La legatura di Isacco
Dopo queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: “Abramo, Abramo! ”. Rispose: “Eccomi! ”. Riprese: “Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami, Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò”. Abramo si alzò di buon mattino, sellò l’asino, prese con sé due servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l’olocausto e si mise in viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato. Gn 22
Una pagina misteriosa, quella della “legatura di Isacco”, in cui Dio appare come un sanguinario che ordina di uccidere il figlio della promessa ma che, letto con profondità, può svelare ancora una volta il vero volto del Dio di Abramo.
Anzitutto questo brano ci dice che il Dio di Israele non vuole sacrifici umani, come era invece consuetudine nei popoli vicini a Israele. Questo racconto esemplare vieta al popolo di Israele di scivolare in una visione sanguinaria della fede. Di più: la Bibbia mette in discussione una visione “sacrificale” e dolorista della fede, ancora troppo diffusa nel cristianesimo. Il sacrificio non è in sé positivo, Dio non ama il dolore e lo evita, se può. A volte il sacrificio è necessario a manifestare l’amore, come l’amato che muore per l’amata, come la madre che veglia insonne la malattia del figlio. Occorre rivedere alcune visioni sempliciste della croce: Dio non invia la croce, la vita, gli altri, il nostro carattere possono essere crocifiggenti. Nella prova, però, emerge la parte più autentica di noi: esiste un “sacrificio” positivo, è il “sacrum facere” dell’amore, quello di Gesù che sceglie il dono totale di sé.
Questo brano dice, inoltre, che il Dio di Israele rompe il legame ancestrale tra padri e figli: Freud avrebbe molto da dire su questo! Esistono nel nostro inconscio degli ingombranti paradigmi etici e sociali (padre/autorità/divinità/potere/legge) che vengono clamorosamente smentiti dalla Bibbia. Come nel racconto del rapporto di Abramo con suo padre Terach, anche qui la riflessione è pungente: nel legame padre-filgio non c’è possesso, ma libertà, consapevolezza, scelta: Isacco appartiene a Dio, non a suo padre Abramo.
Infine Abramo capisce che il Dio di Israele è misterioso: egli viene sconvolto dalla richiesta di Dio, non possiede il pensiero di Dio, Dio è, anche se alleato e palese, misterioso e imprevedibile. Tutto ciò che ha donato può riprenderlo, la distanza fra noi e lui è immensa, l’uomo non deve fare un idolo della sua fede e della sua conoscenza. Da qui nasce il timore di Dio, che non è paura, ma consapevolezza del “mysterium tremendum” (R.Otto) a fianco del “mysterium fascinans”; sono due poli da tenere in continua tensione. Sarà Gesù ad assumere in sé questo doppio aspetto: non siamo più servi ma amici.
Abramo da parte sua, pensava di avere finito il suo percorso e deve ripartire da capo. La nostra vita evolve fino all’ultimo respiro, l’esperienza che portiamo nel cuore ci riempie la vita ma non ci mette mai al riparo da cambiamenti e svolte. Abramo, inoltre, fa esperienza dell’obbedienza assoluta: esiste un momento in cui la fede viene messa a durissima prova, tutto sembra essere sbagliato e fasullo, la nostra fede diventa nuda, la notte dei sensi e dello spirito prevale; in quei momenti impariamo a credere. Infine Abramo vive l’alterità di Dio: nel cammino dell’uomo, percepiamo, proprio avvicinandoci a Dio, della sua radicale alterità. Amare non significa possedere ma essere posseduti: per la Scrittura timore (di perdere l’amore) e amore convivono.
In un commento a questo brano, il talmud racconta di come Abramo, dopo l’intervento di Dio, se la prese moltissimo con lui, accusandolo di avergli chiesto una cosa assurda. Abramo disse di avere superato la prova e chiese a Dio, in cambio, di perdonare qualunque peccato sarebbe stato commesso dai discendenti d Isacco. Dio, vergognandosi per cià che aveva chiesto ad Abramo, acconsentì.
Dio di Abramo, tu non ami il sacrificio e ciu chiedi di affidarci a te, specialmente nei momenti difficili della vita. Fa’ che, come Abramo, non pensiamo mai di possederti completamente, ma di accogliere con stupore ciò che tu ci sveli di te, Amen





Non vorrei sembrare l’eterna “addolorata”, sempre con esperienze di dolore da condividere…
Ma che ci posso fare se il dolore mi ha segnato e insegnato più delle gioie? E cosa posso farci se nella mia vita sono stati più i momenti di dolore di quelli felici?
