è immensa, l’uomo non deve fare un idolo della sua fede e della sua conoscenza. Da qui nasce il timore di Dio, che non è paura, ma consapevolezza del “mysterium tremendum” (R.Otto) a fianco del “mysterium fascinans”; sono due poli da tenere in continua tensione. Sarà Gesù ad assumere in sé questo doppio aspetto: non siamo più servi ma amici.

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Abramo da parte sua, pensava di avere finito il suo percorso e deve ripartire da capo. La nostra vita evolve fino all’ultimo respiro, l’esperienza che portiamo nel cuore ci riempie la vita ma non ci mette mai al riparo da cambiamenti e svolte. Abramo, inoltre, fa esperienza dell’obbedienza assoluta: esiste un momento in cui la fede viene messa a durissima prova, tutto sembra essere sbagliato e fasullo, la nostra fede diventa nuda, la notte dei sensi e dello spirito prevale; in quei momenti impariamo a credere. Infine Abramo vive l’alterità di Dio: nel cammino dell’uomo, percepiamo, proprio avvicinandoci a Dio, della sua radicale alterità. Amare non significa possedere ma essere posseduti: per la Scrittura timore (di perdere l’amore) e amore convivono.

In un commento a questo brano, il talmud racconta di come Abramo, dopo l’intervento di Dio, se la prese moltissimo con lui, accusandolo di avergli chiesto una cosa assurda. Abramo disse di avere superato la prova e chiese a Dio, in cambio, di perdonare qualunque peccato sarebbe stato commesso dai discendenti d Isacco. Dio, vergognandosi per cià che aveva chiesto ad Abramo, acconsentì.

Dio di Abramo, tu non ami il sacrificio e ciu chiedi di affidarci a te, specialmente nei momenti difficili della vita. Fa’ che, come Abramo, non pensiamo mai di possederti completamente, ma di accogliere con stupore ciò che tu ci sveli di te, Amen

Parole

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205 Commenti a “La legatura di Isacco”

  1. Lucia S says:

    C´è una frase ripetuta nel racconto della moltiplicazione dei pani e dei pesci che mi ha colpito tantissimo un giorno, in uno di quei periodi economicamente e politicamente stravolti che in America Latina si vivono conuna certa regolarità: Dategli VOI da mangiare”!!!!!

    C´è un dolore che viene da una natura ferita, che geme con dolori come di parto,in attesa della sua piena redenzione, ma che nel frattempo genera malattie, catastrofi et similia. C´è anche un dolore prodotto dall´egoismo umano, che si mescola a quello che genera la natura e crea situazioni orribili di non-vita, e c´è un dolore che viene da quello che noi, gli amici di Gesù, non abbiamo fatto, (o sì abbiamo fatto)…. Il mysterium iniquitatis ci circonda, perché tutti pecchiamo, e l´unico innocente l´abbiamo appeso a una croce (dalla quale, gloriosamente, ha inaugurato il tempo della Resurrezione, ha spezzato cioè tutte quelle catene). Da lì deriva la gioia e la libertà per la quale ci ha liberati il Signore. Queste cose le penso quando mi ricordo di Rom,8…….

    Per quanto riguarda la morte, certo che c´è un momento di sofferenza in coloro che restano, ma la mia morte personale la voglio vivere e far celebrare nella festa! Spero di avere intorno al mio feretro volti solcati di lacrime, ma sorridenti allo stesso tempo: noi siamo soli, lei è felice. Ne parlo a volte coi miei: le mie sorelle capiscono, i miei figli un po´meno…. Per ora, e per il tempo che mi sarà dato, il tema passa per il “Dategli voi stessi da mangiare”. Come? A mano a mano che passa il tempo, certe risorse fisiche e mentali diminuiscono. Ma altre crescono…
    Mi sembra un onore e una prova di fiducia e di amore enorme, da parte del Signore, quel Dategli VOI….

