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La fête-Dieu

Arcabas_EmmausCosì i francesi chiamano la solennità del Corpus Domini: la Festa di Dio. Domenica scorsa, in una di quelle giornate che mettono in crisi gli atei incalliti che non sanno chi ringraziare, in certi casi, mentre davo l’impregnante alla balconata del mio rifugio alpino segreto a guardavo il vento che scuoteva i larici del bosco e il bagliore della neve che dall’alto delle montagne ancora domina il paesaggio in altitudine, ho pensato a questa splendida definizione usata dai cugini transalpini, miei vicini di casa. La te-Dieu, la festa del Dio con noi, perché avere Dio con noi è sempre una festa. Lo so bene, non è una presenza evidente, Dio non si impone, anzi, pare nascondersi alla nostra sensibilità, forse perché, cercandolo, scopriamo in noi una dimensione “altra” che è quella che ci permette di vedere l’invisibile, i noi, nei fratelli, in Dio. Possiamo fare esperienza di Dio, nella vita, affinando lo sguardo interiore, investendo tempo e spazio all’ascolto, al silenzio, alla meditazione, allo stupore. Nello splendore della natura (e qui parto avvantaggiato, scusate), nella bellezza che si manifesta nell’arte, nella lettura della Parola di Dio, scopriamo la stupefacente presenza di Dio. L’eucarestia, misteriosa presenza di Cristo che si nasconde nel fragile e possente segno del pane e del vino, diventa davvero una festa per il discepolo. Quando incrociate una chiesa, durante la vostra giornata, fate come frate Francesco poverello che lodava il Signore per la sua presenza in tutte le chiese del mondo e se, facendo commissioni o shopping, o andando al lavoro, investite cinque minuti del vostro tempo per entrare in una chiesa davanti alla custodia del Sacramento e farvi due chiacchiere con Dio. Il nostro Dio, la cui presenza è (per) sempre una festa.

Category: Pensieri

48 comments

  1. La penso esattamente come Alma. Il Signore provvede comunque al nostro nutrimento, se lo desideriamo.

    A me di recente è successo di trascorrere qualche settimana senza poter uscire di casa.
    Il Parroco è venuto a portarmi la Comunione dopo 17 giorni da quando lo avevo avvisato, scusandosi perché aveva avuto la bronchite.
    Quando gli ho chiesto se si occupasse solo lui delle visite agli ammalati, mi ha risposto: “Sì, perché spesso chi soffre vuole incontrare un prete e rimane deluso di fronte a un ministro laico o a una suora, quand’anche loro fossero disponibili”.
    Che dire?

    Ergo… se in una Parrocchia ci sono due sacerdoti e nei periodi di ferie c’è una sola Messa perché uno di loro è via, magari – nell’orario “scoperto” – il superstite sta facendo visita ai malati!

  2. @chiara Su questo ti o ragione: accade quasi sempre che le messe feriali siano messe in orari “standard” che non tengono in alcune conto che il mondo è cambiato! Nelle grandi cittò so che alcuni propongono una messa o una preghiera pausa pranzo, buona idea, direi!

  3. X Paolo: a proposito di sacerdoti, l’estate scorsa mi è capitato di seguire la messa della mattina in un’altra parrocchia, e celebrava un sacerdote molto anziano che non stava bene, tanto che c’era un signore che lo aiutava, perchè lui non riusciva nemmeno a ricordare quello che doveva dire o fare…in pratica celebrava la messa questo signore; e la cosa si è ripetuta per tutte le due settimane che sono andata lì, propabilmente ha continuato così per tutta l’estate… mi sono chiesta perchè un sacerdote che sta così male deve continuare a celebrare messa? sai spiegarmelo tu?

    1. Non saprei, normalmente se un sacerdote è ammalato o non riesce a celebrare è bene che non lo faccia, o non in pubblico, per la dignità della celebrazione. Probabilmente quel prete ci teneva così tanto da avere insistito. Gesù, comunque, si rende presente, si affida alle nostre fragili mani come si è consegnato all’ultima cena. Anzi è una buona occasione per affidare i tanti preti anziani e ammalati, che magari non hanno nessuno intorno…

  4. …io invece li per li avevo l’impressione che era la dignità del sacerdote a farne le spese, invece poi ho pensato che se i sacerdoti offrono la loro vita come “sacrificio” a Dio, quel sacerdote nel celebrare messa in quelle condizioni offriva tutto se stesso, compresa la sua croce… e quelle messe sono state “arricchite” dalla sua condizione!
    Sono con te, preghiamo per tutti i sacerdoti, e in particolare per quelli che soffrono.
    ciao Paolo! 🙂

  5. Tutte le volte che ricevo l’ostia, quando il sacerdote o il ministro dicon “il Corpo di Cristo” io penso che Gesù mi dica: “nei prossimi giorni ti giochi la tua vita con me?”. Rispondendo “amen” dico: “ok, ci sto.”
    E’ vero che quasi mai riesco a farlo veramente ma quando, in qualche modo, ci si riesce allora ci si accorge di volare veramente alto e la vita ha tutto un altro sapore. Il sapore del Paradiso qui ed ora.

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Article by: Paolo

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