(Ad un certo punto ho anche cominciato a temere quelli felici, perchè aspettavo da un momento all’altro una sofferenza che sapevo sarebbe arrivata:la vita è un’alternanza di gioia e sofferenza. L’ho capito che ero una ragazziana…).
La legatura di Isacco mi riporta a pensare alla perdita del bambino. La mia fede è stata messa alla prova, avrei potuto perderla di nuovo, come quando persi mio padre e decisi che un Dio così non lo volevo…non accettavo un Dio che permetteva tanto dolore assurdo.
Ma non è stato così, mi sono ritrovata a temere quello che sarebbe successo e a offrire tutto a Lui, a mettere tutto nelle Sue mani, e a pregare giorno e notte che fosse fatta la Sua volontà, anche se avrei perso il bambino avrei accettato perchè se Lui lo permetteva c’era un motivo…che non capivo, ma accettavo per giusto.
Non ho perso la fede, ma si è rinforzata, e ho superato quel dolore e capito che i figli non ci appartengono, non sono “nostri”, come nulla è nostro.
Ho sperimentato che ci si può abbandonare completamente a Lui, che proprio nei momenti più difficili Lui è con noi, che in quei momenti siamo proprio in braccio a Lui, e possiamo stare tranquilli del Suo sostegno. Ma per sentirsi sostenuti bisogna abbandonarsi con fiducia.
Signore, fa che, come Abramo, sappiamo riconoscere tra le mille, la tua voce che ci chiama, anche se ci dice cose insensate e dure. Fa che sappiamo vedere la tua presenza anche nelle difficoltà, nei problemi, nelle sofferenze e che non pensiamo che siamo in balìa del caso.
ogni volta che leggo questo passo,sembra un racconto al rallentatore:Abramo si alza di buon mattino, sella l’asino, prendee con sé due servi e il figlio, spacca la legna e parte. Anche questa volta Abramo parte senza sapere dove deve andare… Il luogo glielo indicherà il Signore.
Che cosa avrà pensato Abramo compiendo i suoi gesti? Il narratore non ci dice nulla.Il mondo interiore di Abramo è del tutto nascosto. Tocca a ogni lettore immaginarlo…(ognuno forse ricordando le nostre varie esperienze ). La narrazione
lascia un vuoto di tre giorni, un tempo lungo, nel più totale silenzio….Certo, Abramo nasconde un tumulto di sentimenti, ma non senza una speranza di fondo , dice ai suoi servi «Ritorneremo». C’è ancora spazio per la fiducia, la strada non è completamente sbarrata. Quando si cammina con Dio nessuna strada è definitivamente chiusa.il punto piu’ doloroso del racconto, a mio avviso e’ quando isacco chiede ” Padre mio, … ecco qui il fuoco e la legna, ma dov’è l’agnello per l’olocausto?”.Neppure la domanda del figlio riesce a far vacillare il suo « timore di Dio », la sua ferma volontà di obbedienza..La fede è una fiducia nel Signore che non si spegne mai. L’obbedienza a Dio viene prima, sempre, anche nei casi in cui essa sembra chiudere ogni possibilità. Ma il vero credente continua a fidarsi, in silenzio: «Proseguirono tutti e due insieme ».Temere Dio significa porre il Signore al di sopra di tutto, persino del figlio, persino del dono che Dio stesso ti ha fatto!Dio non vuole il sacrificio del figlio, ma la disponibilità ad offrirglielo.«Dio si è rivelato»……La prova è il mistero di Dio che si rivela Non basta la presenza, occorre anche l’assenza, per comprendere che la sua presenza non è come noi la vorremmo…Nel racconto della prova di Abramo non è in discussione Abramo, ma Dio….per capire chi è Dio (e di conseguenza come stare davanti a lui) non basta la sua presenza, occorre anche sperimentarne l’assenza. Non basta il dono, occorre sperimentare anche la sua totale libertà e la sua totale gratuità. Chi sperimentasse che Dio interviene sempre, e mai si
imbattesse nel suo silenzio, non saprebbe che cosa vuol dire credere e non saprebbe
nemmeno come è fatto il Dio nel quale crede. Questa, forse, la profonda analogia fra il sacrificio di Isacco e il Crocifisso…
Caro Paolo,
la famosa “prova” di Abramo è un “passo” che mi ha sempre “impensierito” e che ho di conseguenza approfondito.