    Spesso, quando celebro la festa della Riconciliazione, chiedo perdono per non aver risposto con maggior pienezza a quel Dategli voi…. che mi rende complice, forse in uno 0,00000000001% del dolore, della fame, della guerra…. So bene che è pochissimo quel che potrei fare, forse firmare una richiesta, o mandare una lettera al mio deputato, o forse non aver comprato quella blusetta così carina… insomma, non mi sento innocente, solo perché non sono la più colpevole. Ma qualcuno deve pur chiedere perdono, noi uomini siamo uniti anche in queste circostanze… e c´è una corresponsabilità, della quale mi tocca una parte infima, ma mi tocca…. Credo pure che, sempre che celebro un Sacramento, scende su di me quella forza trasformatrice, quel potere di rigenerare che sono il dono del Risorto….
    Amici, con dolori, angoscie, dubbi, debolezze ecc siamo avvolti nella luce di un mondo nuovo che c´è già, ma non ancora!!!!!! e del quale spesso non ci rendiamo conto.
    Un forte abbraccio: che la forza, la potenza del Risorto si riversi come una buona pioggia, un vento fresco, su ciascuno di noi, e sul mondo intero!
    Lu

  2. Miriam says:

    @lucia s è sempre bello leggerti…Grazie

  3. lidia says:

    Forse ci siamo scordati che la morte è nemica di Dio
    Forse ci siamo scordati che la morte sarà l’ultima ad essere sconfitta
    Forse ci stiamo scordando la Resurrezione e la piena salvezza
    Forse ci stiamo scordando che non è il problema della morte, ma della sofferenza
    Ci ribelliamo a Dio per la morte, ma solo per la soofferenza che infligge ai vivi
    Ma se ci curassimo di più dei vivi per evitare che soffrano, per ascoltarli
    Come dice giustamente Janus, non “dove sei Dio”, ma “dove siamo noi!!!”

    E’ la storia di Adamo, è sempre quella: non siamo nel posto dove dovremmo essere.

    Ci sono sofferenze senza senso che non hanno nulla a che vedere con la morte, e ci sono morti tragiche che lasciano in vita ed in perfetta salute.

    Perchè agitarsi tanto per una morte e non muovere un dito per un disperato?
    Che differenza c’è!

    Lasciamo stare il mistero della morte e della sofferenza che è affare di Dio, riprendiamo in mano il nostro potere di NON far soffrire o alleviare: non ci è chiesto altro.
    Io spacco il capello in 4, è vero, per la Verità, ma lascio tutto immediatamente quando ho vicino una persona che soffre per motivi che, per tutti, sarebbero scemi e degni di un “ma che te ne frega!”

    Ripeto, quanto detto all’inizio: provate a pensare ad Isacco (ferito nell’amore del padre che voleva immolarlo) che ribalta la situazione e va a consolare tutti.
    Ad Abramo è stato chiesto il cuore, ma ad Isacco è stato chiesto la fiducia, la stabilità di un padre che ti ama … ad Isacco è stato chiesto tanto … proprio come ad Abramo.

    La sofferenza non è un discorso accademico, anzi non è neppure un discorso, non lo deve essere. Esige rispetto, esige soccorso, esige – soprattutto – non giudizio (è poco, è tanto, è inutile, ecc.)
    La sofferenza non deve essere analizzata, ma vissuta e patita.

    Chi ce la manda? Anche Dio se serve, e smettiamola una volta per tutte di dire che il nostro è il Dio della gioia. Mica c’è gioia su una croce, mica c’è gioia in un tradimento … Smettiamola ed eviteremo che tanta gente non capisca ed affermi che non essere cristiana perchè non è nella gioia e perchè quel tipo di sofferenza non è immediatamente rimandabile al corpo, al torto fisico o altro.

    Abbiamo pietà di quelli che soffrono e se vogliamo portare Dio come consolazione diciamo loro che la croce su cui siamo ha tra il legno ed il notro corpo, un altro Corpo: quello di Gesù.

    La sofferenza che Dio permette genera sempre luce per gli altri, sempre, sempre e ancora sempre.

    E questo lo dico proprio adesso, sgomenta, addolorata, schiacciata (e se vi viene in mente qualche altra cosa aggiungetela pure).

  4. lidia says:

    @sandro
    grazie don Sandro …
    No, non mi isolo … sono stata isolata che è un bel po’ diverso.
    Mi sto scontrando con me stessa perchè ora il torto è ANCHE su me stessa, in “somma” a quello di prima.

    Non mi servono le parole dei cervelloni, non mi servono e le ho smontate tutte … a tutti servono parole umane come le tue, vissute e dirette.
    E’ il linguaggio universale della sofferenza.

    Bene, sono talmente stupida da potenziare tutto chiedendo al Signore perchè soffro tanto, perchè il male ha avuto il successo di piegarmi come mi ha piegato.
    Non sto combattendo Dio, lo sto abbracciando consegnandomi e quello che mi ritorna, da non credere, è consolazione … per altri però e con più consolo con più vengo colpita. So che il Signore mi sta chiedendo qualcosa che non riesco a capire … e ormai non c’è più nessuno a cui posso chiederlo e neppure ho voglia più di chiederlo.

    Graziie a tutti e di tutto

  5. Paolo says:

    Il dolore è dimensione inevitabile della vita, non la sua negazione, quello che siamo chiamati a fare è di evitarlo, quando inutile. Sono convinto che la stragrande maggioranza del dolore che viviamo ce lo provochiamo: con i nostri giri di testa, le nostre inutili attese, i giudizi. Dio non ferma le guerre perché sta a noi fermarle, Dio permette che i bambini muoiano di fame perché noi non ce ne occupiamo! Il Dio di Gesù si fida dell’uomo. gli affida il creato! L’idea di un mondo senza sofferenza, cioé senza cambiamenti, è illusorio e fuorviante: le emozioni, i cambiamenti, passano sempre attraverso una morte a qualcosa. L’ideale di vita sarebbe una vita senza alcun dolore, cioé anestetizzata o drogata? L’avventura umana richiede fatica, come salire una montagna o partorire un figlio: quella è una sofferenza necessaria e liberatoria. Rispetto al dolore innocente c’è ben poco da dire: anche la Bibbia tace. Ma Gesù, sulla croce, porta su di sé, condivide il dolore innocene, senza dare una spiegazione, ma una speranza. Insomma: evitiamo il dolore inutile, accogliamo quello necessario, restiamo in silenzio davanti al dolore innocente condiviso da Dio, evitiamo di provocare dolore, nel limite del possibile. E viviamo, come dice il Talmud, gioendo delle gioie che il Signore ci dona perché Dio ci chiederà conto delle gioie che non avremo vissute.

  6. laura says:

    X Janus:
    Buongiorno! Sai, ho continuato a pensare a quello che ci siamo scritti ieri.
    Hai ragione, non è il dolore a mettere alla prova la fede, ma la vita, con le varie tentazioni, e anche le sofferenze però…
    Ma mi sono venute in mente le parabole del seminatore e quella dell’uomo che costruisce la casa sulla sabbia…
    Tutto dipende dal terreno dove cade il seme, o dove basiamo la nostra fede: se ha radici o fondamenta ben profonde, non c’è uragano che tenga…
    Di sicuro da ragazzina quella che avevo non era fede, ma una piccola speranza poggiata tra tante illusioni…e il dolore l’ha spazzata via facilmente.
    La vita è un continuo lottare con tentazioni, sofferenze, prove…ma con lo sguardo rivolto a Gesù si può restare sereni nonostante tutto, nonostante i nostri limiti, e superare tutto “sicuri da ogni turbamento”.
    Il nostro non capirci forse era dovuto al fatto che tu presupponevi un pensiero, un ragionamento su cristiani ben saldi nella fede, io invece pensavo a tutti, anche a chi crede di credere, a chi non crede affatto…e a cristiani veri (tutti, nessuno escluso). Ciao! :)

  7. Saulo says:

    WOW… siamo riusciti a “smuovere” Paolo … forse siamo sulla buona strada :-)

    Paolo, non mi hai risposto però su cosa ne pensi della morte come festa.