Mi sembrava non solo strano, ma in effetti “impossibile” che Dio chiedesse il sacrifico di Isacco.
Due motivi:
- Dio AMA le sue creature e non ne può volere/disporre il male.
- Dio è l’ESSERE … ed una delle qualità dell’Essere … è quella di NON CONTRADDIZIONE .
Quindi DIO non può volere il Sacrificio di Isacco, perchè lo ama molto più di Abramo e perchè non contraddirebbe mai un suo dono!
Se non è quindi Dio a chiedere il sacrificio … chi è ??
L’esegesi più profonda di questo passo, si compone con un apocrifo del vecchio testamento … il libro dei Giubilei (non mi ricordo bene, ma deve essere intorno al capitolo 11 o 12)
Sono molto d’accordo con la rottura del “legame ancestrale tra padri e figli” … (e più che Freud … l’indagatore del “simbolo” in psicanalisi è Jung
) , ma vale per il Popolo Ebraico … Gesù (l’A.T. ha senso solo in prospettiva del Vangelo) anzi a mio avviso ricompone questa “frattura” …infatti se siamo Fratelli (in Spirito) è perchè siamo Figli del Padre 
(Ricordiamoci che “diavolo” deriva da dia-ballein = dividere … )
In relazione alla “citazione” Talmudica … diciamo che anche questa trova risposta nel Libro dei Giubilei
… ma non è Dio a vergognarsi !!
E’ molto bello quello che scrivi in relazione al “mysterium” ed all’ “essere posseduti” (abitati) in realzione alla Fede (Amore). Grazie.
Salùt.
PER SANDRO …..ho letto poco fa questa frase e voglio dedicartela “DIO si manifesta nel sudore di chi lavora,nei calli delle mani, in chi semina il grano (non so cosa semini materialmente,ma so di certo che semini l’ AMORE del SIGNORE ) e nel grano che da’ il pane ( tu ci dai il PANE DELLA VITA!)….POSSA TU SENTIRE SEMPRE DI PIU’ DIO PALPITARE NEL TUO CUORE (visto che ci hai detto che ti funziona ancora bene
per aiutare anche i nostri cuori ti abbraccio nel SIGNORE
Ma, Paolo, accidenti … lo fai apposta?
La stessa prova a me tra ieri sera e questa mattina!
Per difetto umano cerchiamo sempre di trattenere tutti, per difetto umano anteponiamo affetti umani all’affetto di Dio … e pensare che è proprio in Dio che tutti ci leghiamo e ci apparteniamo senza trattenere per sé stessi.
E’ un dolore assurdo a cui è corrisposta la mia rabbia (ancora di adesso) … proprio come il talmud (che manco sapevo esistesse)… Dio non mi ha ancora detto “Ho scherzato!” e non so come andrà a finire, di certo il “coltello” del taglio mi è schizzato dalle mani.
Mah….
Mentre leggevo il brano del nuovo post che Paolo ci propone (mi chiedevo come mai ci proponi questi testi dell’A.T. che sembrano pre-confezionati ? Poi forse ho trovato la chiave di lettura. Ci stai raccontando il tuo recente cammino, la tua dolorosa scelta ? ” La nostra vita evolve fino all’ultimo respiro, l’esperienza che portiamo nel cuore ci riempie la vita ma non ci mette mai al riparo da cambiamenti e svolte. Abramo, inoltre, fa esperienza dell’obbedienza assoluta: esiste un momento in cui la fede viene messa a durissima prova, tutto sembra essere sbagliato e fasullo, la nostra fede diventa nuda, la notte dei sensi e dello spirito prevale; in quei momenti impariamo a credere. “), dicevo, mentre leggevo il post su Abramo e Isacco, quasi in parallelo mi è venuto in mente Giobbe !
In particolare questo passo :
18 Mentr’egli ancora parlava, entrò un altro e disse: «I tuoi figli e le tue figlie stavano mangiando e bevendo in casa del loro fratello maggiore, 19 quand’ecco un vento impetuoso si è scatenato da oltre il deserto: ha investito i quattro lati della casa, che è rovinata sui giovani e sono morti. Sono scampato io solo che ti racconto questo».
20 Allora Giobbe si alzò e si stracciò le vesti, si rase il capo, cadde a terra, si prostrò 21 e disse:
«Nudo uscii dal seno di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto,
sia benedetto il nome del Signore!».
22 In tutto questo Giobbe non peccò e non attribuì a Dio nulla di ingiusto.
Allora se con Abramo, Dio lo ha solo messo alla prova, chiedendo/aspettandosi solo la sua disponibilità e non togliendogli niente alla fine perchè come dice Janus, Dio ama le sue creature,….. perchè con Giobbe non solo lo mette alla prova (molto più duramente) e gli toglie anche i figli ??
Non amava anche loro ? Certo che si. E allora ?
Mah…. io l’unica spiegazione la trovo nel “mysterium” di Dio che cita Paolo.
Per fortuna (o meglio, grazie a Dio), non tutto possiamo (nel senso di capacità) capire di Dio e anche quel pò che capiamo è dono suo e non nostro frutto.
Sì. in effetti ho tirato fuori dal cassetto una serie di riflessioni di spiritualità che avevo scritto tempo fa, nulla di autobiografico, per carità! Ma la voglia di far riscoprire alcuni brani non sempre meditati.
@lidia
Lidia, ch ti ha messo il coltello nelle mani non è Dio …
… chi te lo ha fatto schizzare via … invece è proprio il Signore!
Quindi non ti dirà mai: ho scherzato
Cià
@Janus
Hey Janus, hai già “spedito” i tuoi agnellini o la febbre del blog è più forte ?
Visto @ ?
MEDITANDO QUESTO POST MI E’ VENUTA IN MENTE QUESTA RIFLESSIONE DI MADRE TERESA DI CALCUTTA È difficile pregare se non si sa come farlo! Ma è necessario che ci aiutiamo con la preghiera… La cosa più importante è il silenzio!
L’essenziale non è quello che diciamo noi, ma quello che ci dice Dio e che Egli dice agli altri per mezzo nostro… Gesù ci aspetta sempre in silenzio!
Ci ASCOLTA nel silenzio: nel silenzio parla alle anime nostre.
Nel silenzio ci è dato di poter ASCOLTARE la Sua voce.
Il silenzio interiore è molto difficile, ma dobbiamo sforzarci per poter pregare. In questo silenzio scopriremo una nuova energia e una vera unione. L’unione dei nostri pensieri coi Suoi, l’unione delle nostre preghiere con le Sue, l’unione dei nostri atti coi Suoi, della nostra vita con la Sua…
Tutte le nostre parole saranno inutili, se non vengono dal profondo del cuore.Le parole che non diffondono la luce di Cristo aumentano l’oscurità! in queste parole ritrovo ABRAMO…
Paolo tu, come tutti, guardi questi versi dalla parte di Abramo, magistralmente (nel senso letterale del termine, cioè insegnando). Al più si guarda dalla parte del Dio Tre volte Santo, il Totlamente Altro, i cui pensieri non sono i nostri pensieri,le cui vie non sono le nostre vie…
Nesuno mai guarda l’accadimento con gli occhi del terzo protagonista, l’agnello muto, identificato spesso con Geù, L’Agnus Dei.
Ma io vedo il ragazzo che cammina accanto ad un padre assorto nel “suo” dolore, nei “suoi” dubbi, nella “sua paura. Un padre che non ha più coraggio nè forze per tranquillizzare il suo sempre più sapventato figliuolo. Vedo gli occhi di Isacco sgranati dalla paura e dall’incredulità mentre viene legato dal padre amato sull’altare del sacrificio
Paolo, non trovi che dal suo punto di vista il sacrifico si sia effetivamente compiuto? Per Abramo trovare un’altra vittima è stato un sollievo. Ma per Isacco che ha visto suo padre legarlo e brandire il coltello per ucciderlo, non credi che sia come morto nella sua dimensione di figlio?
Per questo io sto dala parte di Isacco. Io sto dalla parte del dolore innocente, incombrensuibile, assurdo.
Io sto dalla parte di Isacco che tornando a cassa con il padre non è più stato lo stesso. Vivo, si. Ma a quale prezzo?
@lidia
PER TE LIDIA…”Nelle mani di Dio” Sentiti nelle mani di Dio, mani che ti accolgono, ti sostengono, ti custodiscono e perché no?…. ti accarezzano.