  8. miriam says:

    @Paolo grazie per il tuo intervento paolo! approfitto per farti i complimenti x il commento di domenica 6 settembre, sono un po’ di parte….il 6 settembre, domenica appunto e’ il mio compleanno e manco a farlo a posta le tue ultime parole sono “noi siamo il sorriso di DIO!” ….me lo ripetono sempre gli ammalati , gli anziani quando porto la comunione….con il tuo commento, mi piace pensare che sia LUI, SERVENDOSI di te a dire , soprattutto a me , visto che ricorre il giorno della mia nascita, “sii sorriso di DIO ” E QUALE AUGURIO PIU’ BELLO DALL’ ALTO? :-) P.S. complimenti pure x la “colonna sonora” ;-)

  9. lidia says:

    Si può sapere con quale diritto giudichiamo il dolore altrui “INUTILE” o “DA GIRI DI TESTA”?
    Si può sapere con quali canoni ci arroghiamo questo diritto?
    E’ forse “UTILE” il dolore della calunnia, del martirio psicologico ed ogni tipo di sofferenza così ben espressa nell’ultima beatitudine?
    Vi paiono forse “UTILI” le sofferenze delle Beatitudini? Vi parlano forse di sofferenze che hanno a che fare con la salute e la vita?
    Chi siamo noi per giudicare e disprezzare certe sofferenze? Chi siamo per negare a queste persone la consolazione? E chi siamo per aumentarne la sofferenza?
    Si è forse fatto dei problemi Gesù con Niccodemo (che soffriva)? O con la samaritana con il suo disagio di sentirsi usata? Vi risulta che abbia fatto un top ten delle sofferenze?
    Ma che caspita, personalmente consolo anche i folli, gli schizzati, i bambini … tutti coloro che mi capitano e … sì … mi faccio “mangiare” se serve.
    Mi dispiace Paolo, ma l’ultima tua frase
    “Dio ci chiederà conto delle gioie che non avremo vissute”
    Vangelo alla mano, dovrebbe essere
    “DIO CI CHIEDERA’ CONTO DELLE GIOIE CHE NON AVREMO FATTO VIVERE AL PROSSIMO”.
    E quella fantomatica gioia si chiama proprio consolazione e sostegno.

    Ecco perché la gente smette di andare in chiesa! Non è che non crede in Dio, ma nont rova nelle nostre chiese ed in quelli che ci stanno, quel Dio che in Gesù si è rivelato.

    Forse saremo anche capaci di “non giudicare le persone per le colpe che commettono”, ma continuiamo imperterriti a giudicare tutti spietatamente a livello di persone dividendole in “meritevoli o meno di attenzione”.

    Ha detto bene don Sandro: Dio è un “noi” che non si riduce ad un “io e Dio” … ma questa è l’aria che si respira in giro.

    Provateci voi, prima di parlare di “giri di testa” e di “inutilità” della sofferenza a stare demtro quella tremenda beatitudine, provateci e poi ne parleremo.

    Vi saluto tutti.

  10. Saulo says:

    @Davide
    Caro Davide, la lunga risposta che ti ho generato non posso lasciarla senza considerazioni :-)

    Innanzitutto mi fa piacere aver toccato un tema che ha smosso te (e non solo).

    Purtroppo però sono stato un pò frainteso (non solo da te) perchè ho fatto due interventi vicini, uno sulle prove nella vita (che poi è stato trasfomato in dolori e sofferenze) e uno sulla morte che dovremmo vivere come momento di gioia anche qui sulla terra; interventi separati che poi sono stati uniti, intrecciando le due cose.

    A me interessa ora chiarire quello sulla morte.