Queste mani del Signore siano: il tuo rifugio, la tua forza, la tua sicurezza, la tua casa.Le mani di Dio!Card. A. Ballestraro Quale sarà il mio posto?Quale sarà il mio posto nella casa di Dio?lo so, non mi farai fare brutta figura.non mi farai sentire creatura,che non serve a niente,perché Tu sei fatto cosi:quando ti serve una pietra per la tua costruzione, prendi il primo ciottolo che incontri,lo guardi con infinita tenerezza e lo rendi quella pietra di cui hai bisogno:ora splendente come un diamante,ora opaco e fermo come una roccia,ma sempre adatta al tuo scopo.
Cosa farai di questo ciottolo che sono io, di questo piccolo sasso,che Tu hai creato e che lavori ogni giorno con la potenza della Tua pazienza,con la forza invincibile del Tuo Amore trasfigurante?Tu fai cose inaspettate, gloriose.
Getti là le cianfrusaglie E metti a cesellare la mia vita.Se mi metti sotto un pavimento che nessuno vede ma che sostiene lo splendore dello zaffiro,o in cima a una cupola che tutti guardano e ne restano abbagliati,ha poca importanza.
Importante è trovarmi ogni giorno là dove tu mi metti,senza ritardi.E io, per quanto pietra,sento di avere una voce:voglio gridarti, o Dio,la mia felicità di trovarmi nelle tue mani malleabile,per renderti servizio,per essere tempio della tua gloria. Card. A. Ballestraro
@Brunason
PERCHE’ DIO HA PERMESSO QUESTO?
In un’ intervista della Tv americana, Jane Clayson ha chiesto ad una ragazza orfana a causa della tragedia delle Twin Towers: “Dio come ha potuto permettere che avvenisse una sciagura del genere?” La risposta che ha dato è estremamente profonda e intelligente:
“Io credo che Dio sia profondamente rattristato da questo, proprio come lo siamo noi, ma per anni noi gli abbiamo detto di andarsene dalle nostre scuole, di andarsene dal nostro governo, di andarsene dalle nostre vite.
Ed essendo Lui quel gentiluomo che e, io credo che Egli con calma si sia fatto da parte.
Come possiamo sperare di notare che Dio ci doni ogni giorno la Sua benedizione e la Sua protezione se Gli diciamo: “lasciaci soli”?
Considerando i recenti avvenimenti… attacchi terroristici, sparatorie nelle scuole… ecc. penso che tutto sia cominciato quando 15 anni fa Madeline Murray O’Hare ha ottenuto che non fosse più consentita alcuna preghiera nelle nostre scuole americane e le abbiamo detto OK.
Poi qualcuno ha detto: “È meglio non leggere la Bibbia nelle scuole”…
(la stessa Bibbia che dice, Tu non ucciderai, Tu non ruberai, ama il tuo prossimo come te stesso) e noi gli abbiamo detto OK.
Poi, il dottor Benjamin Spock ha detto che noi non dovremmo sculacciare i nostri figli se si comportano male perché la loro personalità viene deviata e potremmo arrecare danno alla loro auto-stima, e noi abbiamo detto “un esperto sa di cosa sta parlando” e cosi abbiamo detto OK.
Poi, qualcuno ha detto che sarebbe opportuno che gli insegnanti e i presidi non puniscano i nostri figli quando si comportano male, e noi abbiamo detto OK.
Poi alcuni politici hanno detto: “Non e importante ciò che facciamo in
privato purché facciamo il nostro lavoro” e d’accordo con loro, noi abbiamo detto OK.
Poi qualcuno ha detto: “Il presepe non deve offendere le minoranze”,cosi nel famoso museo Madame Tussaud di Londra al posto di Maria e Giuseppe hanno messo la Spice girl Victoria e Beckham e noi abbiamo detto…OK!.
Ora ci chiediamo come mai i nostri figli non hanno coscienza e non sanno distinguere ciò che e giusto da ciò che e sbagliato. Probabilmente, se ci pensiamo bene noi raccogliamo ciò che abbiamo seminato.
Buffo come e semplice per la gente gettare Dio nell’immondizia e meravigliarsi perché il mondo sta andando all’inferno.
Buffo come crediamo a quello che dicono i giornali, ma contestiamo ciò che dice la Bibbia. Buffo come tutti vogliono andare in Paradiso, ma al tempo stesso non vogliono credere, pensare e fare niente di ciò che dice la Bibbia.