    Il punto cruciale è proprio il lato da cui vediamo le cose !!!

    Se noi crediamo veramente nella Vita eterna (ti faccio solo un accenno : la nostra Anima c’era già !), se noi crediamo che su questa terra siamo solo di passaggio e non sappiamo per quanto tempo (ogni giorno, ogni istante potrebbe essere l’ultimo), se noi viviamo CONSCI che siamo su questo mondo, ma NON siamo DI questo mondo e NON siamo stati creati PER questo mondo ….. allora tutto è più chiaro !

    Allora tutto è più evidente.

    Tutto (qui) assume una dimensione precaria, temporale, di passaggio appunto.

    Dovremmo vivere (a mio modesto parere, ma ce lo conferma nostra Madre nell’ultimo messaggio a Medjugorje: “…Io sono con voi e vi guido verso l’eternità alla quale deve anelare ogni cuore. “), con questa TENSIONE all’Eternità, anelandola (e qui Janus, ti prego di sbizzarrirti con l’etimologia :-) ).

    E invece cosa facciamo ?

    Facciamo di tutto per accumulare “tesori” qui sulla terra (non tu. Gli altri. Come dice spesso il buon vecchio Paolo :-) ), per allungarci la vita il più possibile (cosa potremmo se Lui non lo permettesse …), consideriamo la separazione della morte (frutto del nostro peccato originale) come definitiva e non solo temporanea e soprattutto …. non pensiamo/non crediamo :-( che in Paradiso si sta meglio. Che in Lui abbiamo la gioia e la pace piena e per sempre. Che in Paradiso (a Dio piacendo), ci ritroveremo tutti e per sempre.

    Insomma Davide (lo dico a te, ma lo sto dicendo anche a me), dovremmo vivere come figli della Luce e non come figli delle tenebre…

  11. lidia says:

    Scusatemi, ma sto proprio soffrendo in questo modo indegno proprio per una persona la sui sofferenza mostruosa è anche disprezzata e condannata.
    In gioco c’è l’immagine di Dio.
    Mi dispiace per i toni violenti, ma il cuore ha sobbalzato.

  12. miriam says:

    @lidia
    ti capiamo…..ma pensavo che invece di lidia vulcano ti dovevi chiamare! :-)

  13. laura says:

    @lidia
    Cara Lidia, credo che quello che intendeva dire Paolo era che a volte siamo noi a procurarci (da soli) sofferenze che potremmo risparmiarci. Noi stessi siamo spesso causa dei nostri problemi e della nostra sofferenza. Ma di certo non voleva togliere dignità a nessun tipo di sofferenza…non credo volesse giudicare le sofferenze facendo una graduatoria o dire che ci sono persone che meritano consolazione e persone che non la meritano. Gesù non ama la sofferenza, e quando si trova lui stesso a soffrire chiede al Padre di allontanare quel calice, sempre secondo la Sua volontà. E di certo non vuole la nostra sofferenza, ma quando soffriamo, qualunque cosa sia quello che ci fa soffrire, Lui soffre con noi.
    E quel NOI che ci rende parte della Chiesa, ci rende responsabili della sofferenza degli altri, ma anche della nostra, che inevitabilmente fa star male “tutto il corpo”, quindi il resto dei credenti che la compongono.

  14. lidia says:

    @miriam
    e che sono stordita e annichilita da questa caspita di sofferenza che non mi da requie!!!
    E’ stato come se una ferita si fosse versato aceto, sale, pepe e olio bollente … non sono stata capace di dosare … ma forse non dovevo farlo.
    Ah! è ovvio che difendendo un calunniato si viene calunniati e sul personale e privato anche!

    Come cristiani ci sentiamo troppo spesso “3 metri sopra il cielo”, anzi “3 metri sopra Dio”, naturalmente asserendo la propria umiltà e bonarietà nonché deferenza.
    Ancora un po’ ed organizziamo la giornata della Trinità.

  15. miriam says:

    @lidia se ti sei schierata dalla parte del giusto il Signore non tace e’ LUI che ha detto “venite a me voi tutti che siete affaticati ed io vi ristorero’” ….lo sentiamo che sei affaticata…cerchiamo di darti un po’ di sollievo….ma solo LUIpuo’ darti il refrigerio…coraggio!!!!la tua croce accettata ti portera’ nel cuore di DIO. ogni croce accettata, sai meglio di me,ci insegna ad essere poveri in spirito,mansueti,puri, misericordiosi, pacifici…e’ difficile lo so, ma ancora una volta non permettere che la tua croce ti schiacci, ma aggrappati con la stessa forza con cui ti esprimi in questo blog al SIGNORE e lo SPIRITO DI FORTEZZA sara’ su di te…stai dando la tua “vita” ad un innocente (calunniato)…dare la vita x i propri amici GESU’ CE LO CHIEDE…COSI’ SALVEREMO NOI STESSI E SAREMO STRUMENTI DI SALVEZZA PER GLI ALTRI….che la pace scenda nel tuo cuore

  16. Janus says:

    @laura
    … Molto bene … molto bene …
    Un abbraccio :-)

    @lidia
    Mah Lidia …. a te non so che dire …
    … trasudi dolore e rabbia, ma io onestamente non ho capito una fava di quello che ti sta succedendo !
    Quindi non mi è chiaro se e quale consolazione darti!
    Ti chiedo più chiarezza … altrimeni non ha senso voler condividere le cose “a metà” ?
    Per quanto riguarda la tua risposta a Paolo … diciamo che avete ragione tutti e due … si pecca per omissione e per opere :-)
    Per cui: sia astenersi dal gioire che non trasmettere gioia … è peccato :-)
    Dio ci vuole felici… mica tristi :-) :-)

    @Saulo
    Caro amico, a Te ancora non avevo “risposto” in merito alla sofferenza per la morte.
    E’ un discorso antico che ha riempito pagine di antropologia culturale.
    L’uomo è “capace di Dio” … e questa capacità l’ha sempre dimostrata … concependo e realizzando il Rito.
    (Anzi la percezione di un Essere Supremo e dell’”immortalità dell’anima” sono un riflesso del dialogo che Dio ha voluto condurre con ogni popolo … insomma sono un dono che raramente non è stato accolto …)
    Il primo rito (per molto tempo il solo :-) ) quello che più si studia per capire una cultura e che ci rimane da epoche antichissimo è appunto il Rito Funebre … insomma il confronto dell’uomo col proprio fine.
    Non ho tempo per lo schema “etimologico” però considera che morte nelle varie culture conosce due aree semantiche:
    - Perire/deterioramento/corruzione/fine.
    - Passaggio/trasformazone/nuova vita.
    L’uomo ha sempre colto la propria natura umana e la propria natura divina … fino a Cristo ha cercato di elaborare le cose come meglio poteva :-) … Gesù ha portato compimento e pienezza a alla Natura Umana !
    In molte culture … (anche da noi), era ed è tradizione organizzare banchetti in attesa del rito funebre, col “morto” ancora in casa … e gli stessi funerali … accolgono bande musicali e fiori … insomma è a suo modo una festa … il dolore è per “il vuoto” che lascia il trapassato … ma è tutto dei vivi !! :-)
    … Oggi è tutto diverso … lo so, il materialismo ha ospedalizzato la morte, il dolore, la sofferenza… le ha medicalizzate :-( …. e ne dervia un male ben peggiore!
    Non ho molto tempo … per proseguire, mi spiace … ma è nodale la tua riflessione.