Buffo come si mandino migliaia di barzellette via e-mail che si propagano come un incendio, ma quando si incomincia a mandare messaggi che riguardano il Signore, le persone ci pensano due volte a scambiarseli.
Buffo come tutto ciò che e indecente, scabroso, volgare e osceno circoli liberamente nel cyberspazio, mentre le discussioni pubblicate su Dio siano state soppresse a scuola o sul posto di lavoro.
Buffo come a Natale nelle scuole la recita per i genitori non possa più essere sulla natività ed al suo posto venga proposta una favola di Walt Disney. Buffo come si stia casa dal lavoro per una festività religiosa, e non si conosca nemmeno quale sia la ricorrenza.
Buffo come qualcuno possa infervorarsi tanto per Cristo la domenica, mentre è di fatto un cristiano invisibile durante il resto della settimana.
Buffo come posso essere più preoccupato di ciò che pensa la gente di me
piuttosto che di ciò che Dio pensa di me.
@miriam
Miriam, carino il tuo brano. Circolava tempo fa in ppt. MA …
C’è una differenza sostanziale che dobbiamo tenere presente : prima dell’avvento di Gesù e dopo la venuta di Gesù.
Dobbiamo porci nel A.T. e dimenticare tutto quello che sappiamo di Gesù e quello che ci ha detto.
Ancor più, dobbiamo porci ai tempi in cui sono avvenuti i fatti, con la PAROLA a loro nota.
In queste condizioni dovremmo (ma ho già espresso la mia opinione) trovare una riposta.
@Saulo
secondo me, visto che ci ritroviamo a vivere gia’ sia con A.T. che con il N.T., quindi “cristiani completi” la risposta sta nella GRANDE MISERICORDIA DI DIO …..la MISERICORDIA DI DIO la trovi in tutta la bibbia…
@Janus
Hai ragione! Mi sono armata io dei miei errori, ma un taglio c’è stato comunque, ma non dal mio coltello. Ora so comè è andata a finire.
L’errore è solo mio ed ora mi affido a Colui che tutto sa.
Non posso fare nient’altro.
“Cosa farai di questo ciottolo che sono io, di questo piccolo sasso, che Tu hai creato e che lavori ogni giorno? … Se mi metti sotto un pavimento che nessuno vede ma che sostiene lo splendore dello zaffiro,o in cima a una cupola che tutti guardano e ne restano abbagliati,ha poca importanza”
Purchè non si finisca sulla strada di molti, per essere calpestato ogni giorno…
Per quanto riguarda la tua rsiposta al mio intervento:
…”Come possiamo sperare di notare che Dio ci doni ogni giorno la Sua benedizione e la Sua protezione se Gli diciamo: “lasciaci soli”?”…
Infatti io non parlo per coloro che hanno escluso Dio dalla loro vita, gli a-tei, i senza Dio. Hanno fatto la loro scelta e non sta a noi giudicare se sia giusta o sbagliata.
Parlo dei bambini che muoiono, degli innocenti che pagano gli errori e l’egoismo altrui, io parlo a nome di tutti quei poveri “Isacchi” che non hanno voce …
@Saulo
… Fine prima riunione … (letto @, poi rispondo).
Che senso ha leggere l’AT senza la luce del Vangelo ?
Giobbe … poi è un libro complicato e controverso … molto “ellenico” nel metodo(il Dialogo, il Simposio) e molto ebraico nel succo (la ricompensa/retribuzione … terrena) …
Che risposta vuoi trovare
@Brunason
Sono con Te …
Figlio di Bruna
@Janus
Eeehhh vabbe’
Con il Vangelo è tutto più semplice. E’ come voler entrare in un labirinto con la mappa
Con il Vangelo, trovi anche le risposte a BarBruna
@brunason si avevo capito il tuo dolore della sofferenza degli innocenti…Ma con quella intervista notiamo che non solo gli atei o l’america si comportano così..Anche noi cristiani abbiamo quelle reazioni -ribellioni…Anche la nostra italia si sta americanizzando…Isacco è la vittima come dici tu ma l’amore del padre che lo stava preparando a morire non l’abbandona e lo aiuterà a vivere più forte…Isacco ritorna a casa col padre…Non lo allontana arrabbiato deluso..Forse avrà pure avvertito vissuto questi sentimenti , ma non è andato via dal padre …Come Gesù non è andato via dalla Croce e ha vissuto x la Gloria del Padre