    @Paolo
    Concordo con ogni parola … che succedde ?? :-) :-) Mi devo preoccupare ?? :-)
    Però non mi puoi chiudere con una citazione del Talmud … dai … del Talmud !!
    Per sdrammatizzare, e ridere in ebraico … ecco perchè non puoi:

    Un ebreo dice ad un amico: “Ti ricordi di mio figlio? Tu sai che l’ ho sempre educato nel rispetto della religione ebraica. E’ successa una cosa strana: l’ho mandato in Israele perche’ cresca da vero ebreo, e lui… e’ tornato cristiano”.
    “E’ strano. Anch’ io ho educato mio figlio nel rispetto della vera religione, ma quando l’ho mandato in Israele, e’ tornato cristiano anche lui”.
    “Questo e’ molto strano, parliamone al rabbino: “I nostri figli che abbiamo educato da veri ebrei sono andati in Israele e sono tornati a casa cristiani”.
    “Questo e’ molto strano perche’ anche mio figlio, e’ andato in Israele e, malgrado sia stato allevato da vero ebreo, e’ tornato a casa cristiano”.
    “Cosa possiamo fare? “. E il rabbino: “Chiediamo al Signore: Signore di Israele, Dio di Isacco e di Giacobbe, ascoltaci, vogliamo chiederti un consiglio: i nostri figli, tutti degli ottimi ebrei, sono andati in Israele e sono tornati a casa cristiani, che possiamo fare? “.
    E Dio: “Questo e’ molto strano, perche’ anche mio figlio… “.

    Cià

  17. Miriam says:

    @janus in questo spazio che condividiamo nessuno ha torto e nessuno a ragione ….A volte si assumono toni espressioni xk come dice lidia il cuore ha un sobbalzo…Quando la situazione è drastica è difficile tenerlo a bada…E ci si sente chiamati in causa in prima persona…La stessa lidia si è scusata…Nessuno dovrebbe prendere alla lettera da sentirsi “offeso” non “capito” ecc…X quanto utile questo mezzo comunicativo è pur sempre astratto x cui si possono scambiare lucciole x lanterne quando invece magari il significato del pensiero espresso era tutt’altra cosa…

  18. lidia says:

    @Janus
    :-D :-D sei riuscito a farmi ridere con questa storia! Complimenti!!!
    Per la chiarezza, mi dispiace non posso dire altro! Ma si può condividere il dolore di qualcuno anche senza saperne il motivo, si può rinfrancare anche senza consigli, si può ascoltare e – magari – da delle sofferenze di cui non si conosce il motivo può nascere una parola che è nello stesso momento, consolazione, conforto e luce.
    Più volte a me è capitato e di natura sono restia a scavare nell’altro anche quando mi presenta solo le sue lacrime. Così, affidandomi al “Consolatore perfetto” Gli do’ in prestito la mia bocca … e che ne faccia quello che vuole!!! Bè, 90 volte su 100 è venuto fuori la meraviglia perfetta: consolato e illuminato chi soffriva e diversa la sottoscritta.

    E sì, noi pensiamo sempre di essere gli autori della consolazione, ma poi – in definitiva – siamo solamente dei trasmettitori … la cosa buffa è che capita anche a quanti dicono o credono di non-credere

  19. Saulo says:

    @Miriam
    Cara Miriam, è ammirevole perchè molto cristiano, il tuo impegno ad acquietare e trovare una giustificazione a tutto. Te ne rendo merito.

    Non concordo però che un sobbalzo del cuore possa farci scrivere qualsiasi cosa.

    La decisione di mandare un commento e di pigiare alcuni tasti piuttosto che altri, la prende alla fine il cervello … ;-)

  20. Miriam says:

    @saulo hai pienamente ragione sul fatto del cervello…Come potrei non essere d’accordo con te?Da buoni settembrini che siamo :-) veniamo accusati di essere tutto cervello e poco cuore….Infatti è più facile essere impulsivi in un discorso faccia a faccia che x via telematica ma ognuno è fatto a proprio modo e quando sei tutto un fremito non resisti e pigi avvio …E poi caro saulo è sempre lo stesso discorso : ognuno ha il proprio carattere e da quello che noto di lidia scherzosamente in modo affettuoso le ho detto che più che lidia la chiamerei vulcano! Lidia dai non arrabbiarti ora un bacio

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